Magento vs Shopify: il confronto funzione per funzione nel 2026
Magento Open Source contro Shopify nel 2026, funzione per funzione: catalogo, ricerca, filtri, checkout, listini, B2B, mercati, sicurezza e modello di costo.


Chi cerca Magento vs Shopify cerca quasi sempre una tabella con dei segni di spunta. Qui non ce n'è nessuna, e la ragione è semplice: le due piattaforme non differiscono per il numero di funzioni, differiscono per chi si fa carico di farle funzionare. Il confronto utile si fa una funzione alla volta, guardando che cosa succede sull'una e che cosa succede sull'altra quando devi fare la stessa identica cosa.
Una precisazione prima di partire, perché è la fonte di metà degli equivoci. Qui parliamo di Magento Open Source: la versione gratuita, che scarichi, installi su un server tuo e mantieni tu. Non parliamo di Adobe Commerce, che è la suite commerciale a licenza. Le due condividono lo stesso cuore di codice, ma cambiano radicalmente il discorso su B2B, ricerca, infrastruttura e contratto. Se la piattaforma che stai valutando è quella, il confronto giusto per te è Shopify contro Adobe Commerce.
Se invece non hai ancora chiaro di quale Magento disponi, conviene partire da cos'è Magento e dalle differenze fra Magento Open Source, Magento Commerce e Adobe Commerce. Qui quel passaggio lo diamo per acquisito e non lo rifacciamo.
Il confronto che segue è aggiornato a luglio 2026 e riguarda solo queste due piattaforme. Se stai partendo da zero e ti serve il quadro completo, con dentro anche PrestaShop e WooCommerce, il punto di ingresso migliore è la comparativa fra le quattro piattaforme ecommerce. E se l'open source da cui parti è quello francese e non Magento, il confronto uno a uno è PrestaShop contro Shopify, funzione per funzione.
Il catalogo: gli attributi di Magento e le opzioni di Shopify
È la differenza tecnica più profonda fra le due piattaforme, ed è quella che manda a monte più migrazioni. Magento archivia i prodotti con un modello a entità e attributi: un prodotto può avere un numero arbitrario di attributi, e un prodotto configurabile può essere costruito su quanti attributi vuoi. Taglia, colore, materiale, lunghezza, vestibilità, finitura: se un articolo si declina su sei assi, su Magento si declina su sei assi.
Shopify ha un modello diverso e un tetto preciso. Un prodotto ammette al massimo tre opzioni, e su quel punto la piattaforma non si è mossa. Si è mossa altrove: dal 15 ottobre 2025 il limite delle varianti per prodotto è salito da 100 a 2.048 su tutti i piani, e restano 250 file multimediali per prodotto. Tradotto: il numero di combinazioni non è più un problema, il numero di assi su cui si declina il prodotto lo è ancora.
Chi arriva da Magento con configurabili a quattro o cinque attributi deve quindi ridisegnare il catalogo, non trasferirlo. Le strade sono note e sono un capitolo intero del lavoro di migrazione: accorpare più assi in un'unica opzione, spostare quelli in eccesso su metafield e ricostruire la selezione dentro il tema, oppure spezzare il prodotto. È il primo scoglio vero di un passaggio da Magento, e lo abbiamo raccontato nella guida alla migrazione da Magento a Shopify Plus.
In direzione opposta, il modello a attributi di Magento è potente ma si paga. L'indicizzazione è pesante, il tempo di reindicizzazione cresce con il catalogo, e su cataloghi molto grandi diventa un lavoro di tuning permanente. Su Shopify quel problema non esiste per il merchant, perché l'indicizzazione non è affare suo.
La ricerca: un motore da ospitare contro un servizio incluso
Su Magento Open Source la ricerca interna non è un servizio, è un motore che devi ospitare. La piattaforma si appoggia a un motore esterno, OpenSearch, che va installato, dimensionato, aggiornato e monitorato come qualunque altro pezzo dell'infrastruttura. Se cade quello, il negozio smette di cercare. È una dipendenza che pesa sui costi e sulle competenze, ed è anche una di quelle che Adobe non copre nel proprio ciclo di supporto.
