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Redazione·

Traduzioni ecommerce con Shopify Translate & Adapt: la guida

12 min di lettura

Come gestire un ecommerce multilingua con Shopify Translate & Adapt: traduzione automatica e manuale, integrazione con Markets, metafield, hreflang e i limiti da conoscere.

Traduzioni ecommerce con Shopify Translate & AdaptImmagine generata con intelligenza artificiale

Un ecommerce che vende solo nella propria lingua si è messo un tetto da solo. Non serve avere ambizioni globali per ricevere richieste dall'estero: capita ai progetti locali più di quanto si creda, e quando capita o sei pronto o lasci la vendita sul tavolo.

Tradurre, però, non basta. C'è una differenza tra tradurre e localizzare, e chi vende online deve conoscerla. Shopify mette a disposizione uno strumento nativo e gratuito, Shopify Translate & Adapt, che è il punto di partenza giusto per gestire un ecommerce multilingua, con alcuni limiti che conviene conoscere prima di partire.

Gli utenti acquistano più volentieri, e si fidano di più, quando leggono nella loro lingua madre. È un fatto, prima che una teoria di marketing. Comunicare nella lingua del cliente alza le conversioni, riduce le frizioni e rafforza il brand su un mercato nuovo.

Tradurre è il primo passo, localizzare è il secondo, ed è quello che distingue un ecommerce maturo. Localizzare significa tenere conto delle sfumature, dei modi di dire intraducibili, delle valute, delle unità di misura, delle abitudini d'acquisto di un'area geografica. Due paesi che parlano la stessa lingua non sono lo stesso mercato: l'inglese del Regno Unito non è quello degli Stati Uniti, e un buon sistema deve poter adattare i contenuti anche a parità di lingua.

Tutto questo si inserisce nel tema più ampio dell'internazionalizzazione con Shopify Markets, che è il vero centro di gravità di una strategia di vendita all'estero.

Un sito va tradotto in ogni sua parte, ma alcune meritano attenzione speciale perché toccano la vendita o la fiducia.

  • Titolo e descrizione dei prodotti: vanno tradotti pensando a come cerca il cliente in quella lingua, non traslitterati parola per parola. È qui che si gioca buona parte della SEO internazionale.
  • Collezioni e navigazione: menu, filtri, categorie. Una navigazione tradotta a metà comunica trascuratezza.
  • Le FAQ: rispondono ai dubbi prima che diventino motivi di abbandono, e vanno tradotte con cura per ogni mercato. Vale la pena curare la pagina FAQ di un ecommerce anche in chiave multilingua.
  • Le policy: spedizione, resi, privacy. Sono il punto in cui il cliente decide se fidarsi.
  • Il checkout: la fase più delicata di tutte.

Sul checkout vale la pena fermarsi: è il momento in cui l'utente lascia i soldi, ed è anche il punto in cui si abbandonano più carrelli. Una parola tradotta male, un passaggio poco chiaro, e il cliente se ne va all'ultimo miglio. Curare la traduzione del processo di pagamento è una delle leve più sottovalutate sul tasso di conversione, e si lega a doppio filo a come si ottimizza il checkout di un ecommerce.

Translate & Adapt è l'app nativa e gratuita di Shopify per gestire traduzioni e localizzazione. Si appoggia alle API di traduzione della piattaforma e vive dentro l'admin, quindi non richiede abbonamenti aggiuntivi né plugin esterni per le funzioni di base.

Il cuore dell'app è un editor affiancato, che mostra contemporaneamente il testo originale e la traduzione: comodo per rivedere e correggere. Da lì gestisci sia la traduzione automatica sia quella manuale. Puoi installarla dall'App Store di Shopify.

Traduzione automatica e manuale

L'app traduce automaticamente e gratuitamente fino a due lingue, appoggiandosi a Google Cloud Translate, e consente di aggiungere manualmente tutte le traduzioni che vuoi. La traduzione automatica è un buon punto di partenza, ma resta una traduzione macchina: per i contenuti che contano va riletta e rifinita a mano. Esiste anche un tetto annuo di caratteri per la parte automatica, generoso ma reale per i cataloghi grandi.

Lingue e mercati: il legame con Shopify Markets

Ogni piano Shopify a pagamento permette di vendere fino a venti lingue da un unico store. Le lingue si legano ai mercati di Shopify Markets, e quando il cliente arriva su un URL regionale il negozio mostra in automatico la versione tradotta, se esiste. I tag hreflang, che dicono ai motori quale versione servire a quale lingua, vengono generati automaticamente. Per gestire lingue diverse per mercato servono i domini internazionali configurati.

