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Giovanni Fracasso·

Shopify o Magento? Il confronto con Adobe Commerce, funzione per funzione (2026)

14 min di lettura

Adobe Commerce contro Shopify nel 2026, funzione per funzione: B2B, ricerca, catalogo, checkout, mercati, ciclo di vita, sicurezza e modello di costo a GMV.

Shopify o Magento (Adobe Commerce): la guida per scegliere nel 2026Immagine generata con intelligenza artificiale

Shopify o Magento è una domanda che arriva sempre nella stessa forma, e quasi sempre significa un'altra cosa. Chi la pone, nel mid-market e nell'enterprise, non sta valutando la versione gratuita di Magento: sta valutando Adobe Commerce, cioè la suite commerciale che Adobe vende a licenza. È un confronto diverso, e va fatto sui punti giusti, che non sono quasi mai quelli su cui si litiga.

Questo articolo mette a confronto Adobe Commerce e Shopify nel 2026, funzione per funzione, senza tabelle: cosa succede sull'una e cosa succede sull'altra quando devi fare la stessa cosa. Se invece la piattaforma che hai, o che stai valutando, è Magento Open Source, quella auto-ospitata e senza licenza, il confronto giusto è Magento Open Source contro Shopify, e il discorso cambia parecchio, soprattutto sul B2B.

Diamo per acquisito che le due edizioni di Magento condividano lo stesso cuore di codice, e che la differenza fra loro stia nel contratto, nei moduli e nel ciclo di vita: le abbiamo messe in fila qui, e non le rifacciamo. Se stai partendo da zero e ti serve il quadro largo, con PrestaShop e WooCommerce dentro, parti dalla comparativa fra le piattaforme ecommerce.

Prima delle funzioni, il perimetro, perché nel 2026 si è mosso. Adobe presenta oggi tre pacchetti: Adobe Commerce as a Cloud Service, che è il SaaS gestito interamente da Adobe; Adobe Commerce on Cloud, il PaaS storico in cui l'applicazione è tua e l'infrastruttura è di Adobe; e Adobe Commerce Optimizer. La versione on-premise, quella che si installava sui propri server, non compare più fra i pacchetti presentati sulla pagina prezzi.

Il passaggio è più importante di quanto sembri, e vale la pena fermarsi. Adobe sta portando Commerce verso il modello a servizio, cioè verso il modello che Shopify ha adottato dal primo giorno. E lo fa cambiando il modo in cui si personalizza: sul pacchetto SaaS le estensioni non entrano più nel codice PHP dell'applicazione, si costruiscono fuori dal processo, con App Builder. Il motivo è dichiarato da Adobe stessa nella propria documentazione: le estensioni disaccoppiate dal core riducono il costo totale di possesso, perché non si rompono a ogni aggiornamento.

Il motivo storico numero uno per scegliere Magento era l'accesso profondo al codice. Il pacchetto più recente di Adobe è quello che quell'accesso lo toglie. Non è una critica, è la direzione del mercato. Ma cambia i termini del confronto con Shopify, perché smonta proprio l'argomento su cui il confronto si reggeva.

Partiamo da qui perché, nel mid-market e nell'enterprise, è il capitolo che decide. Adobe Commerce ha un comparto B2B solido e maturo: account aziendali con gerarchie, ruoli e permessi, cataloghi condivisi con prezzi per azienda, preventivi negoziabili, ordini di acquisto con flussi di approvazione, liste di riordino, ordine rapido per SKU. È uno dei terreni su cui la piattaforma è storicamente forte, e non c'è ragione di negarlo.

Il punto è come lo si compra. La documentazione ufficiale di Adobe classifica l'estensione B2B come riservata ad Adobe Commerce e soggetta a una licenza separata, da richiedere al proprio referente commerciale. Non si installa dal marketplace pubblico: passa dal repository riservato ai clienti con licenza. Il B2B, su Adobe, è una voce di contratto, e come tale va negoziata.

