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Giovanni Fracasso·

SACE SIMEST 394 (Fondo 394/81): cos'è e come funziona per digitalizzazione ed export

9 min di lettura

Cos'è il Fondo 394/81 gestito da SIMEST, a chi si rivolge e cosa finanzia per digitalizzazione, ecommerce ed export. Guida evergreen, senza importi né scadenze.

SACE SIMEST 394

Chi esporta, o vorrebbe cominciare a farlo, prima o poi incontra un nome che suona istituzionale e un po' respingente: SACE SIMEST. Dietro la sigla c'è uno degli strumenti più concreti che un'impresa italiana ha per finanziare la propria crescita all'estero, digitalizzazione ed ecommerce compresi. Il problema è che quasi tutto quello che si trova in giro parte dalla cifra: quanto danno, fino a che soglia, con quale quota a fondo perduto. Sono i dati che cambiano a ogni rifinanziamento, e fissarsi lì è il modo più sicuro per leggere un articolo già vecchio.

Qui facciamo il contrario. Spieghiamo cos'è il Fondo 394/81, chi lo gestisce, a chi si rivolge e cosa permette di finanziare, tenendo fuori di proposito importi e scadenze: per quelli c'è il portale ufficiale di SIMEST, che li aggiorna a ogni apertura. Quello che resta, e che serve a chi deve decidere, è il quadro: capire se questo strumento fa per la tua impresa e come si incastra con un progetto di ecommerce pensato per vendere fuori dai confini.

SIMEST è una delle tante forme che prendono i contributi pubblici alla digitalizzazione, quella tagliata su chi guarda ai mercati esteri. Se stai ancora inquadrando il panorama generale, dai voucher camerali ai bandi nazionali, conviene partire dal quadro d'insieme dei voucher per la digitalizzazione e poi tornare qui per la parte export.

Il Fondo 394/81 è un fondo pubblico rotativo, istituito con la legge numero 394 del 1981, pensato per sostenere l'internazionalizzazione delle imprese italiane. Rotativo significa che le somme restituite tornano nel fondo e finanziano nuove imprese: è una macchina che si ricarica, non un contributo una tantum che si esaurisce. A gestirlo è SIMEST, d'intesa con il Ministero degli Affari Esteri, che ne cura le regole e l'erogazione.

Lo strumento tipico del fondo è il finanziamento agevolato: non un contributo a fondo perduto puro, ma un prestito a un tasso più basso di quello di mercato, in diversi casi accompagnato da una quota che non va restituita se l'impresa rispetta certi requisiti. È una forma diversa dal voucher camerale, che è un buono su un progetto; qui si parla di finanza agevolata, con un piano di rimborso, pensata per accompagnare investimenti più strutturati.

E SACE? SACE e SIMEST sono due società dello stesso gruppo, quello di Cassa Depositi e Prestiti, e insieme formano il polo pubblico che affianca le imprese italiane nel mondo. Per anni il marchio è comparso appaiato, SACE SIMEST, ed è per questo che i due nomi si confondono. In estrema sintesi, SACE si occupa soprattutto di garanzie e assicurazione del credito all'export, SIMEST di finanziamenti agevolati, partecipazioni al capitale e sostegno all'internazionalizzazione. Il Fondo 394/81 sta in casa SIMEST, e più avanti mettiamo ciascun nome al suo posto.

Il fondo parla soprattutto alle imprese che guardano ai mercati esteri, e non chiede necessariamente di esportare già: si rivolge sia a chi è presente all'estero e vuole rafforzarsi, sia a chi vuole cominciare. È la differenza che rende lo strumento interessante anche per un'azienda solida sul mercato interno che vede nell'online la strada per aprirsi fuori.

L'accesso è riservato in prevalenza alle piccole e medie imprese, con aperture verso realtà a media capitalizzazione. Di norma si chiede che l'impresa sia costituita in forma di società di capitali e abbia una storia contabile alle spalle, cioè bilanci già depositati: è il modo con cui il fondo verifica che ci sia un'attività reale e non un progetto sulla carta. I requisiti puntuali cambiano di misura in misura e si leggono sulla circolare ufficiale, ma la logica è questa: un'impresa vera, con i conti in ordine, che ha una prospettiva estera.

