Magento Open Source, Magento Commerce e Adobe Commerce: le differenze nel 2026
Community ed Enterprise non esistono più. Cosa cambia davvero fra le versioni di Magento oggi, fra licenza, supporto, cloud e contratto, e le ragioni che portano a Shopify.


Community ed Enterprise non esistono più, e non da ieri: quei nomi sono usciti dal listino nel 2018, quando Adobe ha comprato Magento. Eppure sono ancora i termini con cui, in azienda, si parla della piattaforma su cui girano gli ordini. Non è pignoleria da addetti ai lavori: chi ragiona ancora con quei nomi sta ragionando su un contratto che non esiste, e sulle differenze sbagliate.
Le differenze vere fra le versioni di Magento oggi non stanno nelle funzioni. Stanno nel supporto, nell'infrastruttura e nel contratto, e sono cambiate parecchio negli ultimi diciotto mesi. Questo articolo mette in fila cosa è diventato cosa, cosa cambia davvero fra una versione e l'altra, e per ciascuna quale ragione specifica porta le aziende a guardare altrove.
Le motivazioni generali che spingono a lasciare una piattaforma qualsiasi le abbiamo raccolte in un pezzo a parte, sulle cinque spinte che portano via dalla piattaforma attuale, e qui non le ripetiamo. Qui si parla solo di ciò che distingue una versione dall'altra.
I nomi: cosa è diventato cosa
La mappa è semplice, e vale la pena fissarla una volta per tutte.
Magento Community Edition è diventata Magento Open Source: la versione gratuita, che si scarica, si installa dove si vuole e si mantiene da soli.
Magento Enterprise Edition è diventata prima Magento Commerce e poi Adobe Commerce: la versione commerciale, a licenza, con i moduli che l'open source non ha e con il supporto di Adobe.
Magento Enterprise Cloud Edition è diventata Adobe Commerce on Cloud: la stessa Adobe Commerce, con l'infrastruttura gestita da Adobe.
Oggi però la mappa si è allargata ancora, ed è qui che molti si perdono. Sulla pagina prezzi ufficiale, Adobe presenta tre pacchetti: Adobe Commerce as a Cloud Service in versione SaaS multi-tenant, con aggiornamenti automatici; Adobe Commerce on Cloud, che è la versione PaaS su infrastruttura dedicata; e Adobe Commerce Optimizer, che non è una piattaforma ma un livello di storefront e merchandising da appoggiare sopra un motore di commercio esistente, anche di terzi. La versione on-premise non compare più fra i pacchetti presentati.
Lo stesso codice, due contratti diversi
Il punto che quasi nessuno mette a fuoco è che Magento Open Source e Adobe Commerce condividono la stessa base di codice, la stessa 2.4.x. Stessa architettura, stesso modello dati, stessa complessità di manutenzione, stesso peso sul frontend. Un modulo scritto per l'una gira sull'altra.
Quello che cambia non è il software: è cosa hai comprato insieme al software. Da una parte una licenza, un fornitore, delle patch garantite e qualcuno che risponde quando qualcosa si rompe. Dall'altra parte niente di tutto questo, e la responsabilità intera sull'azienda.
Questa distinzione, che per anni è stata una preferenza, dal 2025 è diventata una differenza di rischio misurabile. Ecco perché.
Le differenze che contano davvero
Il supporto e il ciclo di vita: la differenza più grossa, e la meno discussa
La Software Lifecycle Policy di Adobe, il documento contrattuale che regola per quanto tempo una versione riceve patch di qualità e di sicurezza, dichiara esplicitamente di non applicarsi a Magento Open Source. Non è un'interpretazione: è scritto nel testo della policy, fra le cose escluse dal suo perimetro.
Tradotto in pratica: la rete di protezione contrattuale esiste solo per chi paga la licenza. Chi è su Magento Open Source non è coperto da quella policy, e dipende da quanto la community riesce a fare, e da quando.