C'è un secondo dettaglio, e va guardato con attenzione se stai valutando il SaaS di Adobe. Nella documentazione, il B2B risulta disponibile sui progetti PaaS e on-premise. Se il pacchetto verso cui Adobe sta spingendo è Adobe Commerce as a Cloud Service, la domanda da mettere per iscritto in trattativa è precisa: su quel pacchetto il mio B2B c'è, in che forma e a quali condizioni economiche.

Su Shopify, dal 2 aprile 2026, il B2B nativo è disponibile su tutti i piani a pagamento senza costi aggiuntivi: profili azienda, condizioni di pagamento, prezzi a volume, carte salvate e fino a tre cataloghi B2B attivi. Restano riservate a Plus le funzioni di scala, cioè i cataloghi illimitati, l'assegnazione diretta del catalogo a un'azienda o a una sua sede, i pagamenti parziali e gli acconti. Che cosa è cambiato davvero lo abbiamo raccontato a parte.

Il confronto va fatto con onestà nei due sensi. Sul singolo pezzo, il B2B di Adobe Commerce è più profondo: i flussi di approvazione e i preventivi negoziabili nativi non hanno un equivalente uno a uno su Shopify, e chi ha davvero bisogno di quei flussi lo sa già. Ma il B2B di Adobe è una licenza in più, mentre quello di Shopify è compreso nel piano. La domanda giusta, quindi, non è quale sia più ricco: è quanta di quella profondità stai davvero usando, e quanto la stai pagando.

Adobe Commerce include Live Search, la ricerca semantica basata su Sensei, che Adobe classifica come funzione esclusiva di Adobe Commerce e comprende nella licenza senza costi aggiuntivi. È un servizio SaaS: i dati di catalogo vengono sincronizzati sull'infrastruttura di Adobe, che restituisce i risultati. Porta ricerca mentre si digita, faceting che si adatta al comportamento degli utenti, gestione dei sinonimi, regole di merchandising e analytics sulle ricerche.

È un vantaggio reale rispetto a Magento Open Source, che Live Search non ce l'ha. Rispetto a Shopify il paragone è più equilibrato: la ricerca nativa di Shopify, estesa con l'app Search e Discovery, copre sinonimi, boost e regole di merchandising, e sui cataloghi grandi entrambe le piattaforme vedono comunque arrivare Algolia o Klevu. Chi migra dall'una all'altra, quel servizio se lo porta dietro.

Due precisazioni tecniche che nei confronti si perdono sempre, ed è meglio averle giuste. Catalog Service e Payment Services, gli altri due servizi SaaS di Adobe, funzionano sia su Adobe Commerce sia su Magento Open Source. Live Search e Product Recommendations no: quelli sono solo di Adobe Commerce, e sono parte di ciò che la licenza compra.

Su Adobe Commerce i filtri restano la layered navigation costruita sugli attributi, con in più il faceting intelligente di Live Search, che ordina e mostra i filtri in base al comportamento. Gli URL filtrati sono navigabili e, se non li si governa, indicizzabili: per molti negozi Adobe sono una sorgente reale di traffico organico di coda lunga.

Su Shopify i filtri producono URL a parametri sulla collezione, e i temi ufficiali li riconducono con un canonical alla collezione base: non diventano pagine autonome, a meno che tu non decida di costruirle. Vanno conosciuti due limiti documentati: i filtri non compaiono sulle collezioni sopra i 5.000 prodotti, e dal 16 marzo 2026 gli URL dei filtri usano identificatori stabili al posto dei valori testuali. Chi migra deve sapere che quella coda lunga non si trasferisce da sola: va ricostruita con collection dedicate, ed è lavoro da mettere a piano.

Su questo capitolo le due edizioni di Magento sono identiche, perché il modello dati è lo stesso, e per non ripeterci lo sviluppiamo nel confronto con Magento Open Source. In sintesi: Adobe Commerce costruisce i prodotti su un numero arbitrario di attributi, Shopify ammette al massimo tre opzioni per prodotto, con 2.048 varianti e 250 file multimediali dal 15 ottobre 2025.

Il tetto delle tre opzioni è la trappola numero uno di una migrazione da Adobe Commerce, ed è la prima cosa da verificare su un catalogo reale prima di firmare qualsiasi cosa. Non è insormontabile, ma non è nemmeno un dettaglio di configurazione: è un ridisegno del prodotto, e va stimato.

