Salta al contenuto principale
Shopify Premier Partner
Redazione·

Raccolta ordini B2B: da EDI, email e fax al portale per rivenditori e agenti

9 min di lettura

Email, fax, telefono, EDI, agenti: come entrano davvero gli ordini B2B, quanto costa raccoglierli a mano e cosa cambia con un portale per rivenditori e rete vendita.

Raccolta ordini B2B ecommerceImmagine generata con intelligenza artificiale

In molte aziende che vendono ad altre aziende, un ordine nasce ancora così: un'email con un PDF allegato, una telefonata all'ufficio commerciale, un fax, un messaggio su WhatsApp, un tracciato EDI per i clienti più grandi. Qualcuno, dall'altra parte, prende quei dati e li ribatte a mano in un gestionale. Funziona, in un certo senso: gli ordini entrano, la merce parte. Ma è un funzionamento che costa molto più di quanto sembri, in tempo, errori e occasioni perse.

Questo articolo guarda solo a questo: da dove entrano gli ordini oggi, quanto costa raccoglierli a mano, e cosa cambia quando quel lavoro si sposta su un portale, sia per i rivenditori che si servono da soli sia per gli agenti che ordinano per conto del cliente. Non è una questione di modernità. È che ogni ordine ribattuto a mano è un margine che si assottiglia e un cliente che aspetta.

Nessuna azienda B2B ha un solo canale di raccolta ordini. Ne ha cinque o sei, stratificati negli anni, ciascuno nato per risolvere il problema del suo momento. Vale la pena guardarli uno per uno, perché ognuno ha un pregio che spiega perché è ancora lì, e un limite che spiega perché non basta.

  • Email con PDF o Excel allegato: è il canale universale, non richiede accordi né tecnologia, e per questo non morirà mai del tutto. Ma l'ordine arriva come testo libero, va letto, interpretato e ribattuto, e ogni riga è un'occasione di errore.
  • Telefono: è veloce e permette di trattare, ma esiste solo negli orari d'ufficio, non lascia traccia scritta e trasforma l'ufficio commerciale in un collo di bottiglia.
  • Fax e modulo d'ordine cartaceo: sopravvivono dove il cliente è abituato così. Sono la forma più costosa di tutte, perché sommano la ribattitura manuale all'illeggibilità.
  • WhatsApp e messaggistica: comodissimo per il cliente, ingovernabile per l'azienda. L'ordine finisce nel telefono di una persona, non nei sistemi dell'azienda, e quando quella persona non c'è l'ordine non esiste.
  • EDI: automatico, affidabile, a prova di errore di battitura. Ma funziona solo con i partner con cui è già stato collegato, e collegarne uno nuovo è un progetto a sé.
  • Agente in visita: è il canale a più alto valore relazionale e insieme quello in cui si spreca più tempo qualificato, perché l'agente passa buona parte della giornata a trascrivere righe d'ordine invece che a far crescere il cliente.

Il filo comune è che in tutti questi canali, tranne l'EDI, c'è una persona nel mezzo fra la decisione del cliente e la riga d'ordine nel gestionale. È lì che si annidano il costo e l'errore.

Il primo costo sono gli errori. Un codice sbagliato, una quantità fraintesa, un prezzo applicato male non restano incidenti isolati: diventano resi, note di credito, contestazioni, spedizioni rifatte e telefonate per rimediare. È un costo che non compare in nessuna voce di bilancio, perché è sparso fra logistica, amministrazione e ufficio commerciale, ma erode il margine di ogni singolo ordine.

Il secondo è il tempo, in due sensi. C'è il tempo delle persone, quello dell'impiegata che ribatte e dell'agente che trascrive: tempo qualificato speso su un lavoro che una macchina farebbe meglio. E c'è il tempo del cliente. Se gli ordini passano dall'ufficio o dall'agente, si raccolgono solo quando quelle persone sono al lavoro. Un rivenditore che vuole riordinare alle nove di sera, o il sabato mattina prima di aprire, deve aspettare. Qualche volta non aspetta.

Il terzo è l'opacità. In questi flussi il cliente non vede da solo il proprio listino aggiornato, la disponibilità reale, lo storico degli ordini, lo stato di una spedizione: deve chiedere, e ogni domanda genera lavoro da entrambe le parti. Il risultato è un processo che sembra gratuito perché non ha una riga in fattura, ma che non scala. Ogni ordine in più richiede una frazione di persona in più.