Va detto con precisione, perché è un punto in cui molti confronti sbagliano. Live Search, la ricerca semantica di Adobe basata su Sensei, non è disponibile su Magento Open Source: la documentazione ufficiale di Adobe la classifica come funzione esclusiva di Adobe Commerce. Chi sta sull'open source, per avere una ricerca moderna, o si tiene quella nativa oppure compra un servizio di terze parti.
Su Shopify la ricerca è inclusa nel servizio e non ha infrastruttura da gestire. L'app Search e Discovery, gratuita e di Shopify, aggiunge sinonimi, boost e regole di merchandising sui risultati. Non è la ricerca più raffinata sul mercato, e sui cataloghi grandi molti la sostituiscono comunque con Algolia o Klevu, esattamente come si fa su Magento. La differenza è che su Shopify quella sostituzione è una scelta di qualità, mentre su Magento Open Source è spesso una necessità.
I filtri: la layered navigation di Magento e i filtri di Shopify
Su Magento i filtri sono la layered navigation, e nascono direttamente dagli attributi di prodotto. Ogni attributo dichiarato filtrabile diventa un filtro, e la combinazione dei filtri produce URL navigabili e, se non li si governa, indicizzabili. Per molti negozi Magento questa è stata negli anni una sorgente reale di traffico organico di coda lunga, ed è il motivo per cui certe migrazioni perdono visite che nessuno aveva messo a bilancio.
Su Shopify i filtri passano dalla stessa app Search e Discovery e producono URL a parametri sulla collezione, del tipo filter.p.product_type. Sono quindi stati diversi della stessa pagina, non pagine autonome, e i temi ufficiali impostano un canonical che li riconduce alla collezione base. Il risultato pratico è che, per impostazione predefinita, un filtro Shopify non diventa una pagina di atterraggio: se vuoi che lo diventi, la collezione la costruisci tu.
Due limiti vanno conosciuti, entrambi documentati da Shopify. I filtri non vengono mostrati sulle collezioni che superano i 5.000 prodotti, il che obbliga a spezzare le collezioni molto grandi. E dal 16 marzo 2026 gli URL dei filtri usano identificatori stabili al posto dei valori testuali, un cambio pensato per reggere le traduzioni e le rinominazioni, che però ha rotto i vecchi URL filtrati a chi li aveva indicizzati.
Il checkout
Su Magento Open Source il checkout è codice, e come tutto il resto del codice si può riscrivere. Puoi portarlo a un solo passaggio, aggiungere campi, cambiare l'ordine delle sezioni, inserire logiche di validazione tue: nessuno te lo impedisce. Il rovescio è che quel checkout diventa tuo anche in termini di responsabilità, dalla conformità PCI dei pagamenti alle regressioni che salteranno fuori al prossimo aggiornamento.
Su Shopify il checkout non è un template che si modifica. È un sistema chiuso che si estende da punti di innesto definiti: le estensioni di interfaccia, le Shopify Functions per la logica di sconti, spedizioni e pagamenti, l'API di branding per l'aspetto. Il perimetro va conosciuto: la personalizzazione profonda del checkout, incluso il vecchio checkout.liquid, è sempre stata riservata a Shopify Plus, e Shopify Scripts, il vecchio sistema di logiche personalizzate, è stato dismesso il 30 giugno 2026 a favore delle Functions.
Chi arriva da Magento vive questo capitolo come una perdita, e in parte lo è: se il tuo checkout ha dieci anni di logiche stratificate, su Shopify vanno ripensate, non trasferite. In cambio ottieni un checkout che non devi certificare, non devi aggiornare e non si rompe quando aggiorni qualcos'altro. È lo scambio che riassume l'intero confronto.
I listini e le regole di prezzo
Qui Magento Open Source è generoso, e va riconosciuto senza giri di parole. Gruppi cliente, prezzi a scaglioni, regole di prezzo di catalogo e regole di prezzo di carrello sono tutte funzioni native della versione gratuita, non della licenza. Chi ha listini articolati, su Magento li costruisce senza comprare nulla.
