Costi Adobe Commerce contro Shopify Plus: come si calcola il TCO davvero
Adobe non pubblica i prezzi di Adobe Commerce. Il modello di costo però è documentato: come si calcola il TCO davvero, senza cifre inventate, e cosa chiedere in trattativa.


La domanda arriva sempre nella stessa forma, ed è sempre la domanda sbagliata: quanto costa la licenza. La licenza, dove c'è, è la voce più piccola e più prevedibile dell'intero conto. Il costo di una piattaforma ecommerce è il suo costo totale di possesso, e su un orizzonte di tre o cinque anni la licenza pesa molto meno di quanto pesi tutto il resto.
Serve però una premessa di metodo, e va fatta subito perché cambia tutto ciò che segue. Adobe non pubblica i prezzi di Adobe Commerce. Non esiste un listino, non esiste una tabella, non esiste una cifra ufficiale a cui fare riferimento. In rete circolano range che vanno dai 20.000 ai 450.000 dollari l'anno, tutti presentati come stime di partner, e sono talmente divergenti fra loro da non essere utilizzabili: se le fonti si contraddicono di un fattore venti, il problema non è quale scegliere, è che nessuna vale.
In questo articolo, quindi, non troverai una cifra per Adobe Commerce. Troverai una cosa più utile: il modello di costo, che Adobe pubblica eccome, nei documenti contrattuali. E il metodo per costruire un confronto onesto, con le domande da portare in trattativa. Perché un TCO non si fa con una cifra trovata su un blog: si fa con le voci giuste e con i numeri della propria azienda.
Perché su Adobe Commerce non troverai un prezzo
La pagina prezzi ufficiale di Adobe è pubblica, ed è istruttiva proprio per quello che non contiene. Presenta tre pacchetti, Adobe Commerce as a Cloud Service in versione SaaS, Adobe Commerce on Cloud in versione PaaS e Adobe Commerce Optimizer, elenca le funzioni di ciascuno, e sotto ognuno mette lo stesso bottone: chiedi il prezzo. Non c'è un solo numero in tutta la pagina.
Non è una svista, è il modello commerciale. Il prezzo si costruisce in trattativa, sull'azienda che ha davanti, e questo ha una conseguenza che nessuno dice ad alta voce: due aziende della stessa dimensione, nello stesso settore, possono pagare cifre diverse per lo stesso software. Il prezzo dipende anche da come è andata la trattativa.
Per chi deve costruire un business case, questa opacità è un problema reale. Non si può mettere una pagina prezzi in un consiglio di amministrazione. Si può però mettere il meccanismo, e il meccanismo è documentato.
Il modello di costo di Adobe Commerce, quello sì pubblicato
Le descrizioni di prodotto di Adobe sono documenti legali, pubblici, e dicono con precisione come si costruisce il prezzo, anche se non dicono quanto.
Il primo elemento è il livello di prezzo. Nella descrizione di prodotto di Adobe Commerce on Cloud, il livello di prezzo è definito come la fascia di GMV e di valore medio dell'ordine, oppure come limite di ordini, ed è indicato nel documento d'ordine. In parole povere: si paga in funzione di quanto si fattura.
Il secondo elemento è la definizione contrattuale di quel fatturato, che è precisa. Il GMV è il valore totale delle transazioni processate sui siti del cliente in un anno contrattuale, al netto di spedizione, dazi, imposte e interessi, convertito in dollari a fine anno per la riconciliazione. Il valore medio dell'ordine è il GMV diviso il numero di transazioni. Non sono definizioni approssimative: sono i termini su cui si misura la fattura.
Il terzo elemento è quello che in una trattativa nessuno spiega spontaneamente, e va conosciuto. Adobe si riserva il diritto di accedere ai dati necessari per calcolare GMV e valore medio dell'ordine, e stabilisce che se il fatturato reale risulta superiore alla soglia dichiarata, le tariffe del documento d'ordine possono essere adeguate. Tradotto: se l'azienda cresce più di quanto aveva previsto quando ha firmato, il costo della piattaforma sale.
