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Giovanni Fracasso·

Piattaforma ecommerce: come scegliere fra PrestaShop, Magento, WooCommerce e Shopify nel 2026

19 min di lettura

Le quattro piattaforme ecommerce più diffuse a confronto: open source contro SaaS, il costo totale di possesso, il B2B e il criterio giusto per scegliere in base alla tua azienda.

PrestaShop, Magento, WooCommerce o ShopifyImmagine generata con intelligenza artificiale

La scelta della piattaforma è la decisione più strutturale che si prende quando si apre o si rifà un ecommerce. Condiziona i costi per anni, decide quanto sei dipendente dagli sviluppatori per ogni modifica, stabilisce quanto velocemente puoi rispondere al mercato e quanto in alto puoi scalare prima di dover ricominciare. Sbagliarla non costa qualche euro, costa mesi di lavoro e occasioni di vendita perse.

Per anni questa scelta è stata trattata come una questione di prezzo del software, e quasi sempre è l'angolo sbagliato da cui guardare. Una piattaforma gratuita da scaricare può diventare la più cara da gestire, e una con un canone mensile visibile può rivelarsi la più economica una volta sommato tutto. Il costo vero di un ecommerce non è il listino della piattaforma, è il costo totale di possesso: licenza, hosting, sviluppo, manutenzione, sicurezza e tempo delle persone.

Le opzioni che dominano la conversazione in Italia sono quattro, ed esprimono filosofie molto diverse: PrestaShop, Magento (oggi diviso fra Magento Open Source e Adobe Commerce), WooCommerce e Shopify. Questa guida le mette a confronto sul serio, partendo dalla differenza che conta più di ogni altra e arrivando a un criterio di scelta per ciascun profilo di azienda. Se il campo lo hai già ristretto a due nomi, dentro ogni capitolo trovi il confronto diretto dedicato.

Prima di confrontare le singole piattaforme bisogna capire la divisione che le separa in due famiglie, perché è quella che determina davvero come sarà la tua vita da merchant. Da una parte ci sono le piattaforme open source, dall'altra le piattaforme SaaS.

Una piattaforma open source è un software che scarichi e installi su un server tuo, o di un fornitore di hosting che scegli e paghi a parte. Hai accesso al codice, puoi modificare qualunque cosa, e questa libertà è reale. Ma con la libertà arriva la responsabilità: l'hosting, gli aggiornamenti di sicurezza, le performance, la conformità alle norme sui pagamenti, la compatibilità fra i moduli sono tutti a carico tuo e del tuo team tecnico. PrestaShop, WooCommerce e Magento Open Source appartengono a questa famiglia.

Una piattaforma SaaS, cioè software as a service, è un servizio che usi a canone. Il fornitore gestisce per te il server, la sicurezza, gli aggiornamenti, la rete di distribuzione dei contenuti, la conformità sui pagamenti. Tu ti occupi del negozio, non dell'infrastruttura. Shopify è il riferimento di questa famiglia. La rinuncia è il controllo totale sul codice di sistema; il guadagno è che enormi categorie di problemi tecnici smettono semplicemente di esistere.

Non esiste una risposta universale su quale sia meglio: dipende da quanta capacità tecnica interna hai, da quanto vuoi spendere in manutenzione e da quanto è strategico per te controllare ogni dettaglio del sistema. Abbiamo dedicato a questo bivio un approfondimento specifico su SaaS o open source per l'ecommerce, cosa conviene davvero, perché è la prima domanda da risolvere, prima ancora del nome della piattaforma.

Una precisazione che serve a leggere tutto il resto, e che di solito nessuno fa: nessuna delle due famiglie ti mette al riparo dagli aggiornamenti. Cambia la natura di ciò che devi aggiornare. Sull'open source aggiorni lo stack su cui gira il negozio, e quando salta una versione maggiore saltano anche moduli e temi. Sul SaaS il negozio resta in piedi da solo, ma il modo in cui lo personalizzi viene aggiornato dalla piattaforma e ogni tanto va riscritto: Shopify ha dismesso Shopify Scripts il 30 giugno 2026, e chi aveva logiche di sconto scritte così le ha dovute rifare come Shopify Functions. Chi ti racconta il SaaS come un posto dove non si aggiorna niente ti sta vendendo qualcosa.

