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Giovanni Fracasso·

Il futuro di Magento: cosa dice davvero Adobe, e cosa no (2026)

15 min di lettura

Le date di fine supporto, la policy di enforcement e il salto al SaaS: cosa Adobe dichiara nero su bianco, cosa non ha ancora confermato, e cosa significa per chi è su Magento.

Il futuro di Magento e l'alternativa già pronta Immagine generata con intelligenza artificiale

Per chi ha un ecommerce su Magento la domanda che conta è una sola: dove sta andando questa piattaforma, e ha ancora senso puntarci per i prossimi cinque anni? Nel 2026 la risposta esiste, ed è più precisa di quanto si creda, perché Adobe ha smesso di lasciarla implicita: ha pubblicato le date, ha pubblicato una policy di enforcement e ha dichiarato qual è il futuro del suo commercio. Il problema è che quel futuro, per essere raggiunto, chiede ai suoi stessi clienti un progetto.

Questo articolo mette in fila che cosa Adobe dice davvero, con la fonte e la data della verifica, e che cosa invece non ha ancora confermato. La distinzione non è pedanteria: in una trattativa, una scadenza sbagliata che il tuo interlocutore smonta in due minuti costa più credibilità di quanta ne guadagni l'argomento. Tutto ciò che segue è verificato sulla documentazione ufficiale Adobe al 12 luglio 2026.

Una premessa, prima di entrare nel merito. Non è un articolo contro Magento: è un'analisi della sua traiettoria. Magento ha scritto pagine importanti della storia dell'ecommerce e per certi profili resta una scelta legittima. Ma le piattaforme, come le aziende, hanno una direzione, e capire dove sta andando quella su cui poggia il proprio business è una responsabilità di chi quel business lo guida. Chi racconta Magento come un prodotto morto perde credibilità al primo interlocutore competente, e non lo faremo.

Ogni versione di Adobe Commerce ha una finestra di supporto di tre anni dalla data di rilascio. Alla scadenza Adobe non produce più correzioni di qualità né patch di sicurezza per quella linea. Le date sono sulla documentazione ufficiale, alle pagine Released versions e Software lifecycle policy di Experience League.

  • 2.4.6: supporto regolare fino all'11 agosto 2026. È la scadenza più vicina, ed è dietro l'angolo.
  • 2.4.5: supporto regolare finito il 12 agosto 2025, supporto esteso fino all'11 agosto 2026.
  • 2.4.4: supporto esteso già concluso, il 14 aprile 2026. Chi è fermo qui è già fuori.
  • 2.4.7: supporto regolare fino al 9 aprile 2027.
  • 2.4.8: supporto regolare fino all'11 aprile 2028.
  • 2.4.9: rilasciata il 12 maggio 2026, coperta fino a maggio 2029. È uscita per Adobe Commerce e anche per Magento Open Source.

È la novità più pesante, e riguarda chi sta su Adobe Commerce on Cloud. Adobe ha pubblicato una Version upgrade enforcement policy (pagina aggiornata al 18 giugno 2026) che stabilisce quando gli ambienti cloud su versioni non supportate vengono dismessi. La data si calcola così: data di rilascio più tre anni di supporto regolare più al massimo un anno di supporto esteso.

Alla scadenza Adobe smette di mantenere l'ambiente e si riserva il diritto di dismetterlo. Va detto con precisione, perché la sfumatura conta: Adobe non dichiara che ogni negozio andrà offline quel giorno, dichiara di averne la facoltà. Dichiara anche che manda preavvisi ai passaggi chiave e che concede una finestra per esportare i dati prima della disattivazione. La prima data di enforcement è il 1° giugno 2027, per le linee che arrivano a fine supporto esteso prima di quella data.

La motivazione che Adobe mette per iscritto è legittima, e conviene riportarla invece di dipingerla come una mossa commerciale: Adobe è responsabile della sicurezza e della conformità dell'infrastruttura che ospita i clienti cloud, comprese le dipendenze di sistema. Quando quelle dipendenze vanno a fine vita, la copertura non è più garantibile, e la conformità PCI è il punto in cui la questione smette di essere teorica. È lo stesso motivo per cui Adobe scrive, sempre nella policy, di non fornire correzioni per le dipendenze di terze parti — PHP, MySQL, MariaDB — che raggiungono la fine vita mentre il cliente è ancora nel periodo di supporto.

