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Il colore giusto, le animazioni curate, le fotografie perfette, e poi l'utente che non trova quello che cerca e se ne va. Quando questo accade, raramente la colpa è dell'estetica: è dell'ossatura invisibile che tiene insieme i contenuti, decide dove va ogni cosa e come ci si arriva. Quell'ossatura ha un nome, architettura dell'informazione, ed è una delle discipline più sottovalutate di tutto il lavoro digitale.",[],{"_key":88,"_type":15,"children":89,"markDefs":103,"style":24},"b2",[90,94,99],{"_key":91,"_type":19,"marks":92,"text":93},"s2",[],"Il termine non è una metafora casuale. Lo conia a metà degli anni Settanta Richard Saul Wurman, che di mestiere faceva l'architetto, per descrivere il lavoro di ",{"_key":95,"_type":19,"marks":96,"text":98},"s3",[97],"em","rendere chiaro il complesso",{"_key":100,"_type":19,"marks":101,"text":102},"s4",[],". Come un architetto progetta lo spazio fisico perché le persone vi si muovano senza pensarci, l'architetto dell'informazione progetta lo spazio dei contenuti perché le persone vi trovino la strada da sole. In un progetto web, e a maggior ragione in un ecommerce con migliaia di prodotti, questa è la differenza tra un luogo in cui si entra e si compra e un labirinto da cui si scappa.",[],{"_key":105,"_type":15,"children":106,"markDefs":111,"style":24},"b3",[107],{"_key":108,"_type":19,"marks":109,"text":110},"s5",[],"Questo articolo serve a mettere ordine sul tema in modo sistematico: cos'è davvero l'architettura dell'informazione, quali sono i sistemi di cui si compone, perché la findability è il suo unico vero obiettivo, come si progetta con metodo e cosa significa applicarla a un progetto di commercio elettronico, dove ogni errore di struttura si paga in carrelli mai aperti.",[],{"_key":113,"_type":15,"children":114,"markDefs":119,"style":120},"b4",[115],{"_key":116,"_type":19,"marks":117,"text":118},"s6",[],"Cos'è l'architettura dell'informazione",[],"h2",{"_key":122,"_type":15,"children":123,"markDefs":145,"style":24},"b5",[124,128,132,136,141],{"_key":125,"_type":19,"marks":126,"text":127},"s7",[],"L'architettura dell'informazione è la disciplina che si occupa di organizzare, etichettare e strutturare i contenuti di un sistema informativo perché le persone possano trovarli e capirli. È il progetto di come l'informazione è divisa, nominata e collegata, prima ancora che qualcuno decida che aspetto avrà la pagina. Il testo di riferimento, quello che gli addetti ai lavori chiamano semplicemente ",{"_key":129,"_type":19,"marks":130,"text":131},"s8",[97],"il libro dell'orso polare",{"_key":133,"_type":19,"marks":134,"text":135},"s9",[],", è ",{"_key":137,"_type":19,"marks":138,"text":140},"s10",[97,139],"m1","Information Architecture for the Web and Beyond",{"_key":142,"_type":19,"marks":143,"text":144},"s11",[]," di Louis Rosenfeld, Peter Morville e Jorge Arango, arrivato alla quarta edizione e considerato la bibbia del settore da oltre vent'anni.",[146],{"_key":139,"_type":147,"href":148},"link","https:\u002F\u002Frosenfeldmedia.com\u002Fbooks\u002Finformation-architecture-for-the-web-and-beyond\u002F",{"_key":150,"_type":15,"children":151,"markDefs":172,"style":24},"b6",[152,156,160,164,168],{"_key":153,"_type":19,"marks":154,"text":155},"s12",[],"Conviene chiarire subito cosa l'architettura dell'informazione non è, perché la confusione con le discipline vicine è la norma. Non è la grafica, cioè la ",{"_key":157,"_type":19,"marks":158,"text":159},"s13",[97],"user interface",{"_key":161,"_type":19,"marks":162,"text":163},"s14",[],", che