C'è un tratto che vale la pena capire, perché distingue questo strumento da un normale prestito bancario. Il finanziamento agevolato pesa meno di un credito di mercato, sia per il tasso sia, in diverse misure, per una quota che non torna indietro; ed essendo sostenuto da un fondo pubblico, arriva anche a imprese che una banca guarderebbe con più cautela su un investimento immateriale come la digitalizzazione. Non è denaro regalato, è denaro che costa meno e rischia con te su un progetto che il sistema Paese considera utile.

Vale la pena dirlo perché è il punto in cui lo strumento si distingue: non è un contributo per chiunque apra una partita IVA, è finanza pensata per l'internazionalizzazione. Se il tuo orizzonte è vendere solo in Italia, ci sono canali più adatti, a partire dai bandi per la digitalizzazione nazionali e regionali. Se invece l'estero è nel piano, qui sei nel posto giusto.

Negli anni il fondo ha preso una piega netta verso la transizione digitale, con una linea dedicata a chi investe in innovazione digitale in ottica di competitività internazionale. Tradotto: gli strumenti che servono a vendere e a farsi trovare all'estero rientrano tra le spese che questo tipo di finanziamento sostiene.

Ci sta la realizzazione o il rifacimento di una piattaforma ecommerce pensata per i mercati esteri, gli strumenti per gestire cataloghi, lingue, valute e listini per Paese, le tecnologie per la logistica e i pagamenti internazionali, la presenza digitale sui canali che contano fuori dai confini. Ci stanno anche le componenti meno visibili ma decisive: i sistemi che collegano il negozio online al gestionale, i dati, l'infrastruttura che regge i picchi. La linea digitale del fondo, di norma, chiede che una parte rilevante dell'investimento sia effettivamente digitale, lasciando spazio ad altri investimenti a rafforzamento dell'impresa.

Il confine da tenere a mente è sempre lo stesso: si finanzia un progetto con un obiettivo, non l'acquisto in sé. Un ecommerce per esportare è un progetto; comprare un software perché c'è il contributo non lo è. È la differenza che, a monte, fa la qualità della domanda e, a valle, la tranquillità in fase di rendicontazione.

Un'ultima cosa utile a chi pianifica: SIMEST non esclude di per sé gli altri canali. Un'impresa può ragionare su un mix, il fondo per la parte export e digitale più strutturata, un voucher camerale o un bando regionale per interventi più circoscritti, nel rispetto delle regole di cumulo di ciascuna misura. Il punto non è scegliere lo strumento più generoso in astratto, ma comporre gli strumenti attorno al progetto giusto.

L'iter vive sul Portale SIMEST, l'area telematica dove si presentano e si gestiscono le domande. Si accede con un'identità digitale, si compila la richiesta descrivendo l'impresa e il progetto, si allega la documentazione richiesta. Le finestre di apertura e le risorse disponibili sono pubblicate di volta in volta: qui, più che altrove, presentarsi pronti conta, perché le domande si lavorano nell'ordine in cui arrivano e le risorse non sono infinite.

Dopo la presentazione c'è l'istruttoria, in cui il fondo verifica requisiti e ammissibilità del progetto, e poi la delibera. A finanziamento concesso si entra nella fase operativa: si realizza l'investimento e si rendiconta, cioè si dimostra di aver speso come dichiarato, nei tempi e nei modi previsti. È la parte che chi improvvisa sottovaluta e che invece decide se il beneficio arriva davvero fino in fondo. Impostare bene il progetto dall'inizio, con la testa già alla rendicontazione, è metà del lavoro.

L'aspetto da presidiare fin da subito è la coerenza tra le spese dichiarate e quelle che poi si rendicontano: fatture intestate correttamente, pagamenti tracciati, tempi rispettati. Molti finanziamenti si complicano non nella fase di richiesta ma in quella finale, quando si tratta di dimostrare che i soldi sono andati dove si era detto. Avere accanto un fornitore che conosce queste regole, e sa produrre la documentazione nel formato giusto, evita brutte sorprese a lavoro fatto.