Il quarto elemento riguarda l'infrastruttura, ed è la voce che sfugge più spesso. Su Adobe Commerce on Cloud l'infrastruttura non è illimitata: è espressa nel contratto come dotazione annua di risorse di calcolo, e se la si supera in modo persistente si deve licenziare capacità aggiuntiva. È una piattaforma gestita, ma con un tetto misurato, ed è un tetto che il Black Friday può toccare.
Il quinto elemento sono gli add-on. Nella descrizione di prodotto compaiono come voci separate rispetto al pacchetto base cose che molti danno per incluse: Commerce Intelligence, i servizi di pagamento, l'order management, e in certe configurazioni anche il modulo B2B, che porta con sé una propria dotazione di risorse legata alla fascia di fatturato. Cosa sia dentro e cosa sia fuori dal pacchetto lo dice il documento d'ordine, non il sito.
Il modello di costo di Shopify Plus: cosa è pubblico e cosa no
Sull'altro lato del confronto la situazione è diversa, ma non è la trasparenza totale che a volte si racconta, e vale la pena essere precisi anche qui.
Quello che Shopify pubblica sulla pagina prezzi ufficiale di Shopify Plus: il canone parte da 2.300 dollari al mese con contratto triennale e da 2.500 dollari al mese con contratto annuale, per configurazioni e integrazioni standard. Il negozio principale e nove negozi di espansione sono compresi nel canone; ogni negozio ulteriore costa 300 dollari al mese. Chi usa un gateway di pagamento diverso da Shopify Payments paga a Shopify uno 0,20% per transazione, oltre alle commissioni del proprio provider. Per migrare Shopify non chiede nulla.
Quello che Shopify non pubblica, ed è giusto dirlo: le tariffe delle carte, che variano per paese e si concordano con il commerciale; e soprattutto la fee variabile. Shopify dichiara che le strutture più complesse e ad alto volume passano a una fee variabile basata su fatturato e modello di business, ma non pubblica né la soglia a cui scatta né la percentuale. Le cifre che circolano su questo punto, con soglie intorno agli 800.000 dollari mensili e percentuali fra lo 0,25% e lo 0,40%, vengono da blog di agenzie, non da Shopify. Non le usiamo, e consigliamo di non usarle in un business case.
C'è poi un vincolo contrattuale che sposta il conto per i gruppi, e viene scoperto tardi: il contratto Plus copre un marchio. Più marchi sotto la stessa azienda richiedono contratti separati. Un gruppo con tre brand paga tre canoni, e questo va nel foglio di calcolo fin dal primo giorno.
Magento Open Source: il costo di ciò che non si paga
La licenza è zero, e questo è l'unico numero certo dell'intero confronto. Tutto il resto è a carico dell'azienda: l'infrastruttura dimensionata sul picco e non sulla media, con cache, motore di ricerca, code e backup; il presidio degli aggiornamenti, che è un progetto ricorrente e non una spunta; le estensioni commerciali, che si pagano e vanno tenute compatibili fra loro; e le ore di sviluppo che servono ogni volta che una patch entra in conflitto con una personalizzazione.
C'è una voce in più, che nel 2026 pesa e che nessuno mette a bilancio: la policy sul ciclo di vita di Adobe, quella che regola per quanto tempo una versione riceve patch, dichiara di non applicarsi a Magento Open Source. Chi è sull'open source non ha una copertura contrattuale sul supporto, e il costo di quel rischio è reale anche se non compare in nessuna fattura, finché non compare tutto insieme.
La sintesi è quella di sempre, e regge: gratis non vuol dire economico. Vuol dire che il costo è distribuito su voci variabili, difficili da prevedere, e che nessuno ti manda a fine mese.