riguarda l'aspetto visivo degli elementi. Non coincide con la ",{"_key":165,"_type":19,"marks":166,"text":167},"s15",[97],"user experience",{"_key":169,"_type":19,"marks":170,"text":171},"s16",[]," nel suo complesso, di cui è semmai una componente fondante. E non è la sola navigazione, che è solo uno dei suoi sistemi. Se la user experience è l'esperienza completa dell'utente e la user interface è la superficie con cui interagisce, l'architettura dell'informazione è lo scheletro: la struttura portante che sta sotto e che, se è progettata male, fa crollare tutto il resto per quanto curato sia.",[],{"_key":174,"_type":15,"children":175,"markDefs":188,"style":24},"b7",[176,180,184],{"_key":177,"_type":19,"marks":178,"text":179},"s17",[],"Il punto di partenza concettuale è quello che Rosenfeld e Morville chiamano ",{"_key":181,"_type":19,"marks":182,"text":183},"s18",[97],"ecologia dell'informazione",{"_key":185,"_type":19,"marks":186,"text":187},"s19",[],", l'intersezione di tre cerchi: i contenuti, cioè cosa si pubblica; gli utenti, cioè chi li userà e con quali modelli mentali; il contesto, cioè perché e in quale ambiente. Un'architettura non si progetta in astratto, ma dentro questi tre vincoli insieme. La stessa struttura che funziona per un'enciclopedia è un disastro per un negozio, e viceversa, perché cambiano contenuti, persone e scopo.",[],{"_key":190,"_type":15,"children":191,"markDefs":196,"style":120},"b8",[192],{"_key":193,"_type":19,"marks":194,"text":195},"s20",[],"I quattro sistemi dell'architettura dell'informazione",[],{"_key":198,"_type":15,"children":199,"markDefs":204,"style":24},"b9",[200],{"_key":201,"_type":19,"marks":202,"text":203},"s21",[],"Il modello canonico, quello che ancora oggi organizza il pensiero su questa materia, scompone l'architettura dell'informazione in quattro sistemi che lavorano insieme e mai isolati: organizzazione, etichettatura, navigazione e ricerca. La quarta edizione del libro aggiunge un quinto elemento di raccordo, i metadati, di cui diremo. Vale la pena passarli in rassegna uno per uno, perché ciascuno risponde a una domanda diversa dell'utente.",[],{"_key":206,"_type":15,"children":207,"markDefs":212,"style":213},"b10",[208],{"_key":209,"_type":19,"marks":210,"text":211},"s22",[],"Il sistema di organizzazione",[],"h3",{"_key":215,"_type":15,"children":216,"markDefs":237,"style":24},"b11",[217,221,225,229,233],{"_key":218,"_type":19,"marks":219,"text":220},"s23",[],"È il modo in cui i contenuti vengono divisi in gruppi e i gruppi vengono messi in relazione. Si compone di due parti: gli ",{"_key":222,"_type":19,"marks":223,"text":224},"s24",[21],"schemi",{"_key":226,"_type":19,"marks":227,"text":228},"s25",[]," di organizzazione e le ",{"_key":230,"_type":19,"marks":231,"text":232},"s26",[21],"strutture",{"_key":234,"_type":19,"marks":235,"text":236},"s27",[]," di organizzazione. Gli schemi stabiliscono il criterio con cui si raggruppa, e si dividono in due famiglie. Gli schemi esatti, oggettivi e non opinabili: alfabetico, cronologico, geografico. Sono facili da costruire e da mantenere, ma utili solo se l'utente sa già cosa cerca. E gli schemi ambigui, soggettivi e più difficili, ma molto più potenti: per argomento, per compito, per tipo di pubblico, per metafora. La maggior parte dei siti utili vive su schemi ambigui, perché è così che ragionano le persone, per temi e per obiettivi, non per ordine alfabetico.",[],{"_key":239,"_type":15,"children":240,"markDefs":290,"style":24},"b12",[241,245,249,253,257,261,265,268,272,275,279,282,286],{"_key":242,"_type":19,"marks":243,"text":244},"s28",[],"Un