Su Shopify la logica è diversa. I prezzi si differenziano per mercato, gli sconti automatici coprono le promozioni ordinarie, e le regole fuori standard si scrivono come Functions, cioè come codice che gira dentro la piattaforma invece che sopra. Per il prezzo dedicato a un singolo cliente si passa dai cataloghi B2B, ed è esattamente il punto in cui questo confronto cambia di segno.
Il B2B: quello che Magento Open Source non ha
È la sezione decisiva di questo confronto, ed è quella che nella maggior parte degli articoli non c'è. Magento Open Source non ha funzioni B2B. Non ha account aziendali con ruoli e permessi, non ha cataloghi condivisi con prezzi per azienda, non ha preventivi negoziabili, non ha ordini di acquisto con flussi di approvazione né liste di riordino. Non è una limitazione di dettaglio: è l'intero comparto B2B.
E non lo diciamo noi. La documentazione ufficiale di Adobe classifica l'estensione B2B come riservata ad Adobe Commerce e soggetta a una licenza separata, da richiedere al proprio referente commerciale Adobe. Non si scarica dal marketplace pubblico: passa dal repository riservato ai clienti con licenza. Chi vuole fare B2B restando su Magento Open Source deve comprare moduli di terze parti, integrarli e mantenerli, con tutto quello che significa in compatibilità e in aggiornamenti.
Su Shopify il quadro è cambiato il 2 aprile 2026. Da quella data le funzioni B2B native sono disponibili su tutti i piani a pagamento, senza costi aggiuntivi: profili azienda, condizioni di pagamento, prezzi a volume, carte salvate e fino a tre cataloghi B2B attivi. Restano riservate a Plus le funzioni di scala, cioè i cataloghi illimitati, l'assegnazione diretta del catalogo a un'azienda o a una sua sede, i pagamenti parziali e gli acconti. Che cosa cambia davvero con quell'aggiornamento lo abbiamo raccontato a parte.
Su questo capitolo, quindi, il confronto non è alla pari. Un'azienda che vende all'ingrosso e sta valutando Magento Open Source contro Shopify sta confrontando una piattaforma in cui il B2B va costruito con una in cui il B2B è compreso nel canone. È il singolo argomento che, da solo, chiude parecchie valutazioni.
I mercati e le lingue
Magento gestisce più negozi da un'unica installazione, attraverso la gerarchia di website, store e store view. È una struttura potente, la si può piegare a quasi qualunque assetto internazionale, con domini, lingue, listini e cataloghi diversi. È anche una struttura che va progettata bene la prima volta, perché rifarla dopo è un progetto a sé.
Shopify affronta lo stesso bisogno con i mercati: valute, lingue, prezzi e dazi si governano per paese da un unico back office, e per i casi che lo richiedono restano gli store di espansione, inclusi fino a nove oltre il principale. Il modello è meno malleabile e molto più rapido da mettere in piedi: aprire un mercato nuovo è un'operazione di giorni. Su come funziona l'internazionalizzazione su Shopify abbiamo un pezzo dedicato.
Le performance
Su Magento le performance sono un progetto, non una proprietà. La piattaforma può essere molto veloce, e i negozi Magento veloci esistono, ma ci arrivano con una cache di pagina piena, un layer di cache in memoria, una CDN davanti e un frontend moderno. Il tema storico, Luma, è pesante; il frontend che ha cambiato la reputazione della piattaforma è Hyvä, che da novembre 2025 è diventato open source e gratuito, togliendo di mezzo la barriera economica che ne frenava l'adozione.
Su Shopify le performance dipendono quasi solo dal tema e dalle app che ci monti sopra. L'infrastruttura, la CDN e la capacità di reggere i picchi sono incluse e non si dimensionano: nessuno, su Shopify, compra server in vista del Black Friday. Il campo su cui si lavora è un altro, ed è il peso del frontend.
Una nota di onestà, perché serve a tenere le cose in ordine. Un Magento su Hyvä, ben configurato e su un'infrastruttura seria, va forte. Il punto non è che Shopify sia più veloce in assoluto: è che su Shopify quella velocità non la devi comprare e non la devi mantenere.
