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Shopify Premier Partner
Giovanni Fracasso·

Cosa fa un partner Shopify Plus dentro un progetto: team, fasi, SLA, contratto

12 min di lettura

Dentro un progetto Shopify Plus: le fasi dalla discovery all'hypercare, chi compone il team da entrambe le parti, gli SLA e cosa conviene mettere a contratto.

Come scegliere un partner Shopify Plus per un progetto ecommerceImmagine generata con intelligenza artificiale

Il partner è scelto e il contratto sta per essere firmato. A questo punto una domanda diventa più urgente di tutte le altre: cosa succede adesso. Chi entra in stanza, in che ordine, con quali responsabilità, cosa serve dal lato del cliente e cosa resta in mano alla fine. È la parte di un progetto Shopify Plus di cui si parla meno in fase commerciale, ed è quella in cui i progetti riescono o si arenano.

Un progetto Plus non è una fornitura di software, è un cantiere di qualche mese, fatto di persone, dipendenze e decisioni. Il partner non consegna un tema con dentro dei prodotti: costruisce un pezzo di infrastruttura aziendale che dialoga con il gestionale, la logistica, il marketing e l'amministrazione, e che dopo il lancio va tenuto in piedi mentre il business cambia.

Come si sceglie chi mettere a quel tavolo è un'altra domanda, e l'abbiamo trattata a parte nei criteri per valutare un partner Shopify. Qui la selezione si dà per fatta e si guarda dentro il cantiere: le fasi, il team da entrambi i lati, i tempi di risposta dopo il lancio e cosa conviene scrivere nero su bianco prima di cominciare.

Le sigle cambiano da agenzia ad agenzia, la sostanza no. Un progetto strutturato attraversa sei momenti, e saltarne uno non fa risparmiare tempo: lo sposta più avanti, dove costa di più.

Discovery e analisi funzionale

Si comincia capendo, non scrivendo codice. Si mettono a fuoco obiettivi, vincoli, processi esistenti, sistemi da collegare e funzioni richieste, e si decide cosa migrare, cosa lasciare indietro e cosa ripensare invece di trascinare sulla nuova piattaforma i problemi della vecchia. L'esito non è un preventivo, è un'analisi funzionale: il documento che traduce i desideri in specifiche. È anche il momento in cui un partner serio dice di no alle richieste che non reggono il rapporto fra costo e valore, e un partner che salta questa fase per accorciare i tempi sta solo preparando il terreno agli imprevisti.

Design e architettura

Con le specifiche in mano si disegnano l'esperienza e l'architettura tecnica: da un lato i template e i percorsi di navigazione, dall'altro la mappa dei flussi di dato, chi è padrone di quale informazione, in che direzione viaggia, con quale frequenza. Qui si decide il livello di complessità: tema custom su Online Store 2.0 oppure headless, applicazioni private oppure app di terze parti, integrazione in tempo reale oppure a intervalli programmati. Sono scelte che vincolano tutto il resto, e vanno prese adesso, non a build avviata.

Build: tema, applicazioni, connettori

La costruzione procede su tre binari paralleli. Il tema, che si sviluppa a partire dal design e va tenuto pulito, perché la performance e la manutenibilità dei prossimi tre anni si decidono qui. Le funzioni non coperte dalla piattaforma, che diventano applicazioni private e non modifiche selvagge al tema. I connettori, che collegano Shopify a gestionale, ERP, PIM, OMS e WMS: è il binario più lento, quello che detta il ritmo dell'intero progetto, ed è il motivo per cui va aperto per primo e non per ultimo.

Migrazione dei dati e continuità SEO

Prodotti, varianti, clienti, ordini storici e contenuti vanno portati sulla nuova piattaforma con i dati validati, non semplicemente esportati. In parallelo si costruisce la mappa dei redirect 301 dai vecchi URL ai nuovi: è la parte che nessuno vede e che, se sbagliata, brucia in una notte il posizionamento costruito in anni. Un partner che ha fatto molte migrazioni ha una procedura scritta; uno che improvvisa lo si riconosce dal fatto che questa fase la mette in fondo all'elenco.

Collaudo e UAT

Prima del rilascio si collauda, e non solo dal lato dell'agenzia. Il cliente prova i propri processi reali sul sistema nuovo: un ordine che arriva in magazzino, una fattura che si genera, un reso che rientra, un cliente B2B che entra e vede il suo listino. È il momento in cui emergono le eccezioni che nessuna analisi aveva previsto, e serve tempo a calendario per rimediare, non l'ultimo fine settimana prima della data.

