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Redazione·

Come scegliere le parole chiave per far vendere il tuo ecommerce

12 min di lettura

Come scegliere le parole chiave per un ecommerce: intento di ricerca, coda lunga, GEO e answer engine, gli strumenti e come si mette a terra su Shopify.

Come scegliere le parole chiave per far vendere il tuo ecommerceImmagine generata con intelligenza artificiale

La ricerca di un prodotto comincia quasi sempre allo stesso modo: qualcuno digita qualche parola in un motore di ricerca e legge i primi risultati che compaiono. In quel gesto, ripetuto miliardi di volte al giorno, si gioca gran parte del destino di un ecommerce. Se il tuo negozio non compare quando la persona giusta cerca la cosa giusta, per quella persona semplicemente non esisti.

Scegliere le parole chiave, allora, non è un dettaglio tecnico da delegare a fine progetto: è il primo atto strategico con cui decidi quali domande vuoi intercettare e quali clienti vuoi attrarre. È il punto in cui la SEO smette di essere una parola astratta e diventa una scelta di posizionamento commerciale.

E oggi la posta in gioco è più alta di ieri, perché la ricerca non abita più solo nella pagina blu di Google. Le stesse query passano dentro le panoramiche generate dall'intelligenza artificiale, dentro gli assistenti conversazionali, dentro gli agenti che comprano per conto delle persone. Capire come si scelgono le parole chiave significa capire come ci si fa trovare in tutti questi luoghi. Vediamo come si fa, con metodo.

Una parola chiave è semplicemente il termine o la frase che una persona usa per cercare qualcosa. Chi cerca un albergo scriverà albergo Roma, chi cerca un paio di scarpe da corsa scriverà scarpe running uomo. Dietro ognuna di queste stringhe c'è un bisogno, ed è quel bisogno che ti interessa, non la stringa in sé.

Quando qualcuno preme invio, il motore di ricerca restituisce una lista ordinata secondo due criteri che vale la pena tenere a mente: la pertinenza, cioè quanto la tua pagina risponde davvero a quella domanda, e l'autorevolezza, cioè quanto il motore si fida di te su quel tema. Puntare alle parole chiave giuste vuol dire lavorare sul primo, costruire pertinenza; scalare le posizioni vuol dire lavorare anche sul secondo, e su quel fronte entra in gioco tutto il resto della strategia SEO, dai contenuti ai link fino ai dati strutturati. Se vuoi il quadro completo di come si sale nelle classifiche, ne abbiamo parlato nella nostra guida alla SEO per ecommerce.

La tentazione, all'inizio, è quella di puntare tutto su due o tre parole molto ambite. È un errore. Concentrarsi solo sui termini più competitivi significa combattere una guerra di trincea contro chi è posizionato da anni; disperdersi su centinaia di keyword generiche significa non presidiarne bene nessuna. La bravura sta nel trovare l'equilibrio, e per farlo bisogna prima capire come si distinguono le parole chiave tra loro.

La prima distinzione è quella tra parole chiave a coda corta e a coda lunga, e riguarda quanto una ricerca è specifica.

Le parole chiave a coda corta, o short tail, sono composte da una o due parole: scarpe, scarpe running. Hanno volumi di ricerca altissimi e una concorrenza feroce. Attirano tanto traffico, ma traffico eterogeneo: chi cerca scarpe potrebbe volere sneaker, scarpe da trekking, scarpe eleganti o semplicemente informarsi. Convertono poco, e conquistarle richiede un'autorità di dominio che si costruisce in anni.

Le parole chiave a coda lunga, o long tail, contengono più termini e spesso somigliano a frasi intere: scarpe running uomo per pronazione offerta. Hanno volumi più bassi, ma sono molto più facili da presidiare e, soprattutto, intercettano un intento preciso. Chi digita una frase così sa cosa vuole ed è vicino all'acquisto. Per un ecommerce che deve vendere, e non solo fare numero, la coda lunga è spesso la miniera d'oro: meno visite, ma molto più qualificate.

La strategia matura non sceglie tra le due, le orchestra. Le pagine di categoria e i grandi contenuti pilastro provano a scalare i termini di testa; le schede prodotto, i filtri, le guide e gli articoli di approfondimento raccolgono l'infinità di code lunghe che, sommate, valgono spesso più di qualsiasi singola keyword generica.