Le sette voci di un TCO fatto bene
Questo è il metodo, ed è la parte che vale. Un confronto onesto fra piattaforme si costruisce su sette voci, su un orizzonte di tre anni, con i numeri della propria azienda e non con quelli di un caso di studio.
Uno, la licenza o il canone. Su Shopify Plus è pubblicato e prevedibile, con l'incognita della fee variabile ad alto volume. Su Adobe Commerce è ignoto finché non arriva l'offerta, e cresce col fatturato per costruzione. Su Magento Open Source è zero.
Due, l'infrastruttura. Su Shopify è dentro il canone. Su Adobe Commerce on Cloud è gestita ma dimensionata, con una dotazione di risorse che se si supera si paga. Su Magento Open Source è interamente da comprare e da presidiare, ed è la voce che cresce insieme al traffico.
Tre, la sicurezza e la conformità. Su una piattaforma SaaS sono responsabilità del fornitore, per contratto. Su Adobe Commerce sono condivise: Adobe copre la propria applicazione ma dichiara di non coprire le dipendenze di terze parti, PHP, database, motore di ricerca, che vanno a fine vita per conto loro. Sull'open source sono tutte dell'azienda.
Quattro, gli aggiornamenti di versione. È la voce che i confronti dimenticano sistematicamente ed è quella che in tre anni fa più danni. Su Shopify non esiste: gli aggiornamenti arrivano e basta. Su Adobe Commerce è un progetto ricorrente, e dal 1° giugno 2027, sugli ambienti Cloud, non è più facoltativo: Adobe non manterrà più gli ambienti su versioni non supportate. Chi costruisce un TCO su Adobe Commerce oggi deve mettere a bilancio almeno un upgrade nel triennio, e sapere che ha una data.
Cinque, i moduli e le app. Su tutte e tre le piattaforme c'è una spesa ricorrente in software di terzi, e va contata sulla propria lista, non su una media. La differenza sta in quante di quelle funzioni sono native: ogni modulo che la piattaforma sostituisce non è solo un canone in meno, è una compatibilità in meno da presidiare a ogni aggiornamento.
Sei, lo sviluppo e la manutenzione del custom. Ogni personalizzazione genera un debito che si paga a ogni aggiornamento. È la voce più sottostimata di tutte, e l'unica che si può misurare guardando indietro: quante ore di sviluppo sono servite negli ultimi due anni solo per tenere in piedi l'esistente, senza aggiungere nulla.
Sette, il tempo del team interno. Le ore che l'ecommerce manager e il marketing passano in coda allo sviluppo per fare cose che su un'altra piattaforma farebbero da soli. Non è una voce di costo contabile, è una voce di costo opportunità, ed è quella che i direttori generali capiscono meglio di tutte.
Le domande da fare in trattativa
Un TCO non si costruisce con le cifre di un blog: si costruisce con le risposte del fornitore. Queste sono le domande che vanno fatte, e vanno fatte per iscritto.
Ad Adobe. In quale fascia di GMV e di valore medio dell'ordine mi collocate, e cosa succede esattamente se la supero durante l'anno? Qual è la dotazione di risorse di calcolo compresa, e quanto costa la capacità aggiuntiva se il picco la supera? Il modulo B2B è dentro il pacchetto base o è un add-on nel mio documento d'ordine? Quali servizi, fra Intelligence, pagamenti e order management, sono compresi e quali si pagano a parte? E infine, la domanda che vale il triennio: qual è il costo stimato dell'aggiornamento di versione che dovrò fare prima della scadenza dell'enforcement, e chi lo fa?
A Shopify. Qual è la soglia esatta a cui il mio canone passa alla fee variabile, e con quale percentuale? Quali sono le tariffe delle carte per il mio paese e per il mio mix di pagamenti? Quanti negozi mi servono davvero fra mercati e marchi, e quanti contratti significa? E se ho più marchi, quanto costa l'insieme, non il singolo canone?
Nessuna di queste domande è scortese, e chi vende sul serio risponde volentieri. Il fornitore che non risponde su una di queste voci sta dicendo qualcosa, ed è un'informazione utile anche quella.
