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Redazione·

Webinar: cos'è, come funziona e come si organizza

14 min di lettura

Cos'è un webinar e come funziona davvero: formati live, on demand e automatico, strumenti, usi di marketing B2B e come organizzarne uno che le persone seguono fino alla fine.

Webinar cos'è, come funziona e come si organizzaImmagine generata con intelligenza artificiale

Per qualche anno il webinar è stato l'oggetto d'emergenza, la stanza in cui ci si è rifugiati quando le sale conferenze hanno chiuso. Poi le sale hanno riaperto, e il webinar è rimasto. Non per nostalgia, ma perché nel frattempo era diventato altro: un formato stabile con cui un'azienda parla al proprio mercato, forma i suoi clienti e apre trattative, senza pagare l'affitto di una sala né chiedere a nessuno di prendere un treno.

La domanda che conta, oggi, non è più cosa sia un webinar: quella se la cava in una riga. La domanda vera è un'altra, e cioè come se ne organizzi uno che valga davvero il tempo delle persone che si sono collegate, e che alla fine lasci qualcosa, un contatto, una relazione, una vendita che prima non c'era. Mettere insieme un webinar è facile; farne uno che le persone seguono fino in fondo, e da cui si esce con qualcosa in mano, è tutt'altro mestiere.

In questa guida si parte dalle basi, cosa è un webinar e come funziona nel concreto, e si arriva al punto: i formati, gli strumenti, gli usi che contano per un'azienda, come si pianifica un evento, con quali piattaforme, e cosa fare dei dati delle persone che si iscrivono. Senza gergo e senza scorciatoie.

Un webinar è un evento che si tiene online, in diretta o registrato, in cui un relatore parla a un pubblico collegato da remoto attorno a un tema preciso. La parola è un neologismo inglese, la fusione di web e seminar: letteralmente, un seminario che si svolge sul web. Nell'uso quotidiano lo si chiama anche evento online, conferenza online, evento virtuale, ma la sostanza non cambia: una persona, o poche, che espongono qualcosa a molte altre, in un unico spazio digitale, nello stesso momento o in differita.

La caratteristica che distingue un webinar da un semplice video caricato da qualche parte è l'interattività. Chi partecipa non è uno spettatore muto: può scrivere in chat, fare domande, rispondere a un sondaggio, scaricare un documento, cliccare su un invito all'azione mentre il relatore parla. È una comunicazione uno a molti, in cui però quel molti ha voce. Ed è proprio questa voce a trasformare un video in un evento.

Il webinar, detto altrimenti, non è un canale per trasmettere: è un canale per incontrarsi. Un relatore raggiunge da un'unica postazione un pubblico ampio e, cosa più preziosa, specifico, perché chi si collega lo fa per scelta, su un tema che gli interessa. Nelle sezioni che seguono vediamo come tutto questo si traduce nel funzionamento reale, negli strumenti a disposizione e negli usi che ne fanno le aziende.

I termini si somigliano e vengono usati come sinonimi, ma non lo sono, e capire la differenza serve a scegliere il formato giusto per ciò che si vuole fare.

  • Riunione online: tutti possono parlare e vedersi, è una comunicazione molti a molti, pensata per gruppi piccoli che collaborano. Zoom, Google Meet e Microsoft Teams, nella loro forma base, sono questo.
  • Webinar: uno o pochi relatori parlano a un pubblico che ascolta e interagisce in modo controllato, tramite chat, domande e sondaggi. È una comunicazione uno a molti, e il pubblico non appare in video né prende la parola se non invitato.
  • Webcast: una trasmissione a senso unico verso un pubblico molto ampio, spesso migliaia di persone, con interattività minima o assente. È il formato dei grandi annunci, delle assemblee, degli eventi trasmessi in streaming.
  • Evento virtuale: un contenitore più grande, fatto di più sessioni, relatori e spazi, l'equivalente digitale di una fiera o di un congresso. Un webinar può esserne una singola sessione.

La linea di confine non è tanto tecnica quanto di intenzione: quante persone devono poter prendere la parola, e quanto il pubblico deve poter interagire. Il webinar sta nel mezzo, ed è per questo che funziona così bene per il marketing e la formazione, abbastanza aperto da coinvolgere, abbastanza controllato da non diventare caos.

Dal punto di vista di chi partecipa, un webinar è semplice: ci si iscrive, si riceve un link, ci si collega. Dietro quella semplicità c'è però una piccola macchina, ed è utile conoscerne i pezzi, perché è lì che si decide se l'evento funziona davvero.

La registrazione. Quasi sempre un webinar comincia con un form. Chi è interessato lascia i propri dati, di norma nome ed email, e in cambio riceve il link per collegarsi e i promemoria che avvicinano alla data. Non è burocrazia: è il momento in cui uno sconosciuto interessato diventa un contatto con un nome, e su questo torneremo, perché è il cuore del valore di marketing di un webinar.