La sicurezza e la conformità
È il capitolo in cui, nel 2026, la differenza è più netta, e non per una questione di qualità del codice. Su Magento Open Source la sicurezza è interamente a carico di chi gestisce il negozio: le patch vanno applicate, la conformità PCI dei pagamenti ricade sul merchant, l'infrastruttura va protetta. Fin qui è il normale prezzo dell'open source, e chi lo sceglie lo sa.
Il fatto nuovo è contrattuale, e va letto lentamente. La Software Lifecycle Policy di Adobe, il documento che stabilisce per quanto tempo una versione è supportata, dichiara espressamente di non applicarsi a Magento Open Source. Chi sta sulla versione gratuita non ha alcuna copertura contrattuale sul supporto: le patch arrivano finché arrivano, e non esiste un impegno scritto che dica fino a quando. Non è un dettaglio da leggere in fretta, se il tuo fatturato passa da lì.
Su Shopify questo intero capitolo non esiste per il merchant. La conformità PCI di primo livello e la sicurezza dell'infrastruttura sono della piattaforma, e le patch non si applicano perché non c'è nulla da applicare. Resta in capo all'azienda tutto ciò che riguarda i dati personali e il GDPR, che nessuna piattaforma può prendersi al posto tuo.
Gli aggiornamenti
Su Magento un aggiornamento di versione è un progetto con un budget. Va provato su un ambiente di staging, i moduli di terze parti vanno verificati uno per uno, e le personalizzazioni fatte sul core possono rompersi. A questo si aggiunge un problema che molti scoprono tardi: Adobe non copre le dipendenze di terze parti, PHP, MySQL, MariaDB, OpenSearch, Redis, che possono arrivare a fine vita mentre la tua versione di Magento è ancora supportata. Quando succede, l'aggiornamento da fare non è più uno solo.
Su Shopify gli aggiornamenti della piattaforma arrivano da soli e non si rifiutano. Anche qui, però, va detta la verità, perché il racconto del SaaS senza dolore è falso: Shopify ha le sue scadenze, e quando arrivano non sono negoziabili. Il vecchio checkout.liquid è stato dismesso, Shopify Scripts si è fermato il 30 giugno 2026, e chi ci aveva costruito sopra ha dovuto rifare quel lavoro con le Functions. La differenza è di natura: sono scadenze sul modo in cui personalizzi, non sullo stack su cui gira il negozio. Nessuno ti chiede di aggiornare un database.
L'ecosistema: le estensioni e le app
Su Magento le estensioni si comprano una volta, si installano sul server e da quel momento sono parte del tuo codice. Il che vuol dire due cose insieme: sono tue davvero, e sono anche un tuo problema a ogni aggiornamento. La compatibilità fra moduli è una delle voci di manutenzione più sottovalutate di un progetto Magento, e una delle prime a esplodere. È la stessa frattura su cui si gioca WooCommerce contro Shopify, dove i plugin vivono dentro WordPress con gli stessi identici effetti collaterali.
Su Shopify le app sono servizi in abbonamento che dialogano con la piattaforma via API. Non entrano nel core, quindi non lo rompono, e si spengono quando non servono più. Il costo, però, è ricorrente e va messo a bilancio: uno stack di dieci app non è gratis, e una parte del risparmio sul canone se ne va lì. È il capitolo in cui il costo totale di Shopify si gonfia più spesso, e chi vende Shopify tende a non nominarlo.
Il modello di costo
Magento Open Source non ha licenza. Ha tutto il resto: hosting dimensionato, sistemista, sviluppatori, motore di ricerca, moduli, aggiornamenti, sicurezza. Il costo non sparisce, si sposta dalla riga della licenza alla riga delle persone, dove è meno visibile e molto più difficile da prevedere.
Shopify ha un canone. Shopify Plus parte da 2.300 dollari al mese sul contratto triennale e da 2.500 su quello annuale, e sopra certi volumi subentra una tariffa variabile sul fatturato di cui Shopify non pubblica né la soglia né la percentuale. Le cifre che circolano sui blog delle agenzie non vengono da Shopify, e qui non le usiamo. Anche le commissioni sulle carte, sui piani Plus, non sono pubbliche e si concordano. La tariffa legata al transato, del resto, altrove è il modello dichiarato e non l'eccezione: Salesforce Commerce Cloud mette a contratto una percentuale sul GMV, ed è il confronto in cui i conti cambiano di più.
