Piattaforme ecommerce B2B a confronto: Shopify, BigCommerce, Adobe Commerce, SAP
Le principali piattaforme ecommerce B2B a confronto su listini, account aziendali, preventivi e ordine per conto del cliente: cosa copre ciascuna e come si sceglie.


Un ecommerce B2B non è un ecommerce B2C con una schermata di login davanti. Chi vende ad altre aziende ha bisogno di cose che il commercio al consumatore non richiede mai: listini differenziati per cliente, account aziendali con più utenti e ruoli, quantità minime d'ordine, preventivi, pagamento a termini, riordini rapidi, cataloghi visibili solo a chi è autorizzato. Per anni tutto questo si otteneva con piattaforme dedicate o con sviluppi su misura. Oggi le principali piattaforme lo gestiscono in modo nativo, ciascuna a modo suo, e la scelta non si fa più sulla presenza delle funzioni ma sul modello di vendita che ciascuna presuppone.
Questo articolo mette a confronto le piattaforme ecommerce B2B che si incontrano davvero in una valutazione italiana: Shopify Plus, la B2B Edition di BigCommerce, Adobe Commerce e le suite enterprise come SAP e Salesforce. Non per decretare un vincitore assoluto, che non esiste, ma per capire quale rispecchia meglio il modo in cui i tuoi clienti comprano.
La griglia: i sei criteri su cui si misura una piattaforma B2B
Prima di guardare i nomi conviene fissare la griglia. Sono i sei criteri su cui ogni piattaforma va messa alla prova, e valgono a prescindere dal fornitore. Cosa sia un ecommerce B2B e perché queste funzioni servano lo abbiamo spiegato altrove: qui le usiamo solo come metro di paragone.
- Listini per cliente: prezzi diversi per azienda o per gruppo, con scaglioni di quantità e sincronizzazione dall'ERP. Il criterio vero non è se ci sono, ma quanti listini regge la piattaforma e con quale frequenza si aggiornano.
- Account aziendali e ruoli: più compratori, un responsabile che approva, più sedi di consegna. Da verificare la profondità della gerarchia, non la sua esistenza.
- Preventivi: richiesta di offerta, trattativa sul prezzo e trasformazione del preventivo in ordine. È la funzione più disomogenea fra le piattaforme.
- Pagamento a termini: trenta, sessanta o novanta giorni, con fido e ordini di acquisto, non solo carta alla conferma.
- Ordine per conto del cliente: il commerciale che entra nell'account del compratore e ordina al posto suo. È la funzione che divide le piattaforme più di ogni altra, ed è quella che pesa di più in Italia.
- Cataloghi riservati: prodotti e prezzi visibili solo ai clienti autorizzati, fino a nascondere l'intera vetrina a chi non ha effettuato l'accesso.
Manca un criterio, che però non riguarda la piattaforma ma il progetto: quanto vale il canale. Il conto dei benefici, dei costi e dei KPI di un ecommerce B2B lo abbiamo messo in fila parlando dei vantaggi dell'ecommerce B2B. È quello che decide se il progetto si fa. La griglia qui sopra decide soltanto con cosa.
BigCommerce B2B Edition
BigCommerce affronta il B2B con un'edizione dedicata, la B2B Edition, disponibile come pacchetto sopra il piano Enterprise. La sua forza è la completezza pronta all'uso: molti dei mattoni della griglia sono già lì, da configurare invece che da sviluppare. Il fulcro è il portale del compratore, uno spazio self-service in cui l'azienda cliente gestisce ordini, preventivi, fatture e liste di riacquisto senza dover passare ogni volta dal commerciale.
Attorno al portale ruotano le gerarchie di account, con ruoli come compratore junior, compratore senior e titolare dell'account, i listini con prezzi per gruppo e scaglioni di quantità, gli ordini di acquisto, i termini di pagamento e la gestione delle fatture. A questi si sono aggiunte una gerarchia multi-azienda più profonda e un sistema di configurazione e preventivazione che genera offerte in modo strutturato. È un impianto pensato per il distributore classico: ordini ripetitivi, approvazioni a più livelli, una forza vendita interna.