modo classico e ancora valido per ricordare i criteri possibili è l'acronimo ",{"_key":246,"_type":19,"marks":247,"text":248},"s29",[21],"LATCH",{"_key":250,"_type":19,"marks":251,"text":252},"s30",[]," di Wurman: ",{"_key":254,"_type":19,"marks":255,"text":256},"s31",[97],"Location",{"_key":258,"_type":19,"marks":259,"text":260},"s32",[],", ",{"_key":262,"_type":19,"marks":263,"text":264},"s33",[97],"Alphabet",{"_key":266,"_type":19,"marks":267,"text":260},"s34",[],{"_key":269,"_type":19,"marks":270,"text":271},"s35",[97],"Time",{"_key":273,"_type":19,"marks":274,"text":260},"s36",[],{"_key":276,"_type":19,"marks":277,"text":278},"s37",[97],"Category",{"_key":280,"_type":19,"marks":281,"text":260},"s38",[],{"_key":283,"_type":19,"marks":284,"text":285},"s39",[97],"Hierarchy",{"_key":287,"_type":19,"marks":288,"text":289},"s40",[],". Cinque sole modalità con cui, in fondo, ogni informazione del mondo può essere ordinata. Sceglierne una invece di un'altra non è un dettaglio estetico: è una decisione che cambia il modo in cui l'utente penserà al sito.",[],{"_key":292,"_type":15,"children":293,"markDefs":306,"style":24},"b13",[294,298,302],{"_key":295,"_type":19,"marks":296,"text":297},"s41",[],"Le strutture, invece, definiscono la forma complessiva. La più diffusa è la ",{"_key":299,"_type":19,"marks":300,"text":301},"s42",[21],"gerarchia",{"_key":303,"_type":19,"marks":304,"text":305},"s43",[],", l'albero dalle categorie generali alle sottocategorie, ed è qui che si gioca una scelta cruciale: gerarchie larghe e poco profonde contro gerarchie strette e molto profonde. Le prime, con molte voci ai livelli alti e pochi passaggi per arrivare al contenuto, espongono di più e richiedono meno clic; le seconde nascondono tutto dietro lunghe catene di scelte. La regola, valida da decenni, è preferire l'ampio e poco profondo: l'utente perdona una pagina affollata ma ben etichettata, non perdona sei clic per trovare un prodotto. Accanto alla gerarchia esistono la struttura a database, che alimenta la navigazione a faccette degli ecommerce, e quella ipertestuale, fatta di collegamenti trasversali che scavalcano l'albero.",[],{"_key":308,"_type":15,"children":309,"markDefs":314,"style":213},"b14",[310],{"_key":311,"_type":19,"marks":312,"text":313},"s44",[],"Il sistema di etichettatura",[],{"_key":316,"_type":15,"children":317,"markDefs":354,"style":24},"b15",[318,322,326,330,334,338,342,346,350],{"_key":319,"_type":19,"marks":320,"text":321},"s45",[],"Le etichette sono le parole con cui chiamiamo le cose: i nomi delle categorie, le voci di menu, i titoli, i testi dei link. Sembra il sistema più banale ed è invece quello che fa fallire più progetti, perché tradisce un errore ricorrente: nominare i contenuti con il vocabolario interno dell'azienda invece che con quello dell'utente. Il reparto si chiama ",{"_key":323,"_type":19,"marks":324,"text":325},"s46",[97],"calzature",{"_key":327,"_type":19,"marks":328,"text":329},"s47",[],", ma l'utente cerca ",{"_key":331,"_type":19,"marks":332,"text":333},"s48",[97],"scarpe",{"_key":335,"_type":19,"marks":336,"text":337},"s49",[],". La categoria è ",{"_key":339,"_type":19,"marks":340,"text":341},"s50",[97],"soluzioni di mobilità personale",{"_key":343,"_type":19,"marks":344,"text":345},"s51",[],", ma la gente vuole ",{"_key":347,"_type":19,"marks":348,"text":349},"s52",[97],"monopattini",{"_key":351,"_type":19,"marks":352,"text":353},"s53",[],". Ogni volta che l'etichetta non corrisponde alla parola