Piani Shopify a confronto: cosa aggiunge davvero ogni livello, da Basic a Plus

Chi guarda il listino di Shopify per la prima volta si trova davanti quattro colonne affiancate, decine di righe e una fila di segni di spunta. È una tabella onesta, ma è anche il modo peggiore possibile di leggere un listino, perché mette tutto sullo stesso piano e nasconde l'unica cosa che serve davvero a chi deve decidere: la differenza fra un gradino e quello sopra.
La domanda che un ecommerce manager si porta in riunione non è quanto costa Shopify. È un'altra, e suona così: a che gradino sono oggi, cosa comprerei salendo di uno, e a partire da quale volume quel gradino si ripaga da solo. Alle colonne affiancate quella domanda non interessa. A una scala sì.
Questo articolo legge il listino come una scala. Si parte dal corredo di base, cioè da tutto quello che hanno in comune i piani a pagamento, e poi si sale un gradino alla volta dichiarando due cose per ciascuno: cosa aggiunge, e cosa il piano precedente non aveva. Man mano che le specifiche si fanno esigenti, i piani inferiori escono dal confronto e restano indietro. In fondo alla scala ci sono le commissioni, che meritano un capitolo a parte e due letture distinte, perché è lì che nascono quasi tutti i malintesi e quasi tutti i preventivi sbagliati.
Due precisazioni prima di cominciare, e valgono per ogni cifra che segue. La prima riguarda i nomi: il listino pubblico di Shopify è composto da Starter, Basic, Grow, Advanced e Plus, e Grow è il piano che fino a poco tempo fa si chiamava semplicemente Shopify. È lo stesso piano con un nome nuovo, e mezzo web usa ancora quello vecchio. Starter, a sua volta, è un caso a parte: non ha una vetrina completa, serve a vendere con link di pagamento e pagine singole, e per un progetto ecommerce vero non entra nel confronto. La seconda precisazione riguarda la valuta: la pagina prezzi italiana di Shopify espone canoni e tariffe in dollari statunitensi, non in euro, e i valori riportati qui sono quelli pubblicati il 13 luglio 2026. Il listino si muove, e le cifre vanno riverificate alla fonte il giorno in cui si firma.
Il corredo di base: cosa c'è dentro tutti i piani
Il primo fatto controintuitivo del listino Shopify è che i quattro piani condividono lo stesso software. Non esiste una versione mutilata per chi paga poco e una completa per chi paga molto: esiste un motore unico, e il piano decide quanta potenza puoi usare, quante persone possono metterci mano e quanto paghi su ogni transazione. Il corredo che segue è incluso ovunque, dal piano da poche decine di dollari al mese fino all'enterprise, ed è più ricco di quanto la maggior parte delle persone si aspetti.
- Il negozio online completo, con prodotti illimitati, hosting senza limiti di banda, certificato SSL e dominio personalizzato. Non c'è un server da comprare, dimensionare o aggiornare, e non c'è una voce di infrastruttura che cresce insieme al traffico.
- Il checkout, lo stesso su tutti i piani, con la conformità PCI DSS gestita da Shopify. Cambia quanto lo puoi modificare, ed è il discriminante del gradino più alto, ma il motore che incassa è il medesimo.
- Il B2B nativo, fino a tre cataloghi. Non è più una funzione riservata all'enterprise: listini riservati, profili azienda e condizioni dedicate ai clienti business stanno anche nel piano d'ingresso. È il cambiamento più sottovalutato del listino, e sposta parecchie decisioni.
- La vendita internazionale con Shopify Markets: traduzioni integrate, prezzi nelle valute locali, metodi di pagamento locali, domini assegnati per mercato, stima e riscossione di dazi e imposte. Gli strumenti per vendere all'estero sono di serie ovunque, non un modulo da comprare.
- Il commercio agentico, cioè la vendita dentro gli assistenti conversazionali, insieme ai canali social e ai marketplace. Anche questo è incluso in tutti i piani, ed è un fronte che fino a ieri non esisteva.
- L'assistente AI e gli strumenti generativi, con Sidekick nel pannello di controllo e un plafond di token già compreso nel canone.