La funzione che fa la differenza: il commerciale che ordina per il cliente
La B2B Edition include una funzione di impersonificazione del cliente, a volte chiamata masquerade: il commerciale accede all'account del compratore e piazza l'ordine al posto suo, gestendo preventivi e assistenza dall'interno del profilo del cliente, senza credenziali separate né giri di posta. Per un'azienda con una forza vendita che raccoglie gli ordini per conto dei clienti, spesso al telefono o in visita, è un vantaggio operativo concreto: il venditore lavora dentro il carrello del cliente come farebbe lui, e l'ordine entra già pulito nel sistema.
È un flusso che riflette un modo di vendere molto diffuso nel B2B tradizionale italiano, dove la relazione con l'agente conta e l'ordine passa spesso dalle sue mani. Chi lavora così tende a considerarlo un requisito, non un di più, ed è il punto su cui la valutazione fra piattaforme si decide più spesso.
Shopify Plus
Shopify ha scelto una strada diversa: il B2B non è un'edizione a parte ma una capacità nativa di Shopify Plus, integrata nella stessa piattaforma che gestisce il B2C. Il modello ruota attorno al concetto di azienda cliente, con le sue sedi, i suoi utenti e i suoi ruoli, i cataloghi assegnati per azienda, i listini con prezzi dedicati, i termini di pagamento e le regole di quantità.
Il tratto più distintivo è l'unificazione: B2B e B2C possono convivere sotto la stessa vetrina, con l'esperienza che si adatta a chi ha effettuato l'accesso, senza due negozi separati e senza sincronizzare inventari fra due sistemi. Per chi vende sia all'ingrosso sia al consumatore finale è la differenza fra un progetto e due. Come funzionano nel dettaglio listini, cataloghi riservati, minimi e multipli lo abbiamo passato in rassegna nella guida alla vendita all'ingrosso con Shopify Plus.
Adobe Commerce
Adobe Commerce, il vecchio Magento Commerce, ha il B2B come modulo di piattaforma: account aziendali con ruoli e permessi, listini e cataloghi condivisi per gruppo, richieste di preventivo con trattativa, liste di approvvigionamento per il riordino, inserimento rapido dell'ordine per codice. Sulla carta è la piattaforma che copre la griglia più per intero, e per anni è stata la scelta di riferimento per il B2B complesso, soprattutto dove il catalogo è enorme e le regole commerciali sono fuori standard.
Il prezzo di quella copertura è il modello. Adobe Commerce non è SaaS: va ospitata, aggiornata, mantenuta, e ogni funzione fuori standard è sviluppo, quindi è codice che qualcuno dovrà far sopravvivere agli aggiornamenti. Il costo non sta sulla licenza, sta sulle persone, e cresce con gli anni invece di restare piatto. È la ragione principale per cui molte aziende che l'hanno adottata cinque o dieci anni fa stanno oggi valutando un cambio, e non perché manchi qualcosa nelle funzioni.
Le suite enterprise: SAP e Salesforce
SAP Commerce Cloud e Salesforce B2B Commerce giocano un'altra partita. Non sono piattaforme di ecommerce che hanno aggiunto il B2B: sono pezzi di una suite aziendale che comprende già l'ERP o il CRM. Il loro argomento è la continuità. Se l'azienda vive dentro SAP, un commerce che parla nativamente la stessa lingua di anagrafiche, listini e condizioni elimina un intero strato di integrazione, che nel B2B è il punto più costoso del progetto.
L'argomento contrario è altrettanto solido. Sono progetti lunghi, costosi e vincolanti, dimensionati per organizzazioni con team IT interni, e portano una rigidità che si paga ogni volta che il business chiede una modifica al front end. Nella pratica sono la scelta giusta per la multinazionale che deve orchestrare decine di paesi e canali dentro un unico sistema di record, e quasi sempre sovradimensionate per l'azienda italiana da venti a duecento milioni di fatturato, che è il perimetro in cui si gioca la maggior parte delle valutazioni B2B.