I ruoli. Nella sala digitale non sono tutti uguali. C'è chi organizza e tiene la regia, l'host; ci sono i relatori che parlano, a volte affiancati da altri ospiti, i cosiddetti panelist; e c'è il pubblico, i partecipanti, che seguono e interagiscono negli spazi previsti. Separare i ruoli è ciò che tiene in ordine una stanza con centinaia di persone dentro.

La diretta e l'interazione. Durante l'evento il relatore trasmette la voce, il video e, quasi sempre, lo schermo con le slide. Il pubblico segue e, in parallelo, usa gli strumenti a disposizione: scrive in chat, invia domande, vota nei sondaggi. Un buon webinar alterna il momento del relatore a questi momenti di scambio, perché è l'interazione a tenere sveglia l'attenzione.

Il dopo. Quando l'evento finisce, il webinar non finisce. Restano la registrazione, da inviare a chi c'era e a chi non è riuscito a collegarsi, i dati di chi ha partecipato e di come ha reagito, le domande raccolte. Tutto questo è materiale di valore, e un'azienda che lo lascia cadere ha sprecato metà del lavoro.

Non tutti i webinar vanno in onda in diretta, e questa è una delle cose che più sono cambiate nel modo di usarli. Oggi esistono tre formati, e sceglierne uno significa decidere come le persone incontreranno il contenuto.

Webinar live

È la forma classica, l'evento in diretta a data e ora fissate. Ha dalla sua l'autenticità e l'urgenza: si è lì tutti nello stesso momento, le domande trovano risposta subito, l'interazione è reale. Ha contro il vincolo, perché chi non può in quell'ora si perde l'evento. Il live è il formato del momento che conta, del lancio, dell'ospite di richiamo.

Webinar on demand

È il webinar registrato, messo a disposizione perché ognuno lo guardi quando vuole. Rinuncia alla diretta e in cambio allarga la platea, perché toglie di mezzo il vincolo dell'orario. Non è un ripiego: secondo il report annuale sui benchmark dei webinar di ON24, l'on demand vale ormai circa la metà del pubblico complessivo, segno che moltissime persone preferiscono guardare quando fa comodo a loro.

Webinar automatico

È la versione più raffinata dell'on demand: un webinar registrato una volta e mandato in onda in automatico a intervalli regolari, oppure appena qualcuno si iscrive, come se fosse dal vivo. Permette di avere un evento sempre disponibile senza rifarlo ogni volta. Va usato con onestà, però: spacciare per diretta ciò che è registrato, e farsi scoprire, brucia la fiducia molto più in fretta di quanto qualsiasi webinar riesca a costruirla.

La qualità di un webinar non dipende solo da cosa si dice, ma da come si tiene viva l'attenzione. Le piattaforme mettono a disposizione una serie di strumenti, e conoscerli serve a non ridurre l'evento a una diapositiva letta ad alta voce.

  • Condivisione di schermo e slide: mostrare invece di raccontare, far vedere un prodotto, una dashboard, una dimostrazione dal vivo.
  • Chat dal vivo: il canale in cui il pubblico commenta e chiede, e in cui un moderatore può rispondere senza interrompere il relatore.
  • Domande e risposte: uno spazio dedicato, distinto dalla chat, in cui raccogliere e ordinare le domande da affrontare, di solito verso la fine.
  • Sondaggi: poche domande a scelta, lanciate durante l'evento, che raccolgono opinioni in tempo reale e insieme risvegliano chi si stava distraendo.
  • Inviti all'azione: un pulsante o un link che compare al momento giusto, per prenotare una demo, scaricare un documento, iniziare una prova. È qui che un webinar smette di informare e comincia a convertire.
  • Materiali scaricabili: documenti, slide, guide che il partecipante porta via con sé e ritrova quando gli servono.
  • Registrazione: l'evento salvato, che diventa contenuto riutilizzabile molto oltre la diretta.
  • Lavagna e annotazioni: per chi insegna o dimostra un processo, lo spazio in cui disegnare uno schema mentre lo si spiega.

Nessuno di questi strumenti è obbligatorio, e usarli tutti insieme, male, è peggio che non usarne nessuno. La regola è quella di sempre nella buona comunicazione: ogni strumento serve un momento preciso, e il momento lo detta il contenuto, non la voglia di dimostrare che la piattaforma li ha tutti.

Il webinar nasce come strumento di formazione e ha conservato quell'anima, ma è nel marketing e nella vendita che ha trovato la sua seconda vita. Vale la pena vederne gli usi uno per uno, perché cambiano da cima a fondo il modo in cui l'evento va pensato.