Le date, poi, dicono il resto. Adobe garantisce tre anni di supporto standard dalla data di rilascio di ogni versione a partire dalla 2.4.4. Il supporto esteso per le versioni 2.4.4 e 2.4.5 si chiude fra aprile e agosto 2026, quello regolare della 2.4.6 l'11 agosto 2026, quello della 2.4.7 il 9 aprile 2027. Sulle 2.4.6 e 2.4.7 Adobe ha aggiunto un anno di supporto ulteriore senza costi.
E c'è la novità che cambia il calcolo, ed è recente: Adobe ha introdotto una politica di aggiornamento forzato per Adobe Commerce on Cloud. Dal 1° giugno 2027 non manterrà più gli ambienti Cloud che girano su versioni non supportate, e si riserva il diritto di dismetterli. Chi è sul Cloud, quindi, non ha più la scelta di restare fermo: deve salire di versione o passare ad Adobe Commerce as a Cloud Service. Il costo dell'aggiornamento, prima facoltativo, adesso è una voce di bilancio con una scadenza.
Un dettaglio che pesa più di quanto sembri: Adobe dichiara di non fornire fix per le dipendenze di terze parti, PHP, MySQL, MariaDB, OpenSearch e le altre, che raggiungono il fine vita mentre lo store è ancora dentro il periodo di supporto. Il presidio di quelle dipendenze resta all'azienda anche quando la licenza c'è.
I moduli commerciali
È la differenza che tutti conoscono, ed è la meno decisiva. Adobe Commerce aggiunge alla base open source il modulo B2B, Page Builder, la ricerca avanzata, la segmentazione dei clienti, lo staging dei contenuti, le raccomandazioni prodotto. Sono funzioni serie, e su un progetto complesso servono.
La cosa da sapere, però, è che sul perimetro esatto conviene guardare il contratto e non il sito. Sulla pagina prezzi il B2B compare fra le funzioni dei pacchetti completi; nella descrizione di prodotto di Adobe Commerce on Cloud, il modulo B2B compare fra gli add-on, con una propria dotazione di risorse legata alla fascia di fatturato. Non è una contraddizione da risolvere leggendo un blog: è una domanda da fare in trattativa, e va fatta prima di firmare.
L'infrastruttura: chi la possiede
Su Magento Open Source l'infrastruttura è interamente dell'azienda: server, cache, motore di ricerca, code, backup, monitoraggio, sicurezza perimetrale. È la voce di costo che nessuno mette nel confronto con le piattaforme SaaS, ed è anche la voce che cresce da sola man mano che il traffico cresce.
Su Adobe Commerce on Cloud l'infrastruttura è gestita da Adobe, ma non è illimitata: è dimensionata, e nel contratto compare come dotazione annua di risorse di calcolo. Se la si supera, si licenzia capacità aggiuntiva. È un modello ragionevole, ma è un modello a consumo, e va letto come tale.
Su Adobe Commerce as a Cloud Service, che è la versione SaaS multi-tenant, gli aggiornamenti sono automatici e l'infrastruttura è di Adobe. È il pacchetto verso cui Adobe sta spingendo, ed è anche quello che assomiglia di più, come modello, a ciò che offre una piattaforma SaaS nata tale.
Il contratto: come si misura ciò che paghi
Qui sta la differenza che i confronti fra piattaforme non raccontano mai, e che in una trattativa vale più di dieci funzioni. Il prezzo di Adobe Commerce non è pubblicato e non esiste un listino: si costruisce caso per caso, e la variabile su cui si costruisce è il fatturato.
Nelle descrizioni di prodotto di Adobe, il livello di prezzo è definito come la fascia di GMV e di valore medio dell'ordine, oppure come limite di ordini, indicata nel documento d'ordine. GMV e valore medio dell'ordine hanno una definizione contrattuale precisa, e Adobe si riserva il diritto di accedere ai dati necessari per calcolarli. Se il fatturato reale supera la soglia dichiarata, Adobe può adeguare le tariffe.