WooCommerce non è una piattaforma a sé, è un plugin che trasforma un sito WordPress in un negozio. È sviluppato e mantenuto da Automattic, la società dietro WordPress.com, ed è gratuito. Non esiste senza WordPress: ne è un'estensione, e ne eredita la natura auto-ospitata, l'ecosistema e i problemi.

Il suo punto di forza è proprio l'ecosistema WordPress. Chi già gestisce un sito di contenuti su WordPress trova in WooCommerce l'estensione naturale verso la vendita, con decine di migliaia di temi e plugin disponibili e un bacino enorme di sviluppatori. Per un progetto in cui il contenuto editoriale, il blog, la SEO fatta di testi conta quanto il catalogo, questa integrazione è un vantaggio concreto e non una consolazione.

Il limite nasce dalla stessa origine. WordPress è nato come sistema di gestione dei contenuti, non per vendere, e le funzioni di commercio sono aggiunte sopra tramite plugin. Hosting, performance, sicurezza e compatibilità fra le estensioni sono responsabilità tua, e la componibilità estrema che rende WooCommerce potente è anche ciò che lo rende fragile: ogni plugin è una dipendenza in più da mantenere. Quanto il tema sia serio lo dice il sito ufficiale di WooCommerce: le pagine prodotto del suo marketplace espongono due badge di compatibilità, uno per il checkout a blocchi e uno per l'archiviazione degli ordini ad alte prestazioni. Esistono perché non è affatto scontato che un'estensione funzioni con l'uno o con l'altra.

WooCommerce è la scelta giusta per chi vive già dentro WordPress, ha un catalogo non enorme e dispone di competenze tecniche, interne o di un partner, per presidiare l'infrastruttura. Se il tuo dubbio è ormai ristretto a questi due nomi, il confronto WooCommerce vs Shopify li mette a paragone funzione per funzione, dal catalogo al checkout al modello di costo.

PrestaShop è una piattaforma open source nata in Francia nel 2007, costruita fin dall'inizio per l'ecommerce e non adattata da un sistema di contenuti. È particolarmente radicata in Europa e nell'area mediterranea, ha una comunità storica di sviluppatori e agenzie, ed è gratuita da scaricare. La sua architettura modulare permette di estenderla con i moduli e i temi del marketplace ufficiale, in larga parte a pagamento.

La forza di PrestaShop è la gestione nativa di funzioni che a un ecommerce europeo servono davvero: multilingua, multivaluta, e soprattutto il multistore, cioè più negozi governati dallo stesso back office. C'è anche una modalità B2B nativa, che si attiva dalle impostazioni cliente: i clienti smettono di essere persone e diventano aziende, con i campi professionali del caso, e attraverso i gruppi si impostano prezzi al netto dell'IVA, sconti dedicati e cataloghi con i prezzi nascosti a chi non è autenticato. È un B2B più sottile di quello delle piattaforme enterprise, ma esiste ed è di serie.

I limiti sono due, e sono quelli di ogni open source. Il primo è economico e nascosto: la piattaforma è gratis, ma i moduli che servono a fare le cose serie stanno sul marketplace e si pagano, e le personalizzazioni richiedono uno sviluppatore che conosca PHP e Symfony. Il secondo è il salto delle versioni maggiori. PrestaShop 9, uscita a giugno 2025, è il rinnovamento più profondo della sua storia: passa da Symfony 4.4 a Symfony 6.4 LTS, richiede almeno PHP 8.1 e porta una nuova Admin API. Con la 9.1 il tema Hummingbird 2.0 è diventato quello predefinito, con un impianto di accessibilità che il progetto dichiara conforme all'European Accessibility Act per oltre il novantacinque per cento: in Europa è un vantaggio vero. Ma il progetto stesso avverte che, su una versione maggiore, moduli e temi possono richiedere aggiornamenti per continuare a funzionare. Tradotto: il costo dell'aggiornamento non è nel software, è nel tuo ecosistema.

