BigCommerce: cos'è, come funziona e dove si colloca oggi
Cos'è BigCommerce, come funziona la sua architettura open SaaS, funzioni native, limiti e numeri di mercato, con il confronto onesto con Shopify.


Quando un'azienda mette mano al proprio ecommerce e comincia a valutare le piattaforme sul mercato, prima o poi il nome BigCommerce compare nella lista. È una delle poche piattaforme software as a service nate per reggere cataloghi seri senza costringere l'azienda a gestire server, aggiornamenti e sicurezza in proprio, e per anni è stata considerata la principale alternativa diretta a Shopify nel segmento SaaS. Capire cos'è davvero, come funziona e dove si colloca oggi serve a decidere con cognizione di causa, non per sentito dire.
In questo articolo spieghiamo BigCommerce dall'inizio: la sua architettura, le funzioni che l'hanno reso noto, i limiti che è onesto conoscere e i numeri di mercato che ne raccontano lo stato reale. E, poiché la domanda che quasi sempre accompagna la valutazione è "BigCommerce o Shopify?", chiudiamo con una lettura chiara di cosa cambia scegliendo Shopify per un progetto di fascia media o enterprise.
Cos'è BigCommerce e da dove nasce
BigCommerce è una piattaforma ecommerce in modalità open SaaS: un servizio in abbonamento, ospitato e mantenuto dal fornitore, che unisce la comodità del SaaS a un livello di apertura delle API più marcato della media. In pratica l'azienda che la adotta non installa nulla su propri server, non si occupa di patch di sicurezza né di aggiornamenti, ma costruisce e gestisce il proprio negozio dentro un pannello di controllo, estendendolo con app e integrazioni quando serve.
La società è nata ad Austin, in Texas, nel 2009, fondata da Eddie Machaalani e Mitchell Harper, e si è quotata al Nasdaq nell'agosto del 2020. Un dettaglio recente aiuta a inquadrarne la fase attuale: nell'estate del 2025 la capogruppo ha cambiato nome, da BigCommerce Holdings a Commerce.com, riposizionandosi come ecosistema di commercio che raccoglie sotto lo stesso tetto il prodotto BigCommerce insieme a Feedonomics e Makeswift. Il marchio con cui i merchant conoscono la piattaforma, però, resta BigCommerce, ed è a quello che ci riferiamo qui.
Come funziona BigCommerce: l'architettura open SaaS
Il cuore del modello è la formula SaaS: infrastruttura, hosting, certificati di sicurezza e conformità PCI sono responsabilità del fornitore, non del merchant. Su questa base BigCommerce ha costruito la sua promessa distintiva, cioè un set di funzioni native più ampio della media, pensato per ridurre il numero di app di terze parti necessarie a far girare un negozio complesso. È la stessa logica SaaS che sta dietro anche a Shopify, e non a caso le due piattaforme sono da sempre le più direttamente confrontabili.
L'apertura delle API è l'altro pilastro. BigCommerce ha spinto presto sul lato headless, cioè sulla possibilità di separare il front end dal back end e pilotare il catalogo, gli ordini e i clienti da un livello di presentazione costruito a parte. Questo rende la piattaforma appetibile per chi vuole un controllo più fine sull'esperienza utente e ha un team tecnico in grado di gestirlo, al prezzo di una complessità progettuale maggiore.
I piani sono storicamente quattro, Standard, Plus, Pro ed Enterprise, con una particolarità che conviene conoscere subito: il passaggio da un piano all'altro non dipende solo dalle funzioni che servono, ma è legato anche al volume di vendite annuo. Superata una certa soglia di fatturato transato, il negozio è tenuto a salire di piano. È un modello di crescita diverso da chi lega il prezzo alle sole funzioni, e va messo a bilancio quando si stima il costo pluriennale della piattaforma: quanto costa BigCommerce, piano per piano, è il conto da fare prima e non dopo.
Le funzioni native che l'hanno reso noto
La reputazione di BigCommerce si è costruita su un principio semplice: dare di serie ciò che altrove richiede app a pagamento. Le funzioni più citate sono la vendita multi-valuta e la gestione di più vetrine dallo stesso back end, il multi-storefront, che permette a un gruppo con più marchi o più mercati di operarli sotto un unico contratto. A questo si aggiungono una ricerca a faccette adatta a cataloghi ampi, strumenti SEO integrati e, sul fronte business, un'edizione dedicata al B2B. Sui canali social la piattaforma ha puntato soprattutto su un aggancio, l'integrazione fra BigCommerce e TikTok, nata come partnership dichiarata fra le due aziende.