- Il marketing e i dati: campagne email e SMS, automazioni, segmenti di clienti, contatti illimitati, recupero dei carrelli abbandonati, codici sconto, buoni regalo, e oltre duecento report in tempo reale.
- La logistica e il negozio fisico: fino a dieci sedi di magazzino, sconti sulle spedizioni, etichette, calcolo automatico delle imposte, e la vendita di persona con il POS di base. Le funzioni avanzate del punto vendita arrivano con POS Pro, componente aggiuntiva a 89 dollari al mese per sede.
Questo elenco spiega la logica commerciale di Shopify meglio di qualunque brochure: il valore non sta nel togliere funzioni ai piani bassi, ma nel far sì che un negozio possa nascere completo e crescere senza cambiare piattaforma. Quello che i gradini superiori vendono non è il software, che è lo stesso. Sono la scala, il controllo e il costo per transazione.
Basic, il gradino d'ingresso: 29 dollari al mese
Basic costa 29 dollari al mese con pagamento annuale e 39 con pagamento mensile: l'impegno annuale sconta circa un quarto del canone, ed è la prima leva di risparmio del listino, quella che quasi nessuno usa. Le tariffe carta di Shopify Payments sono del 2,9% più 30 centesimi a transazione online, le più alte del listino, e la commissione di transazione di terze parti è del 2%, anche questa la più alta.
Quello che conta di Basic non è cosa ha, perché ha il corredo completo del capitolo precedente. È cosa non ha, e sono tre cose precise. Non ha account staff aggiuntivi oltre al proprietario, quindi il primo collaboratore che deve entrare nel pannello è già una ragione per salire. Non ha le tariffe di spedizione calcolate in tempo reale dai corrieri, quindi le spese di spedizione si impostano a scaglioni o a forfait, e chi ha una tariffazione complessa ci sbatte contro subito. E soprattutto dà un accesso limitato ai dati tramite le API: è il vincolo meno visibile e il più insidioso, perché non si manifesta finché non provi a costruirci sopra un'app personalizzata o un'integrazione con il gestionale, e a quel punto la scoperta arriva a progetto avviato.
Basic è il piano di chi vende da solo, o quasi, e non ha ancora integrazioni. Nel momento esatto in cui entra una seconda persona in azienda o un connettore verso un sistema esterno, questo gradino è già stretto.
Cosa aggiunge Grow: 79 dollari al mese
Grow costa 79 dollari al mese con pagamento annuale e 105 con pagamento mensile. È il piano che tutti chiamano ancora Shopify, ed è il punto di equilibrio della maggior parte delle piccole e medie imprese che vendono con continuità.
Salendo da Basic si comprano tre cose. Cinque account staff, che è il numero minimo per avere un'azienda invece di una persona sola davanti a un pannello. L'accesso completo ai dati tramite le API, e questa è la vera soglia tecnica del listino: sotto, le app personalizzate e i connettori verso ERP e PIM lavorano con una mano legata; sopra, il campo è aperto. E la commissione di terze parti che si dimezza dal 2% all'1%, con le tariffe carta che scendono al 2,7% più 30 centesimi. Le tariffe di spedizione calcolate dai corrieri, qui, sono disponibili come componente aggiuntiva.
A questo gradino cade fuori dal confronto chiunque abbia un gestionale da collegare, ed è la ragione per cui, nei progetti che vediamo, Basic dura in media pochi mesi. Non lo si abbandona per il prezzo: lo si abbandona per le API.
Cosa aggiunge Advanced: 299 dollari al mese
Advanced costa 299 dollari al mese con pagamento annuale e 399 con pagamento mensile. È un salto di canone importante, quasi quattro volte Grow, e la ragione per cui si fa non è mai una sola.
Salendo da Grow si comprano quattro cose. Quindici account staff, che coprono una struttura vera con marketing, customer care e magazzino. Le tariffe di spedizione calcolate in tempo reale dai corrieri, incluse nel canone e non più a pagamento, ed è la voce che ripaga il salto in tutti i cataloghi dove il peso e il volume contano davvero. La personalizzazione del negozio per area geografica, cioè la possibilità di far vedere contenuti diversi a mercati diversi dentro lo stesso store. E limiti di chiamata alle API fino al doppio su alcune API selezionate, che è la differenza fra una sincronizzazione che regge il catalogo e una che va in coda.