Il criterio più importante per scegliere le parole chiave non è il volume, è l'intento. La stessa persona, lungo il suo percorso di acquisto, cerca in modi diversi, e a ogni fase corrisponde un tipo di query. Riconoscere l'intento significa mettere la parola chiave giusta nel posto giusto del sito. Le famiglie sono quattro.

Parole chiave informazionali

Contengono spesso un come, un perché, un quale, un cos'è. La persona è all'inizio del percorso, raccoglie informazioni, non è ancora pronta a comprare. Sono le query da presidiare con il blog e le guide: rispondendo bene a queste domande dimostri competenza e diventi un riferimento affidabile, così che quando arriverà il momento dell'acquisto il tuo nome sia già familiare. È qui, per inciso, che si gioca gran parte della partita sugli answer engine, di cui parliamo tra poco.

Parole chiave transazionali e commerciali

Contengono termini come prezzo, offerta, sconto, spedizione gratuita, comprare, oppure il nome di un prodotto seguito da recensioni o migliore. La persona è predisposta all'acquisto e sta valutando dove e cosa comprare. Queste keyword vanno nelle schede prodotto, nelle pagine di categoria, nelle landing e nelle informazioni su pagamento, spedizione e reso. È la parte del sito dove il copy fa la differenza tra un dubbio e un ordine: su come si scrivono le schede che vendono abbiamo dedicato un pezzo al copywriting per ecommerce.

Parole chiave navigazionali

Contengono già il nome di un brand o di un sito: la persona sa dove vuole andare e cerca la scorciatoia. Molti sottovalutano queste query, considerandole scontate. È un errore che si paga: non presidiare bene le ricerche che contengono il tuo stesso nome significa lasciare che siano i rivenditori, i marketplace o peggio i concorrenti a intercettarle. Il tuo brand deve dominare la SERP del tuo brand.

Parole chiave georeferenziate

Circoscrivono l'offerta a un'area geografica: negozio scarpe Vicenza, gioielleria Milano. L'ecommerce nasce senza confini, ma per chi affianca punti vendita fisici o punta su un raggio d'azione locale queste keyword sono preziose, sia per contenere i costi logistici sia per portare traffico anche nel negozio. Sono anche il terreno naturale delle campagne a pagamento pensate per un pubblico ristretto e mirato.

Mappare le tue keyword su queste quattro famiglie è l'esercizio che trasforma un elenco di parole in una struttura di sito. Ogni intento vuole la sua pagina, con il suo tono e il suo obiettivo.

Per anni la SEO è stata una caccia alla singola parola: si sceglieva una keyword, le si costruiva attorno una pagina, la si ripeteva quanto bastava. Quel mondo non esiste più. I motori di ricerca oggi ragionano per entità e per argomenti, non per stringhe isolate: capiscono che scarpe da corsa, running shoes e scarpe per maratona ruotano attorno allo stesso concetto, e premiano chi copre un tema in modo completo, non chi ripete ossessivamente una formula.

Questo cambia il modo di scegliere le parole chiave. Non parti più da una keyword, parti da un argomento e lo mappi in un grappolo di query correlate, le domande che le persone si fanno davvero attorno a quel tema. È la logica del contenuto pilastro e dei suoi satelliti: un grande contenuto che presidia l'argomento centrale e una costellazione di pagine che rispondono alle domande specifiche, tutte collegate tra loro. La conseguenza pratica è che il keyword stuffing, l'infilare la parola chiave a forza ovunque, oggi è controproducente: leggibilità e completezza contano più della densità. Sono anche uno degli errori SEO più comuni che frenano un ecommerce.

Ecco il cambiamento che nel 2022 non era ancora sul tavolo e oggi non si può ignorare. Una quota crescente di ricerche non finisce più con un clic su un link blu, ma con una risposta sintetica generata dall'intelligenza artificiale: le panoramiche AI dentro Google, gli assistenti conversazionali come ChatGPT o Perplexity, gli agenti che cercano e confrontano al posto nostro. Si è iniziato a parlare di GEO, ottimizzazione per i motori generativi, come naturale estensione della SEO.

