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Giovanni Fracasso·

Shopify Editions Winter 2024: la direzione e le dieci novità che contano

12 min di lettura

Oltre cento novità nella Shopify Editions Winter 2024. Più dei numeri conta la direzione: Shopify rinforza le fondamenta e punta all'enterprise. Le linee di fondo e le dieci che contano.

Shopify Winter Edition 2024

Ogni stagione Shopify raccoglie in un unico rilascio le novità maturate nei mesi precedenti, e l'inverno del 2024 non fa eccezione: oltre cento voci, distribuite su ogni area della piattaforma, dal modello di prodotto al checkout, dai pagamenti al backend di amministrazione. È una mole che intimidisce, e che rischia di disperdersi in un elenco.

Conviene allora resistere alla tentazione dell'inventario. Quando le novità si contano a centinaia, il dato interessante non è la singola funzione, ma la traiettoria che le tiene insieme. E questa edizione, più di altre, una traiettoria la dichiara apertamente: niente fuochi d'artificio, ma le fondamenta. Shopify lo mette nero su bianco, e lo fa rivolgendosi esplicitamente ai grandi marchi.

Procediamo con ordine, come si conviene. Prima le linee di fondo, cioè le direzioni che danno senso al resto. Poi le dieci novità che, a una lettura attenta, mi paiono le più significative, non per importanza assoluta, ma per impatto su due cose che contano davvero: come il cliente percepisce il negozio e quanto quel negozio riesce a vendere. Ve le presento una per una, spiegate per bene.

La prima direzione, quella che fa da architrave a tutte le altre, è dichiarata dalla stessa Shopify: questa non è l'edizione delle novità appariscenti, è l'edizione delle fondamenta. Conversione, canali, marketing, operatività. Per anni la piattaforma è stata percepita come la scelta dei piccoli commercianti; qui dice a chiare lettere di volersi attrezzare per i grandi, e affida la presentazione al proprio vicepresidente di prodotto. Le fondamenta, del resto, decidono cosa puoi costruirci sopra: rafforzarle significa allargare la soglia di complessità che la piattaforma sa reggere.

Tradotto: non si vendono più funzioni vistose, si rende più solida la base su cui i marchi seri costruiscono. È una scelta meno fotogenica, e molto più impegnativa.

La seconda direzione è il checkout, e qui Shopify gioca la sua carta migliore. Il pagamento è il punto in cui un ecommerce fa o perde i soldi, e Shopify rivendica di avere quello che converte di più su internet. In questa edizione lo rende insieme più veloce, con il passaggio a una sola pagina, e più personalizzabile, con la checkout extensibility e oltre novanta nuove app dedicate. È anche l'inizio della fine di un'epoca: la personalizzazione fragile via checkout.liquid lascia il posto a un sistema di estensioni che regge gli aggiornamenti senza rompersi.

La terza direzione è il catalogo, e per Shopify è quasi una resa dei conti. La piattaforma si è portata dietro per anni la nomea di non saper gestire cataloghi complessi, con un limite di cento varianti per prodotto diventato una barzelletta nel settore. Questa edizione porta l'aggiornamento più esteso del modello di prodotto da oltre dieci anni: le inserzioni combinate per i prodotti in più colori e stili, fino a duemila varianti per prodotto via API, una nuova tassonomia standard con attributi ricchi per categoria, i bundle che salgono a trenta prodotti. Il messaggio è chiaro: il catalogo enterprise non spaventa più.

La quarta direzione è l'intelligenza artificiale, alla sua prima vera comparsa dentro Shopify. Non è ancora l'AI che vende al posto del merchant, è l'AI che lo affianca: Sidekick come consulente, Shopify Magic che scrive pagine e descrizioni, la ricerca semantica che capisce l'intento di chi cerca, l'editor che genera e ripulisce le foto di prodotto. Roba da copilota, non da pilota. Ma è il primo passo, e si vede dove punta.

La quinta direzione è il B2B, dove Shopify recupera terreno. Per anni il commercio tra imprese è stato il fianco scoperto rispetto a piattaforme nate per l'ingrosso; qui arrivano i permessi per far lavorare ogni venditore solo sui propri clienti, gli sconti promozionali dedicati, i prodotti digitali nel checkout B2B, la registrazione dei pagamenti parziali fuori piattaforma e un tema pensato apposta per la vendita all'ingrosso. Per il tessuto produttivo italiano, fatto di aziende che vendono anche ai rivenditori, non è un dettaglio.