Sulle commissioni, le tariffe carta scendono al 2,5% più 30 centesimi e la commissione di terze parti crolla allo 0,6%. Tenete a mente quest'ultimo numero, perché nel capitolo sulle commissioni torna, e cambia il conto di parecchi progetti.
Advanced è il piano di chi ha volumi seri, una logistica articolata e i primi mercati esteri, ma non ha ancora un problema che solo l'enterprise risolve. È anche il gradino su cui più spesso si resta a lungo, e a ragione: sopra c'è un salto di scala, non un altro scalino.
Cosa aggiunge il Plus: da 2.300 dollari al mese
Il Plus parte da 2.300 dollari al mese e non ha un prezzo mensile a scaffale: si sottoscrive con un contratto annuale o triennale, e il triennale sconta il canone. È il gradino in cui il listino smette di essere un listino e diventa una trattativa, ed è anche il punto in cui questo articolo si ferma: il canone del piano enterprise, con le sue voci di esercizio, ha un pezzo tutto suo.
Quello che il Plus aggiunge ad Advanced si legge su quattro assi, e conviene tenerli distinti perché raramente pesano tutti insieme.
- Il controllo sul checkout. Sui tre piani inferiori la personalizzazione del checkout è dichiarata come limitata; sul Plus è completa, e con essa arrivano le logiche di backend scritte su misura e il checkout dimensionato per i volumi elevati. È la frontiera vera del piano, e il motivo per cui la maggior parte dei progetti enterprise ci arriva.
- Il B2B senza tetto. I tre cataloghi diventano illimitati, e si aggiungono l'assegnazione diretta dei cataloghi ad aziende e sedi, i requisiti di acconto, i pagamenti parziali e le richieste di pagamento per singola evasione. Chi ha una rete di rivenditori con listini per sede, qui, esce dal confronto con i piani inferiori senza nemmeno guardare il canone.
- La scala tecnica: account staff illimitati, fino a 200 sedi di magazzino contro le dieci dei piani standard, fino a 9 negozi di espansione compresi nel canone, fino a 25 vetrine headless contro una sola, limiti di chiamata alle API fino a dieci volte più alti, protezione dai bot e accesso anticipato alle funzioni prima del rilascio pubblico.
- Il contorno commerciale: assistenza prioritaria 24 ore su 24, app certificate per l'enterprise, gestione del merchandising con le schede combinate, e venti sedi POS Pro già comprese, che arrivano fino a duecento usando Shopify Payments.
La commissione variabile di piattaforma, e perché qui non troverete una cifra
Sul Plus esiste una voce che non compare in nessuna tabella e che gira per il web accompagnata da percentuali diverse a seconda di chi scrive: la commissione variabile di piattaforma, cioè una quota calcolata sul transato che si affianca al canone minimo. Che esista è un fatto: la documentazione ufficiale di Shopify la nomina, e precisa che è diversa fra gli ordini B2B e quelli verso il consumatore finale.
Quello che Shopify non fa è pubblicarne le cifre. Le percentuali che circolano nei blog di settore non hanno una fonte ufficiale, e riportarle in un preventivo significa costruire un conto su un numero che nessuno ha mai dichiarato. La formulazione corretta, e l'unica che regge davanti a un direttore finanziario, è questa: sul Plus il canone minimo e la quota variabile sul transato convivono, il meccanismo è dichiarato, e l'entità della quota è materia di trattativa, che si affronta con i numeri reali del proprio transato sul tavolo. Chi vi dà quella percentuale a memoria, ve la sta inventando.
Attenzione a non confonderla con il sovrapprezzo sui gestori di pagamento terzi, che è un'altra cosa, ha un'altra logica e sta nel capitolo che segue. Sono le due voci che più spesso vengono scambiate l'una per l'altra, e lo scambio produce preventivi sbagliati in entrambe le direzioni.
Le commissioni, prima lettura: le tariffe carta di Shopify Payments
La prima tabella è quella che quasi tutti guardano, ed è la più innocua: sono le commissioni che si pagano per incassare con la carta usando Shopify Payments, il gestore dei pagamenti nativo della piattaforma. Scendono salendo di piano, e sono queste, per le transazioni online.