Su Adobe Commerce, nelle versioni PaaS e on-premise, il checkout è codice e si riscrive. È la ragione per cui certi negozi enterprise hanno checkout molto particolari, con logiche di credito, approvazioni e regole fiscali su misura. Sul pacchetto SaaS il discorso cambia, perché le personalizzazioni escono dal processo e passano da App Builder: è il capitolo in cui il modello Adobe si avvicina di più a quello Shopify.

Su Shopify il checkout è chiuso e si estende dai punti di innesto: estensioni di interfaccia, Shopify Functions per la logica di sconti, spedizioni e pagamenti, API di branding per l'aspetto. La superficie completa è riservata a Shopify Plus. Anche qui una scadenza va conosciuta: Shopify Scripts, il vecchio sistema di logiche personalizzate, è stato dismesso il 30 giugno 2026, e le logiche che ci giravano sopra vanno riscritte come Functions.

La differenza di fondo è questa: il checkout di Shopify converte, regge i picchi e non lo devi certificare tu, ma non lo puoi riscrivere. Quello di Adobe lo puoi riscrivere, e infatti è tuo anche quando si rompe.

Adobe Commerce gestisce più siti e più negozi da un'unica installazione, con la gerarchia di website, store e store view. È una struttura molto flessibile e altrettanto delicata: la progetti una volta e te la porti dietro per anni, e rifarla dopo è un progetto a sé.

Shopify governa gli stessi bisogni con i mercati, e per i casi che lo richiedono con gli store di espansione, inclusi fino a nove oltre il principale. Il modello è più rigido e molto più rapido, e la differenza vera si sente nei tempi: aprire un mercato nuovo è un'operazione di giorni, non di mesi. Come funziona l'internazionalizzazione su Shopify lo abbiamo scritto a parte.

Su Adobe Commerce on Cloud l'infrastruttura è gestita da Adobe, ma non è illimitata: è misurata, e l'unità di misura è l'allocazione annua di vCPU Day prevista dal contratto. Se la sfori, licenzi capacità aggiuntiva. È un modello che va capito prima di firmare, perché lega la capacità di reggere i picchi a una voce contrattuale, non a una proprietà del servizio.

Su Shopify non c'è nulla da dimensionare e nulla da sforare: la capacità è del servizio. È la differenza che si vede il giorno di un lancio o di un Black Friday, ed è uno dei motivi ricorrenti per cui i brand ci arrivano. Detto questo, un Adobe Commerce ben costruito, su un'infrastruttura seria e con un frontend moderno, è veloce: il tema non è la velocità di punta, è quanto lavoro e quanto rischio ci sono dietro per ottenerla e per mantenerla nel tempo.

È il capitolo che nel 2026 è cambiato di più, e va conosciuto anche solo per sedersi al tavolo con Adobe con le idee chiare. Il supporto standard di una versione dura tre anni dalla data di rilascio. La 2.4.6 è coperta fino all'11 agosto 2026, la 2.4.7 fino al 9 aprile 2027, la 2.4.8 fino ad aprile 2028; su 2.4.6 e 2.4.7 Adobe ha concesso un anno di supporto ulteriore senza costi.

Il fatto nuovo, ed è il più pesante di tutto il quadro, è questo: dal 1° giugno 2027 Adobe non mantiene più gli ambienti Adobe Commerce on Cloud che girano su versioni non supportate, e si riserva il diritto di dismetterli. L'aggiornamento smette di essere una decisione che si rimanda e diventa una scadenza con una data.

Si aggiunge un dettaglio che nei preventivi non si vede mai. Adobe non copre le dipendenze di terze parti, PHP, MySQL, MariaDB, OpenSearch, Redis, che possono arrivare a fine vita mentre la tua versione di Commerce è ancora supportata. Quando succede, l'aggiornamento da fare non è più uno solo, e il conto non è più quello che avevi previsto.

