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Giovanni Fracasso·

Accessibilità su Shopify: come rendere conforme e inclusivo il tuo ecommerce

11 min di lettura
Accessibilità su Shopify

Da quando l'European Accessibility Act è in piena applicazione, l'accessibilità non è più una scelta di sensibilità ma un requisito per quasi tutti gli ecommerce rivolti ai consumatori, e questo vale anche per chi vende su Shopify. La domanda che ci sentiamo rivolgere più spesso è una sola: Shopify è già accessibile, oppure il lavoro tocca a me? La risposta onesta sta nel mezzo, ed è proprio capire dove passa quel confine che fa la differenza tra un progetto sereno e una rincorsa affannosa.

Shopify mette a disposizione un'infrastruttura solida e una serie di strumenti che partono dal piede giusto, ma l'accessibilità di un negozio online non è una proprietà della piattaforma, è il risultato di come quel negozio viene costruito: il tema, i contenuti che ci carichi sopra, le app che installi. La piattaforma ti dà la possibilità di fare un sito accessibile, non la garanzia che lo sarà. Vediamo nel dettaglio cosa significa, e perché chi progetta pensando all'accessibilità fin dall'inizio si ritrova con pochissimo da correggere dopo.

Una parte del lavoro Shopify la fa per te, e non è poco. L'infrastruttura tecnica è robusta, le pagine sono servite in HTTPS, l'ambiente è affidabile e mantenuto. Il pannello di amministrazione con cui gestisci il negozio è costruito sul design system Polaris, pensato con criteri di accessibilità, il che è rilevante perché chi gestisce l'ecommerce può a sua volta avere una disabilità. Anche il nuovo checkout di Shopify, quello basato su Checkout Extensibility, nasce con attenzione all'accessibilità e viene mantenuto da Shopify, sollevandoti da gran parte del lavoro proprio sul punto più delicato del percorso d'acquisto.

Tutto il resto, però, dipende da scelte tue. La parte pubblica del negozio, quella che il cliente vede e usa, è generata dal tema, e il tema lo scegli o lo fai costruire tu. I contenuti, le immagini, i testi, i video, li carichi tu. Le app che aggiungono funzioni iniettano il loro codice nelle tue pagine, e quel codice può essere accessibile oppure no. In altre parole, la responsabilità dell'accessibilità del front-end è tua, e Shopify ti dà gli strumenti per assolverla bene, non un risultato preconfezionato.

Se c'è un singolo fattore che determina l'accessibilità di un negozio Shopify, è il tema. Due store sulla stessa piattaforma possono trovarsi agli antipodi a seconda di come è scritto il tema che li veste.

I temi di riferimento più recenti, a partire da Dawn, il tema gratuito che Shopify usa come base e vetrina delle proprie best practice, sono costruiti con l'accessibilità tra i criteri di progettazione: markup semantico, navigazione da tastiera, gestione del focus, struttura dei titoli coerente. Sono un buon punto di partenza, ma attenzione a non scambiare il punto di partenza per il traguardo. Anche partendo da Dawn, basta una personalizzazione fatta senza criterio, un colore di brand a basso contrasto, un componente custom costruito male, un'immagine senza testo alternativo, per reintrodurre le barriere che il tema base evitava.

I temi a pagamento del marketplace variano molto in qualità: alcuni dichiarano la conformità WCAG, altri la trascurano del tutto, e l'unico modo per saperlo è verificare, non fidarsi della scheda di vendita. E poi c'è la strada del tema custom, quella tipica dei progetti enterprise: qui non si eredita l'accessibilità di nessuno, la si progetta. Che è esattamente la condizione in cui conviene di più, come vedremo tra poco.

Questo è il punto che vale tutto l'articolo. Quando un tema, o più in generale un ecommerce, viene progettato fin dall'inizio pensando all'accessibilità, gli interventi necessari per essere conformi sono minimi, spesso si riducono a controlli di routine. Quando invece si parte da un sito costruito senza quella attenzione e lo si deve adeguare dopo, il lavoro è lungo, costoso e a volte richiede di rifare da capo interi componenti.