- Basic: 2,9% più 30 centesimi sulle carte standard, 3,5% più 30 centesimi su quelle premium.
- Grow: 2,7% più 30 centesimi, e 3,3% sulle premium.
- Advanced: 2,5% più 30 centesimi, e 3,1% sulle premium.
- Plus: la scheda del piano dichiara tariffe carta a partire dal 2,25% più 30 centesimi, mentre la tabella comparativa si limita a dire che sono più competitive. Le due formulazioni non si contraddicono: quel 2,25% è un punto di partenza, non un prezzo di listino chiuso, e sull'enterprise la tariffa finale dipende dal profilo di rischio e dal transato.
A queste si aggiungono tre voci che nei confronti spariscono sempre e nei conti veri pesano: un 1% in più sulle transazioni internazionali, identico su tutti i piani standard, che chi vende all'estero paga su ogni ordine; le tariffe del wallet PayPal, che partono dal 3,49% più 49 centesimi; e le tariffe per l'incasso di persona, dal 2,6% più 10 centesimi di Basic al 2,4% di Advanced. Se il vostro fatturato è per metà estero, quella riga da un punto percentuale vale più dell'intero salto di canone fra due piani.
Le commissioni, seconda lettura: il sovrapprezzo sui gestori di pagamento terzi
Questa è la tabella che nessuno mette a preventivo, ed è la ragione per cui questo articolo esiste. Se scegliete di incassare con un gestore dei pagamenti diverso da Shopify Payments, Shopify applica una commissione di transazione di terze parti che si somma a quella che già pagate al vostro gestore. Non la sostituisce: ci si aggiunge sopra. Copre, dice Shopify, il costo di fornire un checkout sicuro e l'integrazione con i gestori esterni.
Le tariffe pubblicate sono queste, e scendono ripidamente salendo di piano.
- Basic: 2%.
- Grow: 1%.
- Advanced: 0,6%.
- Plus: 0,2%.
Il divario fra il 2% di Basic e lo 0,2% del Plus è di un fattore dieci, e su un fatturato che passa in buona parte da un gateway esterno vale, da solo, molto più del canone. La commissione, precisa Shopify, non si calcola sul solo imponibile: la formula dichiarata applica la tariffa alla somma del costo dei prodotti al netto degli sconti, più imposte e spese di spedizione. Si paga anche sull'IVA e sul trasporto, e nessuno lo mette nel foglio di calcolo.
L'azzeramento sul Plus, e la condizione che nessuno legge
Qui sta il fatto commerciale più forte del listino, e va detto con la sua condizione attaccata, altrimenti diventa una mezza verità. La documentazione ufficiale di Shopify dichiara che ai negozi sul piano Plus che usano Shopify Payments come gestore principale non vengono addebitate le commissioni di transazione di terze parti su tutti gli altri metodi di pagamento utilizzati, credito in negozio e buoni regalo compresi. Non ridotte: azzerate.
Le due cose convivono e non si contraddicono: lo 0,2% è la tariffa di listino del piano, l'azzeramento è la condizione che si ottiene tenendo Shopify Payments come gestore primario. È la ragione per cui un merchant enterprise può permettersi di affiancare un gateway terzo per casi specifici, un metodo di pagamento locale, un accordo con una banca, senza pagare pegno.
La condizione, però, va letta fino in fondo, e la scriviamo perché in trattativa fa la differenza: altre due pagine ufficiali di Shopify usano il condizionale e dicono che per i negozi Plus le commissioni di terze parti potrebbero essere annullate attivando Shopify Payments, a seconda dell'area geografica. Non è quindi un automatismo universale, ed è una di quelle cose che si verificano sul proprio contratto e sul proprio paese prima di metterle in un business case, non dopo.
La maggiorazione dell'1,25%, la voce che non compare in nessun preventivo
C'è uno scenario intermedio, ed è il più diffuso nei progetti reali: tenere Shopify Payments insieme a un gestore diretto di terze parti, per esempio perché esiste già un contratto con un acquirer o perché serve un metodo di pagamento che Shopify Payments non copre. In questo caso Shopify dichiara due addebiti distinti, e il secondo è quello che sorprende tutti.