Su Shopify gli aggiornamenti arrivano e basta, ma sarebbe disonesto raccontarlo come un mondo senza scadenze: checkout.liquid è stato dismesso, Shopify Scripts si è fermato a giugno 2026, e chi ci aveva costruito sopra ha dovuto rifare quel lavoro. La differenza è di natura, ed è sostanziale: su Shopify si aggiorna il modo in cui personalizzi, su Adobe si aggiorna lo stack su cui gira il negozio.

Su Adobe Commerce la sicurezza è una responsabilità condivisa: Adobe gestisce il cloud, ma l'applicazione, i moduli e le personalizzazioni sono tuoi. Ogni patch va provata prima di andare in produzione, e ogni modulo di terze parti è una superficie di attacco in più che qualcuno deve presidiare.

Su Shopify la conformità PCI di primo livello e la sicurezza dell'infrastruttura sono della piattaforma. Resta al merchant tutto ciò che riguarda i dati personali e il GDPR, che nessuno può prendersi al posto suo. È meno un vantaggio tecnico e più un vantaggio organizzativo: sono ore di persone che non spendi, e allarmi che non ricevi di notte.

Il marketplace di Adobe è ricco e maturo, con estensioni che coprono quasi ogni esigenza e un livello medio di profondità tecnica alto. Il costo è che quelle estensioni entrano nel tuo codice e diventano un tuo problema a ogni passaggio di versione. L'App Store di Shopify è più ampio e più superficiale, con app in abbonamento che parlano con la piattaforma via API: non rompono il core, ma il costo è ricorrente e va messo a bilancio, ed è la voce con cui il costo totale di Shopify si gonfia più spesso.

C'è poi una variabile che non è tecnica e che pesa quanto le altre: le competenze. Trovare uno sviluppatore Adobe Commerce senior, oggi, è più difficile e più caro che trovarne uno Shopify. Vale però anche il contrario del luogo comune: che Shopify sia accessibile non significa che chiunque sappia costruirci sopra un progetto enterprise. La piattaforma abbassa la barriera d'ingresso, il partner resta decisivo.

Adobe non pubblica un prezzo. La pagina prezzi ufficiale di Adobe Commerce non contiene una sola cifra: presenta i pacchetti e un modulo di contatto. Le cifre che si trovano in rete, dai ventimila ai centocinquantamila euro l'anno e oltre, sono stime di partner e divergono fra loro di un fattore venti. Non le usiamo, e ti consigliamo di non usarle nemmeno tu.

Il modello, invece, Adobe lo pubblica, ed è quello che conta capire. Il livello di prezzo è determinato dalla fascia di GMV e di valore medio dell'ordine, oppure da un limite di ordini, indicati nel contratto. GMV e AOV hanno una definizione contrattuale, e Adobe ha il diritto di accedere ai dati per calcolarli: se il GMV reale supera la soglia dichiarata, può adeguare le fee. Il costo di Adobe Commerce cresce con il fatturato per costruzione, non per accidente.

Shopify pubblica il canone e non pubblica il resto. Shopify Plus parte da 2.300 dollari al mese sul triennale e da 2.500 sull'annuale; sopra certi volumi subentra una tariffa variabile sul fatturato di cui né la soglia né la percentuale sono pubbliche. Anche le commissioni sulle carte, sui piani Plus, si concordano. E c'è un dato che ribalta il conto dei gruppi: un contratto Plus vale per un brand, quindi più marchi significano più contratti.

Il confronto vero, allora, non è fra due numeri: è fra due strutture di costo. E la domanda giusta è quante voci del conto conosci prima di firmare. Come si calcola il costo totale di possesso lo abbiamo scritto mettendo in fila le sette voci e le domande da porre, per iscritto, sia ad Adobe sia a Shopify.

Sarebbe uno spot, e non un confronto, dire che Shopify vince sempre. Adobe Commerce resta la scelta difendibile in alcuni casi precisi, e vale la pena elencarli senza sconti.

Quando i processi di business sono così particolari da richiedere il controllo sul codice, e nessuna logica standard li copre nemmeno da lontano.

Quando il B2B è il cuore dell'azienda e servono davvero i flussi di approvazione e i preventivi negoziabili nativi, non una loro approssimazione costruita con le app.