Il confronto onesto: le tre differenze che decidono
Se si mettono le piattaforme sulla griglia, la sovrapposizione è più ampia di quanto si creda: listini per cliente, account aziendali con ruoli, cataloghi riservati, termini di pagamento e ordine rapido sono ormai nativi ovunque. Le differenze vere sono tre, ed è su queste che si decide.
La prima è il preventivo. La richiesta di offerta guidata dal compratore, con trattativa e approvazione a più passaggi, è matura e pronta all'uso nella B2B Edition di BigCommerce e nel modulo B2B di Adobe Commerce. Su Shopify lo stesso risultato si ottiene con gli ordini in bozza, affiancati dove serve da un livello applicativo dedicato. Non è un muro, è lavoro in più, e va messo nello scoping invece che scoperto a metà progetto.
La seconda è l'ordine per conto del cliente, e sul mercato italiano è la più pesante. Il flusso in cui il commerciale entra nell'account del compratore e ordina per lui è nativo e maturo nella B2B Edition; sul B2B nativo di Shopify non è, allo stesso modo, una funzione di prima parte pensata come flusso standard, e dove serve si copre con gli ordini in bozza creati dallo staff e con soluzioni applicative dedicate. Vale però la pena leggerla per quello che è, non come una casella mancante: Shopify è costruito attorno a una filosofia di disintermediazione, in cui è il compratore a servirsi da solo con il proprio catalogo e i propri prezzi. L'assenza non è una dimenticanza, è coerenza. E dove il modello di vendita richiede davvero il commerciale che ordina per il cliente, quel flusso si ricostruisce: è una scelta di scoping, non un muro.
La terza è il modello di possesso, e viene sottovalutata quasi sempre. Shopify e BigCommerce sono SaaS: la piattaforma si aggiorna da sola e il costo di mantenerla non cresce con gli anni. Adobe Commerce e le suite enterprise no: quello che si guadagna in personalizzazione lo si paga in gestione, e su un orizzonte di cinque anni la differenza raramente è marginale. Qui non entro nei numeri, perché il conto va fatto per bene: come si costruisce, e quali domande vanno portate in trattativa, sta nell'articolo sul costo totale di possesso fra Adobe Commerce e Shopify Plus. È una scelta che si fa una volta e si sconta per un decennio.
La domanda giusta, quindi, non è quale piattaforma ha più funzioni B2B, ma come comprano i miei clienti. Se il canale è dominato da ordini raccolti dagli agenti, con preventivi e trattative come norma, la B2B Edition di BigCommerce parte più vicina a quel modello. Se i clienti si servono in autonomia con il proprio listino, e magari lo stesso brand vende anche al consumatore finale, l'impianto nativo e unificato di Shopify è più naturale e molto più semplice da amministrare. Se la complessità di catalogo e di processo è davvero fuori scala, si guarda alle suite, sapendo che cosa costano.
L'integrazione conta più di ogni singola funzione
Al netto delle singole funzioni, in un progetto enterprise la scelta si decide quasi sempre su un altro terreno: l'integrazione con i sistemi aziendali. Un ecommerce B2B serio non vive isolato, deve dialogare con l'ERP per listini, disponibilità e ordini, con l'eventuale sistema di gestione ordini e con il PIM che governa i dati di prodotto. Tutte le piattaforme si integrano con i gestionali più diffusi, da SAP a Microsoft Dynamics, tramite API e middleware: il punto non è se si può fare, ma quanto è profonda e affidabile quella sincronizzazione sul caso specifico, e quanto costa mantenerla nel tempo. Se stai valutando un cambio di piattaforma per il canale all'ingrosso, come si affronta un progetto del genere senza sorprese lo abbiamo scritto nella guida al replatforming verso Shopify Plus.
