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Redazione·

PrestaShop vs Shopify: il confronto funzione per funzione nel 2026

13 min di lettura

PrestaShop o Shopify: il confronto dettagliato fra l'open source francese e la piattaforma SaaS, su catalogo, checkout, B2B, multistore, aggiornamenti e modello di costo.

Shopify o PrestaShop: le differenze e quale scegliere nel 2026Immagine generata con intelligenza artificiale

PrestaShop o Shopify è una delle scelte più frequenti per chi, soprattutto in Europa, deve decidere su cosa costruire il proprio ecommerce. Sono due prodotti validi, ma rispondono a filosofie opposte: PrestaShop mette il controllo totale nelle mani di chi sa programmare o può permettersi un buon tecnico, Shopify punta a far vendere chiunque senza dover parlare la lingua del codice. Capire questa differenza di partenza è già mezzo lavoro.

Anche qui ragioniamo senza tifo e senza tabelle riassuntive, che nascondono più di quanto mostrino. Andiamo per funzioni, una alla volta: cosa succede su PrestaShop e cosa succede su Shopify, dal catalogo al checkout al conto finale. E dove PrestaShop è più forte lo diciamo, perché su alcune cose lo è davvero, e fingere il contrario è il modo più rapido per perdere credibilità al primo interlocutore competente.

PrestaShop è una piattaforma ecommerce open source nata in Francia nel 2007, molto diffusa in Europa e in Italia. È un software auto-ospitato, costruito su PHP e sul framework Symfony, che scarichi e installi su un tuo hosting. La licenza è gratuita; i moduli che aggiungono funzioni specifiche sono in larga parte a pagamento sul marketplace ufficiale. La versione 9, uscita a giugno 2025, è il rinnovamento più profondo della sua storia.

Shopify è invece una piattaforma software as a service: un software gestito da terzi a cui accedi tramite abbonamento, senza installare nulla su un server. Nata in Canada e dedicata fin dall'origine all'ecommerce, esiste su più piani, dai piani d'ingresso fino a Shopify Plus, che è la versione enterprise. Crei l'account, punti il dominio e sei in linea: infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti restano alla piattaforma.

C'è un'immagine che rende bene l'idea. Aprire un negozio su PrestaShop è come organizzare una festa a casa propria: massima libertà su ogni dettaglio, ma tutto da preparare, sistemare e pulire. Farlo su Shopify è come prenotare al ristorante: scegli dal menù e torni a casa senza pensieri, in cambio di qualche vincolo su cosa puoi cambiare in cucina. PrestaShop ti dà il controllo del codice e l'onere della gestione, Shopify ti toglie la gestione e una parte della libertà. Da questa singola differenza nascono i costi, la manutenzione, le performance e il profilo di rischio, e ogni sezione che segue è una declinazione di questa frase.

PrestaShop gestisce il catalogo con attributi e combinazioni, e non ti mette un tetto: puoi incrociare quanti attributi vuoi, e per un catalogo tecnico o molto articolato è un vantaggio reale. Il prezzo lo paghi in altra moneta, cioè in performance sul carrello e sulle liste quando le combinazioni esplodono, ed è un tema noto che PrestaShop stessa ha lavorato nelle versioni recenti.

Su Shopify il modello ha un confine preciso, e va verificato prima di ogni altra cosa. Dall'ottobre 2025 il limite delle varianti per prodotto è salito a 2.048, ma il tetto delle tre opzioni per prodotto non è cambiato, e restano 250 file media per prodotto. Colore, taglia e materiale ci stanno; il quarto attributo no, e va risolto con metafield, prodotti separati o un'app. Se arrivi da un catalogo PrestaShop con cinque o sei attributi per articolo, questa è la prima verifica dell'analisi, non un dettaglio da rimandare.

La ricerca nativa di PrestaShop gira sul database, e su un catalogo di qualche migliaio di prodotti si comporta bene. Sopra quella soglia, o quando servono ricerca semantica, sinonimi e ordinamenti sofisticati, si finisce su un modulo o su un servizio esterno che indicizza il catalogo, con il relativo canone e la relativa manutenzione. È lo stesso destino di ogni open source: la funzione base c'è, la funzione seria si compra.

Su Shopify ricerca e filtri passano dall'app Search and Discovery, che è di Shopify ed è inclusa. I filtri generano URL a parametri sulla stessa collezione, che i temi ufficiali canonicalizzano verso la collezione base: non diventano pagine di atterraggio autonome per impostazione predefinita. Due limiti vanno conosciuti prima: i filtri non compaiono sulle collezioni sopra i cinquemila prodotti, e dal 16 marzo 2026 gli URL dei filtri usano identificatori stabili al posto dei valori testuali, il che ha rotto i vecchi URL filtrati eventualmente indicizzati.

