PrestaShop vs Shopify: il confronto funzione per funzione nel 2026
PrestaShop o Shopify: il confronto dettagliato fra l'open source francese e la piattaforma SaaS, su catalogo, checkout, B2B, multistore, aggiornamenti e modello di costo.


PrestaShop o Shopify è una delle scelte più frequenti per chi, soprattutto in Europa, deve decidere su cosa costruire il proprio ecommerce. Sono due prodotti validi, ma rispondono a filosofie opposte: PrestaShop mette il controllo totale nelle mani di chi sa programmare o può permettersi un buon tecnico, Shopify punta a far vendere chiunque senza dover parlare la lingua del codice. Capire questa differenza di partenza è già mezzo lavoro.
Anche qui ragioniamo senza tifo e senza tabelle riassuntive, che nascondono più di quanto mostrino. Andiamo per funzioni, una alla volta: cosa succede su PrestaShop e cosa succede su Shopify, dal catalogo al checkout al conto finale. E dove PrestaShop è più forte lo diciamo, perché su alcune cose lo è davvero, e fingere il contrario è il modo più rapido per perdere credibilità al primo interlocutore competente.
Cosa sono, in una riga ciascuno
PrestaShop è una piattaforma ecommerce open source nata in Francia nel 2007, molto diffusa in Europa e in Italia. È un software auto-ospitato, costruito su PHP e sul framework Symfony, che scarichi e installi su un tuo hosting. La licenza è gratuita; i moduli che aggiungono funzioni specifiche sono in larga parte a pagamento sul marketplace ufficiale. La versione 9, uscita a giugno 2025, è il rinnovamento più profondo della sua storia.
Shopify è invece una piattaforma software as a service: un software gestito da terzi a cui accedi tramite abbonamento, senza installare nulla su un server. Nata in Canada e dedicata fin dall'origine all'ecommerce, esiste su più piani, dai piani d'ingresso fino a Shopify Plus, che è la versione enterprise. Crei l'account, punti il dominio e sei in linea: infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti restano alla piattaforma.
La differenza di fondo: auto-ospitato contro servizio
C'è un'immagine che rende bene l'idea. Aprire un negozio su PrestaShop è come organizzare una festa a casa propria: massima libertà su ogni dettaglio, ma tutto da preparare, sistemare e pulire. Farlo su Shopify è come prenotare al ristorante: scegli dal menù e torni a casa senza pensieri, in cambio di qualche vincolo su cosa puoi cambiare in cucina. PrestaShop ti dà il controllo del codice e l'onere della gestione, Shopify ti toglie la gestione e una parte della libertà. Da questa singola differenza nascono i costi, la manutenzione, le performance e il profilo di rischio, e ogni sezione che segue è una declinazione di questa frase.
Il catalogo
PrestaShop gestisce il catalogo con attributi e combinazioni, e non ti mette un tetto: puoi incrociare quanti attributi vuoi, e per un catalogo tecnico o molto articolato è un vantaggio reale. Il prezzo lo paghi in altra moneta, cioè in performance sul carrello e sulle liste quando le combinazioni esplodono, ed è un tema noto che PrestaShop stessa ha lavorato nelle versioni recenti.
Su Shopify il modello ha un confine preciso, e va verificato prima di ogni altra cosa. Dall'ottobre 2025 il limite delle varianti per prodotto è salito a 2.048, ma il tetto delle tre opzioni per prodotto non è cambiato, e restano 250 file media per prodotto. Colore, taglia e materiale ci stanno; il quarto attributo no, e va risolto con metafield, prodotti separati o un'app. Se arrivi da un catalogo PrestaShop con cinque o sei attributi per articolo, questa è la prima verifica dell'analisi, non un dettaglio da rimandare.
La ricerca e i filtri
La ricerca nativa di PrestaShop gira sul database, e su un catalogo di qualche migliaio di prodotti si comporta bene. Sopra quella soglia, o quando servono ricerca semantica, sinonimi e ordinamenti sofisticati, si finisce su un modulo o su un servizio esterno che indicizza il catalogo, con il relativo canone e la relativa manutenzione. È lo stesso destino di ogni open source: la funzione base c'è, la funzione seria si compra.
Su Shopify ricerca e filtri passano dall'app Search and Discovery, che è di Shopify ed è inclusa. I filtri generano URL a parametri sulla stessa collezione, che i temi ufficiali canonicalizzano verso la collezione base: non diventano pagine di atterraggio autonome per impostazione predefinita. Due limiti vanno conosciuti prima: i filtri non compaiono sulle collezioni sopra i cinquemila prodotti, e dal 16 marzo 2026 gli URL dei filtri usano identificatori stabili al posto dei valori testuali, il che ha rotto i vecchi URL filtrati eventualmente indicizzati.
