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Redazione·

Realtà aumentata negli ecommerce: come usarla per aumentare le performance

9 min di lettura

La realtà aumentata sta cambiando l'ecommerce: come funziona, perché aumenta le conversioni e riduce i resi, e come si usa concretamente su Shopify.

Realtà aumentata negli ecommerceImmagine generata con intelligenza artificiale

Comprare online ha un limite che nessuna fotografia risolve del tutto: non puoi toccare il prodotto, non puoi provarlo, non puoi vederlo nello spazio in cui finirà. Quel divano starà bene in salotto? Quella borsa è grande come sembra? Quegli occhiali mi donano? Sono le domande che frenano l'acquisto, e per anni la risposta è stata una scheda prodotto con qualche foto e una descrizione. La realtà aumentata cambia i termini del problema, perché porta il prodotto dentro il mondo di chi compra, invece di chiedere a chi compra di immaginarlo.

Per un'azienda che vende online la realtà aumentata non è un vezzo tecnologico, è una leva su due numeri che contano davvero: il tasso di conversione e il tasso di reso. Vale la pena capirla bene, distinguere le diverse tecnologie che si nascondono sotto l'etichetta, sapere quando conviene investirci e come si implementa concretamente, per esempio su Shopify. È esattamente quello che facciamo in questo articolo.

La realtà aumentata è una versione arricchita del mondo reale: la tecnologia aggiunge informazioni e oggetti digitali all'ambiente fisico, sovrapponendoli a ciò che vediamo attraverso la fotocamera di uno smartphone o di un visore. Non ti porta altrove, ti mostra qualcosa in più nel posto in cui già sei. Un mobile virtuale appoggiato sul pavimento del tuo salotto, un paio di scarpe indossate dai tuoi piedi ripresi dalla camera: questo è realtà aumentata.

La realtà virtuale fa l'opposto: ti isola dal mondo reale e ti immerge in un ambiente interamente digitale, di solito attraverso un visore che occupa tutto il campo visivo. È una tecnologia potente per l'intrattenimento, la formazione e alcune esperienze di showroom, ma per la vendita online quotidiana è la realtà aumentata a fare la differenza, perché non richiede hardware dedicato: basta il telefono che l'utente ha già in tasca. Tra i due estremi esiste anche la cosiddetta realtà mista, che àncora gli oggetti digitali all'ambiente in modo che reagiscano allo spazio, ma per l'ecommerce di massa il terreno di gioco resta quello dell'AR su mobile.

Sotto la parola realtà aumentata convivono tecnologie diverse, e capire quale serve al proprio catalogo è il primo passo per non sprecare budget. Le principali sono queste.

  • Realtà aumentata su marcatore: funziona per riconoscimento di un'immagine o di un oggetto inquadrato dalla fotocamera. Il sistema riconosce il riferimento e mostra sopra di esso una versione tridimensionale del prodotto, che l'utente può ruotare e osservare da ogni angolazione.
  • Realtà aumentata senza marcatore: non ha bisogno di un riferimento fisico e permette di collocare un oggetto virtuale dove si vuole nell'ambiente, misurandolo rispetto allo spazio reale. È la tecnologia dietro l'idea di appoggiare un divano nel proprio soggiorno o un vaso su un tavolo, ed è quella che regge la maggior parte delle esperienze del tipo prova nel tuo spazio.
  • Realtà aumentata su posizione: usa la geolocalizzazione per mostrare contenuti digitali legati a un luogo fisico, utile più per esperienze in store o campagne che per la scheda prodotto.
  • Realtà aumentata su proiezione: proietta luce e immagini su superfici reali, dagli ologrammi alle vetrine interattive, un territorio più vicino al retail fisico che all'ecommerce.

A queste si aggiunge la famiglia della prova virtuale, il cosiddetto virtual try-on, che usa il riconoscimento del volto o del corpo per far indossare all'utente occhiali, trucco, gioielli o calzature direttamente sulla propria immagine ripresa in tempo reale. È la declinazione più matura per moda, beauty e accessori, ed è quella che oggi produce i risultati più concreti sulle conversioni.

Il beneficio della realtà aumentata non è estetico, è economico, e si concentra su alcuni effetti misurabili.

