BigCommerce e Shopify a confronto: le differenze e perché la partita è chiusa
Shopify o BigCommerce? Differenze reali, numeri di mercato e il motivo per cui, tra le due piattaforme SaaS, il mercato ha scelto Shopify.


Per anni la scelta tra Shopify e BigCommerce è stata raccontata come una gara alla pari: due piattaforme software as a service, entrambe ospitate, entrambe con sicurezza e conformità gestite dal fornitore, entrambe pensate per chi non vuole amministrare server. Sulla carta sono le due piattaforme più direttamente confrontabili che esistano. Eppure, se si guarda dove è andato il mercato, la gara ha un esito piuttosto netto, e vale la pena capire perché.
Chi scrive questo pezzo ha lavorato in prima persona su BigCommerce, quindi non parte da un pregiudizio ma da esperienza diretta. L'obiettivo non è dichiarare un vincitore per partito preso, ma mettere le differenze una accanto all'altra, guardare i numeri di mercato e spiegare, con onestà, perché oggi la stragrande maggioranza dei progetti di fascia media ed enterprise finisce su Shopify.
Due piattaforme SaaS, due filosofie
La radice della differenza è filosofica, prima che tecnica. BigCommerce ha scommesso sull'open SaaS: molte funzioni native di serie e API aperte, per ridurre la dipendenza dalle app e dare più controllo a chi ha un team tecnico. Shopify ha scommesso sull'esperienza e sull'ecosistema: un nucleo essenziale fatto benissimo, un checkout ossessivamente ottimizzato, e attorno un marketplace di app enorme che copre praticamente ogni esigenza. Due strade diverse per lo stesso problema, e il mercato ha premiato la seconda.
Vale la pena ricordare da dove arrivano. Le due piattaforme sono cresciute quasi in parallelo nel decennio del boom del direct-to-consumer, quando migliaia di brand hanno deciso di vendere online in proprio invece che affidarsi solo ai marketplace. In quel momento la scelta tra le due era davvero aperta, e molte agenzie, la nostra compresa, hanno lavorato su entrambe. Poi, negli anni, il mercato ha iniziato a inclinarsi, e l'inclinazione è diventata sempre più marcata fino a trasformarsi nel quadro attuale. Capire perché è successo è più utile che limitarsi a constatarlo.
Le differenze che contano davvero
Confrontare piattaforme voce per voce rischia di diventare un elenco sterile. Meglio concentrarsi sui pochi assi lungo cui la scelta si decide davvero: ecosistema, checkout, prezzo, internazionalizzazione, B2B e prestazioni.
Ecosistema di app e temi
È il divario più visibile. Shopify mette a disposizione un marketplace nell'ordine delle migliaia di app e un catalogo di temi molto ampio; BigCommerce si ferma a poche centinaia. Nella pratica di un progetto questo significa che su Shopify quasi ogni esigenza ha già una soluzione pronta e collaudata, mentre su BigCommerce capita più spesso di dover sviluppare su misura ciò che altrove si installa in un pomeriggio. Meno app non è di per sé un difetto, ma su un progetto complesso si traduce in tempi e costi di sviluppo maggiori.
Checkout e conversione
Il checkout è storicamente il terreno dove Shopify ha costruito il suo vantaggio più difendibile. Anni di ottimizzazione, un flusso a bassissimo attrito e il pagamento accelerato di Shop Pay hanno prodotto tassi di conversione che le comparazioni indipendenti danno spesso a favore di Shopify. Poiché il checkout è il punto in cui il fatturato si concretizza o si perde, qualche punto percentuale di conversione in più su questo passaggio vale, sul volume, molto più di qualsiasi funzione secondaria. Ne abbiamo scritto in dettaglio nella guida al checkout ecommerce e a cosa cambia con Shopify.
Prezzo e modello di crescita
Qui i due modelli divergono in modo interessante. BigCommerce non applica commissioni di piattaforma sulle transazioni, un vantaggio reale sul volume, ma lega l'avanzamento di piano al fatturato annuo transato: cresci, e sei tenuto a salire di piano. Shopify trattiene invece una piccola percentuale sulle transazioni quando non si usa il suo sistema di pagamento, ma non obbliga a cambiare piano solo perché il negozio vende di più. Nessuno dei due è a priori più economico: dipende dal mix tra volume, gateway usato e funzioni necessarie, ed è un calcolo che va fatto sul caso concreto.
Internazionalizzazione e vetrine multiple
BigCommerce ha puntato presto sul multi-storefront, la gestione di più vetrine dallo stesso back end. Shopify risponde con i Mercati, che permettono di attivare un paese solo quando è davvero pronto, con valuta locale, prezzi e regole fiscali dedicate, il tutto governato da un'unica piattaforma. Per chi vende all'estero il tema è centrale, e lo approfondiamo in internazionalizzazione dell'ecommerce.
B2B
Entrambe le piattaforme trattano oggi il B2B in modo nativo, con logiche di listini, account aziendali e ruoli. Le differenze esistono e sono sostanziali, ma meritano un discorso a parte: le abbiamo messe a confronto voce per voce nel pezzo dedicato all'ecommerce B2B con BigCommerce e Shopify.
Facilità d'uso e amministrazione