Sotto queste cinque direzioni corrono due segnali più sommessi, che col senno di poi pesano. Per chi sviluppa, i theme blocks: blocchi che si definiscono una volta e si riusano ovunque, annidabili fino a otto livelli, la base di un modo più industriale di costruire i temi. E un gesto che allora pareva minore: Shop Pay che esce dai negozi Shopify e si appoggia ai checkout di marchi che su Shopify non sono. Per la prima volta il portafoglio digitale della piattaforma travalica il suo recinto. Tenete a mente questo dettaglio: torna alla fine.

Veniamo dunque alle dieci novità che, tra le oltre cento, contano di più. Le ho scelte non per importanza assoluta, che sarebbe pretesa indimostrabile, ma per la capacità di spostare la percezione del negozio e il suo fatturato. Le presento una per una, con lo spazio che meritano.

Il pagamento di Shopify passa da tre pagine a una sola. Il nuovo checkout in una pagina riduce di circa quattro secondi il tempo che il cliente impiega a completare l'acquisto, e i miglioramenti all'infrastruttura hanno reso il caricamento del checkout fino al novantacinque per cento più veloce. Detta così sembra un'ottimizzazione tecnica. Non lo è.

Il checkout è il collo di bottiglia di ogni ecommerce. Secondo il Baymard Institute, in media quasi sette carrelli su dieci vengono abbandonati prima dell'acquisto, e una quota consistente di quegli abbandoni dipende da un pagamento lungo, macchinoso, pieno di passaggi. Ogni secondo e ogni clic tolti dal percorso sono una porzione di clienti che arriva in fondo invece di sparire. Ridurre il checkout in una pagina a una sola schermata, e renderlo più rapido a caricarsi, agisce esattamente sul punto in cui si decide se la vendita si chiude o no.

Per chi gestisce volumi importanti, è la differenza che si vede subito nei numeri. E non è un caso che Shopify abbia scelto di aprire da qui.

Personalizzare il checkout, per anni, ha significato mettere mano a checkout.liquid: potente, ma fragile, e con la spada di Damocle di un aggiornamento che ti rompe tutto. La checkout extensibility cambia la logica. Si personalizza il pagamento con estensioni e componenti che convivono con gli aggiornamenti della piattaforma, e in questa edizione il sistema si arricchisce di quattordici nuove API e componenti di interfaccia.

Le possibilità si allargano: personalizzazione grafica più spinta, più opzioni di consegna, gestione del consenso privacy, e il supporto esteso anche alle pagine di ringraziamento e di stato dell'ordine, che prima restavano fuori. È una funzione esclusiva di Shopify Plus, e in Italia va attivata anche per abilitare cose apparentemente lontane, come la convalida automatica dell'indirizzo al checkout.

Il senso strategico è doppio. Da un lato Shopify mette in sicurezza la personalizzazione del suo asset più prezioso. Dall'altro apre la strada a un ecosistema: le oltre novanta nuove app per il checkout, dagli upsell ai programmi fedeltà ai sondaggi post-acquisto, vivono proprio su queste API.

Le Combined Listings, riservate a Shopify Plus, risolvono un problema vecchio quanto la moda online. Un prodotto disponibile in otto colori, fino a ieri, costringeva a una scelta scomoda: un'unica scheda che mescolava tutto, oppure otto schede separate che si facevano concorrenza tra loro. Con le inserzioni combinate, ogni colore o variante resta un prodotto a sé, con la sua descrizione, la sua galleria di immagini e il suo URL, ma tutti compaiono come un'unica scheda prodotto.

Per chi vende abbigliamento, calzature, accessori, è una differenza che si misura in conversioni. Il cliente interessato al blu ghiaccio vuole vedere il blu ghiaccio da ogni angolazione, non immaginarselo da una miniatura. Mostrarglielo, dentro un'unica pagina pulita, è esattamente ciò che lo porta all'acquisto. Sul fronte SEO, l'URL canonico unico evita che le varianti si cannibalizzino nei risultati di Google.

Va detto che un risultato simile, in ICT Sviluppo, lo costruivamo già: con un prodotto contenitore tenuto a magazzino zero e i metafield a raggruppare le varianti. Funzionava, ma richiedeva lavoro e codice. Il valore di questa app è averlo reso pulito e alla portata di chiunque. È la parte più visibile di un salto più ampio: insieme alle duemila varianti per prodotto via API e alla nuova tassonomia standard, è l'aggiornamento più esteso del modello di prodotto di Shopify da oltre dieci anni.