Il checkout
Su PrestaShop il checkout è tuo e lo modifichi come vuoi: è codice che possiedi, e se hai un flusso d'acquisto particolare puoi costruirlo esattamente come ti serve, senza chiedere il permesso a nessuno. Nessun vincolo, nessuna approvazione. In cambio, la sua velocità, la sua tenuta e la sua conformità alle norme sui pagamenti dipendono da come lo costruisci e da come lo mantieni, e a ogni aggiornamento maggiore va riprovato.
Su Shopify il checkout è della piattaforma: lo mantiene lei, la conformità dei pagamenti è già risolta, e non lo rompi con un aggiornamento perché non lo aggiorni tu. La personalizzazione profonda, però, è riservata a Shopify Plus, e va detto con precisione: il vecchio checkout.liquid è sempre stato esclusivo del Plus, ed è ormai dismesso. Anche Shopify ha le sue scadenze: Shopify Scripts si è fermato il 30 giugno 2026 e le logiche vanno riscritte come Shopify Functions. La differenza fra le due piattaforme non è che una impone aggiornamenti e l'altra no: è che su Shopify aggiorni il modo in cui personalizzi, su PrestaShop aggiorni lo stack su cui gira il negozio. Il perimetro fra i piani lo abbiamo sciolto nel confronto fra Shopify e Shopify Plus.
Listini, regole di prezzo e promozioni
PrestaShop è sorprendentemente ricco su questo fronte, ed è uno dei motivi per cui in Europa ha retto così a lungo. I gruppi di clienti permettono sconti dedicati, sconti per categoria e prezzi specifici per prodotto; le regole di carrello coprono buona parte degli scenari promozionali; i prezzi si possono mostrare al lordo o al netto dell'IVA a seconda del gruppo. Tutto nel software base, senza comprare nulla.
Su Shopify le promozioni e i codici sconto sono nativi, i listini per mercato e per catalogo B2B sono governati dalla piattaforma, e le logiche personalizzate al carrello e al checkout si scrivono come Shopify Functions, con la superficie piena su Plus. È un modello meno aperto di quello di PrestaShop, ma non ti chiede di verificare la compatibilità di un modulo ogni volta che la piattaforma cambia versione.
Il B2B, dove PrestaShop sorprende e poi si ferma
Va riconosciuto un merito che quasi nessuno cita: PrestaShop ha una modalità B2B nativa, e si accende da un'impostazione. Con quella attiva i clienti smettono di essere persone e diventano aziende, con i campi professionali del caso, e attraverso i gruppi si impostano prezzi al netto dell'IVA, sconti dedicati e la possibilità di nascondere i prezzi a chi non è autenticato, cioè di avere un listino riservato. Per un grossista con qualche decina di rivenditori, questo copre già molto.
Dove si ferma è sulla struttura dell'azienda cliente. Un'azienda vera ha più sedi, più acquirenti con permessi diversi, listini diversi per sede, condizioni di pagamento negoziate: e a quel punto su PrestaShop si comincia a comprare moduli e a scrivere codice. Shopify, dal 2 aprile 2026, ha il B2B nativo su tutti i piani a pagamento: profili azienda, condizioni di pagamento, prezzi a volume e fino a tre cataloghi B2B attivi, mentre cataloghi illimitati, assegnazione diretta del catalogo a una sede, pagamenti parziali e acconti restano su Plus. Abbiamo raccontato cosa è cambiato in questo aggiornamento sul B2B di Shopify. La distanza non è sul principio, è sulla profondità: PrestaShop ti dà il gruppo, Shopify ti dà l'organigramma.
Mercati, lingue e multistore
È la dote storica di PrestaShop e il motivo per cui in Europa è arrivata così lontano. Multilingua, multivaluta e soprattutto multistore sono nativi: più negozi, anche su domini diversi, governati dallo stesso back office, con cataloghi e configurazioni differenziabili negozio per negozio. Chi ha un B2C e un B2B, o due marchi, o quattro paesi, può tenerli sotto lo stesso tetto senza pagare licenze aggiuntive. Non è poco, ed è il capitolo in cui PrestaShop batte le alternative a canone sul piano puramente economico.
Shopify affronta lo stesso bisogno con un modello diverso, e il confronto va fatto onestamente perché non è uno a uno. I Markets governano cataloghi, listini, valute e domini per mercato dentro lo stesso negozio, e sono la risposta a chi vende lo stesso catalogo in più paesi. Quando invece servono negozi davvero distinti, si usano gli store di espansione: su Plus ne sono inclusi nove oltre al principale, e oltre quelli si pagano 300 dollari al mese ciascuno. Da tenere presente anche un vincolo contrattuale che pesa sui gruppi: un contratto Plus copre un brand, quindi più marchi significa più contratti. È esattamente il punto in cui il conto può girare a favore dell'open source, e va calcolato invece che dato per scontato. Sui mercati Shopify abbiamo scritto un approfondimento dedicato all'internazionalizzazione con Shopify.