Sul checkout, Shopify offre già trentatré lingue pretradotte: una base solida, sopra cui personalizzare la lingua richiede strumenti dedicati. Tutti i dettagli sono nella documentazione su localizzazione e traduzione.

Metafield, metaobject e contenuti dinamici

Un ecommerce serio non è fatto solo di testi standard. Translate & Adapt permette di localizzare anche i metafield e, dal 2024, i metaobject: i contenuti strutturati con cui si costruiscono schede prodotto ricche, sezioni personalizzate, cataloghi complessi. Poter tradurre e adattare questi campi per lingua e per mercato è ciò che separa una traduzione di facciata da una localizzazione vera.

Messi in fila gli strumenti, la sequenza per arrivare a uno store multilingua fatto bene è sempre la stessa, e conviene rispettarne l'ordine invece di procedere a intuito. Non sostituisce la documentazione passo passo, ma dice cosa fare prima e cosa dopo, così da non ritrovarsi a rifare il lavoro a metà.

  1. Definisci le lingue. Stabilisci la lingua primaria e quelle aggiuntive, e decidi a quali mercati servono: è la scelta che tiene insieme tutto il resto, dai domini ai listini.
  2. Aggiungi e assegna. Aggiungi ogni lingua e collegala al mercato giusto. Senza questo aggancio non potrai personalizzarne i contenuti, perché una lingua si adatta solo dentro un mercato che la prevede.
  3. Traduci. Parti dalla traduzione automatica per coprire in fretta la base, poi rivedi a mano ciò che pesa davvero: le schede dei prodotti di punta, le pagine che convertono, i messaggi di marca dove una sfumatura sbagliata allontana il cliente.
  4. Adatta. Dove serve, differenzia per mercato i termini, i contenuti stagionali e promozionali, le immagini e i valori dei metafield, anche tra due aree che parlano la stessa lingua ma comprano in modo diverso.
  5. Controlla la SEO. Verifica gli URL per lingua, i tag hreflang e gli slug tradotti, perché è qui che si gioca il traffico. Tieni presente due vincoli: gli slug dei percorsi di sistema, come /products/ o /collections/, restano nella lingua originale, e due mercati che parlano la stessa lingua condividono lo stesso slug.
  6. Pubblica e rifinisci. Manda online e poi presidia i contenuti non ancora tradotti, che su un catalogo vivo vanno completati di continuo: il grosso del lavoro multilingua non è il lancio, è tenere le lingue allineate nel tempo.

La parte tecnica, come si vede, è alla portata. La differenza tra un sito tradotto e un sito che vende davvero in più lingue la fanno la cura dei contenuti e l'attenzione alla SEO, non lo strumento, che Shopify mette già in mano gratis.

L'app è ottima per partire, ma ha confini che è giusto conoscere prima di costruirci sopra un'operazione internazionale seria.

  • Non traduce da sola i contenuti nuovi: ogni volta che aggiungi un prodotto o aggiorni una pagina, la traduzione va rilanciata a mano. Su cataloghi grandi e aggiornati spesso, diventa un lavoro continuo.
  • Cambiare la lingua predefinita azzera le traduzioni legate alla vecchia lingua: un'operazione da pianificare con attenzione.
  • Niente meta tag per lingua: l'app non offre controlli nativi per tradurre title e description SEO per ogni lingua, una funzione che va gestita altrove.
  • I temi non pubblicati non si traducono: non c'è un vero ambiente di staging, quindi non puoi preparare i contenuti tradotti di un restyling prima di pubblicarlo.
  • I contenuti di app di terze parti che non usano le risorse traducibili di Shopify possono restare non tradotti.

Quando un'azienda cresce e i mercati si moltiplicano, questi limiti pesano. È il momento in cui si valuta una localizzazione professionale, app di traduzione di terze parti più strutturate, o uno sviluppo su misura che sfrutta le API di traduzione di Shopify per automatizzare ciò che l'app nativa lascia manuale. È esattamente il punto in cui un partner tecnico fa la differenza.

Parlare genericamente di traduzioni nasconde tre lavori distinti, con costi e finalità diverse.

  • Traduzione: trasferire il significato da una lingua all'altra. Va benissimo per le schede tecniche, le policy, le istruzioni, dove conta la precisione.
  • Localizzazione: adattare il contenuto a un mercato. Valute, taglie, misure, formati di data, riferimenti culturali, e perfino la variante di una stessa lingua tra due paesi.
  • Transcreation: ricreare un messaggio di marketing perché funzioni in un'altra cultura, anche allontanandosi dalle parole originali. Serve per claim, payoff, campagne, dove la resa emotiva conta più della fedeltà letterale.