C'è poi un elemento strutturale che pesa sul conto economico: BigCommerce non applica commissioni di piattaforma sulle transazioni, qualunque sia il gateway di pagamento scelto. Su volumi importanti questa differenza di modello incide, e resta uno degli argomenti più solidi a favore della piattaforma. La combinazione, molte funzioni native più assenza di fee sulle transazioni, è ciò che l'ha resa per anni la scelta di merchant di fascia media che volevano potenza senza dover assemblare una torre di app.
I limiti da conoscere prima di sceglierla
Nessuna piattaforma è priva di compromessi, e l'onestà verso chi valuta impone di dirli. Il primo è l'ecosistema: il marketplace di app e la scelta di temi di BigCommerce restano più contenuti rispetto ai numeri di Shopify, il che significa meno soluzioni pronte all'uso e, in diversi casi, la necessità di uno sviluppo su misura dove altrove basterebbe installare un'app. Il secondo è la curva di apprendimento, più ripida per chi parte da zero, perché la ricchezza di opzioni native può risultare dispersiva.
Il terzo limite, meno tecnico ma decisivo in Italia, è l'ecosistema di partner e agenzie. Trovare in Italia un team con esperienza reale, continuativa e certificata su BigCommerce è oggi molto più difficile che trovarne uno su Shopify: la domanda del mercato italiano si è spostata, e con lei le competenze disponibili. Per un'azienda che avvia un progetto pluriennale, la presenza o l'assenza di un ecosistema di supporto locale non è un dettaglio, è una parte sostanziale del rischio — ed è il motivo per cui cosa comporta scegliere un partner BigCommerce va valutato prima della piattaforma, non dopo.
Per quali aziende ha senso BigCommerce
Messi sul piatto pregi e limiti, il profilo di merchant a cui BigCommerce si adatta meglio è abbastanza definito. È una scelta sensata per un'azienda di fascia media con un catalogo ampio e articolato, che apprezza avere molte funzioni di serie e vuole evitare, sul volume, le commissioni di piattaforma sulle transazioni. Funziona bene anche per chi ha un modello ibrido, con una componente B2B strutturata accanto al B2C, grazie all'edizione dedicata e alla gestione di più vetrine dallo stesso back end.
Diventa invece una scelta più fragile per chi ha bisogno di partire in fretta con soluzioni pronte, per chi conta su un team esterno locale che segua il progetto negli anni, o per chi punta su una crescita internazionale aggressiva dove l'ampiezza dell'ecosistema di app e integrazioni fa la differenza sui tempi. In questi casi il confronto con Shopify tende a spostare l'ago verso quest'ultimo, non per una superiorità astratta, ma per il contesto di supporto che si trova attorno alla piattaforma.
BigCommerce nel mercato: i numeri che contano
Per collocare la piattaforma servono i dati, non le impressioni. Le rilevazioni di mercato assegnano a BigCommerce una quota globale nell'ordine di pochi punti percentuali, con un parco di negozi attivi stimato tra i trentottomila e i quarantunomila a seconda della fonte, e una presenza concentrata soprattutto nella fascia media e in alcune verticali B2B. È una piattaforma solida ma di nicchia, non un fenomeno di massa.
Il quadro finanziario completa il ritratto. Dopo il cambio di nome in Commerce.com, il titolo è passato dal simbolo BIGC a CMRC sul Nasdaq. Secondo le rilevazioni pubbliche più recenti la capitalizzazione si colloca nell'ordine delle poche centinaia di milioni di dollari e il margine lordo resta alto, come tipico del software, mentre la crescita del fatturato è più contenuta rispetto ai grandi player del settore. Sono i numeri di un operatore solido, focalizzato sulla propria fascia di mercato e di dimensioni più contenute rispetto ai leader.
Questo contesto conta perché la scelta di una piattaforma ecommerce guarda anche alla scala e all'ecosistema del fornitore, non solo alle funzioni di oggi: chi ci costruisce sopra il proprio canale di vendita fa bene a considerare l'ampiezza dell'ecosistema e il ritmo di sviluppo del prodotto, accanto alle singole funzioni.
