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Giovanni Fracasso·

Bandi per la digitalizzazione: come funzionano e dove trovarli

8 min di lettura

Cosa sono i bandi per la digitalizzazione, chi li pubblica, cosa finanziano e come non arrivare tardi. La guida per finanziare anche il tuo progetto ecommerce.

Bandi per la digitalizzazione

«Bando» è una di quelle parole che le imprese sentono nominare in continuazione e maneggiano male. C'è chi la usa come sinonimo di regalo pubblico e chi la evita per diffidenza, convinto che sia roba da grandi gruppi con un ufficio dedicato. Nel mezzo sta la realtà: i bandi per la digitalizzazione sono uno dei modi più concreti con cui un'azienda può farsi coprire una parte della spesa per portarsi online, rifare l'ecommerce o modernizzare i propri processi, a patto di capire come funzionano e, soprattutto, di non arrivare tardi.

Il guaio è che quasi tutto quello che si legge parte dall'elenco dei bandi aperti oggi, che domani saranno chiusi. Qui prendiamo la strada opposta: spieghiamo cosa sono, chi li pubblica, cosa finanziano e come si vince la corsa a presentarli, senza inseguire la singola misura del momento. Gli importi e le scadenze cambiano di continuo, il meccanismo resta lo stesso, e capirlo una volta vale più che rincorrere l'ultima notizia.

Un bando è lo strumento amministrativo con cui un ente pubblico mette a disposizione delle risorse e ne fissa le regole: chi può accedere, per cosa, con quali spese ammissibili, entro quando. Nel caso della digitalizzazione, quelle risorse servono a coprire una parte dell'investimento che un'impresa fa per dotarsi di tecnologie digitali, dall'ecommerce ai software gestionali.

Bando e voucher non sono la stessa cosa, anche se viaggiano insieme. Il voucher è il buono, la forma che il contributo prende; il bando è l'atto che lo mette a disposizione e ne detta le condizioni. In pratica un voucher viene quasi sempre erogato attraverso un bando, ma esistono bandi che non sono voucher, per esempio quelli che finanziano progetti più grandi con un contributo calcolato sulla spesa. Se il quadro generale dei contributi non è ancora chiaro, conviene partire dalla guida ai voucher per la digitalizzazione, che mette in fila voucher, bandi e crediti d'imposta.

La prima cosa da capire di un bando è da dove arriva, perché ogni livello ha un canale, tempi e priorità propri.

I bandi nazionali sono i più ampi per dotazione e i più visibili. A pubblicarli è soprattutto lo Stato, attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con misure che negli anni hanno finanziato digitalizzazione, beni strumentali e transizione tecnologica. Sono quelli che fanno notizia quando aprono e che si esauriscono in fretta.

I bandi regionali sono più piccoli ma spesso più accessibili, perché la platea è ristretta al territorio e la concorrenza è minore. Ogni Regione ha i suoi programmi, alimentati anche da fondi europei e tarati sulle priorità locali. Il rovescio è la frammentazione: regole e portali diversi, uno per Regione.

Ci sono poi i bandi europei, gestiti direttamente dai programmi dell'Unione o mediati dalle amministrazioni nazionali e regionali, di norma più complessi e adatti a progetti di una certa scala. E c'è il canale camerale, il più capillare: le Camere di Commercio, attraverso il Punto Impresa Digitale, pubblicano periodicamente voucher per la digitalizzazione rivolti soprattutto alle imprese più piccole.

La voce digitalizzazione è larga per scelta, e sotto ci sta gran parte di ciò che serve a un'azienda per stare online e lavorare meglio. Rientra la realizzazione di un sito o di un ecommerce, nuovo o rifatto. Rientrano i software che reggono l'operatività: gestionali, sistemi per magazzino e ordini, strumenti che collegano il negozio online al resto dell'azienda. Rientra l'infrastruttura, dai server ai sistemi di sicurezza. E rientrano le competenze, perché diversi bandi finanziano anche la formazione delle persone, senza la quale la tecnologia resta ferma.

Tra le spese ammissibili rientra spesso anche il replatforming, cioè il passaggio da una piattaforma vecchia a una più solida. Vale la pena saperlo, perché è un investimento che molte aziende rimandano per il costo, e un bando può essere la leva che lo sblocca. Chi sta valutando quando conviene cambiare piattaforma può leggere il contributo come un modo per accorciare il tempo di rientro.

Un distinguo utile riguarda cosa, dentro un progetto, il bando copre davvero. Alcune misure finanziano soprattutto i beni, l'acquisto di tecnologie e licenze; altre includono anche i servizi e la consulenza, quindi la progettazione, lo sviluppo su misura, la formazione. Per un ecommerce la differenza non è da poco, perché gran parte del valore sta nel lavoro di realizzazione, non in una licenza da comprare. Leggere quali voci sono ammesse, e in quale proporzione, dice subito se quel bando è tagliato per un progetto come il tuo.

Ogni bando, però, ha il suo elenco di spese ammesse, e non tutto ciò che è digitale vi rientra in automatico. È il primo controllo da fare: prima di innamorarsi di un progetto, verificare che quel progetto sia ciò che quel bando finanzia.

Al netto delle differenze, quasi ogni bando segue lo stesso schema, e conoscerlo toglie l'ansia della prima volta. Si parte dai requisiti di accesso: dimensione dell'impresa, settore, a volte territorio o regolarità contributiva. È un filtro secco, da verificare prima di tutto il resto.