che l'utente ha in testa, si crea un attrito che il più delle volte finisce in abbandono.",[],{"_key":356,"_type":15,"children":357,"markDefs":370,"style":24},"b16",[358,362,366],{"_key":359,"_type":19,"marks":360,"text":361},"s54",[],"Un buon sistema di etichettatura è coerente, cioè usa la stessa parola per la stessa cosa in tutto il sito, e si appoggia dove possibile a un ",{"_key":363,"_type":19,"marks":364,"text":365},"s55",[97],"vocabolario controllato",{"_key":367,"_type":19,"marks":368,"text":369},"s56",[],", un elenco concordato di termini ammessi che impedisce alla stessa categoria di chiamarsi in tre modi diversi in tre pagine diverse. La coerenza non è pignoleria: è ciò che permette all'utente di costruirsi un modello mentale stabile del sito e di fidarsi di esso.",[],{"_key":372,"_type":15,"children":373,"markDefs":378,"style":213},"b17",[374],{"_key":375,"_type":19,"marks":376,"text":377},"s57",[],"Il sistema di navigazione",[],{"_key":380,"_type":15,"children":381,"markDefs":394,"style":24},"b18",[382,386,390],{"_key":383,"_type":19,"marks":384,"text":385},"s58",[],"La navigazione è l'insieme dei meccanismi che permettono all'utente di muoversi attraverso la struttura: i menu, i link, i percorsi. Si articola su più livelli. La navigazione globale è il menu principale, presente ovunque, che dà accesso alle grandi aree. La navigazione locale guida dentro una singola sezione. La navigazione contestuale è fatta dei link dentro i contenuti, che collegano una pagina alle altre pertinenti, e nel commercio elettronico prende la forma dei prodotti correlati. A queste si aggiungono gli strumenti supplementari: la mappa del sito, l'indice, e soprattutto le briciole di pane, il ",{"_key":387,"_type":19,"marks":388,"text":389},"s59",[97],"breadcrumb",{"_key":391,"_type":19,"marks":392,"text":393},"s60",[],", che mostrano all'utente dove si trova nella gerarchia e da dove può risalire.",[],{"_key":396,"_type":15,"children":397,"markDefs":402,"style":24},"b19",[398],{"_key":399,"_type":19,"marks":400,"text":401},"s61",[],"L'errore più comune è caricare sulla navigazione tutto il peso del ritrovamento, costringendo l'utente a indovinare in quale ramo dell'albero si nasconde ciò che cerca. La navigazione deve guidare l'esplorazione, non sostituire la ricerca: quando il catalogo cresce, da sola non basta più.",[],{"_key":404,"_type":15,"children":405,"markDefs":410,"style":213},"b20",[406],{"_key":407,"_type":19,"marks":408,"text":409},"s62",[],"Il sistema di ricerca",[],{"_key":412,"_type":15,"children":413,"markDefs":426,"style":24},"b21",[414,418,422],{"_key":415,"_type":19,"marks":416,"text":417},"s63",[],"Quando i contenuti diventano molti, la ricerca smette di essere un accessorio e diventa una parte centrale dell'architettura. Un utente con un'intenzione precisa non vuole sfogliare l'albero: vuole digitare e arrivare. Progettare la ricerca significa decidere cosa è indicizzato, come si interpretano le query, come si presentano i risultati e, dettaglio spesso trascurato, cosa succede quando i risultati sono zero. Una pagina di ",{"_key":419,"_type":19,"marks":420,"text":421},"s64",[97],"nessun risultato",{"_key":423,"_type":19,"marks":424,"text":425},"s65",[]," senza vie d'uscita è un vicolo cieco da cui l'utente esce dal sito, non dalla difficoltà.",[],{"_key":428,"_type":15,"children":429,"markDefs":443,"style":24},"b22",[430,434,439],{"_key":431,"_type":19,"marks":432,"text":433},"s66",[],"Nel commercio elettronico la ricerca si fa sofisticata attraverso la navigazione a faccette, i filtri che