C'è poi il lato meno appariscente ma quotidiano: chi userà la piattaforma tutti i giorni. Shopify è costruito attorno alla semplicità d'uso, con un pannello pulito che un ecommerce manager impara in fretta e che riduce la dipendenza dal reparto tecnico per le operazioni ordinarie, dal caricamento prodotti alle promozioni. BigCommerce offre più opzioni native, il che è un pregio, ma proprio questa ricchezza rende l'amministrazione meno immediata e la curva di apprendimento più ripida. Su un progetto reale, dove la piattaforma la usa un team e non un solo specialista, la facilità d'uso quotidiana incide sul costo del lavoro più di quanto si pensi in fase di scelta.
Prestazioni e velocità
Sul fronte delle prestazioni, l'infrastruttura globale interamente gestita di Shopify tende a garantire tempi di risposta migliori e una tenuta più solida nei picchi, come il Black Friday, senza interventi manuali. È il tipo di robustezza che su volumi alti smette di essere un tecnicismo e diventa fatturato: un negozio che rallenta o cade nel momento di massimo traffico perde vendite proprio quando ne farebbe di più.
I numeri di mercato: dov'è finita la sfida
Le funzioni raccontano una parte della storia, i numeri la completano. Shopify ha superato i mille miliardi di dollari di transato cumulato, presidia circa un terzo del milione di ecommerce a più traffico e, secondo le rilevazioni, è arrivato a coprire una quota nettamente maggioritaria dei principali brand direct-to-consumer al mondo. La società cresce a ritmi da doppia cifra e investe in ricerca e sviluppo cifre nell'ordine del miliardo e mezzo di dollari l'anno.
Dall'altra parte, BigCommerce presidia una quota di mercato di pochi punti percentuali, con un parco di negozi attivi molto più contenuto. Nell'estate del 2025 la capogruppo ha cambiato nome in Commerce.com, passando dal simbolo di borsa BIGC a CMRC, e presenta, secondo le rilevazioni pubbliche più recenti, una capitalizzazione nell'ordine delle poche centinaia di milioni di dollari e una crescita del fatturato più contenuta. È il profilo di un operatore focalizzato sulla propria fascia di mercato, più che di un contendente per la leadership.
Il divario si legge bene anche restringendo il campo ai brand che contano. Tra i principali marchi direct-to-consumer al mondo, la quota che gira su Shopify è schiacciante, segno che la piattaforma ha vinto proprio nella fascia alta del mercato, quella dove le esigenze sono più complesse e dove ci si aspetterebbe la battaglia più dura. Negli Stati Uniti, il solo Shopify vale ormai una porzione a doppia cifra dell'intero commercio elettronico. BigCommerce, nella stessa finestra, presidia una fetta che le rilevazioni misurano in frazioni di punto percentuale sui negozi complessivi.
C'è anche il giudizio degli analisti a dare la misura della distanza: nelle valutazioni di settore più citate Shopify figura stabilmente tra i leader, mentre BigCommerce resta collocato nella fascia degli sfidanti. La differenza, insomma, non è un'impressione: è scritta nei dati, ed è il motivo per cui la domanda "quale piattaforma ecommerce scegliere" ha oggi, per la fascia media ed enterprise, una risposta molto più semplice di dieci anni fa.
Perché il mercato ha scelto Shopify
La domanda vera non è chi ha più funzioni, ma perché la bilancia si è inclinata così nettamente. La risposta sta in un effetto rete. Più merchant scelgono Shopify, più sviluppatori costruiscono app e temi per Shopify; più app e temi esistono, più la piattaforma diventa attraente per il prossimo merchant. Lo stesso vale per le agenzie: più progetti girano su Shopify, più cresce il numero di team competenti, e più è facile per un'azienda trovare chi la segue bene. BigCommerce, pur avendo un buon prodotto, non è mai riuscito a innescare questo circolo con la stessa forza.
A questo si aggiunge la capacità di investimento. Con ricavi e margini di scala molto superiori, Shopify ha potuto spingere su ricerca e sviluppo, arrivare per prima sulle integrazioni con i nuovi canali di vendita e affinare il checkout fino a farne un vantaggio competitivo difficile da colmare. La scommessa dell'open SaaS di BigCommerce, per quanto sensata, ha prodotto una piattaforma potente ma senza la gravità di ecosistema necessaria a diventare uno standard di mercato. Non è che BigCommerce abbia sbagliato prodotto: è che Shopify ha costruito un ecosistema, e nel software di massa l'ecosistema batte quasi sempre la singola funzione.
Un modo concreto di vedere questo effetto è guardare al lavoro quotidiano di chi costruisce ecommerce. Su Shopify uno sviluppatore trova documentazione ricca, una comunità enorme, strumenti maturi e un flusso costante di progetti su cui affinare il mestiere. Questa gravità di sviluppatori si traduce, dal punto di vista del merchant, in soluzioni migliori e in tempi più rapidi. È lo stesso meccanismo che rende difficile invertire la rotta: anche se domani BigCommerce colmasse ogni divario di prodotto, resterebbe indietro sull'ecosistema, che è la parte più lenta da ricostruire.
Il fattore agenzia: perché in Italia conta doppio
