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Redazione·

Come lanciare un ecommerce con Shopify: tutto quello che devi preparare

10 min di lettura

La guida per lanciare un ecommerce con Shopify: catalogo, architettura, immagini, contenuti, pagamenti, spedizioni, tasse e go-live. Vale anche in replatforming.

Come lanciare un ecommerce con ShopifyImmagine generata con intelligenza artificiale

Lanciare un ecommerce non è aprire un sito. È preparare, prima che il sito esista, una quantità di cose che il cliente non vedrà mai ma che decidono se comprerà: come sono organizzati i prodotti, come si naviga il catalogo, come sono fatte le immagini e i testi, come funzionano pagamenti, spedizioni e tasse. Il giorno del go-live è la punta dell'iceberg; sotto c'è tutto il lavoro che rende quella punta stabile.

Questa guida mette in fila, nell'ordine giusto, tutto ciò che va preparato per lanciare un ecommerce con Shopify. Vale se parti da zero, e vale altrettanto se stai facendo un replatforming, cioè se stai portando su Shopify un negozio che già esiste su un'altra piattaforma: cambiano alcuni passaggi, ma la lista delle cose da mettere a posto è la stessa. La usiamo come mappa nei nostri progetti, ed è pensata per chi vuole capire cosa lo aspetta prima di firmare, non dopo.

Prendila per quello che è: una checklist ragionata. Non tutti i punti pesano uguale per tutti i progetti, ma nessuno di questi si può saltare del tutto senza pagarlo dopo, quando cambiare costa dieci volte tanto.

Prima ancora di scegliere la piattaforma vanno chiarite tre cose: a chi vendi, contro chi vendi e con quali obiettivi. Un'analisi della concorrenza onesta dice dove c'è spazio e dove no; la definizione del target dice come vanno scritte le schede e impostata la comunicazione; un business plan anche essenziale mette a terra numeri, margini e break-even. Sono decisioni che sembrano lente e che invece fanno risparmiare i mesi più costosi, quelli spesi a rifare le cose fatte senza una direzione.

La piattaforma è la decisione strutturale da cui dipendono tutte le altre. Abbiamo dedicato un pezzo a quale ecommerce scegliere, ma la ragione per cui questa guida assume Shopify è pratica: è una piattaforma SaaS, cioè non devi gestire server, aggiornamenti di sicurezza e infrastruttura, e questo sposta il tuo lavoro dal tenere in piedi la macchina al farla vendere. Su Shopify prepari catalogo, contenuti e configurazioni; l'infrastruttura, la scalabilità nei picchi e la conformità del checkout sono un problema della piattaforma, non tuo. È il motivo per cui è la scelta più diffusa per chi vuole concentrare le energie sul prodotto e non sulla sala macchine.

Il catalogo è il cuore dell'ecommerce, e va progettato prima di caricare il primo prodotto. Le decisioni da prendere sono precise: come strutturare prodotti e varianti, con che logica assegnare gli SKU, quali attributi tenere per ogni articolo, come raggruppare i prodotti in collezioni. Su Shopify un prodotto ha opzioni e varianti, ad esempio taglia e colore, e ogni variante ha il suo SKU, il suo prezzo e il suo stock. Sbagliare qui, ad esempio gestire come prodotti separati cose che sono varianti dello stesso articolo, si paga per anni in navigazione confusa e reportistica sporca.

Per le informazioni che vanno oltre il set base, Shopify mette a disposizione i metafield e i metaobject, campi personalizzati che si agganciano a prodotti e varianti per conservare dati tecnici, tabelle taglie, documenti e relazioni tra prodotti. È qui che il catalogo diventa ricco. Se le informazioni di prodotto devono però alimentare molti canali diversi oltre al sito, conviene ragionare a monte su un sistema PIM che faccia da fonte unica e distribuisca a tutti, Shopify incluso.

Definito il catalogo, va disegnato il modo in cui il cliente ci si muove dentro. È l'architettura dell'informazione: come sono organizzate le categorie, che struttura ha il menu, come funziona la ricerca interna, quali filtri servono. Una buona architettura fa trovare il prodotto in pochi tocchi; una cattiva costringe a cercare, e chi cerca troppo se ne va. Vanno decise le collezioni principali, quelle stagionali o promozionali, i percorsi di navigazione per tipo di cliente, e come i prodotti correlati si richiamano a vicenda per alimentare la scoperta.