PrestaShop resta una scelta sensata per chi ha un catalogo ampio, opera soprattutto in Europa, magari su più negozi, vuole il controllo dell'open source e ha le competenze per gestirlo. Per il confronto diretto con il SaaS abbiamo scritto una guida dedicata a PrestaShop vs Shopify, che entra nel merito di ogni singola funzione.

Magento è la piattaforma con la storia più complicata delle quattro, e va capita bene, perché il nome che quasi tutti usano non corrisponde più a un prodotto solo. Nasce nel 2007, Adobe la acquisisce nel 2018 per 1,68 miliardi di dollari, e l'edizione commerciale prende il nome di Adobe Commerce. Oggi esistono due prodotti distinti che condividono lo stesso cuore di codice, e questa è la ragione per cui il novanta per cento delle discussioni su Magento è confusa: chi parla di Magento a volte intende l'open source gratuito, a volte la suite enterprise di Adobe, e le due cose non fanno le stesse cose.

Adobe Commerce è la versione commerciale, a licenza. Adobe non pubblica una sola cifra sulla pagina prezzi, ma pubblica il modello: la fascia di prezzo si calcola sul volume d'affari e sul valore medio dell'ordine, con una clausola contrattuale che consente ad Adobe di adeguare le fee se il fatturato reale supera la soglia dichiarata. In cambio arriva ciò che sull'open source semplicemente non c'è. Magento Open Source è la versione gratuita e autogestita, e su di essa manca il modulo B2B, che la documentazione Adobe dichiara esplicitamente come riservato ad Adobe Commerce e a licenza separata, mancano Live Search e Product Recommendations, e manca soprattutto la copertura contrattuale: il documento legale sul ciclo di vita del software dichiara di non applicarsi a Magento Open Source. Chi è sull'open source non ha nessun impegno di supporto da parte di nessuno. Funzionano su entrambe, invece, Catalog Service e Payment Services: è la sfumatura che distingue chi sa di cosa parla.

Va detto però che attorno all'open source si è formato un ecosistema vivo, e raccontarlo come morente fa perdere credibilità al primo interlocutore competente. Mage-OS è una distribuzione a governance comunitaria di Magento Open Source, compatibile con estensioni e temi, e la versione 3.0 è uscita a maggio 2026. Hyvä, il frontend moderno che ha risolto i problemi storici di performance dei temi Magento, è diventato open source e gratuito da novembre 2025, e con questo è caduta la principale barriera economica alla sua adozione. Restano i limiti di fondo: nessuna delle due cose ti dà il B2B, e nessuna delle due ti dà un contratto di supporto.

Il tema vero di questa famiglia è il costo totale e la complessità. È una piattaforma potente e profondamente personalizzabile, ma richiede competenze specialistiche, tempi lunghi e una manutenzione continua. Per un'azienda con esigenze B2B molto articolate e un team tecnico strutturato può essere la scelta giusta; per tutte le altre, il rapporto fra quello che ottieni e quello che spendi per ottenerlo va guardato con lucidità. Se ti serve prima di tutto capire cos'è, abbiamo scritto una scheda su Magento, cos'è, come funziona, vantaggi e svantaggi.

E poiché i prodotti sono due, i confronti con Shopify sono due, e vanno tenuti separati. Se stai valutando l'open source auto-ospitato, cioè licenza zero e tutta la gestione sulle tue spalle, il paragone che ti serve è Magento vs Shopify. Se invece hai davanti un preventivo Adobe, o stai già pagando una licenza, il paragone è un altro: Shopify o Magento nella versione Adobe Commerce, dove si parla di licenza, cloud gestito, supporto contrattuale e del modulo B2B. Sono due discussioni diverse, con due interlocutori diversi e due conti economici diversi, e confonderle è il modo più rapido per prendere la decisione sbagliata.