Go-live e hypercare

Il rilascio è una procedura, con una finestra concordata, un piano di rientro in caso di problemi e il presidio delle persone che hanno costruito il sistema. Nelle settimane successive viene l'hypercare: monitoraggio, correzioni rapide, verifica dei flussi di dato sui volumi veri. Il go-live non è la fine del progetto, è il momento in cui il progetto comincia a produrre, e a rivelare quello che i test non avevano intercettato.

Per capire se un partner ha la struttura giusta aiuta sapere quali sono, oggi, i lavori tipici su Shopify Plus. Non è più il tempo in cui bisognava spiegare cos'è Shopify: oggi la piattaforma è una scelta consapevole, e il lavoro si concentra su quattro tipi di intervento. Un partner completo li copre tutti, e su ognuno porta un metodo, non l'improvvisazione.

1. Migrazioni da altri sistemi a Shopify

La maggior parte dei progetti Shopify Plus, oggi, non sono nuovi siti ma migrazioni. Aziende che arrivano da sistemi monolitici o legacy, opensource o enterprise, che mostrano tutti i limiti delle vecchie architetture server-side. Il grosso del lavoro sui nuovi clienti riguarda le migrazioni da Adobe Commerce e Magento, ma anche da Prestashop e WooCommerce verso Shopify. È il terreno dove l'esperienza del partner conta di più, perché una migrazione mal gestita non si paga in righe di codice ma in vendite perse e posizionamento organico bruciato.

2. Sostituzione del tema o tema custom

Poi c'è la questione dei temi. Spesso arrivano aziende che, pur essendo già su Shopify, si portano dietro problemi nati da temi grafici modificati nel tempo da freelance e agenzie diverse, fino a diventare ingestibili. La soluzione va dalla sostituzione del tema esistente con uno pulito preso dallo store di Shopify, fino alla realizzazione di un tema custom che riduce al minimo l'impatto del codice sul front-end. La seconda strada, più impegnativa, è quella che dà maggiori garanzie sul funzionamento dell'intero progetto, soprattutto quando è sorretta da investimenti e da reali ambizioni di crescita del business.

3. Sviluppo di applicazioni per Shopify

Un altro lavoro cresciuto molto è lo sviluppo di applicazioni, in due direzioni. Le applicazioni private, per aziende che hanno bisogno di funzioni particolari non coperte dalla pur ampia offerta dello store di Shopify. E le applicazioni pubbliche, richieste da chi offre servizi ai merchant Shopify, dalle recensioni alla logistica ai comparatori di prezzo, e vuole pubblicare la propria app nello store per renderla disponibile, pronta all'uso, a tutti i clienti della piattaforma.

4. Connettori e data integration

Infine l'integrazione dei dati. La richiesta di collegare il gestionale, il PIM, l'OMS o un altro asset dell'infrastruttura aziendale con l'ecommerce c'è sempre stata, ma con Shopify Plus è diventata quotidiana: arrivano richieste da clienti diretti e da altre agenzie che hanno bisogno di sviluppare connettori tra Shopify e il resto dell'ecosistema. Un partner strutturato ha industrializzato questo tipo di lavoro, costruendo infrastrutture ripetibili invece di reinventare ogni integrazione da zero, con tutto ciò che ne consegue in termini di affidabilità e tempi.

Un progetto Plus non lo fa una persona, e non lo fa nemmeno un'agenzia da sola. Le figure in campo sono una decina, contando entrambi i lati del tavolo, e la maggior parte dei ritardi nasce da un ruolo mancante, non da un errore tecnico.

Lato agenzia

  • Project manager. Presidia perimetro, tempi e comunicazione. È il referente unico del cliente, ed è la persona che dice di no quando una richiesta fuori scope mette in pericolo la data di rilascio.
  • Solution architect. Traduce i requisiti in architettura, decide dove passa il confine fra standard e custom, e risponde della coerenza tecnica dell'insieme quando i tre binari del build si incontrano.
  • Sviluppatore front end. Tema, template, performance, accessibilità. È chi tiene insieme il design e il Liquid senza appesantire lo store con stratificazioni che qualcuno pagherà fra due anni.
  • Sviluppatore back end e integrazioni. Applicazioni private, connettori, flussi di dato verso ERP e logistica. È il ruolo più critico del progetto, ed è il primo che viene subappaltato quando l'agenzia non ce l'ha in casa.
  • Quality assurance. Test funzionali e di regressione, collaudo prima di ogni rilascio, procedure di rientro. Su uno store che vende tutti i giorni, un rilascio senza collaudo è una scommessa fatta con i soldi del cliente.
  • Crescita. SEO, campagne, marketing automation, lettura della conversione. Entrano prima del go-live, non dopo: la continuità organica di una migrazione si progetta, non si ripara.