Formazione ed education. È l'uso più antico e più naturale: insegnare qualcosa a un pubblico che vuole impararlo. Una scuola che raggiunge studenti lontani, un'azienda che aggiorna dipendenti sparsi su più sedi, un ente che forma professionisti. Qui il webinar vince per una ragione tanto semplice quanto potente, azzera la distanza e il costo dello spostamento.

Generazione di contatti. È l'uso che ha reso il webinar uno strumento di marketing a tutti gli effetti. Un'azienda offre un contenuto di valore su un tema che interessa al proprio mercato, e in cambio dell'iscrizione ottiene i dati di persone davvero interessate: non contatti comprati a freddo, ma persone che hanno alzato la mano. È così che un webinar diventa un tassello di una strategia di lead generation, ed è tra i formati preferiti dal marketing B2B.

Coltivare la relazione. Un contatto non diventa cliente da solo. I webinar servono anche a nutrire nel tempo un rapporto già aperto: una serie di appuntamenti che accompagnano il pubblico, lo formano, gli danno ragioni per fidarsi, fino a quando la vendita è la conseguenza naturale di una relazione e non un salto nel buio.

Lancio di prodotto e vendita. Un webinar è il palco ideale per presentare qualcosa di nuovo a chi è già in ascolto: si mostra il prodotto, lo si spiega, si rispondono le obiezioni dal vivo, e si mette un invito all'azione al momento giusto. Per un brand che vende online è anche un modo per raccontare la profondità di ciò che offre, quella che una scheda prodotto non riesce a contenere.

Formazione del cliente e onboarding. Dopo la vendita, un webinar insegna a usare bene ciò che si è comprato, riduce le richieste di assistenza e alza la soddisfazione. Nel B2B, dove un cliente vale molto e va tenuto, un webinar ricorrente rivolto ai rivenditori o ai clienti wholesale vale spesso più di qualsiasi campagna.

Qui sta il mestiere. Un webinar mal organizzato non è neutro: brucia il tempo delle persone e la credibilità dell'azienda. Uno fatto bene, invece, lavora per mesi. La differenza si gioca in tre tempi, prima, durante e dopo, e il più importante è quello che quasi tutti trascurano, l'ultimo.

Prima: obiettivo, tema, promozione

Tutto comincia da una domanda scomoda: perché qualcuno dovrebbe dedicarci un'ora della sua giornata? Se la risposta non è chiara a chi organizza, non lo sarà per nessuno. Si parte quindi da un obiettivo preciso, generare contatti, formare clienti, lanciare un prodotto, e da un tema che interessi davvero al pubblico, non a chi lo tiene. Poi si costruisce la pagina di iscrizione, si scelgono data e ora ragionando su quando il pubblico è disponibile, e si promuove per tempo, con email, social e sito. Un webinar senza promozione è una festa senza inviti.

Durante: la conduzione

Il giorno dell'evento vale una regola sopra tutte le altre: non annoiare. Le slide sono un supporto, non un gobbo da leggere; si alterna il racconto ai momenti di interazione; si tiene il ritmo. Meglio prevedere un moderatore che segue la chat mentre il relatore parla, così nessuna domanda cade nel vuoto. E prima di cominciare si fa sempre la prova tecnica, connessione, microfono, cuffie, condivisione dello schermo: la figuraccia tecnica è l'unica cosa che il pubblico ricorda più del contenuto.

Dopo: il follow-up

È il tempo che decide se il webinar è stato un evento o un investimento. Finita la diretta si invia la registrazione a chi c'era e a chi si era iscritto senza partecipare; si risponde alle domande rimaste in sospeso; si ricontattano le persone in base a come hanno reagito, chi ha cliccato l'invito all'azione, chi è rimasto fino alla fine, chi ha fatto domande. Qui il webinar smette di essere un contenuto e diventa una lista di persone da coltivare. Chi si ferma alla diretta ha fatto metà del lavoro e raccolto un quarto del risultato.

Gli strumenti per organizzare un webinar non mancano, e la scelta dipende meno dal nome più famoso e più da cosa serve davvero: quante persone, quanta interazione, quanta integrazione con gli altri strumenti aziendali.

Sul versante generalista, Zoom Webinars è la scelta più diffusa e riconoscibile, con capienza elevata e un'interfaccia che quasi tutti sanno già usare, mentre GoTo Webinar è il veterano affidabile, forte sulla stabilità e sulle certificazioni di sicurezza. C'è poi la famiglia degli strumenti pensati apposta per il marketing: Livestorm e Demio, che funzionano dal browser senza installare nulla e integrano registrazione, email e automazioni, e WebinarJam, orientato ai funnel di vendita. All'estremo enterprise, ON24 fa dell'analisi il proprio mestiere, misurando ogni interazione e riversandola nei sistemi di marketing e nel CRM. Per esigenze più leggere, infine, anche Microsoft Teams e Google Meet offrono funzioni webinar integrate negli strumenti che molte aziende hanno già.