La ragione è strutturale. L'accessibilità non è una vernice che si stende sopra alla fine, è il modo in cui sono fatte le fondamenta. Se i componenti dell'interfaccia, il selettore delle varianti, il menu, il carosello, la finestra del carrello, nascono già navigabili da tastiera e con il loro stato comunicato correttamente alle tecnologie assistive, sono accessibili per costruzione. Se invece nascono come elementi decorativi a cui si è attaccato un comportamento con JavaScript, renderli accessibili dopo significa smontarli e rifarli. La palette del brand è un altro esempio chiaro: scegliere i colori tenendo conto del contrasto fin dall'inizio non costa nulla, scoprire a sito finito che il colore istituzionale non raggiunge il rapporto minimo significa ridiscutere l'identità visiva o intervenire ovunque.

È il principio che in ingegneria del software si chiama shift left, anticipare i controlli il più possibile verso l'inizio del progetto, dove correggere costa poco. Su un progetto Shopify, questo si traduce in scelte precise nelle fasi di design e di sviluppo del tema: i criteri WCAG entrano nelle specifiche dei componenti, le verifiche di accessibilità si fanno a ogni rilascio e non a sito pubblicato, chi disegna le interfacce conosce le regole di contrasto e di focus. Il risultato è un ecommerce che nasce conforme, e che resta conforme con uno sforzo di manutenzione ridotto. Rincorrere l'accessibilità su un sito già fatto è la versione costosa dello stesso obiettivo. Progettarla è la versione economica. È la stessa logica che vale per l'accessibilità web in generale, che abbiamo trattato nella guida all'accessibilità web.

Al di là dell'impianto generale, ci sono alcuni punti in cui un negozio Shopify rischia più spesso di inciampare. Conoscerli aiuta a controllarli per primi.

  • La scheda prodotto: il selettore delle varianti, taglia, colore, formato, deve essere azionabile da tastiera e leggibile da un lettore di schermo, e gli swatch di colore non possono affidarsi solo al colore per comunicare quale variante è selezionata. Le immagini del prodotto vogliono testi alternativi reali, non il nome del file.
  • I filtri delle collezioni: il sistema di filtri di Search & Discovery è comodo, ma va verificato che i controlli siano raggiungibili da tastiera e che il loro stato, attivo o no, sia comunicato. Una faccettatura inaccessibile taglia fuori chi non usa il mouse proprio nel momento in cui cerca.
  • Il menu di navigazione: i mega menu che si aprono solo al passaggio del mouse sono una barriera classica. Devono aprirsi e chiudersi anche da tastiera, con una gestione del focus corretta.
  • Popup, banner dei cookie e finestre modali: spesso intrappolano il focus o non si chiudono con Esc. Sono tra le cause più frequenti di blocco totale per chi naviga in ascolto.
  • Caroselli e slider: vanno messi in pausa, controllati da tastiera e annunciati correttamente, altrimenti diventano un loop ingestibile.
  • Il contrasto della palette: i colori del brand applicati a testi, pulsanti e badge devono raggiungere i rapporti di contrasto richiesti. È il problema che più spesso emerge tardi se non lo si affronta in fase di design.
  • I moduli: dai campi del checkout a quelli della newsletter, ogni campo vuole un'etichetta collegata e una gestione degli errori che non si affidi solo al rosso.

Nessuno di questi punti è esotico, sono gli ingredienti di qualsiasi ecommerce. È proprio per questo che vanno presidiati con metodo, uno per uno.

Lo store di Shopify offre app che promettono di risolvere l'accessibilità con un'installazione. Vale qui la stessa avvertenza che vale per il web in generale: gli overlay, i widget che si sovrappongono al sito con una barra di strumenti, non rendono accessibile il codice sottostante, lo mascherano. Le barriere strutturali restano, e in diversi casi questi strumenti entrano in conflitto con le tecnologie assistive che l'utente usa già. Affidarsi a un overlay per sentirsi a posto è un alibi, non una soluzione, e dove il contenzioso sull'accessibilità è maturo sono proprio i siti con overlay a finire spesso sotto causa.

Esistono invece app utili in senso diverso: strumenti di audit che scansionano il sito e segnalano i problemi, da usare come supporto a una verifica fatta da persone competenti. La differenza è netta: l'app che ti dice dove sei messo è utile, l'app che promette di sistemare tutto al posto tuo no. L'accessibilità di un negozio Shopify si fa nel tema e nei contenuti, non con un cerotto.

Per tradurre tutto questo in pratica, ecco i controlli da cui partire su un negozio Shopify.