Sui progetti Plus si aggiunge una figura che non appartiene né all'agenzia né al cliente: il referente di Shopify, che sui piani enterprise affianca il lancio e apre un canale diretto con la piattaforma quando serve. È uno dei vantaggi concreti di lavorare con un partner ai livelli alti del programma, perché è a quei livelli che quel canale si apre.

Lato cliente

La parte che le agenzie dicono meno volentieri: metà della riuscita dipende da chi c'è dall'altro lato del tavolo, e da quanto potere decisionale ha.

  • Lo sponsor. Chi ha firmato l'investimento e ha l'autorità per dirimere i conflitti di priorità fra funzioni aziendali. Deve esserci ai passaggi chiave, non solo al kickoff e al taglio del nastro.
  • Il product owner. Una persona sola, con potere decisionale, che risponde alle domande dell'agenzia in giornata. Se questa figura manca, o se cambia ogni due settimane, il progetto rallenta ovunque e nessuno riesce a spiegare perché.
  • IT e sistemi. Chi conosce il gestionale, chi possiede le credenziali, chi può aprire un endpoint. È la dipendenza che più spesso blocca il binario delle integrazioni, e va ingaggiata alla prima riunione, non al terzo mese.
  • Logistica, marketing e amministrazione. Chi userà il sistema tutti i giorni. Coinvolti al collaudo, fanno emergere le eccezioni in tempo; coinvolti al go-live, le fanno emergere in produzione.

Un progetto ben governato ha un solo canale di comunicazione fra i due lati e una cadenza fissa, con un punto settimanale e uno stato di avanzamento scritto. Le richieste che arrivano per vie traverse, dette a voce a uno sviluppatore in un corridoio, sono la prima causa di perimetro gonfiato e di date mancate.

Il contratto di sviluppo finisce con il go-live, la vita dello store comincia lì. La domanda da fare prima di firmare è semplice: quando qualcosa si rompe alle nove di un lunedì mattina, chi risponde, in quanto tempo, e con quale impegno scritto.

Un accordo di servizio serio distingue i livelli di gravità. Un checkout che non processa gli ordini non è un pulsante disallineato: il primo è un incidente che ferma il fatturato e chiede un intervento nell'ordine delle ore, il secondo entra nella coda delle evolutive. Se l'accordo non distingue le gravità, in pratica non esiste, perché tutto finisce nella stessa coda e la priorità la decide chi urla di più.

Oltre all'assistenza serve una capacità continuativa: un canone che copra evolutive, aggiornamenti e adeguamenti alle novità della piattaforma, che escono due volte l'anno con le Edition. Uno store lasciato fermo per un anno non resta uguale a se stesso, arretra: le funzioni nuove non le usa nessuno, e i concorrenti che le adottano si portano avanti.

Al netto delle clausole standard, ci sono sette punti che nei progetti Shopify Plus separano un rapporto sano da una trattativa infinita.

  • Perimetro e deliverable. Cosa viene consegnato, in che forma, con quale criterio di accettazione. Un elenco di funzioni non è un perimetro: un perimetro dice anche cosa resta fuori.
  • Gestione delle varianti. Come si trattano le richieste che nascono in corsa, con quale procedura e a quale tariffa. Nasceranno, è certo: tanto vale deciderlo prima, a mente fredda.
  • Proprietà del tema e del codice. Alla fine del rapporto il codice resta del cliente, leggibile e utilizzabile da un'altra agenzia. È il punto su cui si misura l'onestà di un fornitore.
  • Portabilità delle integrazioni. Chi possiede i flussi di dato, e cosa succede se un domani il partner cambia. Un'integrazione proprietaria e opaca è lock-in, comunque la si chiami nella presentazione.
  • SLA per gravità. Tempi di presa in carico e di ripristino distinti per severità, con una reperibilità dichiarata nei periodi di picco, che nel commercio sono pochi giorni all'anno e valgono una fetta sproporzionata del fatturato.
  • Canone di manutenzione. Cosa include, cosa no, e che fine fanno le ore non utilizzate. È una riga di contratto che genera più attriti di quanti ne meriti, e basta scriverla bene una volta.
  • Sicurezza e dati. Chi accede a cosa, con quali procedure, e come vengono trattati i dati personali dei clienti. Su un progetto enterprise le certificazioni di processo, ISO 9001 sulla qualità e ISO/IEC 27001 sulla sicurezza delle informazioni, non sono un ornamento: sono ciò che un ufficio acquisti serio chiede prima della firma.