permettono di restringere un elenco per attributo: prezzo, taglia, colore, marca, disponibilità. È uno strumento potentissimo, e proprio per questo è rivelatore quanto poco sia padroneggiato. Secondo le ricerche del ",{"_key":435,"_type":19,"marks":436,"text":438},"s67",[437],"m2","Baymard Institute",{"_key":440,"_type":19,"marks":441,"text":442},"s68",[],", solo una minoranza dei siti, attorno al 16%, offre un'esperienza di filtraggio davvero efficace. La ricerca, inoltre, deve riflettere la stessa tassonomia della navigazione: se i filtri usano categorie diverse da quelle del menu, l'utente si perde nella contraddizione.",[444],{"_key":437,"_type":147,"href":445},"https:\u002F\u002Fbaymard.com\u002Fresearch\u002Fhomepage-and-category-usability",{"_key":447,"_type":15,"children":448,"markDefs":453,"style":213},"b23",[449],{"_key":450,"_type":19,"marks":451,"text":452},"s69",[],"Il collante: i metadati",[],{"_key":455,"_type":15,"children":456,"markDefs":461,"style":24},"b24",[457],{"_key":458,"_type":19,"marks":459,"text":460},"s70",[],"La quarta edizione del libro dell'orso polare insiste su un quinto elemento che tiene insieme gli altri quattro: i metadati, cioè i dati che descrivono i contenuti. Sono i tag, gli attributi, le proprietà che dietro le quinte collegano un prodotto alle sue categorie, alle sue faccette, ai suoi correlati. Sono invisibili all'utente ma sono la materia su cui organizzazione, etichettatura, navigazione e ricerca lavorano davvero. Un'architettura senza metadati puliti è una casa con i mobili giusti ma senza impianto elettrico.",[],{"_key":463,"_type":15,"children":464,"markDefs":469,"style":120},"b25",[465],{"_key":466,"_type":19,"marks":467,"text":468},"s71",[],"Findability: il vero obiettivo",[],{"_key":471,"_type":15,"children":472,"markDefs":485,"style":24},"b26",[473,477,481],{"_key":474,"_type":19,"marks":475,"text":476},"s72",[],"Tutto questo apparato serve una sola cosa, e conviene dirla con la parola che gli addetti ai lavori usano senza tradurla: la ",{"_key":478,"_type":19,"marks":479,"text":480},"s73",[97],"findability",{"_key":482,"_type":19,"marks":483,"text":484},"s74",[],", la trovabilità. Un contenuto che esiste ma non si trova, per l'utente non esiste. In un sito informativo questo significa una risposta mancata; in un ecommerce significa, letteralmente, una vendita persa, perché se il cliente non trova il prodotto non può comprarlo. Le ricerche di usabilità lo dimostrano da anni: la prima causa di abbandono non è il prezzo o l'assenza del prodotto, ma l'incapacità di trovarlo nonostante ci sia.",[],{"_key":487,"_type":15,"children":488,"markDefs":502,"style":24},"b27",[489,493,498],{"_key":490,"_type":19,"marks":491,"text":492},"s75",[],"La findability dipende dall'allineamento tra la struttura del sito e il modello mentale dell'utente, cioè l'idea che la persona si è già fatta di come dovrebbero essere organizzate le cose. Quando la tassonomia contraddice quel modello, ogni scelta di navigazione aggiunge attrito, e l'attrito si accumula fino all'uscita. È anche il motivo per cui una buona architettura ha effetti che si vedono nei numeri: una navigazione che porta l'utente alla pagina successiva con naturalezza è anche ciò che tiene basso un indicatore come la ",{"_key":494,"_type":19,"marks":495,"text":497},"s76",[496],"m3","frequenza di rimbalzo",{"_key":499,"_type":19,"marks":500,"text":501},"s77",[],", perché chi trova la strada resta e