La buona notizia è che le fondamenta non cambiano: gli answer engine attingono alle stesse pagine ben fatte che Google premia. Ma il modo di scegliere e usare le parole chiave si arricchisce di una sfumatura. Questi sistemi non cercano la pagina che ripete la keyword, cercano la pagina che risponde meglio alla domanda. Quindi le tue query informazionali vanno pensate come domande vere, formulate come le pronuncerebbe una persona, e le tue pagine devono contenere risposte chiare, complete e citabili, con definizioni nette in apertura di sezione e una struttura che un modello possa leggere e riassumere senza fraintendere.

Cambia anche il peso della ricerca conversazionale e vocale: le query diventano più lunghe, più naturali, più simili al parlato. Chi ottimizza solo su parole secche perde questo traffico. Su questo passaggio, dalla voice search alla ricerca dentro l'AI, abbiamo scritto una guida dedicata alla ricerca vocale e conversazionale. La regola che ne esce è semplice: scegli le parole chiave pensando alle domande, non solo ai termini, e struttura le risposte perché siano le migliori sulla piazza.

Si può fare ricerca di parole chiave a mano, osservando i suggerimenti automatici del motore e le ricerche correlate a fondo pagina, ma è un lavoro lento e impreciso. Gli strumenti dedicati servono proprio a dare numeri: volumi, stagionalità, difficoltà, termini correlati. Ce ne sono di gratuiti e di professionali.

Strumenti gratuiti

Google Keyword Planner è il punto di partenza: nato per pianificare le campagne su Google Ads, fornisce volumi di ricerca e idee di parole correlate, ed è tanto più utile quanto più lo si incrocia con l'esperienza. La Google Search Console è l'altra fonte gratuita che nessuno dovrebbe trascurare, perché mostra le query reali con cui le persone ti trovano già: spesso rivela code lunghe preziose a cui non avresti pensato. A queste si aggiungono strumenti come AnswerThePublic, che raccoglie le domande attorno a un tema, e le estensioni tipo Keywords Everywhere, che mostrano stime di volume direttamente nei risultati di ricerca.

Un capitolo a parte meritano i marketplace. Moltissime ricerche con forte intento di acquisto avvengono direttamente dentro Amazon, bypassando Google. I suggerimenti automatici della barra di ricerca di Amazon sono una fonte di keyword ad altissima conversione, perché nascono da persone che stanno già comprando. Vale la pena guardarli anche se non vendi su Amazon.

Strumenti professionali

Quando i volumi da analizzare crescono o servono dati più fini, si passa ai servizi a pagamento. Semrush e Ahrefs sono i due riferimenti internazionali, con database enormi e analisi dei concorrenti molto profonde. SEOZoom è la scelta più forte sul mercato italiano, tarata sulla lingua e sulle SERP nostrane, utile per capire come si muovono i competitor locali e per ricevere report sull'andamento della strategia. Ubersuggest e SE Ranking sono alternative più leggere. Non esiste lo strumento perfetto: esiste quello adatto alle tue dimensioni e ai tuoi obiettivi, e in genere la combinazione di una fonte gratuita e di una professionale copre bene ogni esigenza.

Scegliere le parole chiave è metà del lavoro. L'altra metà è tradurle nell'architettura del negozio, ed è qui che la piattaforma fa la differenza. Shopify offre una serie di leve native che permettono di far combaciare la struttura del sito con la mappa delle keyword, senza acrobazie tecniche.

Il primo strumento sono le collezioni. Ogni collezione è, di fatto, una pagina di categoria che può presidiare una parola chiave di testa o una coda lunga tematica: una collezione scarpe running uomo diventa la landing perfetta per quell'intento commerciale. Le collezioni automatiche, costruite su condizioni e tag di prodotto, permettono di generare in modo scalabile pagine mirate su combinazioni di attributi, colore, taglia, materiale, occasione, che corrispondono ad altrettante code lunghe.