Un buon progetto multilingua sa quando basta tradurre e quando serve transcreare. Tradurre alla lettera un payoff è il modo più rapido per suonare stranieri, e perdere fiducia proprio dove si stava cercando di costruirla.

Aprire più lingue senza una struttura SEO chiara significa moltiplicare le pagine e disperdere il valore. Alcuni principi tengono insieme l'impianto.

  • Struttura degli URL: con i mercati di Shopify le lingue vivono su URL dedicati, in sottocartelle o su domini distinti. L'importante è che ogni lingua abbia un indirizzo stabile e indicizzabile.
  • Tag hreflang: dicono al motore quale versione servire a quale lingua e paese. Shopify li genera in automatico per le lingue dei mercati, ed è un vantaggio che evita errori manuali.
  • Niente contenuto duplicato: versioni nella stessa lingua per mercati diversi vanno gestite con criterio, perché due pagine quasi identiche si fanno concorrenza da sole.
  • Meta title, description e slug tradotti: è qui che l'app nativa mostra i suoi limiti, perché non offre controlli per lingua, ed è dove un impianto SEO serio interviene a parte.
  • Ricerca keyword nella lingua target: non si traducono le parole chiave italiane, si studia come cerca davvero il cliente in quella lingua. È il punto in cui SEO e localizzazione coincidono.

Tradurre senza pensare alla SEO internazionale è come aprire un negozio in una via senza insegna: c'è, ma non lo trova nessuno.

La scelta dello strumento dipende dalla maturità del progetto, non dalla taglia dell'azienda in astratto.

  • Resta sul nativo quando apri uno o due mercati, il catalogo è gestibile e ti basta una buona base da rifinire a mano.
  • Valuta un'app di terze parti quando hai cataloghi grandi, aggiornamenti frequenti da sincronizzare in automatico, esigenze di qualità superiori alla traduzione macchina, o più lingue di quante l'app gratuita copra in automatico.
  • Vai sul custom quando l'internazionalizzazione è strategica e vuoi automatizzare, via API di traduzione di Shopify, i flussi che l'app nativa lascia manuali, integrandoli con il resto del sistema.

Non esiste lo strumento migliore in assoluto, esiste quello giusto per il punto in cui sei. Sbagliare per eccesso, comprare una soluzione enterprise per due lingue, costa quanto sbagliare per difetto.

  • Tradurre le keyword alla lettera invece di studiare la ricerca reale nella lingua di destinazione.
  • Dimenticare valute, taglie e misure, lasciando un'esperienza che sa di copia incolla.
  • Lasciare non tradotti i contenuti delle app di terze parti, dai filtri alle recensioni.
  • Ignorare le email transazionali: conferme d'ordine e di spedizione nella lingua sbagliata rovinano il post vendita.
  • Trascurare le policy legali per mercato, che non sono un dettaglio ma un requisito.

Un errore comune è pensare che un sito multilingua sia già un sito internazionale. La lingua è metà del lavoro, l'altra metà è il denaro. Un cliente che legge nella sua lingua ma deve pagare in una valuta straniera, con metodi che non riconosce, abbandona comunque.

Qui entrano in gioco i mercati di Shopify, che gestiscono valute, prezzi e metodi di pagamento per area, oltre alle lingue. Mostrare il prezzo nella valuta locale, con arrotondamenti sensati, e offrire i metodi di pagamento abituali di quel paese conta quanto la traduzione dei testi. Tradurre senza localizzare prezzi e pagamenti è un lavoro lasciato a metà.

Il sito è tradotto, ma la conferma d'ordine arriva in italiano a un cliente francese. È uno degli inciampi più frequenti e più dannosi, perché colpisce nel post vendita, il momento in cui il cliente decide se tornare. Le email transazionali, le conferme di spedizione, le notifiche di reso fanno parte dell'esperienza tanto quanto la scheda prodotto.

Tradurre questi contenuti è possibile, ma è proprio il tipo di elemento che sfugge quando ci si concentra solo sulle pagine visibili. Un progetto multilingua serio mette in conto anche ciò che il cliente riceve via email, non solo ciò che vede a schermo.