Su PrestaShop il checkout è tuo e lo modifichi come vuoi: è codice che possiedi, e se hai un flusso d'acquisto particolare puoi costruirlo esattamente come ti serve, senza chiedere il permesso a nessuno. Nessun vincolo, nessuna approvazione. In cambio, la sua velocità, la sua tenuta e la sua conformità alle norme sui pagamenti dipendono da come lo costruisci e da come lo mantieni, e a ogni aggiornamento maggiore va riprovato.

Su Shopify il checkout è della piattaforma: lo mantiene lei, la conformità dei pagamenti è già risolta, e non lo rompi con un aggiornamento perché non lo aggiorni tu. La personalizzazione profonda, però, è riservata a Shopify Plus, e va detto con precisione: il vecchio checkout.liquid è sempre stato esclusivo del Plus, ed è ormai dismesso. Anche Shopify ha le sue scadenze: Shopify Scripts si è fermato il 30 giugno 2026 e le logiche vanno riscritte come Shopify Functions. La differenza fra le due piattaforme non è che una impone aggiornamenti e l'altra no: è che su Shopify aggiorni il modo in cui personalizzi, su PrestaShop aggiorni lo stack su cui gira il negozio. Il perimetro fra i piani lo abbiamo sciolto nel confronto fra Shopify e Shopify Plus.

PrestaShop è sorprendentemente ricco su questo fronte, ed è uno dei motivi per cui in Europa ha retto così a lungo. I gruppi di clienti permettono sconti dedicati, sconti per categoria e prezzi specifici per prodotto; le regole di carrello coprono buona parte degli scenari promozionali; i prezzi si possono mostrare al lordo o al netto dell'IVA a seconda del gruppo. Tutto nel software base, senza comprare nulla.

Su Shopify le promozioni e i codici sconto sono nativi, i listini per mercato e per catalogo B2B sono governati dalla piattaforma, e le logiche personalizzate al carrello e al checkout si scrivono come Shopify Functions, con la superficie piena su Plus. È un modello meno aperto di quello di PrestaShop, ma non ti chiede di verificare la compatibilità di un modulo ogni volta che la piattaforma cambia versione.

Va riconosciuto un merito che quasi nessuno cita: PrestaShop ha una modalità B2B nativa, e si accende da un'impostazione. Con quella attiva i clienti smettono di essere persone e diventano aziende, con i campi professionali del caso, e attraverso i gruppi si impostano prezzi al netto dell'IVA, sconti dedicati e la possibilità di nascondere i prezzi a chi non è autenticato, cioè di avere un listino riservato. Per un grossista con qualche decina di rivenditori, questo copre già molto.

Dove si ferma è sulla struttura dell'azienda cliente. Un'azienda vera ha più sedi, più acquirenti con permessi diversi, listini diversi per sede, condizioni di pagamento negoziate: e a quel punto su PrestaShop si comincia a comprare moduli e a scrivere codice. Shopify, dal 2 aprile 2026, ha il B2B nativo su tutti i piani a pagamento: profili azienda, condizioni di pagamento, prezzi a volume e fino a tre cataloghi B2B attivi, mentre cataloghi illimitati, assegnazione diretta del catalogo a una sede, pagamenti parziali e acconti restano su Plus. Abbiamo raccontato cosa è cambiato in questo aggiornamento sul B2B di Shopify. La distanza non è sul principio, è sulla profondità: PrestaShop ti dà il gruppo, Shopify ti dà l'organigramma.

È la dote storica di PrestaShop e il motivo per cui in Europa è arrivata così lontano. Multilingua, multivaluta e soprattutto multistore sono nativi: più negozi, anche su domini diversi, governati dallo stesso back office, con cataloghi e configurazioni differenziabili negozio per negozio. Chi ha un B2C e un B2B, o due marchi, o quattro paesi, può tenerli sotto lo stesso tetto senza pagare licenze aggiuntive. Non è poco, ed è il capitolo in cui PrestaShop batte le alternative a canone sul piano puramente economico.

Replatforming

Shopify affronta lo stesso bisogno con un modello diverso, e il confronto va fatto onestamente perché non è uno a uno. I Markets governano cataloghi, listini, valute e domini per mercato dentro lo stesso negozio, e sono la risposta a chi vende lo stesso catalogo in più paesi. Quando invece servono negozi davvero distinti, si usano gli store di espansione: su Plus ne sono inclusi nove oltre al principale, e oltre quelli si pagano 300 dollari al mese ciascuno. Da tenere presente anche un vincolo contrattuale che pesa sui gruppi: un contratto Plus copre un brand, quindi più marchi significa più contratti. È esattamente il punto in cui il conto può girare a favore dell'open source, e va calcolato invece che dato per scontato. Sui mercati Shopify abbiamo scritto un approfondimento dedicato all'internazionalizzazione con Shopify.