Importi, quote non rimborsabili, requisiti di dettaglio e date di apertura cambiano a ogni rifinanziamento del fondo, e provare a fissarli in un articolo è il modo sicuro per farlo invecchiare. Per quei numeri il riferimento è uno solo, la documentazione ufficiale del Fondo 394/81 sul sito di SIMEST, aggiornata a ogni apertura.

Lo strumento dà il meglio quando la digitalizzazione non è fine a sé stessa ma serve a vendere fuori. È il caso classico dell'azienda che ha un prodotto capace di piacere all'estero e a cui manca il canale: un ecommerce costruito per i mercati esteri, con la gestione di più lingue e più valute, diventa l'infrastruttura che apre la porta, e il finanziamento agevolato ne alleggerisce l'investimento.

Qui la parte tecnica pesa più che altrove. Vendere in un altro Paese non è tradurre il sito: è gestire cataloghi e prezzi diversi per mercato, adempimenti e pagamenti locali, spedizioni e resi transfrontalieri. Chi affronta il tema può partire da come funziona l'internazionalizzazione dell'ecommerce e da cosa permette in concreto uno strumento come Shopify Markets per governare più mercati da un'unica piattaforma.

Il finanziamento copre una fetta della spesa; il negozio internazionale lo costruisce qualcuno. È il lavoro che ICT Sviluppo porta avanti da anni su Shopify: realizziamo l'ecommerce e impostiamo il go to market estero, e conosciamo i vincoli che rendono una spesa coerente con ciò che una misura ammette. Se stai valutando di finanziare la tua crescita all'estero con SIMEST, la parte di sviluppo e di apertura ai mercati esteri è quella che mettiamo noi. Se invece sei ancora a monte, conviene prima mettere a fuoco come avviare il progetto ecommerce e poi ragionare su come pagarlo.

I tre nomi girano insieme e vengono scambiati di continuo, quindi vale la pena mettere ciascuno al suo posto.

  • SACE è la società che si occupa di garanzie e assicurazione del credito, soprattutto a copertura dei rischi legati all'export e agli investimenti: interviene perché un'operazione con l'estero sia più sicura per chi la finanzia.
  • SIMEST è la società, dello stesso gruppo, che affianca le imprese nell'internazionalizzazione con finanziamenti agevolati, partecipazioni al capitale e sostegno all'export. È SIMEST a gestire il Fondo 394/81.
  • Il Fondo 394/81 è lo strumento: il fondo pubblico rotativo da cui escono i finanziamenti agevolati per l'internazionalizzazione. Non è un ente, è la cassa, con le sue regole, gestita da SIMEST.

Detto in una riga: SACE assicura, SIMEST finanzia, il Fondo 394/81 è il salvadanaio pubblico da cui SIMEST attinge. Quando cerchi il finanziamento per digitalizzare in ottica export, il nome che ti serve è SIMEST, e la misura vive dentro il Fondo 394/81.

Cos'è SACE SIMEST?

SACE e SIMEST sono due società del gruppo Cassa Depositi e Prestiti che sostengono le imprese italiane nel mondo. SACE si occupa in prevalenza di garanzie e assicurazione del credito all'export; SIMEST di finanziamenti agevolati, internazionalizzazione e partecipazioni al capitale. Il marchio è comparso a lungo appaiato, ed è per questo che i due nomi vengono spesso usati insieme.

Cosa finanzia il Fondo 394/81?

Investimenti delle imprese italiane legati alla crescita sui mercati esteri, negli ultimi anni con un forte accento sulla transizione digitale: ecommerce, piattaforme, tecnologie e presenza digitale in ottica internazionale, oltre a voci più tradizionali dell'internazionalizzazione. Le spese ammissibili puntuali sono definite dalla circolare della singola misura.

Si può usare SIMEST per realizzare un ecommerce?

Sì, quando l'ecommerce serve a vendere all'estero: una piattaforma pensata per i mercati esteri rientra tra gli investimenti digitali che il fondo sostiene. Resta il principio generale: si finanzia un progetto con un obiettivo di internazionalizzazione, non l'acquisto isolato di un software. Per il quadro dei contributi digitali oltre SIMEST, vedi la guida ai voucher per la digitalizzazione.

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