L'EDI, Electronic Data Interchange, è lo scambio automatico di documenti commerciali, ordini, conferme, fatture, fra i sistemi di due aziende, in un formato standard e senza intervento umano. È nato molto prima del web ed è tuttora la spina dorsale degli scambi fra le grandi organizzazioni: quando un fornitore e una catena della grande distribuzione si scambiano migliaia di ordini strutturati e sempre uguali, l'EDI fa il suo lavoro benissimo.

Il limite è che l'EDI è rigido e costoso da attivare. Collegare ogni nuovo partner richiede un progetto a sé, con mappature e test, il che lo rende sostenibile solo fra pochi attori che scambiano volumi enormi. Non è pensato per il rivenditore che ordina saltuariamente, per chi vuole sfogliare un catalogo, scoprire le novità, vedere prezzo e disponibilità e decidere sul momento. L'EDI trasmette ordini già decisi fra sistemi già collegati: non è un luogo dove il cliente compra. Copre una fetta della base clienti, di solito la più grande per fatturato e la più piccola per numero, e lascia scoperto tutto il resto, che continua a passare da email e telefono.

Un portale rivenditori è l'area riservata in cui il cliente business accede con le proprie credenziali e trova il proprio mondo: il listino personalizzato con i prezzi che gli competono, il catalogo che è autorizzato a vedere, la disponibilità reale, lo storico degli ordini, lo stato delle spedizioni e il riordino di ciò che ha già comprato. Le funzioni che un canale B2B deve avere per reggere questa logica, dai cataloghi riservati ai minimi e multipli fino ai ruoli dentro l'azienda cliente, le abbiamo elencate in cos'è un ecommerce B2B. Qui interessa solo la conseguenza sulla raccolta ordini: l'ordine entra nel sistema già pulito, senza che nessuno lo ribatta.

Il cambiamento operativo è netto. Il portale è aperto ventiquattro ore su ventiquattro, quindi cattura gli ordini che prima si perdevano fuori orario. Toglie di mezzo il passaggio di trascrizione, e con esso la classe di errori più costosa. E genera dato strutturato su cosa compra ciascun cliente, con che frequenza e con quali margini: un dato che nei flussi via email e telefono semplicemente non esiste, perché resta nella testa delle persone e se ne va con loro.

Il portale rivenditori, da solo, non basta in un mercato come quello italiano, dove buona parte del B2B passa ancora dalla visita dell'agente. La funzione che rende il progetto accettabile alla rete vendita è quella in cui l'agente accede al portale, seleziona il cliente e compone l'ordine per conto suo, vedendo esattamente il catalogo e il listino di quel cliente. In visita, dal tablet o dal telefono, l'ordine entra strutturato mentre si è ancora seduti dall'altra parte del tavolo, invece di essere annotato su un foglio e ribattuto la sera.

È il punto in cui la maggior parte dei progetti B2B si gioca l'adozione. Se l'agente percepisce il portale come un concorrente che gli toglie il cliente, lo boicotta. Se lo percepisce come lo strumento che gli toglie la trascrizione e gli lascia la relazione, lo adotta e ci porta dentro i clienti. Il portale non elimina l'agente: gli sposta il lavoro dal ripetitivo al consulenziale, ed è così che va presentato alla rete vendita, prima ancora che ai clienti.

La domanda giusta non è quale canale spegnere, ma quale ordine deve entrare da dove. Nella pratica la base clienti si divide quasi da sola: i pochi grandi partner strutturati restano sull'EDI, perché lì funziona e cambiarlo non porterebbe nulla; i clienti a riordino frequente e prevedibile, che sono la maggioranza per numero, sono i candidati naturali del portale self-service; i clienti nuovi, quelli con trattative complesse o assortimenti da costruire, restano sull'agente, che però ora inserisce l'ordine dal portale invece che su carta.

Il risultato non è la sostituzione di un canale con un altro, ma lo spostamento del volume ripetitivo e a basso valore, che è esattamente quello che oggi intasa email, telefono e giornate della rete vendita. Email, fax e telefono non si spengono per decreto: si svuotano, perché il cliente trova più comodo il portale. Se non si svuotano, il portale è fatto male, e conviene scoprirlo con un progetto disegnato bene fin dall'inizio.