PrestaShop 9 ha modernizzato parecchio la piattaforma, e con la 9.1 il tema Hummingbird 2.0 è diventato quello predefinito: ricostruito da zero su Bootstrap 5, pensato per la velocità, e con l'accessibilità dentro l'impianto invece che aggiunta dopo. Su questo c'è un dato che va riconosciuto e che in Europa conta: il progetto dichiara che Hummingbird 2.0 raggiunge oltre il novantacinque per cento di conformità ai requisiti dell'European Accessibility Act. Per un merchant europeo che deve mettersi in regola, è un vantaggio di partenza concreto.

Resta però il tratto di fondo di ogni soluzione auto-ospitata: le performance dipendono dall'hosting che scegli e da come lo configuri, e il tuning è lavoro che si paga e che si ripete. Su Shopify l'infrastruttura non è una tua variabile: non scegli l'hosting, non dimensioni il database, ai picchi ci pensa la piattaforma. Il rovescio è che quando qualcosa è lento non hai la leva sul server, hai solo quella sul tema e sulle app.

Su PrestaShop la sicurezza è un processo continuo: patch del software, patch del server, aggiornamento dei moduli, gestione degli accessi, backup. E la conformità dei pagamenti è una responsabilità di chi costruisce e mantiene il negozio, non della piattaforma. Su Shopify questa intera categoria di preoccupazioni è inclusa nel servizio. Non è che i problemi svaniscano: è che non sono tuoi, e che quando qualcosa va storto risponde qualcun altro.

Ma il capitolo che quasi nessuno mette nei confronti è il ciclo di vita, ed è quello che pesa di più sul triennio. PrestaShop 9 è un salto architetturale vero: passa da Symfony 4.4 a Symfony 6.4 e richiede almeno PHP 8.1. Il progetto stesso, nell'annuncio di rilascio, avverte che si tratta di una versione maggiore e che moduli e temi possono richiedere aggiornamenti per continuare a funzionare. Chi ha un negozio con venti moduli e un tema su misura sa cosa significa quella riga: è un progetto, con un costo e un rischio.

E c'è un dettaglio ancora meno noto, che sta nella documentazione per sviluppatori di PrestaShop: Symfony 6.4 riceve correzioni di bug fino a novembre 2026 e correzioni di sicurezza fino a novembre 2027. Il framework su cui gira la tua piattaforma ha una data di scadenza, e non è nemmeno una data che PrestaShop controlla. È il punto che smonta la retorica più diffusa dell'open source, cioè quella secondo cui senza canone non hai scadenze: la scadenza c'è, si chiama versione maggiore, e la paghi in un progetto invece che in una fattura mensile. Su Shopify le versioni non esistono e il negozio resta in piedi da solo; quello che ogni tanto va rifatto è il modo in cui personalizzi, con una data annunciata e un perimetro noto.

PrestaShop, essendo open source, lascia modificare il codice sorgente in profondità e mette a disposizione un ricco catalogo di moduli per quasi ogni esigenza. Il rovescio storico della medaglia è la compatibilità: in un sistema aperto, dove ogni combinazione di moduli, tema e configurazione del server è diversa, le estensioni non sempre convivono senza attriti, e a ogni versione maggiore la compatibilità va riverificata modulo per modulo. Shopify segue la logica opposta: il cuore non si tocca, le personalizzazioni passano da app e dal tema, e l'App Store ha un processo di revisione che alza la soglia di affidabilità media. Meno libertà sul nucleo, più garanzie che le cose stiano insieme.

PrestaShop è gratuito da scaricare, ma il costo reale arriva dopo: hosting, moduli a pagamento sul marketplace, tema, sviluppo, manutenzione, e ogni tot anni il progetto di aggiornamento alla versione maggiore. È un costo che non ha un listino, e questo lo rende difficile da confrontare, non basso.

Shopify funziona al contrario: un canone che ingloba infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti. I piani base partono da poche decine di euro al mese; Shopify Plus, la versione enterprise, costa 2.300 dollari al mese sul contratto triennale e 2.500 sull'annuale per configurazioni standard, con una fee variabile sopra certi volumi di cui Shopify non pubblica né soglia né percentuale. Chi usa un gateway esterno paga a Shopify lo 0,20 per cento per transazione, e quello è pubblicato. I piani nel dettaglio stanno nella nostra guida ai costi e ai prezzi di Shopify.