Online il prodotto non si tocca: si guarda e si legge. Le immagini fanno gran parte del lavoro di vendita, e vanno preparate con criterio, stesso formato, sfondo coerente, più viste per articolo, dettagli, e dove serve video o 3D. Accanto alle immagini c'è il testo: la scheda prodotto deve dare tutte le informazioni per decidere, ridurre i dubbi e, con essi, i resi. Le pagine di contenuto, dalla home alle categorie fino alle policy, vanno scritte prima del lancio, non improvvisate dopo.

Il copywriting delle schede merita cura anche in ottica di scoperta: descrizioni precise, ricche di attributi e di parole reali di chi cerca aiutano il posizionamento sui motori e, sempre di più, la comprensione da parte degli assistenti AI che filtrano i prodotti per conto del cliente.

Il tema è il vestito del negozio, e su Shopify è anche la sua struttura editoriale. Con Online Store 2.0 e l'evoluzione verso Horizon, i temi usano template in formato JSON che permettono di aggiungere e togliere sezioni su ogni pagina direttamente dall'editor, senza toccare il codice, e di collegare contenuti dinamici come i metafield. Questo significa che chi gestisce il negozio può comporre le pagine in autonomia. La scelta è tra un tema pronto, personalizzato quanto basta, e un tema custom costruito su misura quando il brand ha esigenze di identità forti.

Qualunque strada scegli, una regola non si negozia: il mobile viene prima. La maggior parte del traffico e una quota crescente degli acquisti passa dallo smartphone, quindi il design va pensato per lo schermo piccolo e poi adattato al desktop, non il contrario.

Al momento di pagare, ogni attrito costa una vendita. Su Shopify il cuore è Shopify Payments, il sistema di pagamento integrato che gestisce le carte senza app di terzi, a cui si affianca Shop Pay per il checkout accelerato di chi ha già i dati salvati. Vanno decisi i metodi di pagamento da offrire in base al mercato, dalle carte ai wallet fino ai metodi locali, perché la presenza del metodo giusto per quel Paese incide direttamente sulla conversione.

A seconda del settore e dello scontrino medio può avere senso offrire anche il pagamento dilazionato, il buy now pay later, che su carrelli alti aiuta a chiudere. La configurazione dei pagamenti richiede l'attivazione dell'account e la verifica dei dati aziendali, quindi va avviata con anticipo rispetto al lancio.

La logistica è dove l'esperienza d'acquisto si fa fisica. Vanno definite le tariffe di spedizione, per peso, per fascia di prezzo, gratuite sopra una soglia, i corrieri, i tempi di consegna e le aree servite. Su Shopify le regole di spedizione si impostano per zona e per condizione, e vanno pensate insieme al margine: la spedizione gratuita converte, ma solo se il conto torna.

Va progettato prima del lancio anche il processo di reso, non lasciato al caso: Shopify gestisce i resi con funzioni native, e un reso facile e chiaro è spesso ciò che convince un cliente incerto a comprare la prima volta.

La parte fiscale è poco eccitante e capace di bloccare un lancio se trascurata. Vanno impostate correttamente le aliquote IVA, la gestione dei prezzi ivati o meno, e la raccolta dei dati fiscali del cliente dove serve, dal codice fiscale alla partita IVA. Shopify calcola le imposte in base alla configurazione del negozio e della destinazione, ma la responsabilità di impostare le regole giuste per il proprio caso resta di chi vende, ed è bene farlo verificare da chi si occupa della contabilità.

Se vendi anche all'estero, il tema si allarga ai dazi doganali. Shopify calcola dazi e imposte di importazione per gli ordini internazionali quando i prodotti hanno il codice doganale, l'HS Code, e tiene conto delle soglie di esenzione, il de minimis, sotto le quali i dazi non si applicano. Poter mostrare al cliente estero il costo totale, dazi inclusi, già al checkout evita la sorpresa alla consegna, che è una delle cause più frequenti di pacco rifiutato.

Se l'internazionalizzazione è nei piani, meglio impostarla da subito. Shopify Markets permette di gestire più mercati dallo stesso negozio, con lingue, valute, prezzi e domini o sottocartelle dedicati per Paese. Un cliente vede il sito nella sua lingua, con i suoi prezzi e la sua valuta, e sui piani Plus Shopify pre-seleziona il mercato più pertinente in base alla geolocalizzazione. Abbiamo raccontato nel dettaglio come vendere cross-border con Shopify Markets, ma il punto per il lancio è questo: aprire un mercato in più dopo è semplice se l'impianto è stato pensato multilingua e multivaluta dall'inizio, molto meno se è stato costruito monopaese.