Più coinvolgimento, più conversioni. Poter esaminare un prodotto da ogni lato, o vederlo nel proprio ambiente, trasforma una navigazione passiva in un'interazione. E l'interazione converte: chi manipola un modello 3D arriva al carrello con molte meno esitazioni, perché ha già risolto da solo i dubbi che di solito bloccano l'acquisto. Shopify riporta che la visualizzazione di un prodotto in realtà aumentata può aumentare i tassi di conversione fino al 250 per cento rispetto alla sola foto.

Meno resi. Il reso nasce quasi sempre da un'aspettativa disattesa: il prodotto era più piccolo, il colore diverso, il taglio non quello immaginato. La realtà aumentata elimina parte di questa incertezza prima dell'acquisto, e un cliente che sa cosa aspettarsi restituisce meno. In un ecommerce, dove ogni reso costa spedizione, gestione e magazzino, ridurre la percentuale di restituzioni incide direttamente sul margine.

Fidelizzazione e identità di marca. Offrire un'esperienza di acquisto più ricca comunica cura e innovazione, e posiziona il brand come qualcuno disposto a investire per far vivere bene il cliente. È un segnale che i competitor colgono e che il mercato ricorda, soprattutto nelle categorie dove la differenziazione passa dall'esperienza più che dal prezzo.

Vale la pena inquadrare questi vantaggi nel contesto giusto: secondo il Baymard Institute, il tasso medio di abbandono del carrello negli ecommerce supera il 70 per cento, e una quota rilevante di mancati acquisti dipende proprio dall'incertezza sul prodotto. Tutto ciò che riduce quell'incertezza, la realtà aumentata inclusa, lavora sullo stesso problema da cui dipende gran parte del fatturato perso.

Il nodo di chi compra online è sempre lo stesso: mancano le informazioni sensoriali che nel negozio fisico diamo per scontate. Un abito visto solo in foto, magari indossato da un modello dal fisico statuario, lascia aperti mille dubbi su come starà davvero. La realtà aumentata riempie questo vuoto meglio di qualunque descrizione, perché mette il cliente al centro della prova invece di chiedergli un atto di fiducia.

Non si tratta soltanto di una funzione tecnica, ma di una vera shopping experience che coinvolge la persona e placa le insicurezze tipiche dell'acquisto a distanza. Quando l'utente può vedere il prodotto nel proprio contesto, la distanza psicologica tra il desiderio e l'acquisto si accorcia, e con essa si accorcia anche il percorso verso il checkout. La realtà aumentata, in questo senso, non è un livello superiore che si aggiunge alla scheda prodotto: ne diventa la parte più persuasiva.

Sul piano operativo, Shopify è una delle piattaforme che ha reso la realtà aumentata più accessibile, perché la tratta come un tipo di media al pari di foto e video. Un merchant può caricare un modello 3D del prodotto (nei formati standard glTF o USDZ) esattamente come caricherebbe un'immagine, e i temi principali di Shopify lo mostrano in pagina senza sviluppo aggiuntivo.

Sotto il cofano il modello viene reso da un componente model-viewer che permette la rotazione e lo zoom direttamente nel browser, mentre per l'esperienza immersiva Shopify usa la libreria Shopify-XR, che si appoggia ad AR Quick Look su iOS e a Scene Viewer su Android. In pratica compare un pulsante Visualizza nel tuo spazio che apre il modello in realtà aumentata sul dispositivo dell'utente, senza bisogno di scaricare alcuna app. La funzione è disponibile sui dispositivi che la supportano, tipicamente iOS 13 e successivi e Android 9 e successivi.

Chi vuole un controllo più fine può configurare la resa del modello 3D, dall'illuminazione all'angolo di camera fino allo sfondo, e leggere questi parametri anche via Storefront API per costruire esperienze personalizzate, utile soprattutto negli scenari headless. Il vero collo di bottiglia non è tecnico ma produttivo: servono modelli 3D di qualità, e la differenza tra un buon asset e uno pesante o impreciso si vede subito sulle prestazioni e sulla credibilità. Vale la pena affidarsi a chi i modelli li sa costruire per il web, non per il cinema, perché un file troppo grande rallenta la pagina e vanifica il beneficio.