Il punto non è quale costi meno sulla carta. È quante voci del conto conosci prima di firmare. Su Shopify il canone lo leggi, le commissioni le leggi, la fee variabile no e va negoziata. Su PrestaShop non c'è nessun canone di piattaforma, ma il conto è la somma di righe che scopri strada facendo, e le due più pesanti, il tempo delle persone e il prossimo aggiornamento maggiore, non compaiono in nessun listino.

Ci sono situazioni in cui consigliare Shopify sarebbe disonesto, e vale la pena elencarle. La prima è il multistore: se hai quattro o cinque negozi distinti e li vuoi governare da un solo back office senza moltiplicare i contratti, PrestaShop lo fa di serie e senza licenze aggiuntive, e su quel terreno il conto può davvero girare a suo favore. La seconda è il catalogo a molti attributi: se il tetto delle tre opzioni di Shopify ti costringe ad artifici su tutto il listino, il vantaggio del SaaS te lo mangi in complicazioni.

La terza è il controllo del codice: se vuoi possedere il software, non dipendere da nessun fornitore e poterti portare via tutto quando vuoi, l'open source è l'unica famiglia che te lo garantisce. La quarta è avere davvero le competenze: PrestaShop in mano a chi conosce PHP e Symfony è una piattaforma seria e in Europa gli sviluppatori si trovano. Il punto è che quelle competenze devono esserci, in casa o presso un partner solido, e che costano: PrestaShop non è la scelta di chi non vuole pensieri, è la scelta di chi accetta consapevolmente di averne in cambio della libertà.

Noi siamo partner Shopify e Shopify Plus, quindi il nostro non è un parere neutro e sarebbe ridicolo spacciarlo per tale. Quando un'azienda mid-market o enterprise ci chiede un'opinione, nella gran parte dei casi la indirizziamo verso il modello a servizio, perché toglie dal tavolo proprio i problemi che, su una piattaforma auto-ospitata, finiscono per rubare tempo alla crescita: la sistemistica, gli aggiornamenti come cantiere, la dipendenza dagli sviluppatori per ogni modifica.

Ma lo diciamo da professionisti, non da tifosi, e le quattro situazioni del capitolo precedente non sono un contentino: sono i casi in cui, in una discussione onesta, il conto va a favore di PrestaShop. Riconoscerlo è parte di un consiglio che vale qualcosa. Se il tuo caso è uno di quelli, il nostro consiglio è di restare dove sei e di aggiornare bene.

PrestaShop è più economico di Shopify?

Sul primo anno quasi sempre sì, perché non c'è canone di licenza. Sul triennio dipende, e le variabili che decidono sono tre: il tempo delle persone, il costo dei moduli, e il progetto di aggiornamento alla prossima versione maggiore, che su PrestaShop 9 ha significato passare da Symfony 4.4 a Symfony 6.4 con moduli e temi da adeguare. Il confronto onesto si fa sommando tre anni di tutto.

PrestaShop va bene per il B2B?

Ha una modalità B2B nativa e non è poco: campi azienda, gruppi con prezzo al netto dell'IVA, sconti dedicati e listini visibili solo a chi è autenticato. Copre bene lo scenario del grossista con rivenditori. Si ferma quando l'azienda cliente ha una struttura: più sedi, più acquirenti con permessi diversi, listini per sede, condizioni di pagamento negoziate. Lì servono moduli e sviluppo, mentre su Shopify quella struttura è nativa dal 2 aprile 2026 su tutti i piani a pagamento.

Devo aggiornare a PrestaShop 9?

Prima o poi sì, e conviene pianificarlo invece che subirlo. È una versione maggiore, il progetto stesso avverte che moduli e temi possono richiedere aggiornamenti, e il framework su cui è costruita ha correzioni di sicurezza fino a novembre 2027. La domanda vera, quando quel progetto è sul tavolo con il suo costo e il suo rischio, è se abbia senso investirlo per restare dove sei o per andare altrove. È il momento in cui molti si fanno la domanda sul replatforming, e non è un caso. Se stai valutando la seconda strada, come si organizza una migrazione da PrestaShop a Shopify è il pezzo che dice cosa si porta, cosa si riscrive e cosa non torna: serve a mettere un numero accanto al confronto, invece che un'impressione.

La domanda da cui partire non è quale piattaforma abbia più funzioni, ma quale lascia alla tua azienda più tempo ed energie da spendere sul prodotto, sui clienti e sulle vendite. Rispondere a questa, prima ancora di guardare i listini, significa avere già deciso bene metà della partita. E se il campo è ancora aperto, cioè se PrestaShop e Shopify sono solo due dei nomi sul tavolo, la nostra guida per scegliere la piattaforma ecommerce li mette a confronto anche con WooCommerce e Magento.

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