Poi c'è il modo in cui il bando assegna le risorse, ed è la distinzione che conta di più. Ci sono i bandi a sportello, dove le domande si valutano nell'ordine cronologico di arrivo e i fondi si assegnano finché durano: qui vince chi presenta per primo una domanda completa, e il momento di apertura può fare la differenza. E ci sono i bandi a graduatoria, dove le domande si raccolgono in una finestra e poi si mettono in ordine di punteggio secondo criteri prestabiliti: qui non conta la velocità ma la qualità del progetto. Sapere in quale delle due logiche ci si muove cambia tutta la preparazione.

Segue la domanda, quasi sempre telematica, su piattaforme dedicate: per i bandi camerali, per esempio, si passa spesso da sistemi come Telemaco. E c'è, a chiudere, la rendicontazione: a lavoro fatto si dimostra di aver speso come dichiarato, con fatture e documenti conformi. È la fase in cui si perdono contributi già vinti, per una spesa tracciata male o un documento mancante.

Qui sta la competenza che vale più di tutte: sapere dove si affacciano i bandi nuovi, perché non escono con un calendario fisso. Il primo presidio è il portale nazionale degli incentivi, che raccoglie le misure statali e permette di filtrarle per obiettivo e di vedere quali sono aperte e quali in arrivo. Accanto, il sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy pubblica avvisi e decreti quando una misura prende forma.

Per il livello regionale il riferimento è il portale bandi della propria Regione, da individuare una volta e da seguire con costanza. Per il canale camerale, la Camera di Commercio di competenza e il suo Punto Impresa Digitale. Il metodo che funziona è tenere un presidio fisso e far maturare il progetto in parallelo, così da presentarsi pronti il giorno dell'apertura, invece di scoprire il bando quando è già in scadenza.

Accanto ai canali ufficiali, molte imprese si appoggiano ad associazioni di categoria e consulenti che monitorano i bandi per i propri associati e ne segnalano le aperture. È un aiuto utile, a patto di ricordare che la responsabilità della domanda resta dell'impresa: l'informazione di terzi accelera, ma i canali ufficiali restano la fonte da verificare, perché sono gli unici a fare fede su requisiti e scadenze.

I bandi si perdono quasi sempre per gli stessi motivi, e nessuno ha a che fare con la bontà dell'idea. Il primo è arrivare tardi: sui bandi a sportello, presentarsi anche solo qualche ora dopo l'apertura può voler dire trovare i fondi già esauriti. Il secondo è il fornitore: molte misure chiedono che chi fornisce la tecnologia abbia certi requisiti, sia iscritto a un elenco o sia comunque una realtà strutturata capace di documentare ciò che fa, e scegliere il fornitore sbagliato manda in fumo l'ammissibilità della spesa. Il terzo è la rendicontazione: spese non tracciate come previsto, fatture che non rispettano le regole, tempi non onorati. Il quarto, il più banale, è non aver letto bene i requisiti e scoprire troppo tardi di non rientrare. Sono tutti errori di preparazione, non di merito, ed è per questo che si evitano muovendosi in anticipo.

Per un progetto ecommerce, un bando è quasi sempre una buona notizia, ma va inserito nel ragionamento giusto. Il contributo abbassa il costo, non definisce il progetto: la piattaforma, le funzioni, le integrazioni si scelgono in base a cosa serve all'azienda, non a cosa il bando rimborsa. Ribaltare l'ordine, disegnare il progetto sul bando invece che sull'obiettivo, è il modo migliore per ritrovarsi con un ecommerce che prende il contributo e non vende.

Il secondo punto è la tempistica. I bandi hanno finestre strette e la realizzazione di un ecommerce serio ha i suoi tempi: conviene avere il progetto già impostato, il fornitore già scelto e il preventivo pronto quando il bando apre. Chi parte a definire tutto il giorno dell'apertura, di norma non fa in tempo. Vale la pena mettere a fuoco prima come avviare un progetto ecommerce, e poi usare il bando come leva sul come pagarlo.

La parte che il bando finanzia, l'ecommerce vero e proprio, la costruisce un fornitore. È il lavoro che ICT Sviluppo fa da anni su Shopify: realizziamo il progetto e sappiamo cosa serve perché la spesa sia coerente con ciò che una misura ammette, dalla scelta della piattaforma alla documentazione. Se hai un bando in vista e un progetto ecommerce da far partire, la parte di sviluppo è quella che mettiamo noi.

Che differenza c'è tra un voucher e un bando per la digitalizzazione?

Il voucher è il buono, la forma che prende il contributo; il bando è l'atto amministrativo con cui un ente mette a disposizione le risorse e ne fissa le regole. Un voucher viene di solito erogato attraverso un bando, ma non tutti i bandi sono voucher: alcuni finanziano progetti più ampi con contributi calcolati sulla spesa. Il quadro completo è nella guida ai voucher per la digitalizzazione.

Dove trovo i bandi per la digitalizzazione della mia regione?

Sul portale bandi della tua Regione, che raccoglie le misure territoriali, e sul portale nazionale degli incentivi, che permette di filtrare anche per area geografica. Per i contributi camerali, il riferimento è la Camera di Commercio di competenza con il suo Punto Impresa Digitale. Conviene individuare questi canali una volta e seguirli con costanza, perché i bandi aprono senza troppo preavviso.

Un bando per la digitalizzazione può finanziare un ecommerce?

Sì, la realizzazione o il rifacimento di un ecommerce rientra tra le spese tipicamente ammissibili, insieme a software, infrastruttura e formazione. Ogni bando ha però il suo elenco di spese ammesse, quindi il primo passo è sempre verificare che il progetto rientri in ciò che quella misura finanzia.

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