I risultati, quando l'implementazione è fatta bene, sono documentati. Il brand di moda Rebecca Minkoff, su Shopify Plus, ha misurato che chi interagiva con un modello 3D era il 44 per cento più propenso ad aggiungere il prodotto al carrello e il 27 per cento più propenso a concludere l'ordine; chi visualizzava il prodotto in realtà aumentata diventava il 65 per cento più propenso all'acquisto. Gunner, che produce cucce rigide per cani, ha registrato un aumento delle conversioni intorno al 40 per cento dopo aver introdotto i modelli 3D e la AR per far valutare le dimensioni della cuccia nello spazio reale. Fuori dall'ecosistema Shopify, gli esempi ormai classici confermano la direzione: IKEA con la sua app di posizionamento dei mobili in casa, Sephora con la prova virtuale del make up, i brand di occhiali e sneaker con il try-on del prodotto indossato.

La realtà aumentata non serve a tutti allo stesso modo, e trattarla come un obbligo di moda è il modo migliore per spendere male. Rende di più dove l'incertezza fisica del prodotto è alta e dove il prezzo giustifica l'investimento nell'asset 3D.

L'arredamento e il design sono il caso da manuale: dimensioni e ingombro sono esattamente ciò che il cliente fatica a valutare, e vederli nel proprio spazio risolve il dubbio. La moda e gli accessori, borse e calzature in testa, sfruttano bene sia il 3D sia la prova virtuale. Il beauty vive di virtual try-on, perché il colore su pelle è il fattore decisivo. Gli occhiali sono forse la categoria dove il try-on ha cambiato di più le regole. Per prodotti molto semplici o di basso valore, invece, il costo di produrre e mantenere modelli 3D difficilmente si ripaga: meglio concentrare la spesa su foto e video di qualità e su un catalogo curato.

La regola pratica è partire dai prodotti di punta, misurare l'effetto su conversione e resi, ed estendere solo dove i numeri lo giustificano. La realtà aumentata è una funzione con un ritorno, non una spesa di immagine, e va gestita come tale.

Che differenza c'è tra realtà aumentata e realtà virtuale?

La realtà aumentata aggiunge oggetti e informazioni digitali al mondo reale, che continui a vedere attraverso la fotocamera del telefono. La realtà virtuale ti isola dal mondo reale e ti immerge in un ambiente interamente digitale, di solito con un visore. Per l'ecommerce è la realtà aumentata a essere più utile, perché funziona sullo smartphone senza hardware dedicato.

Serve un'app dedicata per usare la realtà aumentata su un ecommerce?

Non necessariamente. Su Shopify, per esempio, l'esperienza di realtà aumentata si attiva dal browser tramite un pulsante nella scheda prodotto, appoggiandosi ad AR Quick Look su iOS e a Scene Viewer su Android. L'utente non deve scaricare nulla: gli basta un dispositivo compatibile.

Quanto costa creare un modello 3D per l'ecommerce?

Dipende dalla complessità del prodotto e dalla qualità richiesta. I costi sono scesi molto negli anni, dai livelli iniziali a cifre più accessibili per prodotto, ma la variabile decisiva è che il modello sia ottimizzato per il web: leggero, accurato, veloce da caricare. Un asset costruito male costa poco e rende meno di zero, perché rallenta la pagina.

La realtà aumentata riduce davvero i resi?

Sì, perché agisce sulla causa principale del reso, cioè l'aspettativa disattesa. Vedere il prodotto nello spazio o indossato riduce la probabilità di ordinare la taglia, il colore o la dimensione sbagliata. L'effetto è più marcato nelle categorie dove l'incertezza fisica è alta, come arredamento, moda e occhiali.

La realtà aumentata su Shopify richiede Shopify Plus?

No. La visualizzazione dei modelli 3D e la funzione di realtà aumentata nella scheda prodotto sono disponibili anche sui piani standard di Shopify, perché il 3D è gestito come un media. Shopify Plus e uno sviluppo dedicato servono quando si vogliono esperienze personalizzate, configuratori avanzati o integrazioni headless.

La realtà aumentata è uno dei modi più concreti per avvicinare l'esperienza online a quella del negozio fisico, e su una piattaforma come Shopify il costo di ingresso è ormai basso. Come sempre, la differenza tra una funzione che converte e un gadget che pesa sulla pagina sta nel metodo: scegliere i prodotti giusti, produrre asset fatti bene, misurare l'impatto. È il tipo di lavoro che affrontiamo ogni giorno con i nostri clienti.

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