La domanda giusta non è quale sia la piattaforma migliore, ma quale sia la migliore per il proprio caso. Un webinar di formazione interna ha bisogni diversi da una macchina di lead generation, e pagare per funzioni di analisi che non si useranno mai è uno spreco tanto quanto scegliere uno strumento che non parla con il proprio CRM.

Il form di iscrizione è il punto in cui il webinar diventa marketing, ed è anche il punto in cui entra in gioco la responsabilità. Quei nomi e quelle email sono dati personali, e raccoglierli comporta obblighi precisi. Non è un cavillo: è la differenza tra costruire una relazione e violarla al primo passo.

In concreto, la pagina di registrazione deve dire con chiarezza chi raccoglie i dati e perché, deve avere un'informativa sulla privacy, e se si vogliono usare quei contatti per attività di marketing successive, l'email promozionale, la newsletter, la telefonata commerciale, serve una base giuridica adeguata, di norma il consenso, raccolto in modo libero e distinto dall'iscrizione all'evento. Le regole europee sulla protezione dei dati, vigilate in Italia dal Garante per la protezione dei dati personali, su questo punto sono nette.

C'è anche un lato lieto, e riguarda proprio il valore di ciò che si raccoglie. I dati di chi si iscrive a un webinar sono dati di prima parte, raccolti direttamente e con il consenso della persona. In un'epoca in cui i dati comprati e i cookie di terze parti valgono sempre meno, un elenco di persone che hanno scelto di ascoltarti è un patrimonio, a patto di trattarlo con il rispetto che merita.

Due domande pratiche che tornano sempre. Sulla durata, la misura più diffusa e più sensata sta tra i quarantacinque minuti e l'ora: abbastanza per dire qualcosa di sostanza, non tanto da perdere l'attenzione. I dati di settore lo confermano, con una permanenza media intorno ai cinquanta minuti, segno che quando il contenuto tiene le persone restano. Meglio un'ora piena e utile che due ore diluite.

Sul costo, dipende da cosa si mette in conto. C'è la piattaforma, con abbonamenti che vanno da poche decine di euro al mese per gli strumenti base fino a cifre enterprise per chi ha bisogno di grandi numeri e analisi avanzate. Ma il costo vero, quello che quasi nessuno mette a bilancio, è il tempo: preparare i contenuti, promuovere l'evento, condurlo, gestire il follow-up. Un webinar gratuito fatto male costa più di uno a pagamento fatto bene, perché spreca la risorsa più cara, l'attenzione di chi ci ha creduto.

Qual è la differenza tra un webinar e una riunione online?

In una riunione online tutti possono parlare e vedersi, ed è pensata per gruppi piccoli che collaborano. In un webinar uno o pochi relatori parlano a un pubblico ampio che interagisce in modo controllato, tramite chat, domande e sondaggi, ma non prende la parola se non invitato.

Quanto dovrebbe durare un webinar?

La durata più efficace sta tra i quarantacinque minuti e l'ora. È il tempo che permette di trattare un tema con sostanza senza perdere l'attenzione del pubblico.

Serve installare un programma per partecipare a un webinar?

Dipende dalla piattaforma. Molti strumenti moderni funzionano direttamente dal browser, senza installare nulla; altri richiedono un'applicazione. Di solito basta cliccare il link ricevuto via email dopo l'iscrizione.

Meglio un webinar in diretta o registrato?

Dipende dall'obiettivo. La diretta crea urgenza e permette l'interazione immediata; il registrato, on demand, allarga la platea perché toglie il vincolo dell'orario. Molte aziende usano entrambi: la diretta per l'evento, la registrazione per raggiungere chi non c'era.

Quanto costa organizzare un webinar?

Il costo della piattaforma parte da poche decine di euro al mese per gli strumenti base e cresce con la capienza e le funzioni. Il costo maggiore, però, è il tempo dedicato a preparare, promuovere e seguire l'evento.

Alla fine, un webinar non è la tecnologia che lo trasmette né la registrazione che ne resta. È un'ora in cui delle persone hanno scelto di ascoltare quello che hai da dire, e ti hanno lasciato un nome per farlo. Cosa succede dopo, se quel nome diventa una relazione o resta una riga in un foglio, dipende per intero da come è stato pensato l'evento e da cosa se ne fa una volta spente le luci.

Per un'azienda che vende online, il webinar è uno di quei canali che sembrano semplici e non lo sono, facili da avviare e difficili da far rendere. La differenza, come quasi sempre, non sta nello strumento ma nel metodo: un obiettivo chiaro, un contenuto che vale il tempo di chi ascolta, e un pensiero preciso su cosa fare il giorno dopo. È lo stesso metodo con cui si affronta qualsiasi pezzo serio di digitale, si parte dalla domanda giusta e si lavora perché la risposta lasci qualcosa.

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