Il confronto onesto, quindi, non è fra zero e 2.300 dollari. È fra un costo che devi stimare per intero e un costo che in parte è a listino e in parte no. Come si calcola davvero il costo totale di possesso lo abbiamo scritto a parte, perché è il punto in cui si prendono più abbagli, e in entrambe le direzioni.
Quando Magento Open Source resta la scelta giusta
Un confronto in cui vince sempre la stessa squadra non è un confronto, è uno spot. Magento Open Source ha senso quando hai un team tecnico interno che lo sa gestire davvero, quando i tuoi processi sono così particolari da richiedere il codice in mano, quando il catalogo si declina su assi che il modello di Shopify non regge, oppure quando il tuo B2B è già costruito, funziona e non hai ragione di rifarlo.
Ha senso, soprattutto, quando quel team esiste ed è stabile. Il momento in cui Magento Open Source diventa un problema non è quasi mai tecnico, è organizzativo: è quando la persona che lo teneva in piedi se ne va, e sul mercato non ne trovi un'altra allo stesso prezzo.
Magento o Shopify: come si sceglie
La domanda giusta non è quale piattaforma abbia più funzioni, ma dove vuoi che finiscano il tempo e il budget dei prossimi tre anni. Con Magento Open Source una quota di entrambi va all'infrastruttura, agli aggiornamenti e alla sicurezza, e in cambio ottieni un controllo che nessun SaaS ti dà. Con Shopify quella quota resta sul negozio, e in cambio accetti dei confini, che negli anni si sono allargati parecchio ma che esistono ancora. Se invece il tuo dubbio non è open source contro SaaS ma quale SaaS, la partita parallela è BigCommerce contro Shopify, e si gioca su tutt'altri argomenti.
È il tipo di valutazione che facciamo ogni volta che un'azienda ci chiede se abbia senso cambiare. Non partiamo dalla piattaforma, partiamo dal catalogo, dai processi, dal team e dai piani di crescita: sono quelli a dire quale delle due regge il progetto, non il contrario.
Domande frequenti su Magento e Shopify
Magento è gratis e Shopify no?
Magento Open Source non ha costi di licenza, ma non è gratis. Hosting, motore di ricerca, sviluppatori, moduli, aggiornamenti e sicurezza sono costi reali e ricorrenti. Shopify concentra una parte di quelle voci in un canone. Il confronto corretto è sul costo totale di possesso su tre anni, non sul prezzo di partenza.
Magento Open Source ha le funzioni B2B?
No. Account aziendali, cataloghi condivisi, preventivi negoziabili, ordini di acquisto e liste di riordino appartengono all'estensione B2B di Adobe Commerce, che la documentazione ufficiale di Adobe indica come riservata a quella edizione e soggetta a licenza separata. Su Magento Open Source il B2B va costruito con moduli di terze parti o su misura.
Su Shopify posso avere un prodotto con più di tre opzioni?
Non come opzioni di prodotto: il tetto delle tre opzioni non è cambiato. Il limite delle varianti è invece salito a 2.048 per prodotto dal 15 ottobre 2025, e i file multimediali restano 250. Chi arriva da un configurabile Magento con quattro o più attributi deve ridisegnare la struttura del prodotto, tipicamente accorpando assi o spostandoli su metafield.
Magento Open Source è ancora supportato?
Riceve aggiornamenti e patch, ed esistono una comunità attiva e progetti indipendenti come Mage-OS, la cui versione 3.0 è uscita a maggio 2026 e richiede PHP 8.3 come minimo. Va però saputo che la Software Lifecycle Policy di Adobe, il documento che regola le finestre di supporto, dichiara di non applicarsi a Magento Open Source. Non c'è una copertura contrattuale sul supporto, e questa è una differenza sostanziale rispetto ad Adobe Commerce.
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