- Le transazioni che passano dal gestore terzo pagano la commissione di transazione di terze parti prevista dal vostro piano, quella della tabella qui sopra.
- Le transazioni che passano da Shopify Payments, quindi Shop Pay e i metodi di pagamento locali, pagano la tariffa carta standard più una maggiorazione dell'1,25%.
Rileggetela, perché è controintuitiva: tenendo un gestore terzo accanto a Shopify Payments, peggiorano anche le transazioni che Shopify Payments incassa. Su un catalogo che fa la metà degli incassi con Shop Pay, un punto e un quarto in più su quella metà è una cifra che nessun preventivo di replatforming ha mai contemplato, e che si scopre alla prima fattura. È anche il calcolo che rende la scelta del gestore dei pagamenti una decisione di architettura, non un dettaglio da rimandare al lancio.
Quando il sovrapprezzo non si paga affatto
Un fatto che vale in tutti i piani, non solo sull'enterprise, e che raddrizza parecchi conti: con Shopify Payments attivo, la commissione di terze parti non si applica agli ordini incassati con Shopify Payments stesso, con Shop Pay, con Shop Pay Installments, con il pagamento espresso di PayPal e con i metodi manuali, cioè contanti, contrassegno, bonifico e assegno. Non si applica nemmeno agli ordini POS. Chi vende molto in contrassegno, e in Italia non è un'ipotesi di scuola, sta guardando una riga di costo che semplicemente non esiste.
La regola del 12 maggio 2025 sui buoni regalo e il credito in negozio
C'è poi una regola con una data, ed è il tipo di dettaglio che in un preventivo enterprise separa chi ha letto la documentazione da chi l'ha sfogliata. Per i negozi creati a partire dal 12 maggio 2025, gli ordini pagati in tutto o in parte con credito in negozio o con buoni regalo pagano la commissione di transazione di terze parti sulla quota saldata in quel modo, e la pagano anche se il negozio usa Shopify Payments. L'esempio è nella documentazione stessa: se un cliente paga metà con la carta e metà con il credito in negozio, la commissione si applica solo sulla seconda metà.
Sui negozi creati prima di quella data la regola non vale. E sul Plus con Shopify Payments come gestore principale, come si è visto, l'azzeramento copre esplicitamente anche credito in negozio e buoni regalo. Sono tre condizioni diverse che si intrecciano, ed è esattamente il genere di intreccio che rende il costo per transazione di un progetto una cosa da calcolare, non da stimare a occhio.
Come si legge la scala: il punto in cui salire si ripaga
La struttura del listino è una sola, e una volta vista non si dimentica: il canone sale, le commissioni scendono. Ogni gradino è quindi anche una scommessa aritmetica, e la si può sciogliere con un conto che chiunque può fare in dieci minuti: si prende la differenza di canone annuo fra il piano attuale e quello sopra, la si divide per la differenza fra le due percentuali che vi riguardano davvero, e si ottiene il fatturato oltre il quale il salto si paga da solo.
Il punto è capire quale sia la percentuale che vi riguarda davvero, e qui si separano i progetti fatti bene da quelli fatti in fretta. Se incassate tutto con Shopify Payments, la sola riga che conta è la tariffa carta, e i decimi di punto fra un piano e l'altro spostano poco fino a volumi importanti. Se invece una quota consistente degli incassi passa da un gestore esterno, la riga che conta è l'altra, quella del sovrapprezzo, dove fra Basic e Advanced non ci sono decimi di punto ma un fattore più di tre. Sono due conti diversi, e portano a due decisioni diverse sullo stesso fatturato.
Il pareggio, però, è solo metà della decisione, e chi si ferma lì sbaglia in modo prevedibile. L'altra metà sono le funzioni che il gradino sblocca, e che non hanno un prezzo per transazione: l'accesso completo ai dati via API, le tariffe dei corrieri in tempo reale, il checkout modificabile. Quelle si comprano perché servono, non perché convengono. E resta una terza voce, che con il listino non c'entra nulla e che va tenuta rigorosamente separata: il costo del progetto, cioè quanto si spende per costruire il negozio, il tema, le integrazioni e i mercati. Il canone è il prezzo della licenza, non il prezzo del lavoro, e confondere i due è il modo più rapido di farsi un'idea sbagliata dell'investimento in entrambe le direzioni.