approfondisce.",[503],{"_key":496,"_type":147,"href":504},"\u002Fpost\u002Ffrequenza-di-rimbalzo-ideale",{"_key":506,"_type":15,"children":507,"markDefs":512,"style":513},"b28",[508],{"_key":509,"_type":19,"marks":510,"text":511},"s78",[],"La findability non è un dettaglio tecnico da risolvere alla fine: è un problema di progettazione che richiede una competenza propria. Se non si trova, non si usa, e non si compra.",[],"blockquote",{"_key":515,"_type":15,"children":516,"markDefs":521,"style":120},"b29",[517],{"_key":518,"_type":19,"marks":519,"text":520},"s79",[],"Come si progetta l'architettura dell'informazione",[],{"_key":523,"_type":15,"children":524,"markDefs":529,"style":24},"b30",[525],{"_key":526,"_type":19,"marks":527,"text":528},"s80",[],"L'architettura dell'informazione non si improvvisa disegnando un menu: si progetta con un metodo che parte dalla ricerca e finisce nella validazione con utenti veri. I passaggi, nell'ordine in cui hanno senso, sono questi.",[],{"_key":531,"_type":15,"children":532,"markDefs":545,"style":24},"b31",[533,537,541],{"_key":534,"_type":19,"marks":535,"text":536},"s81",[],"Si comincia con l'",{"_key":538,"_type":19,"marks":539,"text":540},"s82",[21],"inventario e l'analisi dei contenuti",{"_key":542,"_type":19,"marks":543,"text":544},"s83",[],": censire tutto ciò che il sito contiene o conterrà, perché non si può strutturare ciò che non si conosce. Nel commercio elettronico questo significa mappare l'intero catalogo, gli attributi dei prodotti, le pagine editoriali e di servizio.",[],{"_key":547,"_type":15,"children":548,"markDefs":575,"style":24},"b32",[549,553,557,561,564,568,571],{"_key":550,"_type":19,"marks":551,"text":552},"s84",[],"Si passa alla ",{"_key":554,"_type":19,"marks":555,"text":556},"s85",[21],"ricerca sugli utenti",{"_key":558,"_type":19,"marks":559,"text":560},"s86",[],", per capire con quali parole cercano, quali modelli mentali portano con sé, quali compiti vogliono completare. È qui che si scopre che chiamano ",{"_key":562,"_type":19,"marks":563,"text":333},"s87",[97],{"_key":565,"_type":19,"marks":566,"text":567},"s88",[]," ciò che l'azienda chiama ",{"_key":569,"_type":19,"marks":570,"text":325},"s89",[97],{"_key":572,"_type":19,"marks":573,"text":574},"s90",[],", e si evita l'errore di etichettatura prima di commetterlo.",[],{"_key":577,"_type":15,"children":578,"markDefs":599,"style":24},"b33",[579,583,587,591,595],{"_key":580,"_type":19,"marks":581,"text":582},"s91",[],"Si costruisce la struttura con tecniche dedicate. Il ",{"_key":584,"_type":19,"marks":585,"text":586},"s92",[21],"card sorting",{"_key":588,"_type":19,"marks":589,"text":590},"s93",[],", in cui si chiede a utenti reali di raggruppare le voci come le raggrupperebbero loro, rivela le categorie naturali invece di quelle imposte dall'organigramma aziendale; può essere aperto, se le persone creano i gruppi, o chiuso, se li scelgono tra quelli già definiti. Una volta disegnata l'alberatura, il ",{"_key":592,"_type":19,"marks":593,"text":594},"s94",[21],"tree testing",{"_key":596,"_type":19,"marks":597,"text":598},"s95",[]," la mette alla prova al contrario: si danno agli utenti dei compiti e si verifica se riescono a trovare la voce giusta navigando solo la struttura, senza grafica a distrarre. È il modo più onesto per scoprire se l'architettura regge prima di scrivere una riga di codice.",[],{"_key":601,"_type":15,"children":602,"markDefs":607,"style":24},"b34",[603],{"_key":604,"_type":19,"marks":605,"text":606},"s96",[],"Si definiscono quindi le etichette, si prototipa la navigazione, e si torna a validare con gli utenti, perché un'architettura è un'ipotesi finché qualcuno che non l'ha