Non è una clausola scandalosa, ed è comune fra i software enterprise. Ma è una cosa che va saputa: su Adobe Commerce il costo cresce col fatturato per costruzione, ed è scritto nel contratto, non nella fattura dell'hosting. Il calcolo del costo totale di possesso è il posto in cui questo meccanismo va messo, insieme a tutto il resto.
Magento Open Source non è abbandonata: Mage-OS e Hyvä
Sarebbe disonesto raccontare l'open source come una piattaforma morente, perché non lo è, e chi vende Shopify raccontandola così perde credibilità al primo interlocutore competente.
Esiste Mage-OS, una distribuzione della community costruita sopra Magento Open Source, compatibile con le estensioni e i temi esistenti, che pubblica le correzioni di sicurezza appena la community le valida invece di aspettare il calendario di Adobe. La versione 3.0 è uscita a maggio 2026.
Ed esiste Hyvä, il frontend moderno che ha risolto il problema storico della lentezza del tema Luma. Da novembre 2025 il tema è diventato open source e gratuito: era la principale barriera economica all'adozione, ed è caduta.
Chi ha un team tecnico interno solido, un catalogo lineare e un budget stabile per la manutenzione può fare cose buone su questo stack, e va detto. Ma la domanda giusta non è se Magento Open Source sia viva: è cosa non risolve. Non risolve la gestione dell'infrastruttura, che resta a carico dell'azienda. Non risolve il presidio degli aggiornamenti, che resta un progetto ricorrente. Non risolve la responsabilità sulla sicurezza e sulla conformità, che resta interamente sull'azienda. E non porta con sé un fornitore a cui rivolgersi quando qualcosa si rompe di sabato.
Da Magento Open Source: le ragioni che portano a Shopify
Chi è sull'open source ha una posizione precisa, e le ragioni per guardare altrove sono specifiche di quella posizione.
La prima è che il paracadute contrattuale non c'è. La policy sul ciclo di vita di Adobe non copre Magento Open Source, e quando esce una vulnerabilità grave la risposta dipende da quanto è reattiva la community e da quanto è reattiva l'agenzia. Su una piattaforma gestita quella responsabilità è del fornitore, per contratto.
La seconda è il costo pieno di una licenza che costa zero. L'hosting dimensionato, il presidio degli aggiornamenti, le estensioni commerciali da rinnovare e tenere compatibili fra loro, le ore che servono ogni volta che una patch entra in conflitto con una personalizzazione. Nessuna di queste voci compare nel confronto quando si dice che l'open source è gratuito, e tutte compaiono nel bilancio.
La terza è il mercato del lavoro. Trovare oggi uno sviluppatore Magento senior in Italia, e tenerlo, costa più che qualche anno fa, e la platea si è ristretta. È un rischio operativo che non si legge in nessun preventivo, e che si scopre quando la persona che teneva in piedi il sistema se ne va.
Da Adobe Commerce: le ragioni che portano a Shopify
Chi è su Adobe Commerce parte da una posizione diversa: paga, e in cambio ha un fornitore. Le ragioni per fare i conti, qui, sono altre tre.
La prima è l'aggiornamento obbligatorio. Con l'enforcement sul Cloud dal giugno 2027, il costo dell'upgrade non è più rinviabile: è una voce con una data. Nel momento in cui si deve comunque spendere per salire di versione, la domanda su dove spendere quei soldi diventa legittima, ed è esattamente il momento in cui molte aziende si mettono a confrontare.
La seconda è che la licenza cresce col fatturato. È il modello, ed è nel contratto: la fascia di prezzo dipende dal GMV. Significa che il successo commerciale si traduce automaticamente in un aumento del costo della piattaforma, e che il rinnovo è una trattativa in cui l'azienda arriva strutturalmente più debole di quando ha firmato la prima volta.