Performance, accessibilità e infrastruttura
PrestaShop 9 ha modernizzato parecchio la piattaforma, e con la 9.1 il tema Hummingbird 2.0 è diventato quello predefinito: ricostruito da zero su Bootstrap 5, pensato per la velocità, e con l'accessibilità dentro l'impianto invece che aggiunta dopo. Su questo c'è un dato che va riconosciuto e che in Europa conta: il progetto dichiara che Hummingbird 2.0 raggiunge oltre il novantacinque per cento di conformità ai requisiti dell'European Accessibility Act. Per un merchant europeo che deve mettersi in regola, è un vantaggio di partenza concreto.
Resta però il tratto di fondo di ogni soluzione auto-ospitata: le performance dipendono dall'hosting che scegli e da come lo configuri, e il tuning è lavoro che si paga e che si ripete. Su Shopify l'infrastruttura non è una tua variabile: non scegli l'hosting, non dimensioni il database, ai picchi ci pensa la piattaforma. Il rovescio è che quando qualcosa è lento non hai la leva sul server, hai solo quella sul tema e sulle app.
Sicurezza, aggiornamenti e ciclo di vita
Su PrestaShop la sicurezza è un processo continuo: patch del software, patch del server, aggiornamento dei moduli, gestione degli accessi, backup. E la conformità dei pagamenti è una responsabilità di chi costruisce e mantiene il negozio, non della piattaforma. Su Shopify questa intera categoria di preoccupazioni è inclusa nel servizio. Non è che i problemi svaniscano: è che non sono tuoi, e che quando qualcosa va storto risponde qualcun altro.
Ma il capitolo che quasi nessuno mette nei confronti è il ciclo di vita, ed è quello che pesa di più sul triennio. PrestaShop 9 è un salto architetturale vero: passa da Symfony 4.4 a Symfony 6.4 e richiede almeno PHP 8.1. Il progetto stesso, nell'annuncio di rilascio, avverte che si tratta di una versione maggiore e che moduli e temi possono richiedere aggiornamenti per continuare a funzionare. Chi ha un negozio con venti moduli e un tema su misura sa cosa significa quella riga: è un progetto, con un costo e un rischio.
E c'è un dettaglio ancora meno noto, che sta nella documentazione per sviluppatori di PrestaShop: Symfony 6.4 riceve correzioni di bug fino a novembre 2026 e correzioni di sicurezza fino a novembre 2027. Il framework su cui gira la tua piattaforma ha una data di scadenza, e non è nemmeno una data che PrestaShop controlla. È il punto che smonta la retorica più diffusa dell'open source, cioè quella secondo cui senza canone non hai scadenze: la scadenza c'è, si chiama versione maggiore, e la paghi in un progetto invece che in una fattura mensile. Su Shopify le versioni non esistono e il negozio resta in piedi da solo; quello che ogni tanto va rifatto è il modo in cui personalizzi, con una data annunciata e un perimetro noto.
L'ecosistema
PrestaShop, essendo open source, lascia modificare il codice sorgente in profondità e mette a disposizione un ricco catalogo di moduli per quasi ogni esigenza. Il rovescio storico della medaglia è la compatibilità: in un sistema aperto, dove ogni combinazione di moduli, tema e configurazione del server è diversa, le estensioni non sempre convivono senza attriti, e a ogni versione maggiore la compatibilità va riverificata modulo per modulo. Shopify segue la logica opposta: il cuore non si tocca, le personalizzazioni passano da app e dal tema, e l'App Store ha un processo di revisione che alza la soglia di affidabilità media. Meno libertà sul nucleo, più garanzie che le cose stiano insieme.
Il modello di costo
PrestaShop è gratuito da scaricare, ma il costo reale arriva dopo: hosting, moduli a pagamento sul marketplace, tema, sviluppo, manutenzione, e ogni tot anni il progetto di aggiornamento alla versione maggiore. È un costo che non ha un listino, e questo lo rende difficile da confrontare, non basso.
Shopify funziona al contrario: un canone che ingloba infrastruttura, sicurezza e aggiornamenti. I piani base partono da poche decine di euro al mese; Shopify Plus, la versione enterprise, costa 2.300 dollari al mese sul contratto triennale e 2.500 sull'annuale per configurazioni standard, con una fee variabile sopra certi volumi di cui Shopify non pubblica né soglia né percentuale. Chi usa un gateway esterno paga a Shopify lo 0,20 per cento per transazione, e quello è pubblicato. I piani nel dettaglio stanno nella nostra guida ai costi e ai prezzi di Shopify.
