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Redazione·

Email marketing automation per l'ecommerce: i flussi che vendono da soli

5 min di lettura
Email marketing automation per l'ecommerce

C'è un canale che, in quasi tutti gli ecommerce, produce una fetta di fatturato sproporzionata rispetto a quanto costa mantenerlo. Non è la pubblicità, che si paga a ogni clic, e non è il social, dove la portata si compra o si perde a seconda di come tira l'algoritmo quel giorno. È l'email, e più precisamente l'email automatica: quella che parte da sola quando succede qualcosa, senza che nessuno prema invio. Si imposta una volta e continua a lavorare, notte e giorno, per mesi.

La differenza con la newsletter tradizionale è tutta qui. La newsletter la scrivi e la mandi a tutti nello stesso momento; il flusso automatico, invece, parte per la singola persona nell'istante giusto, in reazione a ciò che quella persona ha fatto. Ha abbandonato il carrello, ha appena ricevuto il primo ordine, non compra da tre mesi: ogni situazione fa scattare il messaggio pensato per lei. È la differenza tra gridare in piazza e parlare all'orecchio giusto al momento giusto, e sui numeri di un ecommerce questa differenza vale moltissimo.

L'email marketing automation è l'insieme dei messaggi che partono in automatico a partire da un comportamento del cliente, senza intervento manuale. È un pezzo della più ampia disciplina della marketing automation, applicato al canale email, e sull'ecommerce trova la sua forma più redditizia perché i comportamenti da intercettare sono chiari e frequenti: qualcuno visita un prodotto, lo mette nel carrello, compra, riceve, torna o non torna. Ognuno di questi passaggi è un momento in cui il messaggio giusto, mandato al momento giusto, sposta una vendita. Il negozio online offre esattamente i segnali che servono per far scattare i flussi, ed è per questo che qui l'automazione rende più che altrove.

C'è una ragione strategica per cui l'email conta più di quanto la sua età farebbe pensare. La pubblicità e i social sono canali in affitto: paghi per esserci, e il giorno in cui smetti di pagare, o l'algoritmo cambia le regole, la tua portata evapora. La lista di contatti email, invece, è un canale che possiedi: quegli indirizzi sono tuoi, li raggiungi quando vuoi, e nessuna piattaforma può togliertelo con un aggiornamento. Costruire e curare quella lista significa costruire un asset che resta, mentre la spesa in advertising è affitto che paghi e non capitalizzi. Un ecommerce che dipende solo da canali in affitto è un ecommerce fragile.

Non servono decine di automazioni per partire. Ne bastano poche, ben fatte, che coprono i momenti che contano lungo il percorso del cliente. Questi sono i flussi che rendono di più.

  • Benvenuto: la sequenza che accoglie chi si iscrive per la prima volta, racconta il brand e spesso accompagna al primo acquisto. È il momento di massima attenzione, e va usato.
  • Carrello abbandonato: il richiamo a chi ha aggiunto prodotti e non ha pagato. È il flusso a più alto ritorno immediato, perché parla a persone già a un passo dalla vendita. Su come costruirlo abbiamo un pezzo dedicato alle strategie per il carrello abbandonato.
  • Navigazione abbandonata: il messaggio a chi ha guardato a lungo un prodotto senza metterlo nel carrello, un gradino prima dell'abbandono, utile per riportare l'attenzione.
  • Post-acquisto: la sequenza che segue l'ordine, conferma, rassicura sui tempi e prepara il terreno per la richiesta di recensione e per il prossimo acquisto. È qui che un compratore diventa cliente.
  • Richiesta di recensione: il messaggio che, a distanza giusta dalla consegna, chiede un parere. Le recensioni alimentano le vendite future, e questo flusso le raccoglie senza sforzo.
  • Riacquisto e reintegro: per i prodotti che si consumano, l'invito a riordinare quando è plausibile che stiano finendo. Trasforma un acquisto singolo in una ricorrenza.
  • Win-back: la sequenza che prova a riattivare chi non compra da tempo, prima di considerarlo perso. Recuperare un cliente dormiente costa una frazione di conquistarne uno nuovo.

Il pregio di questi flussi è che si impostano una volta e poi girano da soli. Ogni volta che un cliente compie l'azione che fa da innesco, il messaggio parte, che siano le tre del pomeriggio o le due di notte, che sia un giovedì qualsiasi o Ferragosto. Non c'è un limite di scala: cento persone o centomila ricevono ciascuna il messaggio giusto senza che nessuno alzi un dito. Ed è denaro che matura in modo composto: più cresce la lista, più i flussi lavorano, senza che il costo cresca in proporzione. È l'opposto della pubblicità, dove ogni vendita in più richiede una spesa in più.

Un equivoco da sfatare: automatico non significa impersonale. Anzi, i flussi che funzionano sono quelli più pertinenti, e la pertinenza nasce dalla segmentazione, cioè dal mandare a ciascuno ciò che ha senso per lui e non lo stesso messaggio a tutti. Un cliente affezionato e uno al primo ordine non vanno trattati allo stesso modo; chi ha comprato scarpe non va bombardato con offerte di borse a caso. L'automazione ben fatta è più personale della newsletter di massa, non meno. E va dosata: la frequenza sbagliata, troppi messaggi ravvicinati, ottiene solo disiscrizioni e la perdita dell'asset che si stava costruendo.

L'email marketing automation, in fondo, è uno dei pochi lavori dell'ecommerce che si fanno una volta e continuano a rendere. Impostare i flussi giusti non è un'attività da ripetere ogni settimana, è un investimento che si costruisce una volta e poi produce vendite in silenzio, mentre il team si occupa d'altro. È il tipo di leva che preferiamo mettere in piedi nei progetti: poco appariscente, ma capace di generare fatturato ricorrente dal traffico e dai clienti che l'ecommerce ha già. Le vendite migliori sono quelle che arrivano mentre non le stai guardando.

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