disegnata non la usa con successo. È un processo iterativo, non una decisione presa una volta sola in riunione.",[],{"_key":609,"_type":15,"children":610,"markDefs":615,"style":120},"b35",[611],{"_key":612,"_type":19,"marks":613,"text":614},"s97",[],"L'architettura dell'informazione in un progetto ecommerce",[],{"_key":617,"_type":15,"children":618,"markDefs":631,"style":24},"b36",[619,623,627],{"_key":620,"_type":19,"marks":621,"text":622},"s98",[],"In un ecommerce l'architettura dell'informazione smette di essere teoria e diventa la spina dorsale del fatturato, perché ogni suo elemento tocca direttamente la capacità del cliente di arrivare al prodotto e quindi alla cassa. La ",{"_key":624,"_type":19,"marks":625,"text":626},"s99",[21],"tassonomia di prodotto",{"_key":628,"_type":19,"marks":629,"text":630},"s100",[],", cioè l'albero delle categorie e sottocategorie, è la prima cosa che il visitatore incontra e contro cui misura le proprie aspettative: se contraddice il suo modo di pensare il catalogo, ha già perso. La navigazione a faccette traduce gli attributi in filtri utilizzabili. Il breadcrumb tiene l'utente orientato dentro un catalogo profondo. La ricerca interna raccoglie chi non vuole sfogliare.",[],{"_key":633,"_type":15,"children":634,"markDefs":639,"style":24},"b37",[635],{"_key":636,"_type":19,"marks":637,"text":638},"s101",[],"C'è poi una dimensione che nei progetti seri non si separa mai dall'architettura: la SEO. La struttura delle categorie è anche la struttura degli URL e dei collegamenti interni, ed è il modo in cui i motori di ricerca capiscono com'è fatto il catalogo. Una buona architettura dell'informazione è contemporaneamente buona per l'utente e per il crawler, perché entrambi vogliono la stessa cosa: capire dove sta ogni prodotto e come ci si arriva. Separare le due esigenze, come ancora capita, significa progettare due volte e male.",[],{"_key":641,"_type":15,"children":642,"markDefs":655,"style":24},"b38",[643,647,651],{"_key":644,"_type":19,"marks":645,"text":646},"s102",[],"Non è un caso che il momento in cui l'architettura dell'informazione torna prepotentemente al centro sia il ",{"_key":648,"_type":19,"marks":649,"text":650},"s103",[97],"replatforming",{"_key":652,"_type":19,"marks":653,"text":654},"s104",[],", il passaggio a una nuova piattaforma. Migrare un catalogo verso un sistema come Shopify Plus non è spostare prodotti da un magazzino all'altro: è l'occasione, spesso l'unica per anni, di rifare la tassonomia, ripensare le collezioni, sistemare le etichette ereditate e impostare i reindirizzamenti perché il valore costruito sui vecchi indirizzi non vada perso. Affrontare una migrazione senza rimettere mano all'architettura significa trasportare nel nuovo sito gli stessi problemi del vecchio, con il costo di averlo rifatto in cambio di nulla.",[],{"_key":657,"_type":15,"children":658,"markDefs":663,"style":24},"b39",[659],{"_key":660,"_type":19,"marks":661,"text":662},"s105",[],"L'architettura dell'informazione è la disciplina che non si vede quando è fatta bene e che salta agli occhi quando è fatta male, di solito sotto forma di un utente che rinuncia. È lo scheletro che decide se un progetto web è usabile, prima ancora che sia bello. Per questo nei progetti che seguiamo non è mai un passaggio da sbrigare in fretta: è la fondazione su cui si appoggia tutto il resto, e una fondazione la si getta con metodo, ascoltando chi userà il sito invece di chi lo possiede.",[],{"_key":665,"_type":15,"children":666,"markDefs":671,"style":120},"b40",[667],{"_key":668,"_type":19,"marks":669,"text":670},"s106",[],"Domande