Un elemento che pesa più di quanto si creda è la gestione dei dati di prodotto. Nel B2B i cataloghi sono spesso enormi, con migliaia di codici, schede tecniche, unità di misura e varianti che cambiano da cliente a cliente. Governare tutto questo a mano è impensabile: serve un sistema che tenga ordinati i dati e li distribuisca alla piattaforma in modo coerente. È il ruolo del PIM, e la sua integrazione va messa nello scoping fin dall'inizio, non aggiunta dopo. Su questo abbiamo scritto in PIM e Shopify Plus.
Ed è anche qui che torna il tema dell'ecosistema: su un progetto B2B pluriennale, poter contare su un partner che conosce a fondo la piattaforma e sa integrarla con il resto dello stack aziendale conta più di qualsiasi singola funzione nativa. Sul mercato italiano questo, oggi, spinge in modo netto verso Shopify.
Domande frequenti
Quali sono le principali piattaforme ecommerce B2B?
Sul mercato italiano se ne incontrano soprattutto quattro: Shopify Plus, con il B2B nativo integrato nella stessa piattaforma del B2C; BigCommerce con la B2B Edition sopra il piano Enterprise; Adobe Commerce, che ha un modulo B2B molto completo ma un modello non SaaS; e le suite enterprise come SAP Commerce Cloud e Salesforce B2B Commerce, dimensionate per organizzazioni molto grandi.
BigCommerce è adatto al B2B?
Sì. Con la B2B Edition sopra il piano Enterprise offre in modo nativo portale del compratore, gerarchie di account, listini per cliente, preventivi, ordini di acquisto e termini di pagamento. È particolarmente adatto ai distributori con ordini ripetitivi, approvazioni a più livelli e una forza vendita che raccoglie gli ordini per conto dei clienti.
Shopify permette al commerciale di ordinare per conto del cliente?
Non con la stessa funzione nativa di impersonificazione che offre la B2B Edition di BigCommerce. Il B2B di Shopify è pensato per il compratore che si serve in autonomia, coerentemente con la filosofia di disintermediazione della piattaforma. Dove il modello di vendita richiede il commerciale che ordina per il cliente, il flusso si ottiene con gli ordini in bozza e con soluzioni dedicate, come parte dello scoping del progetto.
Adobe Commerce è ancora una scelta valida per il B2B?
Sulle funzioni sì: il modulo B2B copre account aziendali, preventivi, listini e liste di riordino in modo completo. Il punto non sono le funzioni ma il modello. Non essendo SaaS, la piattaforma va ospitata, aggiornata e mantenuta, e il costo di possesso su più anni pesa sulle persone molto più che sulla licenza. È la ragione principale per cui molte aziende che l'hanno adottata stanno valutando un cambio.
Serve per forza Shopify Plus per il B2B?
Le funzioni B2B native complete, con account aziendali, cataloghi e listini per cliente, sono una capacità di Shopify Plus. Sui piani inferiori si può costruire una vendita all'ingrosso più semplice, ma per un progetto strutturato con più clienti business e prezzi contrattati il riferimento è Plus.
La piattaforma giusta è quella che rispecchia come vendi
Nel B2B non esiste la piattaforma migliore in assoluto, esiste quella che assomiglia di più al modo in cui i tuoi clienti comprano. BigCommerce, con la sua edizione dedicata, parte vicino al distributore tradizionale fatto di agenti e preventivi. Shopify, con il suo impianto nativo e unificato, parte vicino a chi vuole clienti che si servono da soli e magari un solo negozio per business e consumatori. Adobe Commerce copre tutto, ma chiede in cambio un modello di possesso che oggi molte aziende non vogliono più sostenere. Le suite enterprise hanno senso a una scala che quasi nessuno ha davvero. Riconoscere in quale di questi mondi vive la propria azienda è metà del lavoro.
L'altra metà è tradurre quel modello in una piattaforma configurata e integrata bene con il resto dell'azienda. È il tipo di lavoro che affrontiamo con metodo nei progetti B2B: partire da come si vende davvero, poi scegliere e disegnare la piattaforma che lo sostiene, senza forzare i clienti dentro un flusso che non è il loro.
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