Poi ci sono i metafield, che consentono di arricchire schede e collezioni con informazioni strutturate utili sia alle persone sia ai motori, e il controllo diretto su title tag, meta description e handle, cioè lo slug della pagina. A proposito di slug: la struttura degli URL di Shopify, con i segmenti /collections/ e /products/, ogni tanto viene additata come un limite SEO. Non lo è, e abbiamo spiegato perché nel pezzo su URL e SEO su Shopify.

Sul fronte della ricerca interna e dei filtri, l'app nativa e gratuita Shopify Search & Discovery permette di governare come i prodotti vengono cercati e filtrati dentro il negozio, di creare sinonimi e di mettere in evidenza i risultati giusti: un modo per intercettare, dentro casa, le stesse code lunghe che le persone digitano su Google. E il blog integrato nella piattaforma è il luogo naturale dove ospitare le query informazionali, costruendo quei contenuti pilastro che nutrono l'autorità del dominio e alimentano la visibilità sugli answer engine.

Non è un caso che marchi cresciuti su Shopify Plus abbiano costruito attorno al negozio una robusta presenza di contenuti: la piattaforma rende semplice ciò che su altri sistemi richiede sviluppo dedicato. Il punto è sempre lo stesso: la keyword strategy non vive in un foglio a parte, vive nell'architettura del sito, e Shopify è pensato perché le due cose coincidano.

Anche partendo da un'ottima lista di parole chiave, ci sono modi collaudati per buttare via il lavoro. Il primo è ignorare l'intento: posizionare una scheda prodotto su una query informazionale, o un articolo di blog su una query transazionale, significa portare traffico che rimbalza senza comprare. Il secondo è la cannibalizzazione, cioè avere più pagine che competono per la stessa identica keyword: si confonde il motore e ci si fa concorrenza da soli. Il terzo, già citato, è forzare la parola chiave nel testo fino a renderlo illeggibile. Il quarto, più sottile, è scegliere le keyword guardando solo il volume e dimenticando il valore commerciale: mille visite che non convertono valgono meno di cento visite di persone pronte all'acquisto.

Quante parole chiave dovrebbe avere un ecommerce?

Non esiste un numero giusto in assoluto. Ogni pagina dovrebbe presidiare un intento principale e il suo grappolo di query correlate, quindi il totale cresce naturalmente con il numero di categorie, prodotti e contenuti. Meglio ragionare per argomenti e cluster che per conteggio: la domanda utile non è quante keyword, ma se ogni intento rilevante ha una pagina che gli risponde.

Meglio puntare sulle parole chiave a coda corta o a coda lunga?

Su entrambe, ma con ruoli diversi. La coda corta porta volume e notorietà e si conquista nel tempo, la coda lunga porta traffico qualificato e vicino all'acquisto e si presidia più in fretta. Per un negozio che deve vendere subito, il grosso delle conversioni arriva quasi sempre dalla somma delle tante code lunghe.

La ricerca di parole chiave serve ancora con l'AI e gli answer engine?

Sì, e forse di più. Gli answer engine attingono alle pagine che rispondono meglio alle domande delle persone: capire quali sono quelle domande, cioè fare ricerca di parole chiave ragionando per intenti, è il presupposto per essere citati. Cambia la forma delle query, più naturali e conversazionali, non la necessità di conoscerle.

Con che strumento gratuito posso iniziare?

Con Google Keyword Planner per le idee e i volumi e con la Google Search Console per vedere le query reali con cui ti trovano già. Sono la coppia minima per partire con criterio senza spendere nulla, e bastano per costruire una prima mappa solida.

Scegliere le parole chiave non è un esercizio SEO isolato, è il modo in cui decidi quali clienti vuoi intercettare e come vuoi organizzare il tuo negozio per accoglierli. Si parte dagli argomenti e dagli intenti, non dalle singole stringhe; si distribuiscono le keyword lungo il sito rispettando la fase di acquisto; si struttura tutto perché funzioni non solo su Google ma anche dentro le risposte generate dall'AI. E si mette a terra su una piattaforma, come Shopify, che fa combaciare la strategia con l'architettura invece di ostacolarla.

È un lavoro di metodo, fatto di analisi, scelte e revisioni continue. È esattamente il tipo di lavoro che affrontiamo quando costruiamo o miglioriamo un ecommerce: perché una buona keyword strategy non si vede, ma si sente, ordine dopo ordine.

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