Quello che invece Adobe non ha confermato

Qui serve disciplina, perché è il punto in cui in rete si legge di tutto. L'anno di supporto esteso senza costi aggiuntivi Adobe oggi lo dichiara per la 2.4.4 e la 2.4.5. Per la 2.4.6 e la 2.4.7 la tabella ufficiale non riporta una data di fine supporto esteso, e Adobe scrive che il supporto esteso viene annunciato in prossimità della fine del supporto regolare di ciascuna linea.

Quindi, in modo netto: le date di fine supporto regolare sono confermate e si possono usare. L'esistenza dell'anno aggiuntivo su 2.4.6 e 2.4.7, e le date di enforcement che ne discenderebbero, non sono confermate. Chi le dà per certe sta estrapolando, e chi porta quell'estrapolazione a un tavolo enterprise si espone alla prima domanda seria. Il fatto che una scadenza sia utile all'argomento non la rende vera.

La direzione, Adobe l'ha dichiarata: si chiama Adobe Commerce as a Cloud Service, è una piattaforma SaaS cloud-native in cui è Adobe a gestire interamente infrastruttura, aggiornamenti e sicurezza, ed è documentata sulle pagine ufficiali. È, a tutti gli effetti, la versione SaaS di Magento, e segna la fine dell'idea di Magento come software che l'azienda scarica, ospita e mantiene. Accanto c'è Adobe Commerce Optimizer, un gradino intermedio pensato per chi vuole lo storefront e i servizi di merchandising nuovi senza migrare subito il backend. Se serve prima il quadro di che cos'è Magento oggi, conviene partire da lì.

Il fatto che pesa più di tutti: Luma non c'è

La documentazione ufficiale di Adobe Commerce as a Cloud Service lo scrive in una riga: il servizio non supporta gli storefront Luma. Non è un'interpretazione, è il testo. E Luma è il frontend su cui gira la maggioranza dei negozi Magento del mondo. Il nuovo storefront si chiama Commerce Storefront powered by Edge Delivery Services, ed è dichiaratamente headless, con architettura disaccoppiata e i dati serviti da uno strato GraphQL.

La conseguenza è diretta: chi ha uno store su Luma, per andare sul SaaS di Adobe, ricostruisce lo strato di presentazione. Non lo aggiorna, lo ricostruisce. Lo dice, indirettamente ma senza ambiguità, la stessa documentazione Adobe per gli sviluppatori, dove si legge che migrare uno storefront a Edge Delivery Services è simile a migrare verso uno storefront headless, e che il progetto va aperto con una fase di discovery. È la voce di costo più pesante dell'intera transizione, ed è quella che nei preventivi non compare.

Adobe non lascia nessuno a piedi, e va riconosciuto: esiste Luma Bridge, un modulo PHP che permette di far convivere il vecchio storefront Luma con quello nuovo su Edge Delivery, condividendo carrello e sessione, così da migrare per gradi. Ma anche qui il dettaglio conta: è supportato solo in una configurazione precisa — Edge Delivery più Adobe Commerce Optimizer più PaaS — e per averlo bisogna scrivere ad Adobe. È un ponte, non un interruttore, e i ponti si progettano.

Le estensioni: dal PHP nel core alle app fuori dal core

Cambia anche il modo di estendere la piattaforma, e cambia in profondità. Nel modello SaaS il codice del core è gestito da Adobe e non si tocca: le personalizzazioni e le integrazioni passano da App Builder e da API Mesh, cioè vivono fuori dall'applicazione e dialogano via API. Le estensioni che modificavano il cuore di Magento non hanno un posto in questo modello e vanno ripensate.

Qui c'è un'ironia che vale la pena guardare in faccia. Il motivo storico per cui molte aziende hanno scelto Magento — l'accesso profondo al codice, la libertà di riscrivere qualunque cosa — è esattamente ciò che Adobe sta togliendo dal proprio pacchetto più recente. E lo fa con una motivazione che nella sua stessa documentazione dichiara: l'estensibilità fuori processo riduce il costo di possesso. Ha ragione. È anche, però, l'ammissione che la promessa originale di Magento e il futuro di Magento non sono la stessa cosa.