C'è un aspetto che le comparazioni internazionali trascurano ma che in Italia pesa più che altrove: la disponibilità di un partner competente sul territorio. Una piattaforma, per quanto buona, non si gestisce da sola in un progetto enterprise: servono un team che la conosca a fondo, un'agenzia in grado di seguire la migrazione e il post go-live, sviluppatori reperibili quando qualcosa va sistemato. Sul mercato italiano l'ecosistema di competenze si è concentrato in modo netto su Shopify, con un numero di partner certificati e di professionisti esperti incomparabilmente più alto rispetto a BigCommerce.
Per un'azienda che avvia un progetto pluriennale, questo significa una cosa pratica: scegliere Shopify vuol dire poter contare su un mercato di fornitori ampio e in salute, con la possibilità di cambiare partner senza ripartire da zero; scegliere BigCommerce in Italia vuol dire, spesso, dipendere da una manciata di interlocutori. Non è un giudizio sulla piattaforma in sé, è una valutazione di rischio operativo che chi decide non può ignorare. Su come orientarsi tra i partner, abbiamo scritto una guida a come scegliere un partner Shopify Plus.
Quando BigCommerce può ancora avere senso
L'onestà impone di dire anche il contrario: ci sono casi in cui BigCommerce resta un'opzione legittima. L'assenza di commissioni di piattaforma sulle transazioni, valida con qualsiasi gateway, è un argomento concreto per chi lavora su margini sottili e volumi alti. Alcune logiche B2B molto strutturate, con flussi di preventivo guidati dal compratore, trovano nell'edizione dedicata di BigCommerce una risposta pronta. E per chi è già investito sulla piattaforma e non ha esigenze che ne toccano i limiti, migrare per il gusto di migrare non ha senso. La scelta giusta dipende sempre dal caso, non dalla moda.
Migrare da BigCommerce a Shopify: come si fa
Quando invece la decisione è di passare a Shopify, la buona notizia è che il percorso è battuto. L'esportazione dei dati da BigCommerce avviene in file CSV, prodotti, clienti e ordini, che vengono poi importati in Shopify, tipicamente con lo Store Importer, e infine ripuliti e verificati. La parte tecnica della migrazione dei dati, di per sé, è la meno rischiosa: le insidie vere stanno altrove, nelle regole di reindirizzamento per non perdere il posizionamento acquisito, nel rifacimento del tema e nelle integrazioni con i sistemi aziendali.
È qui che un progetto di replatforming si gioca la sua riuscita, e non è un lavoro da improvvisare. Abbiamo raccolto il metodo, i passaggi e le trappole ricorrenti nella guida al replatforming e migrazione verso Shopify Plus, mentre per capire quale versione di Shopify serve al tuo progetto resta il riferimento la guida alle differenze tra Shopify e Shopify Plus. Se invece vuoi partire dalla radice, la scheda cos'è BigCommerce spiega la piattaforma che stai lasciando.
Domande frequenti
Shopify è meglio di BigCommerce?
Per la grande maggioranza dei progetti di fascia media ed enterprise, oggi Shopify offre un contesto migliore: ecosistema di app più ampio, checkout più forte sulla conversione, ecosistema di partner più presente e una traiettoria di mercato nettamente più solida. BigCommerce resta valido in casi specifici, come chi valorizza l'assenza di fee sulle transazioni o ha flussi B2B molto particolari, ma non è più la scelta di default.
Perché Shopify ha superato BigCommerce?
Per un effetto rete che BigCommerce non è riuscito a innescare: più merchant portano più sviluppatori e più agenzie, che a loro volta attraggono altri merchant. A questo si somma una capacità di investimento superiore, che ha permesso a Shopify di arrivare prima sui nuovi canali e di affinare il checkout fino a farne un vantaggio difficile da colmare.
Quanto costa migrare da BigCommerce a Shopify?
Non esiste un prezzo unico: dipende dalla complessità del catalogo, dal tema, dalle integrazioni con ERP e sistemi gestionali e dalla mole di reindirizzamenti SEO da gestire. La migrazione dei dati in sé è la parte meno onerosa; il grosso dell'investimento sta nel tema e nelle integrazioni. Un'analisi di scoping seria, fatta prima di partire, è il modo migliore per avere un ordine di grandezza affidabile.
BigCommerce è ancora una scelta valida oggi?
Sì, per i profili giusti. La società ha cambiato nome in Commerce.com e continua a operare con un margine lordo sano, tipico del software. Resta un operatore più piccolo e a crescita più lenta rispetto a Shopify: non è un difetto in sé, ma è un elemento che, in una decisione pluriennale, conviene mettere a bilancio insieme a funzioni ed ecosistema.
La partita, di fatto, è chiusa
Chiamarla sfida, oggi, è quasi generoso. Non perché BigCommerce sia un cattivo prodotto, non lo è, ma perché nel software di massa vince l'ecosistema, e su quel terreno Shopify ha costruito un vantaggio che le funzioni native, da sole, non colmano. Per un'azienda che sta scegliendo dove costruire il proprio canale di vendita per i prossimi anni, questo è il dato che pesa più di ogni tabella comparativa.
È il tipo di valutazione che affrontiamo con metodo prima di ogni progetto: capire i requisiti reali, misurare i compromessi e scegliere la piattaforma che sostiene l'azienda nel tempo, senza tifoserie e senza scorciatoie.
Post correlati