Shopify è la piattaforma SaaS di riferimento, e la sua base non è più fatta di piccoli negozi: fra i marchi che la usano ci sono brand internazionali strutturati, e questo ha chiuso da tempo la discussione sul SaaS come soluzione per chi non ha ambizioni. È anche l'unica delle quattro dove la crescita non impone un cambio di rotta: si parte su un piano d'ingresso e si arriva a Shopify Plus senza rifare il negozio.

La logica di Shopify è togliere problemi. Hosting, sicurezza, conformità dei pagamenti, rete di distribuzione dei contenuti, aggiornamenti dell'infrastruttura: tutto è incluso e gestito dalla piattaforma, e sono esattamente le voci che sull'open source ti riempiono le giornate. Il checkout è mantenuto da Shopify e non da te, il che significa che non lo rompi con un aggiornamento e non lo devi certificare tu. Il merchant si concentra sul prodotto, sul marketing e sull'esperienza.

Il limite è il rovescio della stessa medaglia: il codice di sistema non lo tocchi. Le personalizzazioni si fanno dentro i confini che la piattaforma definisce, e sono confini ampi ma esistono. Il catalogo ne è l'esempio più concreto: dall'ottobre 2025 il limite delle varianti è salito a 2.048, ma il tetto delle tre opzioni per prodotto non è cambiato, e per chi arriva da un catalogo a attributi è la prima cosa da verificare, prima ancora di guardare i prezzi.

È sul SaaS enterprise che si concentra il lavoro di ICT Sviluppo, e dove finisce Shopify e dove inizia Shopify Plus è il primo nodo da sciogliere in un progetto serio, perché alcune cose che nelle discussioni vengono date per native sono in realtà esclusive del Plus. L'abbiamo spiegato nel confronto completo fra Shopify e Shopify Plus, che è il riferimento da cui partire quando si valuta su quale livello attestarsi.

Oltre alla filosofia di fondo, la scelta si gioca su alcuni terreni operativi dove le differenze si sentono ogni giorno. Vale la pena guardarli uno per uno, perché è qui che una piattaforma fa risparmiare tempo o lo fa perdere.

Checkout e pagamenti

Il checkout è il punto in cui il fatturato si concretizza o si perde, ed è anche quello dove le due filosofie divergono di più. Su Shopify il checkout è della piattaforma: lo mantiene lei, la conformità dei pagamenti è già risolta, e in cambio la superficie di personalizzazione profonda è riservata a Shopify Plus. Su WooCommerce, PrestaShop e Magento il checkout lo personalizzi fin nel dettaglio, ma la sua qualità, la sua velocità e la sua conformità dipendono da come lo costruisci e da come lo mantieni. E la libertà ha un prezzo che si vede: su WooCommerce il passaggio al nuovo checkout a blocchi, che dalla versione 8.3 è l'esperienza predefinita, ha spaccato l'ecosistema in due, perché le estensioni che aggiungevano campi o metodi di pagamento con i vecchi hook devono essere rifatte, e chi ha un gateway non ancora compatibile deve tornare al checkout classico. Non è un'illazione: è scritto nella documentazione di WooCommerce.

Il B2B, che è il terreno più sottovalutato

Se vendi anche ad aziende, questo capitolo da solo può decidere la scelta, e le quattro piattaforme stanno su quattro posizioni diverse. Magento Open Source non ha il B2B: niente account aziendali, niente cataloghi condivisi, niente preventivi negoziabili. Adobe Commerce ce l'ha, ma la documentazione Adobe lo classifica come modulo a licenza separata. PrestaShop ha la sua modalità B2B nativa, essenziale ma reale. Shopify, dal 2 aprile 2026, ha il B2B nativo su tutti i piani a pagamento, con profili azienda, condizioni di pagamento, prezzi a volume e fino a tre cataloghi B2B attivi; restano esclusivi di Plus i cataloghi illimitati, l'assegnazione diretta del catalogo a una sede e gli acconti. Abbiamo raccontato cosa è cambiato in questo aggiornamento sul B2B di Shopify, perché sposta parecchie valutazioni fatte anche solo un anno fa.