frequenti",[],{"_key":673,"_type":15,"children":674,"markDefs":679,"style":213},"b41",[675],{"_key":676,"_type":19,"marks":677,"text":678},"s107",[],"Qual è la differenza tra architettura dell'informazione e UX design?",[],{"_key":681,"_type":15,"children":682,"markDefs":687,"style":24},"b42",[683],{"_key":684,"_type":19,"marks":685,"text":686},"s108",[],"L'architettura dell'informazione è una componente della user experience, non un sinonimo. La user experience riguarda l'intera esperienza dell'utente con un prodotto digitale, comprese l'interfaccia, l'interazione e l'emozione. L'architettura dell'informazione si occupa nello specifico di come i contenuti sono organizzati, etichettati e collegati perché si possano trovare e capire. È lo scheletro su cui la user experience costruisce tutto il resto.",[],{"_key":689,"_type":15,"children":690,"markDefs":695,"style":213},"b43",[691],{"_key":692,"_type":19,"marks":693,"text":694},"s109",[],"Quali sono i quattro sistemi dell'architettura dell'informazione?",[],{"_key":697,"_type":15,"children":698,"markDefs":703,"style":24},"b44",[699],{"_key":700,"_type":19,"marks":701,"text":702},"s110",[],"Secondo il modello di Rosenfeld e Morville sono il sistema di organizzazione, che divide e struttura i contenuti; il sistema di etichettatura, che li nomina; il sistema di navigazione, che permette di muoversi tra di essi; e il sistema di ricerca, che consente di interrogarli. La quarta edizione aggiunge i metadati come elemento di raccordo che tiene insieme gli altri quattro.",[],{"_key":705,"_type":15,"children":706,"markDefs":711,"style":213},"b45",[707],{"_key":708,"_type":19,"marks":709,"text":710},"s111",[],"Come si testa l'architettura dell'informazione di un sito?",[],{"_key":713,"_type":15,"children":714,"markDefs":719,"style":24},"b46",[715],{"_key":716,"_type":19,"marks":717,"text":718},"s112",[],"Con due tecniche principali. Il card sorting, in cui si chiede agli utenti di raggruppare le voci di contenuto come le organizzerebbero loro, per costruire categorie aderenti ai loro modelli mentali. E il tree testing, in cui si affidano agli utenti dei compiti e si verifica se riescono a trovare la voce giusta navigando la sola struttura, senza l'aiuto della grafica. Insieme dicono se l'alberatura regge prima ancora di realizzarla.",[],null,"2026-06-22T09:30:00.000Z","Cos'è l'architettura dell'informazione, i quattro sistemi che la compongono, perché la findability conta e come si progetta in un ecommerce.",false,{"_type":56,"alt":725,"asset":726,"originalFilename":728},"Che cos'è l'architettura dell'informazione in un progetto web",{"_ref":727,"_type":59},"image-8bc2415d7b3d17c62b302f22fc8e32c9a74cfbe4-1672x941-png","Che cos'è l'architettura dell'informazione in un progetto web.png",{"_type":730,"metadescription":731,"metatitle":732},"seoBlock","Con “architettura dell’informazione” di un progetto web si intendo la classificazione, la marcatura e la strutturazione di informazioni.\n\n ","Che cos’è l’architettura dell’informazione in un progetto web",{"_type":61,"current":734},"che-cose-larchitettura-dellinformazione-in-un-progetto-web",[],{"data":737,"sourceMap":-1},{"menuItems":738},[739,744,746],{"_id":740,"_type":741,"name":720,"slug":742},"26f5f963-f363-481e-b28b-a6a8eb3333a2","page",{"_type":61,"current":743},"page-01",{"_id":70,"_type":72,"name":75,"slug":745},{"_type":61,"current":77},{"_id":747,"_type":72,"name":748,"slug":749},"afa06101-fcb3-4ccc-9911-5a71710f8303","Digital",{"_type":61,"current":750},"digital"]