La ricerca semantica è la prima funzione di ricerca della vetrina basata su intelligenza artificiale. Va oltre la corrispondenza letterale delle parole chiave e prova a capire l'intenzione dietro la query. Chi cerca «qualcosa di caldo per l'inverno» non sta cercando quelle parole esatte in una scheda prodotto: sta cercando maglioni, e la ricerca semantica lo capisce e glieli mostra.

La ricerca interna è uno dei punti a più alta conversione di tutto il negozio, perché chi usa la barra di ricerca ha già un'intenzione d'acquisto: sa cosa vuole, lo sta chiedendo. Restituirgli risultati pertinenti invece di un «nessun prodotto trovato» è una delle leve più dirette sul fatturato. Al lancio la funzione è riservata a Shopify Plus, alle vetrine in lingua inglese, sotto le duecentomila referenze, e solo a chi usa la ricerca nativa di Shopify, ma la direzione è segnata.

Sidekick viene presentato come un esperto Shopify sempre al tuo fianco, un consulente che conosce il tuo negozio e ti guida con consigli su misura. Al momento dell'annuncio è poco più di una promessa, con i rilasci veri rimandati ai mesi successivi, ma segna l'intenzione: portare un assistente competente dentro il pannello di gestione.

Più concreto, da subito, è Shopify Magic: l'AI generativa che completa le pagine del negozio, scrive una pagina «chi siamo» o una sezione di domande frequenti, sforna descrizioni prodotto ottimizzate in una manciata di secondi invece che in mezz'ora. E accanto, l'editor di immagini che genera, sostituisce o rimuove lo sfondo di una foto prodotto a partire da poche parole, senza competenze di grafica.

Vale la pena fissare la natura di questa ondata: è AI da copilota, non da pilota. Non vende al posto tuo, non gestisce il negozio al posto tuo. Toglie ore di lavoro operativo, quelle che separano l'avere un'idea dall'averla pubblicata. Per chi quelle ore le conta, è già parecchio.

L'app Shopify Subscriptions diventa gratuita e disponibile su tutti i piani. Permette di offrire i propri prodotti in abbonamento, configurarli e gestirli dal pannello, e lascia al cliente la libertà di modificare o saltare le consegne dal proprio account.

L'abbonamento non è una funzione qualsiasi: è un modello economico. Trasforma una vendita una tantum in entrate ricorrenti e prevedibili, alza il valore del cliente nel tempo, rende il fatturato meno ballerino. Renderlo gratuito e accessibile a chiunque significa toglierlo dalla nicchia e metterlo sul tavolo di ogni merchant che venda qualcosa di ripetibile, dal caffè ai cosmetici agli integratori.

Il numero massimo di prodotti in un bundle sale da dieci a trenta, e chi usava gli script di Shopify può ora passare ai bundle nativi. I tipi gestibili sono tre:

  • Fisso: un insieme predeterminato di prodotti, con il cliente che sceglie tra le varianti associate.
  • Multipack: più unità dello stesso prodotto in un'unica confezione.
  • Mix-and-match: il cliente compone il pacchetto scegliendo tra prodotti e varianti intercambiabili.

La disponibilità del bundle la determina il prodotto con meno scorte tra quelli inclusi. Accanto ai bundle arrivano nuovi tipi di sconto: la spedizione gratuita applicata in automatico, l'importo fisso sulle promozioni «compra X ricevi Y», e il risparmio mostrato in chiaro al cliente già nel carrello.

Sono tutte leve sullo scontrino medio, il valore medio dell'ordine. Bundle e sconti ben costruiti spingono il cliente a portare a casa di più in un solo acquisto, e mostrargli quanto sta risparmiando, nel momento giusto, è uno dei modi più collaudati per chiudere la vendita più grande.

Il commercio tra imprese è il fronte su cui Shopify ha rincorso più a lungo, e questa edizione mette diversi tasselli. I venditori ottengono permessi dedicati: ogni rappresentante vede e gestisce soltanto i clienti che gli sono assegnati, con ruoli che si configurano in pochi gesti. Arrivano gli sconti promozionali pensati per il B2B, costruiti sulle Shopify Functions, che si sommano ai listini all'ingrosso già assegnati.

Si aggiungono i prodotti digitali nel checkout B2B, per vendere all'ingrosso anche servizi, garanzie e download e non solo merce fisica; la registrazione dei pagamenti parziali effettuati fuori piattaforma, come assegni e bonifici, con saldi pagati e in sospeso visibili ordine per ordine; e TRADE, un tema pronto all'uso disegnato per la vendita all'ingrosso, con funzioni di ordine rapido. Buona parte di queste funzioni resta esclusiva di Shopify Plus.