Internazionalizzazione

Vendere in più paesi richiede lingue, valute, listini, tasse e domini. PrestaShop nasce forte su multilingua, multivaluta e multistore, ed è una delle ragioni della sua diffusione in Europa: la configurazione è tua, il lavoro anche. Magento e Adobe Commerce gestiscono scenari internazionali complessi con la struttura a website, store e store view, con la profondità e l'onere che li caratterizzano. Shopify affronta lo stesso bisogno con i Markets e i cataloghi per mercato, più gli store di espansione, che su Plus sono nove inclusi oltre al principale. Su WooCommerce la funzione arriva dai plugin, con la consueta attenzione alla compatibilità fra estensioni.

Performance, ricerca e SEO tecnica

Le piattaforme SaaS partono avvantaggiate perché performance, rete di distribuzione e ottimizzazioni di base sono gestite dal fornitore. Nell'open source si possono raggiungere ottime performance, ma sono il risultato di un lavoro deliberato e di una spesa: cache, ottimizzazione del server, frontend leggeri come Hyvä su Magento o Hummingbird su PrestaShop. La ricerca merita un capitolo a sé: sull'open source la ricerca nativa regge finché il catalogo è piccolo, e sopra una certa soglia si finisce comunque su un motore dedicato da ospitare e mantenere, come OpenSearch nel caso di Magento. Su Shopify la ricerca e i filtri passano dall'app Search and Discovery, e c'è un limite da conoscere prima di firmare: i filtri non compaiono sulle collezioni sopra i cinquemila prodotti. Il punto comune resta che la SEO tecnica dipende molto più dall'esecuzione che dal nome della piattaforma.

Ecosistema, app ed estensioni

Ogni piattaforma vive del suo ecosistema, ma i modelli sono diversi. WooCommerce attinge all'immenso bacino di plugin e temi di WordPress, e le estensioni ufficiali si pagano a canone annuale sul marketplace: chi vende in abbonamento, per dire, mette in conto quasi trecento dollari l'anno solo per quella funzione. PrestaShop e Magento hanno marketplace di moduli in buona parte a pagamento, con qualità variabile da valutare caso per caso. Shopify ha un App Store con un processo di revisione che alza la soglia di affidabilità media. La regola che vale ovunque è la stessa: ogni estensione aggiunta è una dipendenza in più da mantenere e un potenziale punto di rottura al prossimo aggiornamento, quindi meno se ne usano e meglio è.

Mettere a confronto le piattaforme funzione per funzione produce tabelle infinite e decisioni peggiori. I criteri che spostano davvero l'ago sono pochi, e vanno pesati sulla situazione specifica dell'azienda.

Costo totale di possesso, non prezzo del software

Il listino della piattaforma è la parte più piccola del conto. Vanno sommati hosting, licenze dei moduli, sviluppo iniziale, manutenzione, aggiornamenti di sicurezza, commissioni sui pagamenti e, soprattutto, il tempo delle persone. Una piattaforma open source gratuita con un team che la presidia bene può costare meno di un SaaS; la stessa piattaforma senza quel presidio diventa un debito tecnico che si paga in downtime e vendite perse. E attenzione a un dettaglio che nei confronti non compare mai: sulle piattaforme a canone il prezzo lo leggi prima di firmare, mentre sull'open source e sulle suite enterprise il costo lo scopri strada facendo. Il confronto onesto si fa sul triennio, non sul primo mese.