Il modello di costo, e perché non troverai una cifra qui

La pagina prezzi ufficiale di Adobe non contiene una sola cifra: presenta i pacchetti e rimanda a un modulo di contatto. Quello che Adobe pubblica è il modello, e sta nelle product description legali: il livello di prezzo dipende dal GMV e dall'AOV dichiarati, oppure da un limite di ordini, ed è fissato nel Sales Order. Il costo, per costruzione, cresce con il fatturato. Sul servizio SaaS il contratto misura anche altro — le richieste di contenuto servite dallo storefront, lo spazio di archiviazione, il numero di utenti avanzati — e chi porta un CDN proprio deve fornire ad Adobe un report di misurazione ogni sei mesi. Il conto vero, quindi, non si fa sulla licenza ma sul costo di possesso: il metodo per calcolarlo, senza cifre inventate, è il tema di un pezzo dedicato.

Le cifre che girano in rete per Adobe Commerce — ventiduemila, quarantamila, centoventimila dollari l'anno — sono stime di partner e di siti di comparazione, divergono fra loro di un fattore venti e non hanno una fonte Adobe. Non le useremo. Il modello si spiega, il numero si chiede in trattativa, e la differenza fra le due cose è tutta la differenza fra un consulente e un venditore.

Quello che Adobe fa bene, e va detto

Sarebbe disonesto raccontare il SaaS di Adobe solo come un costo. Il modello è buono, e su alcuni punti è curato meglio di quanto ci si aspetterebbe da una transizione così grande. Gli aggiornamenti sono automatici, ma Adobe dichiara una finestra di trenta giorni per valutarli in sandbox prima che vengano applicati alla produzione. E dichiara di garantire la retrocompatibilità degli aggiornamenti per le personalizzazioni che rispettano il modello di estensibilità API-first. Sono due impegni concreti, e chi ha passato dieci anni a collaudare upgrade Magento sa quanto valgano.

Il punto critico, quindi, non è la destinazione. È il viaggio.

Qui va corretto un luogo comune che si legge ovunque, compreso nelle vecchie versioni di questo blog. Magento Open Source non è abbandonato, e chi lo scrive dice una cosa falsificabile in trenta secondi: la 2.4.9 è uscita il 12 maggio 2026 per Adobe Commerce e per Magento Open Source, con lo stesso lavoro di ammodernamento della piattaforma. Il codice arriva.

Quello che non arriva è la copertura. Il documento legale della Software Lifecycle Policy dichiara espressamente di non applicarsi a Magento Open Source, e la pagina ufficiale precisa che il supporto esteso non è disponibile per il codice open source. E il futuro SaaS non lo riguarda: Adobe Commerce as a Cloud Service è un prodotto commerciale, e la versione gratuita non ci entra. La formula esatta, quella che regge in una discussione con un CTO, è questa: chi è su Adobe Commerce ha una scadenza e un fornitore; chi è su Magento Open Source non ha una scadenza perché non ha nemmeno una copertura da cui scadere.

Il lavoro della community va riconosciuto, e negarlo fa perdere credibilità: senza Hyvä, diventato open source e gratuito, e senza iniziative come Mage-OS, la versione libera starebbe molto peggio. Ma c'è una differenza sostanziale fra una piattaforma sostenuta da una rotta di prodotto, con investimenti e responsabilità contrattuali, e una tenuta in forma dalla buona volontà di chi la usa. Per un'azienda che ci mette sopra il proprio canale di vendita principale, è una differenza che si sente il giorno in cui esce una vulnerabilità grave. Le tre edizioni, e cosa cambia davvero fra loro, le abbiamo messe a confronto una per una.

Mettiamo in fila i fatti, tutti verificati sopra. Il futuro che Adobe propone è un SaaS gestito e headless. Il frontend Luma non è supportato e va ricostruito. Le estensioni che toccavano il core vanno riscritte su App Builder. La stessa documentazione Adobe descrive il passaggio dello storefront come una migrazione headless che richiede una discovery. Sommate le voci: nuovo storefront, riscrittura delle integrazioni, un modello di sviluppo diverso da imparare. Non è un aggiornamento. È un progetto, con un budget e un collaudo.