  • Verifica il tema: parte da una base accessibile come Dawn o da un tema custom progettato secondo le WCAG? Le personalizzazioni hanno introdotto barriere?
  • Prova il sito con la sola tastiera, dalla home al pagamento, e poi ascoltalo con un lettore di schermo. È la prova più onesta che esista.
  • Controlla il contrasto di testi, pulsanti e badge con la palette reale del brand.
  • Assicurati che ogni immagine informativa abbia un testo alternativo sensato, e che chi carica i prodotti sappia come scriverlo.
  • Verifica selettori di variante, filtri, menu, popup e caroselli uno per uno.
  • Controlla i moduli, etichette collegate ed errori comprensibili.
  • Tieni d'occhio le app installate: ognuna inietta codice che può rompere l'accessibilità.
  • Inserisci la verifica di accessibilità nel processo di rilascio, non solo a sito pubblicato.

Anche per un negozio Shopify resta l'adempimento della dichiarazione di accessibilità, il documento pubblico con cui attesti il livello di conformità, segnali le parti non ancora adeguate e offri un canale per le segnalazioni. Non è un dettaglio formale: è il modo in cui dimostri, agli utenti e a chi vigila, che l'accessibilità è stata affrontata con serietà e non rimossa.

Mettere in regola un ecommerce Shopify, alla fine, non è un'operazione misteriosa: è un lavoro di progettazione e di cura, che dà i risultati migliori e i costi più bassi quando si parte accessibili invece di rincorrere la conformità a posteriori. È esattamente l'approccio con cui in ICT Sviluppo costruiamo i temi custom e i progetti enterprise dei nostri clienti, perché un ecommerce che si apre a tutti i clienti, semplicemente, vende a più clienti.

Vale la pena insistere su un punto, perché è quello in cui si sbaglia di più: l'accessibilità non si verifica solo con uno strumento automatico. I software di scansione individuano una parte dei problemi, quelli rilevabili dal codice, ma la maggioranza dei criteri WCAG richiede una valutazione umana. Nessun automatismo sa dire se un testo alternativo descrive davvero l'immagine, se l'ordine di lettura ha senso, se un componente complesso è realmente usabile da chi naviga in ascolto.

La verifica seria combina tre livelli. La scansione automatica, per intercettare rapidamente errori diffusi come contrasti insufficienti o etichette mancanti. La prova manuale da tastiera, percorrendo l'intero funnel dalla home al pagamento usando solo Tab, invio ed Esc, per scoprire dove ci si blocca. E la prova con un lettore di schermo, che restituisce l'esperienza reale di chi non vede lo schermo. Su un progetto Shopify, queste tre prove vanno fatte sulle pagine che contano di più, home, collezione, scheda prodotto, carrello e checkout, perché è lì che si concentrano sia il valore commerciale sia le barriere.

Shopify è già accessibile di suo?

In parte. L'infrastruttura, il pannello di amministrazione basato su Polaris e il nuovo checkout nascono con attenzione all'accessibilità e li mantiene Shopify. Tutto ciò che il cliente vede e usa sul fronte pubblico, però, dipende dal tema, dai contenuti e dalle app, ed è responsabilità del merchant. Shopify ti dà gli strumenti per fare un sito accessibile, non la garanzia che lo sia.

Un tema come Dawn è conforme alle WCAG?

I temi di riferimento recenti, a partire da Dawn, sono costruiti con criteri di accessibilità e sono un'ottima base di partenza. Ma una personalizzazione fatta senza criterio, un colore di brand a basso contrasto o un componente custom mal costruito possono reintrodurre le barriere. La base accessibile va mantenuta tale, non si eredita una volta per tutte.

Le app di accessibilità bastano per essere a posto?

No, se si parla degli overlay che promettono conformità automatica: mascherano i problemi senza risolverli e spesso peggiorano l'esperienza con le tecnologie assistive. Sono invece utili gli strumenti di audit, che segnalano i problemi da correggere come supporto a una verifica fatta da persone competenti.

Conviene rifare il tema o adeguare quello esistente?

Dipende da come è fatto il tema attuale. Se è costruito su basi solide, l'adeguamento è gestibile. Se le barriere sono strutturali, perché i componenti non sono navigabili da tastiera o l'impianto non è semantico, rifare il tema progettandolo accessibile dall'inizio è spesso più rapido ed economico che rincorrere le correzioni a posteriori.

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