PrestaShop vs Shopify: il confronto funzione per funzione nel 2026
PrestaShop o Shopify: il confronto dettagliato fra l'open source francese e la piattaforma SaaS, su catalogo, checkout, B2B, multistore, aggiornamenti e modello di costo.

Costi Adobe Commerce contro Shopify Plus: come si calcola il TCO davvero
Adobe non pubblica i prezzi di Adobe Commerce. Il modello di costo però è documentato: come si calcola il TCO davvero, senza cifre inventate, e cosa chiedere in trattativa.

WooCommerce vs Shopify: il confronto funzione per funzione nel 2026
WooCommerce o Shopify: il confronto dettagliato fra il plugin open source di WordPress e la piattaforma SaaS, su catalogo, checkout, B2B, aggiornamenti e modello di costo.

Shopify in Italia: perché è cresciuto e cosa lo rende adatto al mercato italiano
Quanto vale l'ecommerce italiano, cos'è Shopify e perché è cresciuto nel mercato italiano: lingua, pagamenti, fatturazione, logistica e una rete di partner.

Shopify per l'ecommerce: perché è la piattaforma giusta per un progetto di successo
Perché Shopify è la base giusta per un ecommerce di successo: architettura SaaS, checkout che converte, ecosistema e Shopify Plus per l'enterprise. Spiegati senza marchette.

Come migrare da Magento a Shopify Plus: dati, moduli e trappole
Cosa cambia davvero quando l'origine è Magento o Adobe Commerce: le entità che non si traducono, i moduli senza corrispettivo e le trappole tipiche di quella piattaforma.