Per il mercato italiano è la parte forse più sottovalutata dell'edizione. Da noi le aziende che vendono insieme al dettaglio e all'ingrosso sono moltissime, e fin qui gestire il B2B su Shopify chiedeva compromessi. Qui Shopify comincia a colmare il divario con le piattaforme nate per l'ingrosso.

Arriva una dashboard dedicata alle prestazioni del negozio, costruita attorno ai tre Core Web Vitals: velocità di caricamento, interattività, stabilità visiva. Sono le metriche con cui Google misura l'esperienza di una pagina, e incidono sia sul posizionamento sia sulla propensione del cliente a restare.

Sotto, c'è il lavoro sull'infrastruttura: nell'arco dell'anno Shopify dichiara di aver reso la propria rete più veloce del trentacinque per cento e di aver esteso i punti di presenza nel mondo fino a sfiorare i trecento, portando ogni utente a poche decine di millisecondi di distanza. La velocità non è un vezzo tecnico: è conversione. Una vetrina che carica in fretta vende di più, e ora il merchant ha lo strumento per misurarlo con metriche standard invece che a sensazione.

Eccoci al dettaglio da tenere a mente. Shop Pay, il portafoglio digitale più performante della piattaforma, comincia a integrarsi con qualunque checkout, anche di marchi che su Shopify non sono. Aziende come Everlane lo adottano al pagamento per intercettare clienti già registrati e alzare la conversione. In parallelo, gli importi stimati delle rate di Shop Pay Installments compaiono già nella pagina prodotto, dove la funzione è attiva, così il cliente valuta la spesa prima ancora di arrivare al carrello.

Per anni la forza di Shop Pay è consistita nel tenere tutto dentro l'ecosistema: più velocemente paghi su un negozio Shopify, più resti nel recinto. Qui, per la prima volta, il recinto si apre. È un gesto piccolo con un'ambizione grande: a Shopify non interessa più soltanto ospitare il tuo negozio, le interessa essere il pagamento ovunque tu venda. Il seme di una direzione che negli anni a venire diventerà esplicita, e che vale la pena riconoscere quando è ancora un seme.

Restano fuori dalla lista diverse novità che meritano comunque un cenno. Il cambio merce nativo, in arrivo, completa il post-vendita dopo i resi nativi: per la moda, dove il cambio di taglia è la norma, vale oro. I theme blocks ridisegnano il modo di costruire i temi per chi sviluppa. L'analisi di coorte porta nel pannello la lettura del valore dei clienti nel tempo, storico e predittivo. La convalida automatica dell'indirizzo al checkout, in Italia legata alla checkout extensibility, taglia le consegne fallite per indirizzi sbagliati. Oltre sessanta report si aprono a tutti i piani, e il backend di amministrazione si rifinisce con permessi dello staff più granulari e metriche della home personalizzabili.

C'è poi una fascia di funzioni pensate per il mercato statunitense, segnali della stessa spinta verso l'alto: Markets Pro per semplificare la vendita transfrontaliera, Shopify Audiences per il targeting pubblicitario, la nuova Shopify Line of Credit per il finanziamento dei merchant. Da noi non sono ancora la notizia, ma raccontano la stessa storia.

Dieci novità che, riguardate tutte insieme, raccontano una cosa sola: Shopify sta rinforzando le fondamenta e punta dritto all'enterprise. Il checkout è più veloce e più personalizzabile, il catalogo finalmente regge la complessità, l'intelligenza artificiale entra dalla porta di servizio, il B2B recupera terreno, e Shop Pay comincia a uscire dal recinto.

La domanda, allora, non è più se Shopify sia abbastanza per un progetto serio: questa edizione risponde di sì, e a voce alta. È un'altra, ed è più scomoda. Un checkout personalizzabile come il più convertente di internet, un catalogo che scala a migliaia di varianti, un B2B da orchestrare insieme al D2C: sono potenza vera, ma la potenza senza metodo è soltanto complessità. Quando gli strumenti diventano enterprise, la differenza non la fa più lo strumento. La fa chi sa metterlo in ordine.

È precisamente su questo terreno, dove la complessità va governata con metodo e non subita, che si misura il lavoro serio di chi costruisce ecommerce. Il resto, per quanto numeroso, sono funzioni.

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