Quando esistono integrazioni profonde e stratificate con i sistemi interni, e il costo di rifarle supera il beneficio del cambio, almeno nel breve periodo.

Quando l'azienda è già dentro l'ecosistema Adobe, con Experience Manager, Analytics o Target adottati, e la continuità con quello stack ha un valore strategico riconosciuto.

Quando c'è un team tecnico interno solido, che governa infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti senza pesare sul time to market del marketing.

Per la maggior parte dei brand strutturati che ci passano davanti, oggi la bilancia pende dall'altra parte, e le ragioni sono quelle che abbiamo messo in fila una per una: il B2B compreso nel piano invece che a licenza separata, l'infrastruttura che non si dimensiona e non si sfora, un ciclo di vita che non ha una scadenza al 2027, e un costo in cui il numero di variabili ignote è semplicemente più basso.

Quello che si perde va detto prima, non dopo: si perde l'accesso al codice del core, si perde il checkout riscrivibile, si perde la libertà sugli attributi di prodotto, e una parte del catalogo va ridisegnata. Su come avviene tecnicamente il passaggio abbiamo scritto una guida alla migrazione da Magento a Shopify Plus, che è il posto giusto per capire cosa si porta, cosa cade e cosa va rifatto da zero.

Lo diciamo in chiaro, perché tanto si capisce da soli: lavoriamo con Shopify dal 2013 e con i replatforming su Shopify Plus ci facciamo il fatturato. Quindi sì, abbiamo un interesse. Se fossimo convinti che Adobe Commerce fosse la risposta migliore per le aziende, avremmo costruito l'agenzia attorno a quello. Abbiamo scelto Shopify perché nella grande maggioranza dei casi risolve le esigenze B2B e B2C senza trascinarsi dietro la complessità e i costi ricorrenti degli altri sistemi.

Replatforming

Magento e Adobe Commerce sono la stessa cosa?

Condividono lo stesso cuore di codice, ma sono due prodotti diversi. Magento Open Source è la versione gratuita e auto-ospitata. Adobe Commerce è la suite commerciale a licenza, che aggiunge il modulo B2B, Live Search, Product Recommendations, il cloud gestito e un contratto di supporto. La differenza non sta nelle funzioni di base, sta nel contratto e nel ciclo di vita.

Il modulo B2B è compreso nella licenza di Adobe Commerce?

La documentazione ufficiale di Adobe indica l'estensione B2B come riservata ad Adobe Commerce e soggetta a licenza separata, da richiedere al referente commerciale. La pagina prezzi, in certe configurazioni, lo presenta invece come incluso nei pacchetti completi. È una discrepanza che non si risolve leggendo un blog: va messa per iscritto fra le domande ad Adobe, prima di firmare.

Quanto costa Adobe Commerce?

Adobe non pubblica cifre. Pubblica il modello: il livello di prezzo dipende dalla fascia di GMV e di valore medio dell'ordine, oppure da un limite di ordini, e il contratto prevede la facoltà di adeguare le fee se il GMV reale supera la soglia dichiarata. Le cifre che circolano in rete sono stime di partner, divergono enormemente fra loro e non sono utilizzabili per prendere una decisione.

Devo aggiornare Adobe Commerce entro una data?

Se sei su Adobe Commerce on Cloud, sì. Dal 1° giugno 2027 Adobe non mantiene più gli ambienti che girano su versioni non supportate e si riserva il diritto di dismetterli. Le finestre di supporto delle versioni attuali si chiudono fra agosto 2026 e aprile 2028, a seconda della versione su cui ti trovi.

Con Shopify perdo la personalizzazione che avevo su Adobe Commerce?

Cambia il modo, non sparisce. Non metti le mani nel codice del core, ma personalizzi con i temi, le app, le app private via API e le Shopify Functions, fino agli approcci headless per i progetti più spinti. Le eccezioni reali sono due: il checkout, riscrivibile su Adobe e solo estendibile su Shopify, e il modello di prodotto, dove il tetto delle tre opzioni è un vincolo vero e va verificato sul catalogo prima di decidere.

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