Shopify come alternativa: cosa cambia per un progetto enterprise
Chi valuta BigCommerce quasi sempre valuta anche Shopify, ed è giusto capire cosa cambia davvero. Sul piano del modello, le due piattaforme si somigliano: entrambe SaaS, entrambe ospitate, entrambe con sicurezza e conformità gestite dal fornitore. La differenza la fanno la scala e l'ecosistema. Shopify ha superato i mille miliardi di dollari di transato cumulato, presidia circa il trenta per cento del milione di ecommerce a più traffico e mette a disposizione un marketplace nell'ordine delle migliaia di app, contro le poche centinaia di BigCommerce.
Per un progetto di fascia media o enterprise questo si traduce in tre vantaggi concreti. Il primo è la disponibilità di soluzioni pronte: quasi ogni esigenza ha già un'app matura o un'integrazione nativa, il che accorcia i tempi e riduce lo sviluppo custom. Il secondo è il checkout, storicamente il punto più forte di Shopify sul fronte della conversione. Il terzo è la fascia enterprise dedicata, Shopify Plus, pensata per volumi alti, vendita internazionale e B2B: ne abbiamo scritto il confronto completo nella guida alle differenze tra Shopify e Shopify Plus.
Un esempio rende l'idea di cosa significhi la scala di Shopify a livello operativo. Il brand di gioielleria Mejuri, dopo il passaggio a Shopify Plus e a integrazioni logistiche su misura, ha ridotto in modo drastico i tempi di consegna su alcuni mercati e tagliato in modo significativo i costi di spedizione mensili. Non è la piattaforma da sola a fare il risultato, ma l'ecosistema attorno: app mature, partner esperti, integrazioni con i sistemi aziendali. È lo stesso motivo per cui aziende come Gymshark o Allbirds hanno costruito la propria crescita su Shopify.
Se stai valutando un cambio di piattaforma e vuoi capire quando ha davvero senso, abbiamo raccolto il ragionamento in cinque motivi per migrare l'ecommerce su Shopify, mentre per capire cos'è la piattaforma alla radice resta utile la scheda su cos'è Shopify Plus. E per un confronto diretto tra le due piattaforme SaaS, il pezzo dedicato alle differenze tra BigCommerce e Shopify entra nel merito voce per voce.
Domande frequenti
BigCommerce è un buon software per l'ecommerce?
Sì, è un software maturo e affidabile, particolarmente adatto a merchant di fascia media che vogliono molte funzioni native e nessuna commissione di piattaforma sulle transazioni. I limiti da mettere in conto sono l'ecosistema di app e temi più contenuto, la curva di apprendimento più ripida e, in Italia in particolare, la scarsità di partner e agenzie con esperienza reale sulla piattaforma.
Che differenza c'è tra BigCommerce e Shopify?
Entrambe sono piattaforme SaaS ospitate e simili nel modello. BigCommerce punta su un set di funzioni native più ampio e sull'assenza di fee sulle transazioni; Shopify punta su un ecosistema di app enormemente più grande, un checkout più forte sulla conversione e una fascia enterprise, Shopify Plus, molto presidiata. Sul mercato Shopify ha una scala nettamente superiore.
BigCommerce ha commissioni sulle transazioni?
No. BigCommerce non applica commissioni di piattaforma sulle transazioni, indipendentemente dal gateway di pagamento utilizzato. È una differenza strutturale rispetto ai modelli che trattengono una percentuale quando non si usa il proprio sistema di pagamento, e su volumi alti incide sul conto economico.
Conviene ancora scegliere BigCommerce oggi?
Dipende dal contesto. Per chi ha requisiti B2B molto strutturati o valorizza l'assenza di fee sulle transazioni, resta un'opzione da considerare. Per un'azienda italiana che avvia un progetto pluriennale e ha bisogno di un ecosistema di partner, app e integrazioni ampio e presente sul territorio, oggi Shopify offre un contesto più solido e una traiettoria di mercato più favorevole.
In sintesi
BigCommerce è una piattaforma seria, con una filosofia chiara: molte funzioni di serie, apertura delle API, nessuna commissione sulle transazioni. Ha però un ecosistema più piccolo, una presenza di mercato di nicchia e, oggi, una traiettoria aziendale più prudente. Capirlo con i numeri alla mano, senza tifoserie, è il primo passo per scegliere la piattaforma giusta per il proprio progetto.
È esattamente il tipo di valutazione che affrontiamo con metodo quando un'azienda ci chiede di ripensare il proprio ecommerce: partire dai requisiti reali, misurare i compromessi di ogni piattaforma e scegliere quella che sostiene il progetto negli anni, non solo al lancio.
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