Il punto non è quale costi meno sulla carta. È quante voci del conto conosci prima di firmare. Su Shopify il canone lo leggi, le commissioni le leggi, la fee variabile no e va negoziata. Su PrestaShop non c'è nessun canone di piattaforma, ma il conto è la somma di righe che scopri strada facendo, e le due più pesanti, il tempo delle persone e il prossimo aggiornamento maggiore, non compaiono in nessun listino.
Quando PrestaShop resta la scelta giusta
Ci sono situazioni in cui consigliare Shopify sarebbe disonesto, e vale la pena elencarle. La prima è il multistore: se hai quattro o cinque negozi distinti e li vuoi governare da un solo back office senza moltiplicare i contratti, PrestaShop lo fa di serie e senza licenze aggiuntive, e su quel terreno il conto può davvero girare a suo favore. La seconda è il catalogo a molti attributi: se il tetto delle tre opzioni di Shopify ti costringe ad artifici su tutto il listino, il vantaggio del SaaS te lo mangi in complicazioni.
La terza è il controllo del codice: se vuoi possedere il software, non dipendere da nessun fornitore e poterti portare via tutto quando vuoi, l'open source è l'unica famiglia che te lo garantisce. La quarta è avere davvero le competenze: PrestaShop in mano a chi conosce PHP e Symfony è una piattaforma seria e in Europa gli sviluppatori si trovano. Il punto è che quelle competenze devono esserci, in casa o presso un partner solido, e che costano: PrestaShop non è la scelta di chi non vuole pensieri, è la scelta di chi accetta consapevolmente di averne in cambio della libertà.
La nostra posizione, senza giri di parole
Noi siamo partner Shopify e Shopify Plus, quindi il nostro non è un parere neutro e sarebbe ridicolo spacciarlo per tale. Quando un'azienda mid-market o enterprise ci chiede un'opinione, nella gran parte dei casi la indirizziamo verso il modello a servizio, perché toglie dal tavolo proprio i problemi che, su una piattaforma auto-ospitata, finiscono per rubare tempo alla crescita: la sistemistica, gli aggiornamenti come cantiere, la dipendenza dagli sviluppatori per ogni modifica.
Ma lo diciamo da professionisti, non da tifosi, e le quattro situazioni del capitolo precedente non sono un contentino: sono i casi in cui, in una discussione onesta, il conto va a favore di PrestaShop. Riconoscerlo è parte di un consiglio che vale qualcosa. Se il tuo caso è uno di quelli, il nostro consiglio è di restare dove sei e di aggiornare bene.
Domande frequenti
PrestaShop è più economico di Shopify?
Sul primo anno quasi sempre sì, perché non c'è canone di licenza. Sul triennio dipende, e le variabili che decidono sono tre: il tempo delle persone, il costo dei moduli, e il progetto di aggiornamento alla prossima versione maggiore, che su PrestaShop 9 ha significato passare da Symfony 4.4 a Symfony 6.4 con moduli e temi da adeguare. Il confronto onesto si fa sommando tre anni di tutto.
PrestaShop va bene per il B2B?
Ha una modalità B2B nativa e non è poco: campi azienda, gruppi con prezzo al netto dell'IVA, sconti dedicati e listini visibili solo a chi è autenticato. Copre bene lo scenario del grossista con rivenditori. Si ferma quando l'azienda cliente ha una struttura: più sedi, più acquirenti con permessi diversi, listini per sede, condizioni di pagamento negoziate. Lì servono moduli e sviluppo, mentre su Shopify quella struttura è nativa dal 2 aprile 2026 su tutti i piani a pagamento.
Devo aggiornare a PrestaShop 9?
Prima o poi sì, e conviene pianificarlo invece che subirlo. È una versione maggiore, il progetto stesso avverte che moduli e temi possono richiedere aggiornamenti, e il framework su cui è costruita ha correzioni di sicurezza fino a novembre 2027. La domanda vera, quando quel progetto è sul tavolo con il suo costo e il suo rischio, è se abbia senso investirlo per restare dove sei o per andare altrove. È il momento in cui molti si fanno la domanda sul replatforming, e non è un caso. Se stai valutando la seconda strada, come si organizza una migrazione da PrestaShop a Shopify è il pezzo che dice cosa si porta, cosa si riscrive e cosa non torna: serve a mettere un numero accanto al confronto, invece che un'impressione.
La domanda da cui partire
La domanda da cui partire non è quale piattaforma abbia più funzioni, ma quale lascia alla tua azienda più tempo ed energie da spendere sul prodotto, sui clienti e sulle vendite. Rispondere a questa, prima ancora di guardare i listini, significa avere già deciso bene metà della partita. E se il campo è ancora aperto, cioè se PrestaShop e Shopify sono solo due dei nomi sul tavolo, la nostra guida per scegliere la piattaforma ecommerce li mette a confronto anche con WooCommerce e Magento.
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