Questi punti non servono a proteggersi da un partner disonesto, che si riconosce prima e si evita. Servono a non litigare con un partner onesto sei mesi dopo, quando la memoria di ciò che ci si era detti a voce comincia, inevitabilmente, a divergere.

ICT Sviluppo è Shopify Premier Partner, uno dei sei in Italia, e lavora sulla piattaforma dal 2013 con un team interno di circa venticinque persone. Le fasi descritte sopra non sono una teoria da articolo: sono il modo in cui è organizzato il Metodo ICT, che classifica i progetti su sette livelli di complessità e impone una regola precisa, si parte dalla soluzione più semplice e si sale solo quando il business lo richiede davvero. È l'opposto del sovradimensionamento, che in questo mestiere resta il modo più diffuso per gonfiare un preventivo.

Il binario delle integrazioni, quello che detta il ritmo di ogni progetto, è industrializzato: il Total Data Hub è un'infrastruttura in cloud su Microsoft Azure che gestisce lo scambio bidirezionale fra Shopify e i sistemi aziendali, ordini, anagrafiche, giacenze e listini, via API e webservice. Non viene reinventata a ogni cliente, e questo accorcia i tempi e riduce la superficie degli errori proprio dove i progetti si arenano più spesso.

Sui processi, le certificazioni ISO 9001:2015 per la qualità e ISO/IEC 27001:2022 per la sicurezza delle informazioni, verificate da un ente terzo, si traducono in procedure scritte su accessi, gestione dei dati e rilasci. Il resto lo dicono i progetti: i replatforming da Magento di Quellogiusto e Ballerette, Il Bisonte nella pelletteria di lusso, i percorsi omnicanale di Pittarello e Parma Calcio.

Cosa fa esattamente un partner Shopify Plus?

Progetta e costruisce l'ecommerce, e lo tiene in piedi nel tempo: discovery e analisi funzionale, design e architettura, sviluppo del tema e delle applicazioni private, integrazioni con i sistemi aziendali, migrazione dei dati e dei redirect, collaudo, rilascio e assistenza dopo il go-live. Sui piani Plus si aggiunge il presidio delle funzioni enterprise, dal checkout personalizzato al B2B, fino ai mercati e alle valute multiple.

Quanto dura un progetto Shopify Plus?

Dipende dal perimetro. Un progetto di media complessità, con tema custom, migrazione e qualche integrazione, occupa in genere dai tre ai sei mesi. Un progetto enterprise, con integrazioni profonde su ERP, OMS e WMS, più mercati e logiche B2B, arriva senza difficoltà ai cinque-dieci mesi. La variabile che sposta di più il calendario non è lo sviluppo del tema: sono i sistemi aziendali e i tempi con cui si rendono disponibili a farsi collegare.

Chi compone il team di un progetto Shopify Plus?

Lato agenzia: project manager, solution architect, sviluppatore front end, sviluppatore back end per applicazioni e connettori, quality assurance, e le figure di crescita per SEO e campagne. Lato cliente: uno sponsor, un product owner con potere decisionale, i referenti IT e dei sistemi, e le persone di logistica, marketing e amministrazione che useranno lo store tutti i giorni.

Il codice del tema resta di proprietà del cliente?

Deve esserlo, ed è una clausola da verificare prima di firmare. Alla fine della collaborazione il tema, il codice delle applicazioni private e i flussi di integrazione devono restare del cliente, leggibili e utilizzabili da un'altra agenzia. Un fornitore vago su questo punto sta costruendo una forma di lock-in, qualunque parola scelga per descriverla.

In fondo, quello che distingue un partner Shopify Plus da un fornitore qualsiasi non è l'elenco delle tecnologie che padroneggia. È il fatto che, dentro un progetto, sappia dire chi fa cosa, in che ordine, con quali tempi di risposta quando si rompe qualcosa, e che cosa resta al cliente alla fine. Tutto il resto sono slide.

ICT Sviluppo Alta Sartoria per Shopify Plus

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