La terza è la complessità che si paga due volte. Adobe Commerce è una suite potente, ma resta la stessa base di codice dell'open source: la manutenzione, gli aggiornamenti conflittuali con il custom, il frontend da tenere veloce. Si paga una licenza importante e si continua a pagare la complessità. Per molti brand middle market è questa somma, e non una funzione mancante, a far partire la valutazione.
Vale la pena aggiungere una cosa, perché è onesta: chi ha requisiti di personalizzazione estrema del backend, o vincoli particolari che richiedono il controllo totale del codice, ha ancora buone ragioni per restare. Il punto non è che Adobe Commerce sia sbagliata: è che per la maggior parte dei brand la complessità che offre è più di quella che serve, e la si paga tutta.
Come si sceglie, in pratica
La domanda giusta non è quale versione di Magento sia migliore. È dove si vuole che stia la responsabilità: sull'azienda, su un fornitore che vende licenza e supporto ma lascia l'infrastruttura in mezzo, o su una piattaforma che la prende tutta.
Da lì discende tutto il resto, compresa la scelta della piattaforma di destinazione, che è un ragionamento a sé e sta nel pillar sul replatforming. Se invece la decisione è già presa e serve capire come si organizza il passaggio, entità per entità, il posto giusto è la guida su come si migra da Magento a Shopify Plus.
Domande frequenti sulle versioni di Magento
Magento Community e Magento Enterprise esistono ancora?
No, quei nomi sono stati ritirati dopo l'acquisizione da parte di Adobe nel 2018. Community è diventata Magento Open Source, Enterprise è diventata prima Magento Commerce e poi Adobe Commerce. Chi usa ancora i nomi vecchi sta ragionando su un listino che non esiste più.
Qual è la differenza fra Magento Open Source e Adobe Commerce?
Condividono la stessa base di codice. Adobe Commerce aggiunge i moduli commerciali, fra cui il B2B e Page Builder, l'infrastruttura gestita nelle versioni cloud e soprattutto il supporto contrattuale. La differenza più rilevante è proprio quest'ultima: la policy sul ciclo di vita di Adobe dichiara di non applicarsi a Magento Open Source.
Quanto costa Adobe Commerce?
Adobe non pubblica un listino: la pagina prezzi ufficiale presenta i pacchetti e rimanda al commerciale. Il prezzo si definisce caso per caso, su fasce di fatturato e valore medio dell'ordine indicate nel documento d'ordine, e può essere adeguato se il fatturato reale supera la soglia dichiarata.
Conviene restare su Magento Open Source visto che è gratis?
La licenza è gratuita, il resto no: hosting, manutenzione, sicurezza, aggiornamenti e sviluppo compongono la quasi totalità del costo reale. E manca la copertura contrattuale sul supporto, perché la policy di Adobe non si applica all'open source. Il confronto va fatto sul costo pieno nel tempo, non sul prezzo della licenza.
Adobe sta abbandonando Magento?
Non lo sta abbandonando, lo sta spostando. La direzione è chiara: dalla versione on-premise, che non compare più fra i pacchetti presentati, verso il cloud e verso il SaaS, con un aggiornamento reso obbligatorio sugli ambienti Cloud a partire dal giugno 2027. Chi resta indietro sulle versioni non viene lasciato in pace: viene messo davanti a una scadenza.
In sintesi
Fra Magento Open Source e Adobe Commerce non cambia il software: cambia chi risponde quando qualcosa si rompe, chi possiede l'infrastruttura e come si misura ciò che si paga. Sono tre differenze contrattuali, non tecniche, e sono le uniche che contano nel momento in cui si deve decidere.
Chi è sull'open source non ha copertura contrattuale sul supporto e paga in ore tutto quello che non paga in licenza. Chi è su Adobe Commerce paga una licenza indicizzata sul proprio fatturato, e dal giugno 2027 sul Cloud paga anche un aggiornamento che non può più rimandare. In entrambi i casi, il momento in cui si fanno i conti veri arriva, e arriva presto.
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