Qui sta il paradosso, ed è il cuore di tutto l'articolo. Se per seguire il futuro di Adobe bisogna comunque affrontare un progetto di quella portata, la domanda cambia natura. Non è più come resto nell'orbita Magento. È: dato che devo cambiare, qual è la destinazione migliore. E quando la domanda è posta così, il confronto si apre davvero, perché lo sforzo è paragonabile ma le destinazioni no.

Vale la pena leggere la promessa del SaaS di Adobe per quello che è: infrastruttura gestita, aggiornamenti automatici, sicurezza inclusa, scalabilità, uno storefront veloce e headless, estensibilità via API. È una buona lista. È anche, quasi parola per parola, la descrizione di un modello che altre piattaforme SaaS hanno già in produzione da anni. La differenza non è nella lista: è nella maturità, e nel fatto che una la stai raggiungendo e l'altra la trovi accesa il primo giorno. Il confronto funzione per funzione fra Adobe Commerce e Shopify lo abbiamo fatto per esteso altrove, e non lo ripetiamo qui.

E non è teoria. Diversi brand che arrivavano proprio da Magento hanno già fatto questo passaggio: Il Bisonte, nella pelletteria di lusso, con un tema su misura e una integrazione dati completa. Ballerette, in cerca di una tecnologia stabile e senza limiti di scalabilità. Quellogiusto, nel retail di calzature e accessori, per crescere in ottica omnichannel. Non hanno aspettato che il futuro arrivasse: si sono spostati dove era già disponibile.

Replatforming

Le situazioni non sono tutte uguali, e la risposta giusta dipende dal punto di partenza. Vale la pena distinguere tre profili, perché a ciascuno corrisponde una decisione diversa, e una di queste è restare.

  • Sei una grande azienda dentro l'ecosistema Adobe, con un team tecnico solido e personalizzazioni profonde integrate con gli altri strumenti Adobe. Il percorso verso il SaaS di Adobe può avere perfettamente senso, ed è una scelta legittima. Va però pianificata con realismo: frontend ed estensioni vanno ripensati, e la data di enforcement della tua linea di versione va messa in calendario adesso, non nel trimestre in cui scade.
  • Sei un'azienda mid-market o un brand in crescita su Adobe Commerce, e vuoi mettere le risorse sul business e non sull'infrastruttura. Qui il calcolo pende: dato che un progetto di transizione è comunque all'orizzonte, conviene valutare seriamente anche una destinazione che quel modello lo offre già maturo, invece di darla per scontata.
  • Sei su Magento Open Source, attratto a suo tempo dalla licenza gratuita. È la posizione più esposta: fuori dal futuro SaaS di Adobe, senza copertura contrattuale sul supporto, con sicurezza, aggiornamenti e infrastruttura interamente sulle tue spalle. Il codice continua ad arrivare, ma il costo di possesso lavora silenziosamente contro di te, ed è il profilo per cui il passaggio a una piattaforma gestita libera più valore.

Qualunque sia il profilo, il principio di esecuzione è lo stesso: si parte dalla strategia e non dal database, si mappano dati e posizionamento prima di toccarli, e si usa l'occasione per semplificare invece di replicare la complessità accumulata in dieci anni. Il come, nel dettaglio — le entità che non si traducono, i moduli senza corrispettivo, le trappole tipiche — sta nella guida alla migrazione da Magento a Shopify Plus, e non lo ripetiamo qui.

La risposta onesta è: dipende da chi sei, e per una parte delle aziende è sì. Per una grande organizzazione profondamente integrata nell'ecosistema Adobe, con un team tecnico robusto e un budget adeguato, Adobe Commerce resta una piattaforma potente e una scelta razionale. Non è un prodotto morto, e chiunque sostenga il contrario non ha letto la documentazione che abbiamo citato in questo articolo.

Il rischio, semmai, è un altro: scambiare l'inerzia per strategia. Restare perché cambiare costa fatica è comprensibile, ma non è una decisione, è un rinvio — e adesso il rinvio ha una data scritta sul calendario di qualcun altro. La scelta consapevole parte da una domanda diversa: dove voglio che sia il mio ecommerce fra cinque anni, e qual è il percorso più breve e più solido per arrivarci. Quando un replatforming ha senso, e quando invece non ne ha affatto, è il posto da cui partire per rispondere: perché la risposta giusta, a volte, è non fare niente.