Tempo di realizzazione e di reazione

Quanto ci metti a partire, e quanto ci metti a cambiare qualcosa una volta partito. Una piattaforma SaaS porta online un negozio in tempi molto più brevi e permette modifiche di routine senza passare ogni volta da uno sviluppatore. Una piattaforma open source dà più libertà ma allunga i tempi e aumenta la dipendenza dal team tecnico per ogni intervento. In un mercato che si muove in fretta, la velocità di reazione è un vantaggio competitivo concreto, e non si recupera con nessuna funzione.

Competenze interne disponibili

La piattaforma giusta è anche quella che il tuo team sa davvero gestire. Scegliere Magento Open Source senza sviluppatori dedicati, o WooCommerce senza nessuno che presidi sicurezza, aggiornamenti e compatibilità fra i plugin, significa scegliere un problema e chiamarlo risparmio. Il SaaS sposta gran parte di queste competenze sul fornitore, ed è per questo che funziona anche per chi non ha un reparto IT strutturato.

Scalabilità, sicurezza e ciclo di vita

Scalabilità significa reggere i picchi senza cadere e crescere di volume senza rifondare l'architettura. Sicurezza significa pagamenti conformi, dati protetti e aggiornamenti tempestivi. Su entrambi i fronti il SaaS parte avvantaggiato, perché sono responsabilità incluse nel servizio. Ma il criterio che nessuno guarda è il terzo: il ciclo di vita. Su Adobe Commerce le versioni hanno finestre di supporto dichiarate, e dal 1° giugno 2027 Adobe non manterrà più gli ambienti cloud che girano su versioni non supportate, riservandosi il diritto di dismetterli. Su PrestaShop il framework che regge la piattaforma, Symfony 6.4, ha le sue date: bug fix fino a novembre 2026 e correzioni di sicurezza fino a novembre 2027. Sull'open source non hai un canone, ma hai una scadenza, ed è una scadenza che ti costa un progetto.

Non c'è una piattaforma migliore in assoluto, c'è quella giusta per una situazione precisa. Ragionando per profili, il quadro si semplifica.

Chi parte o ha un team piccolo. Per chi apre un negozio o non ha competenze tecniche dedicate, il SaaS riduce drasticamente il rischio e i tempi: si parte in fretta e si cresce senza rifare tutto. Shopify è qui la scelta naturale. Chi invece vive già dentro WordPress, ha un catalogo contenuto e costruisce traffico con i contenuti può valutare WooCommerce, sapendo che sta prendendo in carico un'infrastruttura.

Chi ha un catalogo ampio, opera in Europa e ha competenze tecniche. PrestaShop può essere un buon equilibrio fra controllo e funzioni native, soprattutto se servono più negozi dallo stesso back office, a patto di mettere in conto il costo dei moduli e quello degli aggiornamenti maggiori.

Chi è enterprise con esigenze B2B complesse. Qui la scelta vera è fra Adobe Commerce e Shopify Plus, e Magento Open Source esce dal tavolo da solo, perché il B2B non ce l'ha. Adobe Commerce offre un B2B molto profondo e personalizzazione totale, al prezzo di un costo di possesso che cresce col fatturato per costruzione contrattuale e di tempi lunghi. Shopify Plus offre tempi più rapidi, un conto economico che conosci prima di firmare e un B2B nativo che dal 2026 copre gran parte degli scenari. La domanda giusta non è quale sia più potente: è quante voci del conto conosci prima di firmare.

Se vuoi un metodo strutturato per arrivare alla decisione senza inseguire le mode, abbiamo scritto una guida dedicata a quale ecommerce scegliere e come valutare la piattaforma giusta, che incrocia questi criteri con le esigenze concrete di chi deve decidere.

