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Giovanni Fracasso·

Liquid: il linguaggio dei template di Shopify (guida 2026)

4 min di lettura
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Chiunque lavori sui temi di Shopify prima o poi incontra Liquid. È il linguaggio con cui Shopify costruisce le pagine dei suoi negozi, e capirlo è il punto di partenza per chiunque voglia mettere mano davvero a uno storefront, non solo spostare blocchi nell'editor. Liquid è un linguaggio di template open source creato da Shopify nel 2006, oggi usato anche fuori dal suo ecosistema, ma è dentro Shopify che dà il meglio di sé.

Un linguaggio di template serve a una cosa precisa: prendere dei dati, in questo caso prodotti, collezioni, clienti, carrello, e inserirli dentro una pagina HTML in modo dinamico. Liquid sta a metà strada tra il codice e il contenuto: non è un linguaggio di programmazione general purpose, è uno strumento pensato per comporre pagine a partire dai dati del negozio, in sicurezza e sui server di Shopify.

Liquid si regge su tre elementi. Gli oggetti, racchiusi tra doppie graffe come {{ product.title }}, stampano un dato nella pagina. I tag, tra graffa e percentuale come {% if %} o {% for %}, governano la logica, le condizioni e i cicli. I filtri, introdotti dalla barra verticale come {{ product.price | money }}, trasformano un valore prima di mostrarlo, formattano un prezzo, tagliano un testo, manipolano un'immagine. Con questi tre mattoni si costruisce qualunque pagina di un tema.

Il ruolo di Liquid è cambiato con Online Store 2.0, l'architettura dei temi moderni introdotta nel 2021. Oggi i template delle pagine non sono più file Liquid, sono file JSON che dichiarano quali sezioni compongono la pagina; Liquid resta il linguaggio con cui quelle sezioni vengono effettivamente disegnate. Le sezioni sono componenti autonomi e riutilizzabili, i blocchi sono gli elementi configurabili al loro interno, e il merchant può aggiungerli, spostarli e rimuoverli dall'editor senza toccare il codice.

Questa separazione ha tolto a Liquid molto del lavoro sporco di un tempo. I metafield e i metaobject si collegano alle pagine tramite le dynamic sources, senza più incollare campi a mano nel template, e dalla Winter 2024 i theme blocks globali, raccolti nella cartella blocks, si riusano su qualunque sezione senza duplicare codice. Il risultato è meno Liquid scritto a mano e temi più facili da mantenere.

La direzione di Shopify negli ultimi tempi è chiara: spostare la logica fuori dai template e dentro la piattaforma. Sono arrivati nuovi filtri per gli array, come find e reject, che sostituiscono interi cicli con una riga, la condizione visible_if nello schema delle sezioni, che nasconde un'impostazione finché non serve senza condizionali nel template, e LiquidDoc per documentare gli snippet. Scrivere meno Liquid non significa personalizzare meno, significa lasciare alla piattaforma ciò che la piattaforma fa meglio, e tenere il codice pulito.

C'è un caso in cui Liquid esce di scena: l'architettura headless. Quando il front end viene disaccoppiato dal back end e costruito con Hydrogen e React, le pagine non sono più rese da Liquid sui server di Shopify ma da un'applicazione separata che attinge ai dati tramite la Storefront API. È la strada delle architetture composable, potente ma più complessa. Per la grande maggioranza dei negozi, però, il tema classico in Liquid resta la scelta giusta: più semplice, più veloce da mantenere e già ottimizzato. Per gli strumenti con cui si lavora su questi temi, ho scritto una guida agli strumenti di sviluppo a parte.

Liquid resta la spina dorsale dei temi Shopify, anche se il suo ruolo è diventato più mirato. Conoscerlo bene è ciò che separa chi si limita a configurare un tema da chi lo sa piegare alle esigenze reali di un brand, dentro i confini sani imposti dalla piattaforma. È un linguaggio semplice da imparare e difficile da padroneggiare davvero, e per chi costruisce su Shopify in modo professionale resta una competenza di base, non un dettaglio.

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