Non esiste un prezzo unico, perché dipende da poche variabili che cambiano molto il conto. La dimensione del catalogo, prima di tutto: tradurre venti schede o ventimila è un altro mestiere. Il numero di lingue e mercati. La qualità richiesta, perché una traduzione macchina, una traduzione professionale e una transcreation per le campagne hanno costi diversi e finalità diverse.

Poi c'è la voce che molti dimenticano: la manutenzione. Un ecommerce vivo aggiunge prodotti e cambia contenuti di continuo, e ogni aggiunta va tradotta. Il costo vero non è la traduzione iniziale, è tenere allineate le lingue nel tempo. Per questo, più che chiedere quanto costa tradurre, conviene chiedersi come automatizzare il flusso, così che la traduzione diventi parte del processo e non un progetto da rifare ogni stagione.

Un ecommerce non parla solo con le parole. Immagini con testo sopra, tabelle delle taglie, infografiche, video con sottotitoli, perfino il testo alternativo delle immagini: tutto questo fa parte dell'esperienza e, in un sito multilingua, va trattato di conseguenza. Una scheda prodotto tradotta alla perfezione accanto a una tabella taglie in pollici, per un cliente che ragiona in centimetri, resta un'esperienza a metà.

Translate & Adapt permette di adattare anche i contenuti multimediali per mercato, ed è una possibilità che molti non sfruttano. Il testo alternativo, in particolare, è prezioso due volte: aiuta l'accessibilità e dà ai motori un'altra occasione di capire la pagina nella lingua giusta. Curare il visivo come si cura il testo è ciò che distingue un sito tradotto da un sito pensato per quel mercato.

Sotto a tutte le considerazioni tecniche c'è una verità semplice: le persone si fidano di chi parla la loro lingua. Non è solo comprensione, è percezione di cura. Un sito che si rivolge al cliente nel suo idioma, con i suoi riferimenti e le sue convenzioni, comunica che quel mercato è stato preso sul serio, non trattato come un di più.

Per questo la traduzione non va vista come un costo accessorio ma come parte dell'esperienza di acquisto. In un mercato saturo, dove i prodotti spesso si somigliano, l'esperienza è ciò che fa scegliere un brand invece di un altro, e parlare la lingua del cliente è il primo, più elementare segnale di rispetto.

C'è anche un risvolto competitivo. Molti concorrenti si fermano a una traduzione automatica grezza, lasciando interi pezzi del sito nella lingua originale. Bastano una localizzazione curata e un'esperienza coerente per distinguersi, senza grandi investimenti, semplicemente facendo bene ciò che gli altri fanno a metà.

Un'ultima nota pratica: impostare bene la struttura multilingua fin dall'inizio fa risparmiare molto dopo. Aggiungere una lingua a un sito pensato per essere internazionale è semplice; trasformare in internazionale un sito nato monolingua, con URL, contenuti e tassonomie non predisposti, è un lavoro ben più costoso.

Per questo, anche quando si parte con una sola lingua aggiuntiva, conviene ragionare come se i mercati fossero destinati a crescere: scegliere una struttura che regga l'espansione evita di dover rifare l'impianto proprio nel momento in cui il business inizia a funzionare all'estero. È la stessa logica con cui si affronta un progetto serio: non si ottimizza per il primo mercato, si costruisce una base che ne reggerà dieci.

Translate & Adapt è il modo giusto per cominciare a vendere in più lingue su Shopify: gratis, nativo, integrato con Markets. Per un negozio che apre i primi due o tre mercati è più che sufficiente.

Quando l'internazionalizzazione diventa strategia, però, il lavoro non è più tradurre, è progettare: mercati, domini, gestione del catalogo, prezzi per area, governance delle traduzioni. La traduzione è la punta visibile di un'architettura che, in un progetto su Shopify e Shopify Plus, si disegna con metodo.

Shopify Translate & Adapt è gratis?

Sì. È un'app nativa di Shopify, gratuita, con traduzione automatica fino a due lingue e traduzioni manuali illimitate.

Quante lingue si possono gestire su Shopify?

Fino a venti lingue da un unico store su tutti i piani a pagamento, con il checkout disponibile in trentatré lingue pretradotte.

Translate & Adapt traduce anche il checkout?

Il checkout ha già trentatré lingue pretradotte. Personalizzazioni ulteriori della lingua del checkout richiedono strumenti dedicati, più accessibili su Shopify Plus.

L'app traduce automaticamente i prodotti nuovi?

No. La traduzione automatica copre fino a due lingue ma va rilanciata manualmente quando aggiungi o modifichi contenuti: non avviene da sola sui prodotti nuovi.

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