Magento sta per chiudere?

No, e va detto senza giri di parole. Magento continua come Adobe Commerce, nella versione a licenza, e prosegue come Magento Open Source: la 2.4.9 è uscita il 12 maggio 2026 per entrambe. Quello che cambia è la direzione: Adobe sta spostando il prodotto verso un modello SaaS gestito e headless, e la versione gratuita resta fuori da quel futuro, senza copertura contrattuale sul supporto.

Quando scade il supporto della mia versione di Adobe Commerce?

Le date pubblicate da Adobe, verificate il 12 luglio 2026, sono queste: 2.4.4, supporto esteso concluso il 14 aprile 2026; 2.4.5, supporto esteso fino all'11 agosto 2026; 2.4.6, supporto regolare fino all'11 agosto 2026; 2.4.7, fino al 9 aprile 2027; 2.4.8, fino all'11 aprile 2028; 2.4.9, fino a maggio 2029. Per la 2.4.6 e la 2.4.7 Adobe non ha ancora pubblicato una data di fine supporto esteso, e dichiara che l'estensione viene annunciata in prossimità della fine del supporto regolare.

Adobe può davvero spegnermi il negozio?

Per Adobe Commerce on Cloud, la policy dichiara che alla data di enforcement Adobe smette di mantenere gli ambienti su versioni non supportate e si riserva il diritto di dismetterli, con preavvisi e una finestra per esportare i dati. La prima data è il 1° giugno 2027. La formulazione esatta conta: Adobe si riserva la facoltà, non annuncia uno spegnimento automatico. Chi è on-premise gestisce la propria infrastruttura e non ricade in questa policy — il che non vuol dire che sia coperto, vuol dire che il problema è tutto suo.

Che cos'è Adobe Commerce as a Cloud Service?

È la piattaforma SaaS cloud-native di Adobe, in cui è Adobe a gestire infrastruttura, aggiornamenti e sicurezza. Usa un'architettura headless, con lo storefront su Edge Delivery Services e un modello di estensibilità basato su App Builder e API Mesh. Il punto che pesa di più per chi è già su Magento: la documentazione Adobe dichiara che il servizio non supporta gli storefront Luma, quindi il frontend va ricostruito.

Il futuro SaaS di Adobe è più economico del vecchio Magento?

Toglie la gestione dei server e degli aggiornamenti, e questo riduce una parte reale dei costi operativi. Ma il prezzo della licenza Adobe non lo pubblica: pubblica il modello, che lega il livello di prezzo al GMV e all'AOV dichiarati nel Sales Order, quindi il costo cresce con il fatturato. E al canone va sommato il lavoro di transizione, che comprende la ricostruzione del frontend e la riscrittura delle integrazioni. Il confronto economico va fatto sul costo di possesso nel tempo, non su una singola voce, e chiunque risponda con una cifra secca sta indovinando.

Conviene aspettare il SaaS di Adobe o valutare adesso un'alternativa?

Dipende da quanto sei dentro l'ecosistema Adobe. Ma il ragionamento che conviene fare è questo: in entrambi i casi serve un progetto, perché lo storefront Luma va comunque ricostruito e le estensioni vanno comunque riscritte. Se lo sforzo è paragonabile, la domanda giusta non è se cambiare, è verso dove. E vale la pena rispondere con un dimensionamento serio delle due destinazioni, non con una preferenza.

Il futuro di Magento ha un nome, una direzione e, per la prima volta, delle date. È un modello SaaS gestito da Adobe, headless, con il frontend Luma non supportato e le estensioni da ripensare. È un futuro coerente con dove è andato il mercato, e su alcuni punti — la retrocompatibilità dichiarata, la finestra di valutazione in sandbox — è curato bene. Ma è anche un futuro che chiede ai merchant un progetto per essere raggiunto, e quel progetto assomiglia molto a un replatforming.

Per chi sta valutando, la conclusione non è ideologica ed è una sola: se cambiare è comunque nel piano, allora la scelta della destinazione va fatta consapevolmente, non per inerzia. Con i documenti in mano, le date sul calendario e i conti sul costo di possesso, non con le cifre che girano in rete. È il tipo di decisione che si prende bene solo finché si è ancora in tempo per prenderla con calma.

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