Un ultimo costo da considerare: cambiare dopo. C'è una voce che non compare in nessun listino e che pesa più di tutte, quella di cambiare piattaforma dopo averne scelta una sbagliata. Una migrazione comporta il trasferimento di cataloghi, ordini storici, clienti e contenuti, il rifacimento del tema e delle integrazioni, la gestione dei redirect per non perdere il posizionamento. È un progetto vero, non un dettaglio, ed è la ragione per cui conviene scegliere bene la prima volta, guardando a dove sarà l'azienda fra tre anni e non solo a dove è oggi. Non significa sovradimensionare: significa scegliere una piattaforma che possa accompagnare la crescita prevista senza imporre un cambio di rotta a metà strada. Se ci sei già dentro, e la domanda non è più quale piattaforma scegliere ma se convenga cambiarla, abbiamo scritto una guida sul replatforming: quando conviene cambiare piattaforma e quando no.

Qual è la migliore piattaforma ecommerce?

Non esiste una risposta valida per tutti, e chiunque te ne dia una senza farti domande sta vendendo la sua. La migliore piattaforma ecommerce è quella che regge il tuo costo totale di possesso, i tuoi tempi di reazione, le competenze che hai davvero in casa e la crescita che prevedi nei prossimi tre anni. La potenza che non sai gestire non è un vantaggio, è un costo.

WooCommerce è gratis davvero?

Il plugin base sì, ma un negozio funzionante no. Vanno pagati l'hosting, il tema, le estensioni che servono e il tempo per gestire sicurezza, aggiornamenti e compatibilità. Le estensioni ufficiali si pagano a canone annuale e si rinnovano: sono spese ricorrenti come un abbonamento, solo che non stanno tutte sulla stessa fattura.

Magento e Adobe Commerce sono la stessa cosa?

Condividono lo stesso cuore di codice ma sono due prodotti diversi, e la differenza è più grande di quanto si creda. Adobe Commerce è la versione commerciale a licenza, con il modulo B2B, Live Search e Product Recommendations, il cloud gestito e un contratto di supporto. Magento Open Source è la versione gratuita e autogestita: non ha il B2B, non ha quegli strumenti, e la policy sul ciclo di vita del software di Adobe dichiara espressamente di non applicarsi ad essa. Chi confronta "Magento" con Shopify deve prima decidere di quale dei due sta parlando.

Una piattaforma SaaS come Shopify limita la personalizzazione?

Limita l'accesso al codice di sistema, non la personalizzazione dell'esperienza, che resta molto ampia fra temi, app e strumenti di sviluppo. I confini esistono e vanno conosciuti prima, non dopo: il tetto delle tre opzioni per prodotto e il limite dei filtri sopra i cinquemila prodotti per collezione sono i due che si incontrano più spesso. Per la grande maggioranza dei progetti quei confini non sono un vincolo, sono un sollievo. Per una minoranza sono un ostacolo reale, e vanno verificati in fase di analisi.

E se la piattaforma da cui parto è Salesforce Commerce Cloud?

Allora questa comparativa non è quella che ti serve, ed è giusto dirlo. Le quattro piattaforme di cui parliamo qui sono quelle che si valutano partendo da zero, o quasi. Salesforce Commerce Cloud è un'altra categoria: una suite enterprise che si paga a percentuale sul fatturato e che nessuno sceglie come primo negozio. Se è la piattaforma che hai, il confronto giusto è con Shopify Plus, ed è un confronto fra due prodotti SaaS, non fra un SaaS e un open source: cambiano i termini, cambiano i costi e cambia soprattutto la domanda di partenza.

Confrontare PrestaShop, Magento, WooCommerce e Shopify funzione per funzione porta fuori strada. La domanda giusta non è quale sia la piattaforma più potente in astratto, ma quale regge meglio il tuo costo totale, i tuoi tempi, le tue competenze e la tua ambizione di crescita.

Il filo che lega le quattro opzioni è sempre lo stesso: quanta complessità tecnica vuoi tenerti in casa e quanta vuoi delegare. Nessuna delle due strade è gratis, e nessuna delle due ti mette al riparo dagli aggiornamenti: cambia solo chi li fa e chi ne paga il conto. È una scelta di business prima che di tecnologia, ed è esattamente il tipo di valutazione che affrontiamo con metodo, partendo dalle esigenze reali dell'azienda e non dal nome più di moda del momento.

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