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Giovanni Fracasso·

Il grande errore dei commerciali su LinkedIn (e come usarlo davvero per generare vendite B2B)

4 min di lettura
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Ogni giorno migliaia di commerciali fanno su LinkedIn la stessa mossa, e la stessa mossa sbagliata: mandano una richiesta di collegamento a uno sconosciuto e, appena accettata, gli scaricano addosso il pitch. Prodotto, prezzo, invito a fissare una call, tutto nel primo messaggio, a una persona che non sa ancora chi sei. È il trasferimento pari pari della telefonata a freddo su un canale che funziona con regole opposte, e il risultato è quello che tutti conoscono: messaggio ignorato, a volte bloccato, e un contatto bruciato per sempre.

Il grande errore, in una frase, è confondere LinkedIn con una lista di numeri da chiamare. Non lo è. È il posto dove i decisori B2B si informano, si fanno un'idea dei fornitori e costruiscono la fiducia molto prima di parlare con qualcuno che vende. Usarlo per vendere al primo messaggio è come presentarsi a una cena e chiedere di sposarsi tra l'antipasto e il primo. Chi genera davvero opportunità su LinkedIn fa l'esatto contrario: prima costruisce, poi raccoglie.

La logica della chiamata a freddo si regge sul volume: chiami cento persone, novanta ti mandano via, dieci ti ascoltano, una compra. Trasferita su LinkedIn, questa logica non solo non funziona, fa danni. Ogni pitch non richiesto lascia una traccia scritta, visibile, che racconta chi sei a chiunque; ogni collegamento accettato e subito sfruttato insegna alla persona a diffidare del prossimo. Il canale che dovrebbe costruire reputazione viene usato per eroderla. E siccome su LinkedIn le persone si parlano e si osservano, la fama di chi spamma gira in fretta.

Chi acquista per un'azienda oggi fa gran parte del percorso da solo, prima di contattare un fornitore. Cerca, legge, confronta, si fa un'opinione, e quando arriva al commerciale ha già in mente una rosa ristretta. In questo percorso silenzioso LinkedIn ha un ruolo preciso: è dove il potenziale cliente ti controlla. Guarda il tuo profilo, legge cosa scrivi, capisce se sai di cosa parli. Se in quel momento trova una persona che dimostra competenza e non uno che spinge, ti mette nella rosa; se trova un venditore aggressivo, ti scarta prima ancora che tu apra bocca. La vendita, a quel punto, è già in parte decisa.

L'alternativa non è smettere di usare LinkedIn per vendere, è invertire l'ordine delle cose. Prima si costruisce autorità, pubblicando con costanza contenuti che aiutano il proprio pubblico a capire meglio il suo problema, senza chiedere nulla in cambio. Poi si cura il profilo, che non è un curriculum ma una pagina di atterraggio: deve dire in un colpo d'occhio a chi ti serve e come. Poi si interagisce in modo genuino con le persone giuste, si commenta, si aggiunge valore alle loro conversazioni. Solo alla fine, quando la relazione è tiepida e non gelida, si apre il discorso commerciale. È un modo più lento e infinitamente più efficace di trovare prospect B2B, perché arriva a persone che già ti riconoscono.

LinkedIn ha dato un nome e un numero a tutto questo con il Social Selling Index, un punteggio da 0 a 100 costruito su quattro pilastri: costruire un marchio professionale, trovare le persone giuste, interagire con contenuti di valore, coltivare relazioni. Secondo i dati di LinkedIn, chi eccelle nel social selling genera il 45 per cento di opportunità in più ed è il 51 per cento più propenso a raggiungere gli obiettivi di vendita. Sono numeri che dicono una cosa vera: i comportamenti giusti pagano. Ma attenzione alla trappola, che è un secondo errore dietro il primo: inseguire il punteggio come fine a sé. Lo stesso LinkedIn sta ridimensionando la centralità dell'indice, e il punto non è mai stato il numero, sono i comportamenti che lo alzano. Un punteggio alto ottenuto a forza di attività vuote non porta un solo cliente; le abitudini che lo fanno salire, se autentiche, sì.

Perché tutto questo produca vendite e non solo like, va collegato a valle. L'autorità costruita su LinkedIn serve a nutrire la pipeline: le conversazioni che nascono vanno tracciate, i contatti caldi vanno passati al processo commerciale e seguiti nel tempo, esattamente come in qualsiasi altra vendita B2B. Il social selling non sostituisce il metodo di vendita, lo alimenta a monte, portando persone che arrivano al primo contatto già predisposte. E come ogni attività commerciale va misurato su ciò che conta, opportunità aperte e trattative chiuse, non su vanità come il numero di collegamenti o di reazioni a un post.

Il filo che tiene insieme tutto è semplice, e vale ben oltre LinkedIn: nel B2B la relazione viene prima della transazione, non dopo. Chi rovescia questo ordine, e chiede la transazione prima di aver costruito la relazione, spreca il canale migliore che ha. LinkedIn premia chi ha la pazienza di costruire reputazione e la trasforma in fiducia, e la fiducia, nel mondo delle vendite complesse, è ciò che alla fine fa firmare. Il grande errore non è essere su LinkedIn per vendere, è dimenticare che lì, come nella vita, prima ci si presenta e poi si propone.

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