Il checkout è l'ultimo metro, quello dove si perde di più. Su Shopify il checkout è nativo, ottimizzato e conforme, e questo toglie dal tavolo gran parte dei problemi che affliggono le piattaforme dove va costruito a mano. Prima del go-live vanno fatti i test veri: ordini di prova end to end, verifica di pagamenti, spedizioni, email transazionali, calcolo tasse, comportamento su mobile. Il lancio non è un pulsante, è il momento in cui si accende ciò che è già stato collaudato.

Un ecommerce non vive da solo: dialoga con i sistemi che l'azienda già usa. Prima del lancio va deciso cosa collegare e come. Le integrazioni più frequenti sono con il gestionale o l'ERP, per tenere allineati ordini, magazzino e anagrafiche; con il sistema di fatturazione, per non gestire a mano i documenti; con la logistica e i corrieri, per etichette e tracking; con gli strumenti di marketing e il CRM, per far parlare vendite e comunicazione. Su Shopify una parte di queste connessioni si risolve con app dell'ecosistema, un'altra richiede sviluppo su misura quando il processo aziendale è specifico.

La regola pratica è non moltiplicare le app senza motivo: ognuna è un pezzo in più da mantenere e un potenziale punto di rottura. Meglio poche integrazioni solide, scelte in base al processo reale, che una decina di app installate per abitudine. Le connessioni critiche, quelle da cui dipendono ordini e magazzino, vanno progettate e testate come parte del lancio, non aggiunte dopo in emergenza quando qualcosa già non torna.

Il lancio, infine, non è un traguardo ma un punto di partenza. Dal giorno del go-live iniziano ad arrivare dati veri, e vanno letti: tasso di conversione, prodotti che vendono e quelli che restano fermi, punti in cui i clienti abbandonano, comportamento su mobile. Un ecommerce che funziona è un ecommerce che si aggiusta in continuazione sulla base di quei numeri, non uno che si costruisce e si abbandona. La preparazione fatta bene prima del lancio serve proprio a questo: liberare energie perché, una volta aperti, si possa lavorare su ciò che conta davvero, migliorare quello che i clienti reali ti stanno dicendo.

Se il negozio esiste già su un'altra piattaforma, la checklist è la stessa ma si aggiungono due lavori delicati. Il primo è la migrazione dei dati, prodotti, clienti, ordini storici, che va mappata con cura tra il vecchio modello e quello di Shopify. Il secondo, spesso sottovalutato, è la continuità SEO: gli URL cambiano, e senza una mappa di redirect 301 completa si butta via il posizionamento costruito in anni. Abbiamo scritto una guida al replatforming da Magento a Shopify Plus che entra nel dettaglio, ma il principio è semplice: un replatforming ben fatto è invisibile al cliente e al motore di ricerca, che ritrovano tutto dov'era, solo su una macchina migliore.

Quanto tempo serve per lanciare un ecommerce con Shopify?

Dipende quasi tutto dal catalogo e dalle integrazioni, non dalla piattaforma. Un negozio semplice con pochi prodotti può partire in poche settimane; un progetto con catalogo profondo, più mercati e integrazioni con ERP o gestionale richiede mesi, la maggior parte dei quali spesi proprio nelle attività di preparazione descritte qui.

Serve la partita IVA per aprire un ecommerce?

Vendere in modo continuativo è un'attività commerciale e come tale va inquadrata fiscalmente. Abbiamo trattato a parte il tema della partita IVA su Shopify, ma la risposta pratica è di verificarlo con il proprio commercialista prima di partire.

Posso lanciare prima e sistemare dopo?

Alcune cose sì, altre no. Contenuti e collezioni si affinano nel tempo; catalogo, architettura, pagamenti, tasse e redirect vanno giusti al lancio, perché sistemarli dopo significa rimettere mano alle fondamenta con il negozio già in funzione.

Lanciare un ecommerce con Shopify significa preparare, nell'ordine giusto, strategia, catalogo, architettura, contenuti, tema, pagamenti, spedizioni, tasse e internazionalizzazione, e poi collaudare tutto prima di accendere. La piattaforma toglie il peso dell'infrastruttura, ma non quello delle scelte: quelle restano di chi vende, e sono le stesse tanto in un progetto da zero quanto in un replatforming. Farle con metodo, prima del go-live, è ciò che separa un lancio che regge da uno che va rifatto. Ed è esattamente il lavoro che affrontiamo quando accompagniamo un'azienda su Shopify: mettere a posto le fondamenta, perché sopra si possa costruire senza sorprese.

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