Sui piani che supportano il B2B nativo, a partire da Shopify Plus, la struttura ricalca la logica appena descritta. Si creano le aziende clienti con le loro sedi e i loro utenti, e si distingue chi può comporre un ordine da chi lo deve approvare, che è la gerarchia reale di un ufficio acquisti. Il cliente accede, vede il proprio catalogo e il proprio listino, riparte da un ordine passato e chiude da solo un checkout con le proprie condizioni di pagamento. Per la rete vendita esiste la strada dell'ordine in bozza, creato dallo staff e inviato al cliente per conferma. Il dettaglio delle funzioni all'ingrosso, dai listini ai minimi e multipli, lo abbiamo trattato nella guida alla vendita all'ingrosso con Shopify Plus.

Il punto di arrivo, in ogni caso, è lo stesso: gli ordini raccolti dal portale devono finire nel gestionale come ci finiscono quelli EDI. È l'integrazione a far convergere i canali su un unico flusso, ed è la parte del progetto che non si vede ma decide tutto. Senza di essa il portale resta un'isola che produce un altro tipo di lavoro manuale, non uno di meno.

Il primo passo è contare. Quanti ordini entrano ogni mese da ciascun canale, quanto tempo costa ciascuno, quanti errori genera: senza questi numeri il progetto si giustifica a sensazione e si misura a sensazione. Il secondo è scegliere da chi partire, e la risposta di solito non sono i clienti più grandi ma quelli a riordino più frequente, che sono i più motivati a fare da soli e i più rapidi a prendere l'abitudine.

Il terzo passo è l'onboarding, ed è quello che si sottovaluta sempre. Il portale non si adotta perché esiste: si adotta perché qualcuno mostra al cliente come si riordina in venti secondi, e perché l'agente lo propone invece di aggirarlo. Il quarto è misurare l'adozione, cioè la quota di ordini che entra dal portale sul totale, cliente per cliente. È il numero che dice se il progetto sta funzionando, molto prima del fatturato.

Un ecommerce B2B sostituisce l'EDI?

No, lo affianca. L'EDI resta la scelta migliore per lo scambio automatico di ordini strutturati con i grandi partner già collegati. Il portale copre tutto il resto: i clienti piccoli e medi, il riordino self-service, la consultazione del catalogo, gli ordini fuori orario. Coprono esigenze diverse e nella maggior parte delle aziende convivono.

Che cos'è un portale rivenditori?

È l'area riservata in cui un rivenditore o un cliente business accede con le proprie credenziali e trova il catalogo che è autorizzato a vedere, il proprio listino, la disponibilità, lo storico degli ordini e il riordino rapido. È il canale con cui il cliente si serve da solo, senza passare dall'ufficio commerciale o dall'agente per ogni riga d'ordine.

Gli agenti servono ancora, con un portale B2B?

Sì, e cambia il loro mestiere. Il portale toglie all'agente la trascrizione degli ordini ripetitivi e gli lascia la relazione, la trattativa e la crescita del cliente. Nei progetti fatti bene l'agente ha un proprio accesso e inserisce gli ordini per conto dei clienti dal portale stesso, in visita: è uno spostamento di ruolo, non un taglio.

Quanto ci mettono i clienti ad abituarsi al portale?

Dipende molto meno dalla tecnologia e molto più dall'accompagnamento. I clienti a riordino frequente si spostano in poche settimane, se qualcuno mostra loro il vantaggio e se la rete vendita non rema contro. I clienti occasionali si spostano più lentamente, e alcuni non si spostano affatto: per loro il canale tradizionale resta, e va bene così, purché non sia più il canale principale.

Buttare via EDI, email e fax è un modo provocatorio di dire una cosa seria: la raccolta ordini fatta a mano è un costo nascosto che erode il margine, frena la crescita e allontana i clienti abituati a qualcosa di meglio. Passare a un portale non significa smontare ciò che funziona, ma spostare la parte ripetitiva dove il cliente e l'agente se la sbrigano da soli, restituendo tempo alle persone e dato all'azienda. È un progetto che tocca listini, gestionale, magazzino e rete vendita tutti insieme, ed è esattamente il tipo di complessità che conviene affrontare con metodo e con chi il B2B su Shopify Plus l'ha già costruito più di una volta.

Post correlati