Come si legge il risultato
Alla fine dell'esercizio la conclusione non è quasi mai quella che ci si aspetta, e non è che il SaaS costa meno in assoluto. Il canone di Shopify Plus è più alto di una licenza Magento Open Source, che è zero, ed è confrontabile con una licenza Adobe Commerce di fascia media.
La differenza è un'altra, ed è la ragione per cui in ICT Sviluppo il grosso del lavoro sono ormai i replatforming da Magento e Adobe Commerce: cambia quante voci del conto sono note prima di firmare. Da una parte un canone pubblicato, con dentro infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti, e una sola incognita dichiarata, la fee variabile ad alto volume. Dall'altra un prezzo che si scopre in trattativa, indicizzato sul proprio fatturato, con un'infrastruttura a consumo e un aggiornamento obbligatorio con una data.
Sono due modelli diversi di gestione del rischio, non due prezzi. E per la maggior parte dei brand middle market ed enterprise, la prevedibilità vale quanto il risparmio, spesso di più. Per chi ha requisiti di controllo totale del codice, il conto può ancora tornare dall'altra parte: è raro, ma succede, ed è giusto dirlo.
Il costo del progetto di migrazione è un capitolo a sé, e non va confuso con il costo della piattaforma: lo abbiamo scomposto voce per voce nell'articolo sul budget di un progetto Shopify Plus. Il quadro generale dei piani e delle commissioni di Shopify, invece, sta nella guida ai costi e ai prezzi di Shopify. E la decisione se cambiare o no, che viene prima di tutti i conti, sta nel pillar sul replatforming.
Domande frequenti sui costi di Adobe Commerce e Shopify Plus
Quanto costa Adobe Commerce all'anno?
Adobe non pubblica un listino e non esiste una cifra ufficiale: la pagina prezzi presenta i pacchetti e rimanda al commerciale. Il prezzo si definisce in trattativa, su fasce di GMV e valore medio dell'ordine indicate nel documento d'ordine. Le cifre che circolano online sono stime di partner che si contraddicono fra loro, e non vanno usate in un business case.
Quanto costa Shopify Plus?
Il canone parte da 2.300 dollari al mese con contratto triennale e da 2.500 dollari con contratto annuale, per configurazioni standard, secondo quanto pubblicato da Shopify. Sopra certi volumi si passa a una fee variabile di cui Shopify non pubblica né soglia né percentuale. A questo si aggiungono le commissioni sui pagamenti e, se si usa un gateway esterno, uno 0,20% per transazione.
Magento Open Source è davvero gratuito?
La licenza sì, il resto no. Hosting, sicurezza, aggiornamenti, estensioni e sviluppo compongono la quasi totalità del costo reale, e a differenza delle piattaforme a licenza non c'è una copertura contrattuale sul supporto, perché la policy sul ciclo di vita di Adobe non si applica all'open source.
Su quale orizzonte si confrontano le piattaforme?
Tre anni è il minimo sensato, cinque è meglio. Su un anno solo la licenza domina il conto e il confronto non dice nulla; su tre anni emergono le voci che pesano davvero, cioè gli aggiornamenti di versione, la manutenzione del custom e l'infrastruttura.
In sintesi
Il confronto dei costi fra Adobe Commerce e Shopify Plus non si può fare con due cifre, perché una delle due cifre non esiste. Si può fare, e va fatto, con le sette voci del costo totale, l'orizzonte di tre anni e i numeri della propria azienda.
Quello che il confronto restituisce non è un risparmio garantito: è una fotografia di quante voci del conto si conoscono prima di firmare, e di quante invece si scoprono strada facendo. Nel 2026, con l'aggiornamento obbligatorio sugli ambienti Cloud in arrivo e la licenza indicizzata sul fatturato, quella fotografia è cambiata parecchio rispetto a due anni fa. Vale la pena rifarla.
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