Domande frequenti
Che differenza c'è fra il piano Shopify e il piano Grow?
Nessuna: sono lo stesso piano. Quello che per anni si è chiamato semplicemente Shopify, il piano intermedio del listino, oggi si chiama Grow. Il nome vecchio sopravvive in metà degli articoli in circolazione, comprese parecchie guide che citano prezzi non più attuali.
Quanto costano le commissioni di terze parti su Shopify Plus?
La tariffa di listino è lo 0,2%, contro il 2% di Basic, l'1% di Grow e lo 0,6% di Advanced. Ma sul Plus vale una condizione che cambia il conto: i negozi che usano Shopify Payments come gestore principale non pagano le commissioni di transazione di terze parti sugli altri metodi di pagamento, credito in negozio e buoni regalo compresi. La documentazione di Shopify precisa che l'annullamento può dipendere dall'area geografica, quindi va verificato sul proprio paese.
Le tariffe carta di Shopify Plus sono pubbliche?
In parte. La scheda del piano indica tariffe carta a partire dal 2,25% più 30 centesimi, mentre la tabella di confronto si limita a dichiararle più competitive rispetto agli altri piani. È un punto di partenza: sull'enterprise la tariffa finale si definisce in trattativa, insieme al canone e alla quota variabile sul transato.
Conviene il pagamento annuale o quello mensile?
Sui piani standard l'impegno annuale abbassa il canone di circa un quarto: Basic passa da 39 a 29 dollari al mese, Grow da 105 a 79, Advanced da 399 a 299. Se la decisione sulla piattaforma è già presa, il mensile è una comodità che si paga cara. Il Plus segue un'altra logica, con contratti annuali o triennali e uno sconto sul canone per chi si impegna più a lungo.
Il costo del negozio è compreso nel canone?
No, ed è la confusione più frequente. Il canone è il prezzo della piattaforma: il software, l'infrastruttura, gli aggiornamenti e l'assistenza. Il tema su misura, le integrazioni con il gestionale, la configurazione dei mercati e le funzioni sviluppate apposta sono il progetto, e sono un investimento a parte, che si dimensiona sulle esigenze reali e non sul listino.
Il gradino giusto è quello che non vi obbliga a pensarci
Letto come una scala, il listino di Shopify dice una cosa sola, e la dice in modo abbastanza onesto: il software è lo stesso per tutti, e quello che si compra salendo è il permesso di fare cose che prima non si potevano fare, pagando meno su ogni transazione. Basic vi lascia soli davanti al pannello. Grow vi dà una squadra e le API. Advanced vi dà la logistica vera e i mercati. Il Plus vi dà il checkout, che è l'ultimo pezzo di piattaforma che Shopify tiene chiuso, e ve lo apre.
Le commissioni, invece, non sono affatto oneste: non perché siano nascoste, che non lo sono, ma perché nessuno le legge nel punto in cui contano. Il sovrapprezzo sui gestori terzi, la maggiorazione dell'1,25% quando se ne affianca uno a Shopify Payments, la quota sui buoni regalo per i negozi nati dopo il maggio 2025, la percentuale che si paga anche sull'IVA e sulla spedizione: sono tutte righe pubblicate, tutte verificabili, e tutte regolarmente assenti dai preventivi. Il conto vero di un ecommerce non sta nel canone, sta lì.
Il gradino giusto, alla fine, è quello che smette di essere un argomento: quello su cui il negozio fa quello che deve fare senza che nessuno debba aggirare un limite. Se invece la domanda che avete in testa non è quanto costa un piano ma se sia arrivato il momento di cambiare livello, quella è un'altra questione e ha un'altra risposta: la trovate nel confronto fra Shopify e Shopify Plus. Sceglierlo con i numeri del proprio business sul tavolo, invece che con una tabella di listino, è esattamente il tipo di lavoro che in ICT Sviluppo facciamo prima ancora di parlare di tecnologia.
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